Un francese in laguna: Michel Toulouse e l’Orto di Venezia

Un francese in laguna: Michel Toulouse e l’Orto di Venezia

di Angela Mion

Me l’avevano picchiato a sangue l’Orto di Venezia, chi diceva che quel vino costava troppo, chi diceva che non era niente di che, chi doveva solo sgranchire le mandibole. Sarà ma per quanto riguarda vino, ristoranti ed esseri umani per fortuna ho imparato la sacra regola di non ascoltare più nessuno se non quella cosa che proviene dal mio petto e si dice siano sensazioni. Le opinioni altrui le mastico come carne dura.

Così è stato che io e le mie sensazioni un venerdì qualunque senza pensarci troppo abbiamo puntato la sveglia alle 5 e siamo partite per una visita all’Orto di Venezia in cerca di una ragionevole integrale opinione ed esperienza.

Orto di Venezia è una cantina a Sant’Erasmo e si chiama come il vino che ci viene prodotto. Sant’Erasmo è un’isola della laguna Veneta settentrionale con una manciata di abitanti. Il vignaiolo è Michel Toulouse. La sua collaboratrice si chiama Pamela e aveva il segno degli occhiali e le guance abbronzate. Renzo in tuta da lavoro, magro, alla buona e sicuramente autoctono. Un gatto grigio che saltava come un grillo per prendere le lucertole sul muro del vecchio casolare. Galline padovane (è una razza non sono io) e anche quelle con le piume sulle zampe. Un’oca, un germano e due anatre. Il fattore umano una volta arrivati lì si ferma qua.

Era il primo venerdì di sole dopo tutta quella pioggia e pioggia di maggio e il primo giorno senza il maglione di lana.

Si fa prima ad arrivare a Roma. Non serve che lo giuri, ve lo dice comodamente google map, ti aggiunge anche “sei sicuro?”. Ma a Roma troveresti Roma, a Sant’Erasmo trovi la pace.

A Venezia di questa stagione c’è l’inferno. Flotte, orde, tribù, masse, torme di esseri umani che pascolano selvaggiamente tra le calli leccando gelati color puffo e mangiando bigoli in scatola. Non vogliatemene, perdonate lo sfogo ma per arrivare a sant’Erasmo hai degli ostacoli.

Da Fondamenta Nove si può tirare un respiro di sollievo. Parte il vaporetto 13 che….no, è pieno! Ma non preoccupatevi. Tutto il gregge scenderà a Murano. E intanto alle spalle Venezia diventerà sempre più piccola, i rumori si faranno lontani e la laguna prenderà il sopravvento. Qualche isolotto, un profumo quasi acre di salso e vegetale, poi la fermata Sant’Erasmo Capannone ed è quella giusta.

Serve un attimo per capire che è come il primo passo sulla luna e il governo non ce l’hai più tu ma il posto in cui sei sceso.

La cantina non assomiglia ad una cantina. Attorno c’è solo verde e cielo, una strada sterrata, un campo di carciofi violetti, delle vigne basse tra l’erba rigogliosa di tutta la pioggia che è scesa. All’improvviso guardi il polso e l’orologio si è fermato, il telefono è morto, un viale porta ad un casolare di quelli di una volta, belli, una luce che spacca gli occhi, un tavolo rotondo con una tovaglia bianca che tocca terra e sventola in mezzo all’aia con un vaso di rose fresche. Un’immagine che mi pareva di essere dentro ad una soap opera, mancava solo il dramma sentimentale. Arriva un signore ad accoglierci, molto composto, molto francese avrei pensato se non avessi saputo che lo era per davvero. Michel Toulouse è passato per Sant’Erasmo forse quindic’anni fa e non se ne è più andato.

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Francese della Languedoc, uomo della televisione, non era uno scappato di casa quando ha dato vita a questo progetto. A quanto pare aveva amici parecchio garbati che l’han aiutato nella sua idea: fare del vino lì, in laguna, terra fertile, terra fertile da sempre, antico orto di Venezia e piantarci la vigna. E’ franca anch’essa come tutto quello che ci trovi lì, niente concimi, nessuna violenza, nemmeno l’aratro, tutto segue il suo corso.

Il suo accento francese è molto forte, una pacatezza alla quale da ste parti con lo stress che tira non siam più abituati, una sottile arroganza che scandisce le sue parole.

Tutto questo si svolge affacciati alla laguna. Mr Michel con un piede appoggiato alla panca guarda l’acqua e ti racconta della sua vigna, ti parla delle isole minori di Venezia, della loro storia e dell’antico legame con la terra e con l’uva, ti scruta. Ti spiega che Sant’Erasmo è un’isoletta con suolo argilloso-calcareo che non viene mai coperta dall’acqua alta e per questo da sempre era l’isola orto di Venezia.

Fuma delle sigarette, Pamela arriva mette due calici ed una bottiglia del loro vino sul tavolo di legno ad un metro dalla laguna.

