Il clima cambia e il mondo del vino tace: fino a quando?

Il clima cambia e il mondo del vino tace: fino a quando?

di Tommaso Ino Ciuffoletti

La 2003, ma anche la 2007 e a suo modo la 2012. Poi la 2017 e ora la 2020 se non dovesse piovere a breve*.

Poi ci saranno osti che diranno che invece da loro il vino è sempre buono e filosofi dell’ovvio che diranno che non si deve generalizzare.

Però trafficare col vino ha il gran pregio di aiutarti a tenere memoria del clima. Prima di infilarmi in questo mondo a malapena mi ricordavo cosa avevo fatto l’estate precedente. Adesso tendo ad avere un registro mentale del clima che fu anche nell’estate di 20 anni fa.

E da 20 anni a questa parte ci sono state almeno 5 annate molto, molto calde e molto, in alcuni casi moltissimo, siccitose.
“Chissenefrega ho l’aria condizionata”. No, non funziona così. E gli alberi l’aria condizionata, oltretutto, non ce l’hanno e qualcuno – anche grande – inizia a morire in questi giorni per colpa della siccità.

È ben peggio dello stress idrico che le viti stanno iniziando a patire. Ma almeno se le viti soffrono di stress idrico in qualche zona rinomata, tipo Montalcino, magari qualcuno se ne accorge. Se gli alberi muoiono batte il piffero a nessuno.

È un mondo ben strano. Ma per quanto strano possa essere i viticoltori si dovrebbero mobilitare – tutti, da Antinori a mio zio – per dire che non può esserci alcuna alternativa alla lotta ai cambiamenti climatici. Non pretendo di vedere Angelo Gaja in piazza coi Fridays For Future o Josko Gravner a cena con Greta Thunberg. Ma sì, mi piacerebbe che il mondo del vino italiano avesse una voce per dire che, forse, ci può essere altro oltre la gestione fogliare o i sistemi d’irrigazione.

E quell’altro si chiamerebbe impegno politico più alto. Che certo, non è compito del singolo viticoltore (anche se poi ci sono tanti modi di impegnarsi), ma di sicuro il comparto potrebbe almeno provare a parlare. Perché altri si possano sentire spronati ad un impegno che, mi pare, in Italia sia sempre più trascurato dalle forze politiche.

Poi certo, abbiamo la classe dirigente che abbiamo e non è che ci si possa aspettare granché. Ma certo se nessuno prova almeno a dirglielo…

* E poi piove, sì. In modo devastante come in Valpolicella.

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Tommaso Ino Ciuffoletti

Ha fatto la sua prima vendemmia a 8 anni nella vigna di famiglia, ha scritto di mercato agricolo per un quotidiano economico nazionale, fatto l'editorialista per la spalla toscana del Corriere della Sera, curato per anni la comunicazione di un importante gruppo vinicolo, superato il terzo livello del Wset e scritto qualcos'altro qua e là. Oggi è content manager di una società che pianta alberi in giro per il mondo, scrive storie alcoliche per una rivista fiorentina, vende libri, ma soprattutto produce vino clandestinamente per salvare se stesso e un intero paese.

21 Commenti

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Lanegano

circa 2 mesi fa - Link

Perfettamente d'accordo. Anche perchè la battaglia sul clima dovrebbe essere (anche se purtroppo cosi' non è....) ne' di destra nè di sinistra, nè democratica nè repubblicana, nè conservatrice nè laburista. Investe OGNI aspetto della nostra esistenza ed è fondamentale per concepire uno straccio di futuro possibile e dignitoso. Quando sento dire 'salviamo il pianeta' penso che il pianeta, in qualche modo, andrà a sopravvivere: è passato dagli asteroidi, al magma ovunque, alle ere glaciali e altro ancora. Un modo di sopravvivere lo troverà comunque. Siamo noi umani che verremo spazzati via. Ogni voce che si alza e collabora a concepire un mondo sostenibile è ben accetta.

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Tommaso Ciuffoletti

circa 2 mesi fa - Link

Sottoscrivo.

