Come diventare esperti di vino (e i falsi miti sul tema)

Come diventare esperti di vino (e i falsi miti sul tema)

di Alessandro Morichetti

Ve lo siete chiesti e lo avete chiesto cento volte per curiosità ricevendo le risposte più disparate, che fa rima con sbagliate. Attenzione: nelle righe che seguono verrà sfatato qualche mito, molta della poesia con cui vi siete infarciti la testa se ne andrà a remengo e potrebbe accadere l’inevitabile: ne saprete di più e mi odierete per questo.

Come si diventa esperti di vino?

Anzitutto, chiariamo cosa si intende con wine expert e per farlo peschiamo la definizione di “intenditore di vino” più azzeccata in circolazione:

Definizione:

Uno che sa distinguere i vini buoni da quelli cattivi, e sa apprezzare i diversi meriti dei diversi vini. (André Simon)

Corollario:

Molti che hanno detto di più hanno parlato troppo. (Hugh Johnson)

Destro-sinistro e knock-out tecnico.

Intanto, iniziamo con qualche sforbiciata dicendo cosa NON è necessario alla definizione “esperto di vino”. Occhio:

1) NON è necessario riconoscere i vini alla cieca come cani da tartufo.
2) NON è necessario conoscere tutte le etichette di tutte le annate di tutte le denominazioni di tutto il mondo.
3) NON è necessario avere una cantina ben fornita.
4) NON è necessario avere un super-naso, super-papille o più in generale super-poteri. (Tutte cazzate).
5) NON è necessario avere amici che ricadano nelle categorie 1), 2), 3), 4).

Vi siete tolti un peso? O vi frullano i maroni perché cascate in pieno nelle categorie non necessarie e solo in quelle? Calma, c’è una via di fuga ma dobbiamo toglierci di dosso un po’ di chincaglieria inutile.

Diventare buoni esperti di vino non è diverso dal diventarlo di altre discipline come cinema, musica o teatro. Basta solo seguire alcuni passaggi obbligati:

1) Formazione: dotarsi degli strumenti.
Per apprezzare una cosa bisogna capirla e per capirla bisogna sapere cosa e come cercare. Quindi per apprezzare un bicchiere di vino bisogna studiare? Un po’ sì, per apprezzarne certe sfumature può aiutare. Fare un corso sul vino, dotarsi di una grammatica, strutturare le proprie percezioni e l’elaborazione su di esse è una condizione importante ma non sufficiente.

2) Confronto: affinare gli strumenti.
Ok, hai il tuo diplomino da sommelier e pensi di essere il re del mondo. In verità, non sai un cazzo. O meglio: ti illudi di sapere a grandi linee un po’ di tutto ma il problema è che la bellezza sta nelle linee sottili, dettagli e sfumature che distinguono questo da quello, scarti minimi di senso che aprono squarci sulla bellezza di un vino (o sulla banale bruttezza di un altro). L’unico modo per tararsi è bere insieme ad altre persone e sparare qualche cavolata in allegria, confrontarsi con esperti quando possibile e sentire come la pensano (partendo dal presupposto che dargli credito è giusto ma prenderli per oracoli sbagliatissimo, sempre). Studiare teoricamente, esplorare luoghi, mettere accanto liquidi è un intreccio di pratiche divertente e suggestivo, molto accattivante. Ma non basta ancora.

3) Espressione: personalizzare gli strumenti.
È senza dubbio la parte più delicata. Hai studiato, ti confronti, bevi e ribevi ma… Qual è il tuo gusto? Avere un gusto proprio, formato, consapevole, solido e coerente è la parte più divertente dell’essere appassionati di vino, e anche quella più difficile: significa esporsi, esprimere la propria soggettività e motivarla, uscire dal coro se necessario e rischiare in proprio: è esattamente il motivo per cui molti preferiscono stare nel gregge fermandosi al punto 2), non sbilanciarsi, non scontentare nessuno.

Il fine ultimo è sempre lo stesso: “Uno che sa distinguere i vini buoni da quelli cattivi, e sa apprezzare i diversi meriti dei diversi vini.” (André Simon)

Per tutto il resto, e solo allora, c’è la preziosa Miniguida ai traumi dell’esperto di vino. Parola di esperta, evidentemente.

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, enotecario su Doyouwine.com e ghost writer @ Les Caves de Pyrene. Nato sul mare a Civitanova Marche, vive ad Alba nelle Langhe: dai moscioli agli agnolotti, dal Verdicchio al Barbaresco passando per mortadella, Parmigiano e Lambruschi.

23 Commenti

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mariazzo

circa 5 anni fa - Link

Lego intravino ergo sum. a me basta questo per essere espertisssimo. :D Cmq prima o poi me ne andrò al parchetto con i bonghi e mi scolerò a garganella una boccia di sassicaia, alla vecchia maniera.