Lui non ne beve, fuma, guarda l’orizzonte e ti dice che hanno deciso di fare un solo vino perché da una terra si può fare un solo grande vino. Tre vitigni: malvasia istriana in prevalenza, 30% di vermentino e 10% di fiano. E i suoi amici che gli fecero da consulenti erano l’agronomo della Romanée Conti, Claude Bourguignon, e Alain Graillot, uomo del Crozes Hermitage in Côte du Rhône.

Ma di loro lui in realtà non parla. A parlare più di tutti noi è stato il vino. Come chi lo fa, se non avessi saputo che era di Sant’ Erasmo avrei pensato fosse francese. Il sorso è grasso, di quella grassezza che hai nei vini bianchi di Borgogna, è un vino che si tocca, ti scalda. La malvasia istriana la senti nella sua pienezza di frutto esotico, banana, pesca matura, fiori e poi, acidità e freschezza del vermentino a bilanciare. Ma la nota straordinaria è la sapidità, la boccata di laguna che ti disorienta. L’eleganza e l’opulenza sono francesi ma il sorso è veneziano. Come un matrimonio tra una donna francese e un doge. Nella laguna ‘ste vigne ci affondano le radici e la sapidità non è di mare, è più delicata, più calda, più selvaggia.

Dicono duri diec’anni almeno, solo perché la prima produzione risale al 2008. Vi prego non bevetelo freddo. Nessun residuo di carbonica, non fa legno, la glicerina non è gomma arabica, il sorso è lunghissimo e larghissimo, di rara diversità. Ed era solo un 2016.

Il 2015 è già più complesso, ne percepisci subito crescita ed evoluzione, ma il 2013 è stato un istante di emozione. Come quando non vedi un bambino per cinque anni e te lo ritrovi grande, bello. C è l’oro brillante, un naso che ti disorienta e ritrovi in bocca: idrocarburo, tutta la raffinatezza orientale, fiori secchi ed erbe aromatiche, miele di castagno, carrube, nocciola, il calore del frutto maturo e il selvaggio della barena foriera della tessitura iodata e sapida. Non è un vino da sete.

Ti assale un tormento aulico.

Renzo ci fa assaggiare i campioni dalle vasche. Il 2017 ed il 2018. L’ultimo è già pronto, boh, non so che annata ne uscirà, un giro di sguardi si incrocia in cantina – una da ricordare di sicuro dice qualcuno, ma non ditelo a nessuno.

Il vaporetto 13 mi aspetta, il sole è alto, Venezia è caotica e confusa ma non la sento più, nella mia mano un pugno di parole di Bourdain “Ora la mia testa era immersa in un piacevole stato onirico di ebbrezza. Non sapevo più in quale secolo mi trovassi, né mi importava”.

Quando mi sono svegliata era sabato mattina e mi trovavo a casa mia.

12 Commenti

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Alessia

circa 3 mesi fa - Link

Grazie per essere stata capace di portarmi lì con te. Mi hai fatto respirare l'aria di Sant'Erasmo per qualche minuto e sentire in bocca il sapore del vino.

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rc

circa 3 mesi fa - Link

Commovente . Ie donne di intravino scrivono meraviglie .

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Lanegano

circa 3 mesi fa - Link

Molto interessante. Come si chiama il vino ? E' 'trovabile' o bisogna avere un colpo di fortuna ?

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Lanegano

circa 3 mesi fa - Link

Orto Di Venezia. Ho capito un po' in ritardo....

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Lanegano

circa 3 mesi fa - Link

Noi cinquantenni non dovremmo leggere sul cellulare senza occhiali... :)

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Angela

circa 3 mesi fa - Link

: ))) Si esatto Orto di Venezia come la cantina e fanno solo quello. Onestamente non so se i siti più forniti lo distribuiscano ma potrebbe essere anche no..probabile sia no.. In cantina comunque credo ne abbiano!

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Lanegano

circa 3 mesi fa - Link

Grazie mille. Io l'ho trovato qui https://www.wineshop.it/it/orto-di-venezia.html

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Nic Marsél

circa 3 mesi fa - Link

Bello! Hai forse assaggiato anche la Dorona di Gastone Vio? E quelli dell'associazione Laguna nel Bicchiere Vigne Ritrovate?

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Angela

circa 3 mesi fa - Link

..e se non me la ricordo male era parecchio orange! non ho mai assaggiato la dorona con l'etichetta d'oro però.. Tu?? Laguna nel bicchiere loro sono fantastici, il 19 saranno al Mascaron a Venezia

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Nic Marsél

circa 3 mesi fa - Link

No, magari! Poi mi hanno detto che "Laguna nel bicchiere" non si può nemmeno acquistare. Dovrei andare in loco e portare qualche bottiglia da barattare ma non è che mi sia chiarissimo...

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Nic Marsél

circa 3 mesi fa - Link

Comunque tra qualche settimana faccio un salto all'enoiteca Mascareta e mi affogo :-)

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Claudio Ferrucci

circa 3 mesi fa - Link

Articolo bellissimo.

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