Riparbella nuovo terroir di frontiera: Tresor 2017 e tre mini verticali di Caiarossa, Duemani, PrimaPietra

Riparbella nuovo terroir di frontiera: Tresor 2017 e tre mini verticali di Caiarossa, Duemani, PrimaPietra

di Andrea Gori

Altitudine, ventilazione, escursione termica, il mare in lontananza e una conformazione dei suoli che esalta gli aromi dei vini senza cuocerli. Il terroir di Riparbella (provincia di Pisa)  viene spesso confuso con il vicino Bolgheri (provincia di Livorno) e con quello della Costa Toscana in genere (per la maggior parte in provincia di Grosseto) ma pare pulsare di vita propria e originale e così in effetti raccontano i bicchieri.

Qui hanno trovato casa tra il 1998 e il 2002 Luca d’Attoma, l’inventore del cabernet franc in Toscana e tra i più quotati enologi d’Italia con DueMani, la famiglia olandese di Eric Albada Jelgersma (già proprietaria di Chateau du Tertre e Chateau Giscours a Margaux) con Caiarossa e qui ha deciso di investire in Tenuta Prima Pietra anche Massimo Ferragamo che già ha una grande e luccicante tenuta a Montalcino (Castiglion del Bosco). Sono tre aziende vicine che hanno tirato fuori vini da matrice territoriale precisa, un  territorio da esplorare con prospettive intriganti anche dal punto di vista del cambiamento climatico perchè ad esempio cabernet sauvignon e franc e merlot maturano nell’arco di un mese, cosa che a Bolgheri e altre zone della costa non sempre succede e che aiuta non poco a lavorare in qualità sia in vigneto che in cantina. Per avere una idea del mosaico di suoli basta dare un’occhiata al bel video realizzato dal geniale Pierre Le Hong che mette in evidenza le zone e i vitigni di Caiarossa ma con una certa approssimazione rende l’idea anche dei microclimi e suoli delle altre aziende essendo quasi confinanti.

Quindi è importante il fattore mare ma anche le pendici della zona montuosa che portano frescura, rocce effusive che hanno portato suolo su dal fondo del mare, poi c’è stata una fase di compressione verso est che ha creato un crinale verso le colline metallifere arricchito da materiale vulcanico, poi argilla salina simile a quella di alcune pregiate zone di Bolgheri. Una zona in cui si sono affermate uve bordolesi che figurano, ricordiamolo, come già presenti in Toscana dal 1200 almeno e questo potrebbe bastare a rendere la Toscana  non solo terra di sangiovese ma anche di syrah, cabernet e merlot. L’altro fattore importante è quello umano che ha visto nei team giovani e giovanissimi delle tre aziende una comunanza di vedute e di impostazione che ha portato ad una alleanza commerciale e ancora prima una amicizia senza primedonne e un vino, Tresoro appunto, in cui confluiscono in parti uguali le uve delle tre tenute, ciascuna con il suo bordolese d’elezione ovvero cabernet sauvignon per Caiarossa, cabernet franc per Duemani e merlot (da un vigneto quasi a 400 mt slm) per Prima Pietra. Vino prestigioso e ricercatissimo nella confezione e anche nel costo piuttosto premium che ha fatto storcere il naso a qualcuno.

vendemmia caiarossa
Prima di degustare il Tresoro, tre mini verticali delle singole tenute per capire i singoli elementi del vino.

2010 Duemani Costa Toscana IGP 100% Cabernet franc
L’annata 2010 ha permesso una maturazione più lenta del tannino che in effetti sorregge bene il grande frutto. Ha note di pepe, sottobosco, cannella e chiodo di garofano, poi alloro, ginepro e lavanda. Sorso di grande agilità e freschezza, bocca che ha molta piacevolezza e sensazioni di pepe nero e liquirizia, tannino con grazia e energia finali. 90

2013 Duemani Costa Toscana IGP
Annata fredda che porta il cabernet franc ad esprimersi in maniera “più simile a Bordeaux Graves che Margaux“, molto scuro e pepato, mirtillo e amarene , bergamotto e cumino. Progressione al sorso importante tra tannino che ruga un poco ma fa crescere bene un corpo intrigante in prospettiva. 92

2016 Duemani Costa Toscana IGP
Solare e pulsante, vivido e rosso, fragole in confettura e concentrate, spezia di cannella e camemoro, sandalo, lavanda e ginepro. Tannino vispo ma di una bellissima maturità, misura e sottigliezza. L’annata si sente in leggerezza e armonia, vino stupendo e ammaliante. 95

Caiarossa
Azienda su 70 ettari ma quasi tutti di bosco, in biodinamica fin dall’inizio. I terreni poggiano in due zone diverse, 15 ettari a sud da Serra all’Olio per un totale di 27 diverse particelle più altre 21 più a nord. In totale 48 particelle molte diverse e per esaltarle si è deciso di lavorare sul blend.