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bruno

circa 5 anni fa - Link

Muovendomi tra fanta fenomeni e mega espertoni del mondo del vino questo post mi risolleva :-)

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claudia

circa 5 anni fa - Link

Rassegnatevi morire te senza aver conosciuto tutti i vini che vengono prodotti

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Sisto

circa 5 anni fa - Link

Ottimo, quoto tutto (solo un piccolo appunto, non me ne voglia: basta usare il termine sommelier al posto di assaggiatore o degustatore. Grazie!). Ecco il mio contributo di sostanza. Diffidare anche dai soloni che inondano il lettore o l'uditore con poemi, spesso ridicoli, quando il vino è quello da iniziati. Ma poi messi di fronte al vino bevuto dal 95% della popolazione (intendo quello sotto i 2-3 €/l) e invitato a giudicare, diventa improvvisamente un'analfabeta e un balbuziente, con l'imbarazzo di tutti, a cominciare del produttore che gli ha chiesto una valutazione. Ecco la mia tesi, supportata da tante esperienze: i migliori degustatori e comunicatori sono quelli che sanno giudicare correttamente ed esaustivamente i vini correnti, quelli del popolo bue, che sono quelli che fanno la massa critica e il fatturato. Essere bravi a parlare 2 ore di Salon e compagnia suon buoni tutti...

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Luca Amodeo

circa 5 anni fa - Link

Occhio però: "son buoni tutti" pure a farsi scappare dalla tastiera "un'analfabeta".

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Sisto

circa 5 anni fa - Link

E lei si mette a vedere le sviste fatte da un estraneo che scrive su un blog? Che misero!

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Luca Amodeo

circa 5 anni fa - Link

Non "mi metto a vedere", infatti mi accorgo solo ora che ha scritto pure "suon buoni tutti". La ringrazio per avermi indotto a una lettura più attenta.

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sergio

circa 5 anni fa - Link

Si evince che non condividi l'opinione di Sisto ma non ci hai spiegato PERCHE'.Invece hai applicato il tuo acume su errori irrilevanti di ortografia sicuramente dovuti a distrazione: e "s(u)on lo dimostra. Te lo chiedo per cortesia, visto che siamo in un "dibattito pubblico": PERCHE' sei stato così str.... nei confronti di Sisto?

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Sisto

circa 5 anni fa - Link

PRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRR!!!!!!!!!!!

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Andrea Zarattini

circa 5 anni fa - Link

Un altro mito da sfatare è che gli esperti siano tali a 360°. Non è possible conoscere approfonditamente ogni aspetto legato al vino: agronomico, ampelografico, mercato, annate... Quindi, una volta identificato l'aspetto (o denominazione) che ci interessa approfondirlo con metodo, senza disperdere tempo ed energie nei mille corsi o degustazioni che vengono offerte quotidianamente. Si diventa esperti sommando piccole competenze giorno dopo giorno e non abbuffandosi in maniera compulsiva.

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Maurizio Gily

circa 5 anni fa - Link

Condivido tutto compreso o lo sfottò ai superpoteri, però la sensibilità dei nostri sensi non si apprende, come la vista: è data. Dipende solo dalla genetica. Quindi è normale che ci siano persone con soglie olfattive e gustative maggiori o minori, e in molti casi tale sensibilità cambia anche a seconda dell'odore o del sapore considerato. Comunque non ci puoi fare nulla quindi non fa parte dell'oggetto di questo post

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Denis

circa 5 anni fa - Link

Vero, ma penso che mamma natura faccia di un bravo assaggiatore un grande assaggiatore, mentre un po' di studio, tanta esperienza e curiosità fanno di nessuno un bravo assaggiatore. P.S. per l'autore: il punto 2, declinato al futuro, ce l'hanno detto alla prima lezione del primo livello.

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Manuel

circa 5 anni fa - Link

Della definizione condivido piu' la seconda parte che la prima. Mi piace poi pensare che sia esperto colui che sa anche comunicare cio' che riesce ad apprezzare, perche' quella palestra gli impedisce di chiudersi in autoconvincimenti che spengono la curiosita', vero motore di esperienza. Aggiungerei anche una quarta fase ovvero l'innamoramento, sentimento che ti permette di sfruttare ogni singolo strano momento libero od occasionale per pensare di vino.

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claudia

circa 5 anni fa - Link

Ma la domanda sorge spontanea. 1 Esperti per passione o esperti per professione?

