Non è affatto vero che il vino è costoso

Non è affatto vero che il vino è costoso

di Fiorenzo Sartore

Ad ogni occasione di assaggio, corso, degu guidata o evento che mi capita di officiare, ad un certo punto esce l’argomento hot. Cosa c’è di più caldo, appassionante, che parlare di soldi? Quindi ogni volta, presto o tardi, succede che uno dica: sì, però costa troppo. “Questo vino costa troppo”, “com’è possibile che costi così tanto?”, e via su questo tono generalizzante, perché alla fine viene fuori che il vino costa, comunque, troppo.

Quindi parto col mio contro-argomento. NON è affatto vero che il vino costa troppo. Una bottiglia di Tavernello frizzante in qualsiasi supermercato sta intorno ai tre euro la bottiglia. E cito quello come un vino bevibile (io in effetti l’ho bevuto, ed eccomi qua, ancora tra i vivi). Com’è prevedibile, al contro argomento le reazioni partono subito, tra il perplesso (quando va bene) e l’indignato, con esecrazioni varie.

Ma allora? Allora il punto è esattamente quello: chi si lamenta del prezzo del vino se ne lamenta in relazione al vino che vorrebbe bere. Che, nell’incidentale esempio, non è il Tavernello frizzante. Questo primo punto aiuta a definire un aspetto importante del meccanismo dei prezzi, la richiesta – che dovrebbe essere un fatto economico acquisito, la maggiore richiesta determina prezzi un po’ più alti, ma tant’è, va ribadito.

Questo tipo di obiezione peraltro è trasversale, e può valere in ogni ambito. Il mio contro argomento preferito è la parabola – o vabbè, la storiella – del buon produttore. State comodi che è lunga, cerco di metterla giù nel modo più storytelling che mi riesce.

C’era una volta un buon produttore di vino: immaginate di essere lui. Da circa un ettaro di vigna produceva un ottimo rosso, in una tiratura limitata. Diciamo – per fare un esempio – cinquemila bottiglie. Certo sono poche (da quello stesso ettaro Tavernello tira fuori tre volte tanto) ma ve l’avevo detto, quel vino è ad alto livello, poi le vigne sono vecchissime, scarsamente produttive, eccetera. Mette in vendita la prima annata prodotta a 5 euro più Iva la bottiglia. Per un vino così, garantisco, è un prezzo assai basso, e il nostro buon produttore vende tutto entro l’estate successiva alla vendemmia. Al punto che si rende conto, dovendo rifiutare tutti gli ordini successivi, che forse ha sbagliato qualcosa: ha sbagliato il prezzo di uscita.

L’anno dopo non si fa trovare impreparato. Lo stesso ottimo rosso esce a 7 euro più Iva. Aumento considerevole, eppure succede un fatto strano, quasi come l’anno precedente le scorte si esauriscono a ottobre – e il nostro buon produttore passerà il suo tempo a scusarsi coi clienti vecchi e nuovi che riordinerebbero volentieri, ma per loro non c’è più nulla.

Insomma, arriva la terza vendemmia, e stavolta il nostro vigneron parte deciso: si vende a 10 euro più Iva. Che diamine, ormai è raddoppiato, come il suo fatturato, ma almeno così sarà disponibile fino alla vendemmia successiva. E invece no: entro Natale è tutto esaurito. Cos’è successo? Ancora una volta, il buon produttore ha sbagliato il prezzo di uscita del suo vino.

Ora che la parabola è finita, ci chiediamo (e vi chiediamo): voi, al posto suo, che fate l’anno dopo? Chiaro che questo gioco non potrà ripetersi all’infinito, presto o tardi il buon produttore troverà la cifra di mercato adatta al meccanismo della richiesta relativa all’offerta – però insomma, avete capito.

La morale alternativa, poi, alla fine della parabola, potrebbe essere anche questa: quel vino, che nel giro di pochi anni ha raddoppiato il suo prezzo, potrebbe essere diventato, per molti di voi (noi), troppo costoso. Cioè costoso in un modo non tollerabile, ma vale per quel vino: in Italia e altrove ci sono migliaia di altre bottiglie a buoni livelli, a prezzi più contenuti – e sullo scaffale del supermercato c’è ancora quel frizzante di cui sopra, che non vi rinomino.

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Fiorenzo Sartore

Vinaio. Pressoché da sempre nell'enomondo, offline e online.

22 Commenti

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Sergo

circa 7 mesi fa - Link

Concordo, ma evidenzio il paradosso che con questa logica il prezzo giusto è quello che fa rimanere al produttore del vino in cantina

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Fiorenzo Sartore

circa 7 mesi fa - Link

Beh no, questo si dovrebbe evitare appunto se "presto o tardi il buon produttore troverà la cifra di mercato adatta al meccanismo". Chiaramente quello e' un altro paradosso non desiderabile.