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2013 Caiarossa Toscana IGT – merlot, cabernet sauvignon, cabernet franc, syrah, sangiovese, petit verdot e alicante.
Annata fresca, piogge abbondanti, note fresche di amarene, ciliegia, marasca e pepe, frutto scuro maturo e pepato che echeggia, sorso con verbena, zenzero e pepe nero, tannino fresco e delicato. 89

2015 Caiarossa Toscana IGT
Annata più calda e ricca, predomina il cabernet franc. Intenso e floreale, ribes nero e caramello, bocca dritta e importante, tannino con qualche ruvidezza, finale rosso e nero con rimandi di pepe nero e liquirizia. 91

2016 Caiarossa Toscana IGT
Vino molto complesso da poco in bottiglia ma con un tannino già ben delineato. Floreale di viola, lavanda e senape, struttura e note di macchia mediterranea, chiude lunghissimo. 93

Tenuta Prima Pietra
Forse la tenuta dove si pratica la vera viticoltura di altitudine: posta a quasi a 500mt slm, terreni alluvionali nella parte bassa dove l’origine è marina, poi sempre più ricchi di argilla salendo con grande concentrazione di minerali in alto. Dieci ettari di vigna poi attorno bosco, luce e colori speciali che si riflettono nei vini intensi e precisi, vinificati e vendemmiati dalla saldo mano femminile di Cecilia Leoneschi.

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2014 Prima Pietra Toscana IGT 50% merlot, 30% cabernet sauvignon, 10% cabernet franc, 10% petit verdot
Senape, mirtillo e caramello, note vegetali presenti con verbena, liquirizia e macchia mediterranea, balsamico di  pepe e traccia sapida e iodata che in bocca ha struttura importante, dinamica e saporita. 88

2015 Prima Pietra Toscana IGT
Ribes rosso e nero, caldo ma non troppo il tono, alloro e menta, sandalo, pepe nero e lavanda. Sorso nervoso ma lunghezza di palato non banale, legno e tostature piccanti e decise nel palato. 90

2016 Prima Pietra Toscana IGT
Balsamico di timo, menta, ginepro e alloro, intenso e pepato con una nota ferrosa bella presente, tannino importante ma di grande finezza. Bocca con traccia fruttata candita, visciole e senape, gioventù esagerata ma polpa e piccantezza bellissime. 92

2017 Tresoro Toscana IGT
Da uve di tre aziende tutte e tre vinificate in cocciopesto, vaso più traspirante del cemento ma meno dell’anfora, ognuno ha il suo dedicato a Tresoro. Suolo vulcanico sassoso e ricco di ferro per il merlot di PrimaPietra e il cabernet sauvignon di Caiarossa, argilloso e ricco di sodio con scheletro di origine calcarea per il cabernet franc di Due Mani.
Il naso è intenso ma brillante e arioso, non una risultante della somma delle intensità dei singoli vini, quanto piuttosto una mediazione. Bel fruttato scuro con lampi di ribes rosso e fragole, caramello, mallo di noce e pepe. Sorso intrigante penalizzato dall’annata ma in cui si riflette bene intensità e freschezza tipiche di Riparbella, restituendo refoli balsamici insieme ad un tappeto di frutto che non annoia mai e che risulta godibile già da subito, nonostante la difficoltà dell’annata di produzione. 93

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

2 Commenti

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Stefano

circa 4 mesi fa - Link

In 3 minuti di video ho imparato più che in tutte le volte che sono stato sul posto (per altro zone bellissime, ancora relativamente poco antropizzate se si lascia la costa alle spalle). Se mi trovi qualcosa di simile anche per la Francia, butto via il mio vecchio Grand Atlas

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Andrea Gori

circa 4 mesi fa - Link

Pierre le Hong è figo, eh? Costa più di Spielberg come regista ma fa dei capolavori... Se cerchi Bordeaux Le Hong su youtube ne trovi tanti altri, al di fuori del Medoc ha lavorato ad Argiano a Montalcino con un video simile, bellissimo pure quello.

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