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Vinogodi

circa 5 anni fa - Link

...non saprei... le componenti conoscitive legate al vino, soprattutto l'enografia, si possono assimilare ad una lingua: per quanto si studi sui libri, la conoscenza sarà sempre limitata. Gli anni sono necessari all'apprendimento e , soprattutto, il confrontarsi di continuo con chi la "lingua" la conosce e sforzarsi di parlarla. Per essere esperti, forse, ci vorrebbero tre vite e più tenti di approfondirne gli aspetti, più ti rendi conto di che mondo sconfinato stai affrontando. PS: teniamo conto , poi, che pochissimi di noi lo fanno per mestiere e quindi possono mettere sul piatto risorse, soprattutto di tempo, necessarie all'approfondimento vero. La maggior parte di questo tempo (e risorse) vengono sottratti alla famiglia (chi ce l'ha) o agli affetti o al tempo da dedicare alle necessità di approfondimento professionale ... mica facile diventare esperti. PPS: componente necessaria , ma non sufficiente, una anzianità di servizio ragguardevole. I ragazzini che sanno tutto loro mi fanno solo sorridere...

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Andrea

circa 5 anni fa - Link

Io sono iscritto al Corso di Laurea in Viticoltura ed Enologia, e per assurdo le conoscenze fornite da esso sono meramente teoriche e fini a se stesse. Per capirne qualcosa di vino e riuscire a trovare il proprio gusto credo che la cosa più importante sia l'assaggiare il più possibile e confrontarsi con produttori, giornalisti e amici, senza farsi però troppo influenzare, cogliendo tutto ciò che può essere utile a una crescita personale.

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paolo baretta

circa 5 anni fa - Link

sì, carino, e intento generale condiviso (servirebbe una micro-sociologia dell'intenditore nelle sue varie declinazioni: più che altro per ricondurre a piano terra un mondo spesso auto-sostenuto)..ma insomma, evocare alla fine sempre il concetto molto generico di "vino buono" è così illusorio..paragonate un attimo il vino a un libro o a un quadro e ditemi se tutto si può risolvere con il concetto di "bel libro" o "bel quadro"..

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sergio

circa 5 anni fa - Link

Ma la domanda sorge spontanea. 1 Esperti per passione o esperti per professione? (Claudia) Il post mi sembra che parli di non professionisti che potremmo chiamare appassionati.Esperto lo userei per i professionisti. Comunque, a parte le questioni terminologiche, sono diverse, secondo me, le competenze, ed anche i livelli di competenza tra esperti ed appassionati. Le motivazioni e gli scopi della degustazione nelle due figure di esperti sono un po' diversi e questo potrebbe e può incidere sull'analisi sensoriale. . La terza fase del percorso formativo per l'acquisizione delle competenze ed abilità nella degustazione dei vini è la più difficile per l'autore del post. Penso che il concetto sia valido anche in altri ambiti. Quando Modigliani lasciò, giovanissimo, lo studio del suo primo maestro, questi più o meno gli disse: "Hai appreso le basi della tecnica, spero che, nel frattempo, tu non abbia perduto l'ispirazione" E Amedeo Modigliani, come sappiamo, seppe trovare un modo originalissimo di espressione artistica di difficile incasellamento.Forse aiutato anche dal vino e dall'assenzio. Il conformismo, a cui si accennava nella terza fase, è un male molto diffuso della nostra epoca ipermediatica.Tutte le forme della critica, compresa quella enogastronomica, ne sono contaminate. Sfuggire al conformismo imperante è un traguardo alto da raggiungere anche per il degustatore appassionato evoluto e non conformista che si può esprimere in vari modi: non apprezzando, ad esempio e motivandolo, come si dice nel post, un vino molto di moda in un determinato periodo. . Penso che Intravino abbia gli anticorpi di un sano anticonformismo che possiamo leggere in diversi articoli.

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Emanuele

circa 5 anni fa - Link

Il c.d. esperto di vino è un'entità generica e astratta. Una figura-limite del tutto teorica, alla quale si fa richiamo senza averne in realtà che una vaga cognizione; e alla quale si tende senza poterle dare individualità concreta. L'esperto è un concetto di comodo, l'esperienza è una grandezza di flusso e non uno stato o uno stock, l'expertise un espediente attuariale.

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andrea jermol groppo

circa 5 anni fa - Link

Ma da che mondo e' mondo l' artista e' feroce studio e capacità tecnica. Poi viene il genio che e' ambiente e genetica. Poi finisci col bere e anche se non sei nulla di cui sopra puoi diventare esperto di vino.

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andrea jermol groppi

circa 5 anni fa - Link

# ergo Emanuele optime: Meglio Fournier

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Alberto

circa 4 anni fa - Link

Mi è molto piaciuto leggere questo breve ma ben fatto articolo. Soprattutto il terzo ed ultimo punto mi ha convinto

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Daniele

circa 3 anni fa - Link

grande Alessandro! Un paio di anni fa avevo scritto qualcosa di simile sul tabacco. http://www.gustotabacco.it/gossip/2450-chi-e-e-come-si-diventa-esperto-nel-mondo-del-tabacco/ Condivido!

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