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Nicola D'Angerio

circa 2 mesi fa - Link

Bisogna sempre ricordare che gli alberi, che ci danno da vivere, pissono vivere senza l'uomo, ma l'uomo non può vivere senza gli alberi. Oviiamente questa é una semplificazione, per ricordare che l'emergenza climatica riguarda noi uomini, non il pianeta terra, che in ogni caso continuerà per la sua strada!

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Massimo Pulito

circa 2 mesi fa - Link

Sono decisamente d'accordo anche io col tuo ragionamento

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franco

circa 2 mesi fa - Link

Vero, la cosa più sorprendente è che il comparto non porti l'istanza dei cambiamenti climatici all'attenzione delle istituzioni, con la medesima forza con cui porti invece le richieste di abbassamento delle rese, come quest anno. Un unione di intenti mondiale, fra i vignaioli, è quello che dovremmo avere. E categorie intere che si mettano di punta. Ok che uno deve sopravvivere e fare i conti con il presente... ma che serve abbassare le rese oggi se tra 10 anni non hai più le piante? il tema cambiamenti climatici sembra essere percepito come problema marginale... perchè distante, gli effetti si vedono "abbastanza" gradualmente, le previsioni ci danno altri 20-30 anni di ossigeno, etc etc.. ricordate il famoso teorema del platano? Ti accorgi che ti ci stai schiantando solo quando il platano ti arriva in faccia... ovvero sempre troppo tardi.

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Tommaso Ciuffoletti

circa 2 mesi fa - Link

Condivido!

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Paolo Cianferoni

circa 2 mesi fa - Link

Per quanto mi riguarda nei miei wine-tour in cantina, un capitolo importante riguarda i cambiamenti climatici in tutte i suoi aspetti agronomici e influenze sul vino. Quindi non è vero che tutti stanno zitti. ;)

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Tommaso Ciuffoletti

circa 2 mesi fa - Link

Chapeau!

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Stefano Cinelli Colombini

circa 2 mesi fa - Link

Mi farebbe piacere se tu leggessi un bel libro pubblicato da poco, "il destino di Roma" di Kyle Harper, che è un brillante storico di ultima generazione e non certo un negazionista. Come molti storici di questi tempi mette insieme mille fonti diverse, di ogni genere, che insieme portano a farsi un'idea plausibile del passato. Una massa di dati impressionante. Il risultato è, inevitabilmente, anche una ricostruzione delle colture e del clima del nostro passato e lui lo fa documentando sbalzi, cambiamenti lenti, cambiamenti velocissimi e ogni bizzarria climatica immaginabile. Ma la vite c'è sempre, attraverso ogni breve glaciazione, ogni lunga siccità ogni casino che il meteo e l'uomo ci hanno appioppato. Il vino si produceva, si produce e verosimilmente si produrrà. Noi oggi ci illudiamo di vivere in un eterno presente, e ogni cambiamento (di ogni tipo) ci pare una catastrofe mai vista. Ma non è così che funziona il mondo. L'inquinamento e gli impatti negativi dell'uomo sull'ambiente vanno ridotti e posti sotto controllo, ma ricordiamoci che siamo un animale adattabile. E viviamo su un pianeta in eterno cambiamento, per cui abbiamo nel DNA la capacità di cambiare. Così come la ha tutta la natura. Solo nella mente di noi piccoli esseri umani il nuovo e il diverso sono catastrofi, per l'ambiente spesso sono solo l'occasione per il rilancio e la crescita. Questo la povera Greta lo ignora, la poverina è scarsa di studi, ma chi si occupa di agricoltura dovrebbe averlo sempre presente.

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Lanegano

circa 2 mesi fa - Link

L'unica differenza è che, questa volta, il cambiamento è indiscutibilmente di origine antropica (a meno che uno non sia il presidente della Shell o un politico che si arricchisce disboscando l'Amazzonia). E magari la vite sopravviverà a mille disastri come è sopravvissuta (forse) in passato ma di cristiani ne creperanno (creperemo...?!?) parecchi. Poi, per carità, in questo blog si parla di vino & affini quindi lungi da me lanciarmi con chiunque in una querelle socioecologicopolitica sul riscaldamento globale però prendersela con Greta (sulla cui figura ho anche io le mie brave riserve) invece che con coloro che ci avvelenano letteralmente da decenni per cieco profitto è un pò come come arrabbiarsi col gommista se mi schianto a 180 km allora ubriaco fradicio.... Cordialità.