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luis

circa 7 mesi fa - Link

Il vino, come ogni altro bene, non sfugge alle leggi di mercato. Se la richiesta sale, il prezzo sale. Nel corso degli anni mi è capitato di dover rinunciare a certi vini perché il prezzo era diventato, diciamo, fuori budget. Il MIO budget. Ad altri consumatori quel prezzo sarà apparso normale, o comunque alla loro portata. Io mi sono rivolto ad altri produttori, con una punta di rammarico ma con altrettanta soddisfazione. Un mio conoscente mi ha raccontato più volte di come la sua famiglia andasse storicamente (parliamo di anni '60-'70) a comprare il vino in damigiana nelle langhe da Elio Altare. Poi lo sfuso non lo facevano più e sono passati alle prime bottiglie. Poi hanno dovuto rinunciare per l'aumento dei prezzi ed hanno cambiato cantina. Dispiace, però funziona così.

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Maggio Gas

circa 7 mesi fa - Link

Se il vino è buono vale quello che costa.se non te lo puoi permettere bevi di meno ma almeno quel poco che beviamo sarà di qualità.....così premii il produttore che lavora bene.....semplice.per me i vini che costano poco hanno anche "poco valore e qualità" chi lavora bene ha bisogno di soldi per poterlo fare,sennò......?

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Stefano Cinelli Colombini

circa 7 mesi fa - Link

Il vino ha mille difetti; macchia la tovaglia, fa ingrassare, caldo fa schifo e via cantando, ma non è caro. In ogni Paese produttore europeo puoi trovare bottiglie assolutamente bevibili a due o tre Euro, e fuori Europa pure a meno. Se poi uno non lo vuole bere perché non gli piace, nulla da dire. Ma non accampate la scusa che è caro, perché altrimenti vi presento centinaia di produttori di ottimi Chianti o Morellino e vedete di spiegarlo a loro; facile però che si arrabbino.

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Stefano

circa 7 mesi fa - Link

Davvero fai vini che macchiano ancora la tovaglia? Li voglio!

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Stefano Cinelli Colombini

circa 7 mesi fa - Link

Beh, il Brunello è notoriamente stinto ma il Maremma Toscana e il Morellino lasciano patacche che non le levi manco con la candeggina.

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Antonio

circa 1 mese fa - Link

Ora, un vino bevibile a due tre euro è un pó esagerato. Diciamo che a circa 5 euro si inizia a bere buoni prodotti. Il vino non è mai caro, ha solo un suo prezzo dato dalla richiesta. A volte un vino caro è un vino da 15 euro cattivo. Solo quello.

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vinogodi

circa 7 mesi fa - Link

...argomento sempre dibattuto , ci mancherebbe , perché ad ogni fascia di prezzo del vino corrisponde una ... fascia di insoddisfazione economica da parte di chi lo consuma, soprattutto per i grandi appassionati. Tralasciando la favola "realistica" del prezzo che lo fa il mercato, il vino , come dispensatore di piacere ed "emozione" non è affatto caro. Fosse un bene di prima necessità sarebbe carissimo , ma così non è. Chi opera nel settore (agroalimentare) ha la certezza che la qualità abbia un costo , a volte elevato , e che la qualità in quanto tale ha andamento logaritmico (dopo un certo livello , l'incremento di qualità è onerosissimo) . Sto parlando di qualità reale o , perlomeno, percepita. L'aspetto dell'"intangibile" (assai caro agli amici markettari) lo lascio alle strategie commerciali e al posizionamento forzato , che sono fuori dalla mia logica di edonista puro...

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Stefano

circa 7 mesi fa - Link

Il tuo ragionamento non fa una grinza. Mi spiace solo che non sia valida la parabola contraria, vale a dire un calo di prezzi per vini (o addirittura tipologie di vini, denominazioni intere) che non si riescono a vendere più come prima

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Marco

circa 7 mesi fa - Link

È un discorso complessissimo ed intricato, ma che trovo sempre stimolante. Vorrei portare all’attenzione il fenomeno Langa e le recenti compravendite milionarie che hanno fatto impallidire molti e gioire altri. (Chi ha detto Clos de Tart?) Da un punto di vista meramente commerciale, se acquisisco una realtà produttiva con un investimento molto importante, probabilmente non avrò la velleità di rientrarci in 3 anni, ad ogni modo sarà plausibile un aumento e sensibile, magari tagliando una grossa fetta dei clienti storici cercando di fare breccia nei mercati emergenti alzando il target con operazioni ben precise di marketing. È singolare come dei contadini che negli anni 40 dovessero quasi regalarlo il Barolo insieme alle damigiane di Dolcetto e Barbera per darvi giro (senza contare i molti che nel dopoguerra scapparono dalle campagne per andare a lavorare nelle città), oggi, quegli ettari siano schizzati alle stelle. L’ottimo esempio del piccolo produttore con un ettaro ben calza e ad oggi credo ci siano principalmente due strade: fare il Beppe Rinaldi e/o la Mariateresa Mascarello che fanno vini deliziosi di cui potrebbero tranquillamente triplicarne i prezzi senza temere di avere vino fermo in cantina ma che preferiscono premiare e soddisfare i clienti storici oppure fare come i GC borgognoni in mano ai gruppi del lusso che non dimenticano mai di fare ricarichi a doppia cifra. Oltrettutto, si aprirebbero discorsi infiniti sulle speculazioni vere e proprie o sui markup privativi di certi importatori. Ad ogni modo, ci sono tanti piccoli grandi produttori emergenti da ogni angolo del mondo e importatori/distributori bravissimi che corrono in nostro aiuto.

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Stefano

circa 7 mesi fa - Link

Mah, trovami qualche piccolo produttore emergente in Borgogna....!

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Aldo

circa 7 mesi fa - Link

Marc Jambon et Fils a Pierreclos Ottimi Bianchi da 8/10 Euro

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vinogodi

circa 7 mesi fa - Link

...Coche Dury ...

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marco

circa 7 mesi fa - Link

È doveroso spostarsi dalla Côte d’Or. Direi che a Volnay e St.Aubin si fanno ancora dei grandi affari con 10-15€. Anche Marsannay e Fixin!

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Enrico

circa 7 mesi fa - Link

Provo a dire la mia...la strategia del rialzo repentino del prezzo di un vino può essere vincente in zone di indiscusso valore riconosciuto dal mercato (Langa, Montalcino e mettiamoci la Valpolicella) ma la vedo un po' pericolosa se portata all'estremo in altre zone, soprattutto quelle minori....il rischio é che la richiesta del mercato sia dovuta a fattori quali moda del periodo, premi di qualche guida, ed un eventuale aumento di prezzo "annuale" di alcuni vini, potrebbe portare ad un improvvisa perdita di interesse della clientela, a favore di altre zone che nel frattempo si son fatte notare, con miglior rapporto qualità prezzo...un cliente perso è poi difficile da far tornare, in quanto l'azienda verrebbe etichettata come "cara", e l'eventuale scelta successiva di scendere con il prezzo del vino a livello di immagine non mi sembra vincente....col rischio di iniziare ad avere rimanenze importanti in cantina.... Forse l'ho fatta un po' tragica, ma nelle zone "minori" vedo più premiante una politica fatta di giusto prezzo e piccoli aumenti, e poco importa se il vino finisce a gennaio piuttosto che ad ottobre, l'importante è la continuità...

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elle

circa 7 mesi fa - Link

non so, se un vino non mi interessa, non mi interessa punto, che costi 5 o 10 o 20 euro. ci sono molti più vini che occasioni di berli, almeno per me.

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bravotipo

circa 6 mesi fa - Link

esatto.

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Alessandro

circa 7 mesi fa - Link

Credo che si dispiacciano i pionieri, quelli che scoprono un vino con ottimo q/p e si ritrovano, dopo un po', a trovarselo fuori budget. Dovrebbe essere una soddisfazione e uno stimolo a cercare nuovi sconosciuti. Sorprende, ma non dovrebbe, che anche un veterocomunista, per di più ligure, come il redattore si sia arreso alle leggi del mercato.

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Fiorenzo Sartore

circa 6 mesi fa - Link

Sono d'accordo, non dovrebbe sorprendere.

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silvio castagnone

circa 6 mesi fa - Link

oh, ragazzi, scendiamo dal pero: se distilliamo l' ottimo articolo di Fiorenzo, otteniamo il vecchissimo adagio "il prezzo lo fa il mercato". un abbraccio a tutti. silvio

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bravotipo

circa 6 mesi fa - Link

io ho scoperto e conosciuto un piccolo produttore di metodo classico in oltrepò e me ne sto zitto e muto altrimenti tra poco decollano i prezzi! anzi ne ho conosciuti due! evviva. basta andare dove il mercato non va e si trovano gemme. certo in segmenti di mercato ultramaturi come la borgogna è mille volte più difficile. in generale è più difficile se non puoi girare in macchina e cercare. io non è che vado a reims o e beaune il sabato pomeriggio... purtroppo!

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