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Lanegano

circa 2 mesi fa - Link

180 km all'ora, ovviamente..... :)

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Paolo A.

circa 2 mesi fa - Link

Vai a spiegarlo non a Greta, ma a climatologi con 30-40 anni di studi alle spalle che la situazione non è così preoccupante. Sai le risate che si faranno. A questo ritmo nel 2100, ovvero nel ciclo vitale medio di un uomo dell'emisfero occidentale, le temperature medie si saranno alzate di 4 gradi e buona parte dell'Africa (per la siccità) dell'Asia meridionale (per le temperature e umidità estreme) e dell'Oceania (per l'innalzamento degli oceani) saranno inabitabili, con conseguente migrazione di miliardi di persone. Il poter fare o non fare vino avrà lo stesso impatto che può avere un brufolo su innalzato terminale di tumore.

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Renato

circa 2 mesi fa - Link

Greta è dannosa. Meno male c’è gente che ha studiato come Bolsonaro.

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Tommaso

circa 2 mesi fa - Link

Ma che la natura sia in grado di adattarsi ai cambiamenti ne sono consapevole. Mi chiedo perché noi non si sia altrettanto in grado di adattarci alle necessità. Eppure che ci sia la necessità di cambiare ce lo dicono in tanti e da un pezzo. E non credo che la risposta sia "tranquilli, sarà la natura ad adattarsi". Tutto qua.

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Davide Bruni

circa 2 mesi fa - Link

A prescindere da ogni opinione, io credo sia giusto iniziare a mutare registro in tutto e per tutto; che la colpa dell'uomo circa il cambiamento climatico sia totale o solamente parziale, è inutile girare attorno al problema. Io dico: iniziamo a inquinare meno sul serio, poi tutto il resto verrà valutato a seconda degli esiti. Rispettiamo intanto le esigenze che la natura ci ha fin qui mostrato, poi il resto verrà di conseguenza.

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Stefano lorenzi

circa 2 mesi fa - Link

Buonasera Intanto mi viene da dire MENO MALE CHE QUALCUNO NE PARLA! Io sono Arboricoltore professionista e tree climber ETW European Tree Worker e mi occupo di alberi e territorio da circa 30 anni. Lavorando fuori ho un agenda giornaliera dove segno il clima ed e' palese che e' cambiato e sta cambiando velocemente. Il problema non e' la moria di alberi per la siccita' glielo assicuro, o meglio e' solo un aspetto marginale, perche' gli alberi si adattano bene e " velocemente" rispetto a noi e alle nostre monoculture. Gli alberi in realta' SONO LA SOLUZIONE. Da 20 anni con colleghi e scienziati lo diciamo e c ' e' tutta una bibliografia a riguardo. Molti mondi sono molto piu' sensibili del mondo del vino a comprendere certe cose e ad attuare contromisure. I produttori di vino come dice Lei DEVONO riflettere e sentire la responsabilita' che hanno e DEVONO avviare progetti strutturati per contrastare questi cambiamenti climatici  . E questo non deve ridursi a piccoli progetti cantina per cantina di sostenibilita'....utili ci mancherebbe, ma scollegati spesso e poco coordinati. I produttori devono capire e comprendere il ruolo fondamentale degli alberi nel contrasto dei cambiamenti climatici dove la siccita' e' solo un piccolo aspetto. Gli effetti saranno molteplici e tra i piu' disparati e molti non se ne rendono conto. Gli alberi sono gli attori principali che possono aiutarci a rendere lenti o assorbibili questi effetti. Il problema sa qual e'?  che quando vai a spiegare certe cose agli attori principali del mondo del vino ti ridono in faccia o non ti considerano. Se spieghi che in Langa tra 20 anni non verrano piu' vini come ora e sara' sempre peggio e non sara' colpa del terreno...ti ridono in faccia Se vai a spiegare a Montalcino o in altri areali che il problema e' serio...si girano dall' altra parte( non tutti in realta'...) o ti dicono che certo stanno facendo qualcosa!...stanno cercando cloni resistenti! Non capendo che e' un ragionamento EGO centrico e non ECO centrico. Il problema non sara' se fare o non fare un determonato vino...il problema sara' sopravvivere. Non e' vero che l' uomo si adatta sempre...e se fosse a che prezzo? La scienza e la conoscenza hanno dimostrato che la gestione scientifica degli alberi e' la soluzione principale e allora perche' NESSUN Consorzio o Fondazione legata al vino ha mai preso in considerazione progetti di professionisti di Arboricoltura Urbana per contrastare il fenomeno dei cambianti climatici? La verita' e' una sola: non ne comprendono la fondamentale importanza per il loro futuro. Che ripeto non sara' solo siccita' o altro, ma anche varieta" vegetali invasive e assenza di impollinatori etc etc.. La mia riflessione e' semplice anche guardando quello che e' successo a Verona: gestire la foresta urbana e periurbana e' la soluzione piu' attuabile e gli agricoltori...in primis i produttori di vino hanno questa responsabilita' e possibilita' di comprendere ed agire. Stefano Lorenzi

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Flagelli Luigi

circa 2 mesi fa - Link

La lotta al cambiamento climatico e' una lotta per la difesa dei beni comuni contro l'estrattivismo del capitalismo.

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Lanegano

circa 2 mesi fa - Link

Non sarei riuscito a fare una sintesi migliore.

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Stefano Cinelli Colombini

circa 2 mesi fa - Link

È evidente che il clima cambia e che questa volta il cambiamento è in buona parte di origine antropica, ma è anche vero che la terra è un pianeta enorme. Noi facciamo danni, ma l'inerzia di una massa così colossale è forte e anche forte è la sua capacità di recupero. Per cui credo che si debba agire sempre di più per la difesa dell'ambiente perché noi viviamo qui e non c'è un altro posto dove portare i nostri figli, ma non trovo ragionevoli le previsioni apocalittiche. Per questo non concordo con Greta. Anche perché aumento di due gradi nel prossimi centocinquanta anni (quello di quattro è solo la previsione massima, due è quella media) si è già vista spesso, i dati di paleoclimatologia degli ultimi 5.000 riportano diversi cambi anche molto più forti e più veloci senza che questo abbia portato a catastrofi per l'umanità. Per questo suggerivo quel libro, ma ne potrei citare anche un bel po' usciti recentemente, per rendere evidente come l'agricoltura e l'uomo si sono già adattati a cambiamenti anche più ampi di quelli temuti. Questo non ci esime dalla necessità di curare il nostro ambiente.

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Anulu

circa 2 mesi fa - Link

Ormai ci sono zone dove il vino non si può più fare. Si fa, ma vengono bombe da 15% in etichetta (ma tutti sappiamo che sono più facilmente 16-17 i gradi). Nel centro Italia, in alcune zone della Toscana, a Montefalco, in Abruzzo, nel Piceno, per non parlare di Lazio o Puglia, le temperature sono troppo alte per fare grandi vini, anche avendone le capacità (che è tutto da vedere). Poi si continua e si continuerà a farlo, ma a parte poche eccezioni dove le escursioni termiche sono ancora rilevanti, vengono vini cotti già in vigna. Varietà autoctone che abbisognano di tanto sole come il Montepulciano, il Sagrantino, il Cesanese, il Primitivo... io non riesco più a berle da tempo. E il mercato mi sa che la pensa da tempo allo stesso modo perché da prima del Covid in determinate zone le cantine sono piene zeppe di più annate dei vini di punta. E anche in zone prestigiose come Montalcino o Bolgheri la questione è più viva che mai, anche se il saper fare alta qualità e il brand di tante aziende riesce a tenere a bada le critiche.

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Ale

circa 2 mesi fa - Link

Questo discorso è da approfondire: oltre alle difficoltà di coltivazione ci sarà un abbassamento della qualità non gestibile da un agronomo o con pratiche di cantina?

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