Ubriacarsi al tempo della quarantena e altri rapporti sociali che cambieranno velocemente

Ubriacarsi al tempo della quarantena e altri rapporti sociali che cambieranno velocemente

di Federica Benazizi

*dopo essersi rigirata nel letto una mezz’oretta*

«Mi alzo va».

«Ma sono le 4 del mattino…»

«Il mio cervello ha iniziato a pensare e non riesco a farlo smettere.»

«Si chiama insonnia.»

Sono le 4.20 e qualcuno direbbe che è l’ora giusta per fumare. Ma io ho smesso perché soffro di pressione bassa e mi rendeva un’ameba, oltre alle crisi d’ansia concomitanti. Fortuna che ho un cane che non si oppone alle coccole del proprio padrone appena alzato, qualunque ora sia, e mi concede di ottenere un po’ di endorfine aggratis.

(In realtà il nostro ruolo di potere si è invertito già da un po’ perché senza di lei fra poco non potrò più uscire a fare una passeggiata.)

Faccio il caffè.

Ora, per quanto la dialettica di questo pezzo possa sembrarvi intimista questo NON è un post diario. Ha grandi velleità di descrivere una serie di tendenze sociali che stanno emergendo giorno dopo giorno sul nostro modo di rapportarci col vino.

Comunque, vado al punto.

La mia tesi è che in brevissimo tempo il nostro rapporto con il vino è cambiato profondamente.
Ora, molti pensano, non si tratta di un cambiamento destinato a durare.

Io, da pessimista che sono, penso invece che durerà ma non perché durerà lo stato delle cose, quello è sempre stato l’elemento più labile ed effimero delle nostre vite (ma ce ne stiamo accorgendo solo ora perché prima avevamo i paraocchi come i cavalli.) MA perché stiamo imparando un nuovo schema di comportamento emergenziale che potrà venire riattivato in noi in presenza di qualunque successiva ricomparsa del problema (esplosione di un nuovo focolaio o ricaduta in analoga emergenza sanitaria.)

Vedetela come imparare a costruire una bomba con un elastico e una graffetta. Se sei in un film di McGyver ti è estremamente utile.

Osserviamo allora come abbiamo reagito:

Comportamenti inward e comportamenti social
All’inizio chi poteva si è trincerato in cantina, come l’Alberto Sordi della situazione o l’Enrico la Talpa per chi vedeva Lupo Alberto. Noi ci si chiude qui e gli altri fuori.

Finché si avran scorte si terrà alto il morale. Si stapperanno cose che MAI si era ventilata l’idea di stappare. Perché domani chissà se ne avremo la possibilità.

Ah, in quello stesso momento le enoteche intorno a noi stavano chiudendo come il domino.

Chi non aveva la licenza di vendita al dettaglio, chi si trovava ad essere aperto in una città deserta, chi condivideva l’hashtag #restiamoacasa per patriottismo o perché alla salute dei clienti ci teneva davvero (vi ricordo che gli osti fisici sono l’ultimo baluardo tra noi e l’alcolismo e/o il dilapidare tutte le nostre risorse perché è sabato ed è stata una settimana di merda).

Poi ci sono stati i giorni del boom di aperitivi online in chat.

Quasi in concomitanza al canto dei balconi e ai primi tentativi di fare la pasta fatta in casa (video virali che hanno fatto riconoscere al mondo la vera faccia dell’Italia prigioniera in casa, tra l’altro non molto diversa dai nostri stereotipi all’estero) abbiamo scoperto che si potevano utilizzare le chat video per contrastare la solitudine del bevitore.

Nel mio caso dopo aver osservato la persona con cui ero in chat

– Aprire un Amarone del 2003

– Rompere il tappo

– Farlo cadere dentro

– Filtrare tutto con uno scolapasta

– Berlo insieme ad una pizza fatta in casa che ha pubblicamente denigrato

Ho capito che le chat aperitivo potevano essere qualcosa di mostruoso.

A questo comportamento Social se n’è aggiunto un altro che ora, ancor più di prima, mostra tutta la sua insensatezza. Pubblicare foto di bocce importanti che si stanno bevendo DA SOLI, prigionieri a casa propria. (Fenomeni storicamente preesistenti ma solo nei gruppi di enoentusiasti dove la condivisione spesso è sinonimo di marketta)

I am waiting for my man, 26 dollars in my hand
I modi di ottenere il vino sono cambiati. Fino al weekend scorso, complice la chiusura di molte enoteche (tutte quelle nel raggio di 4 km da dove vivo) ottenere una buona bottiglia per chi non aveva una cantina fornita non era mai stato così difficile.

Per chi si rifiutava di ordinare online su siti come Tannico, che non a caso stanno registrando un grosso aumento di fatturato, perché voleva solo farlo di persona nell’enoteca di quartiere e con una spesa media di 20-25 euro per una buona bottiglia da reperire qualche ora prima di berla, ottenere del vino sembrava impossibile.

Le mie ricerche iniziate sabato hanno dato i primi frutti lunedì, ma si stavano già inabissando quando mi hanno segnalato che la spesa per il corriere sarebbe stata non di 10 ma di 20 euro su un’ottantina di euro d’ordine (Sì abito lontano MA dentro il raccordo).

A voi sembrerà poco ma per me quello era il costo della quinta bottiglia che non avrei mai bevuto. Fortunatamente con uno stratagemma e non senza rischi (grazie al fatto che si trovava sul percorso casa-lavoro del mio compagno) sono riuscita a risparmiare quei 20 euro e a ottenere la cassetta del pronto soccorso.

1) Un ottimo Prosecco.

2) Un ottimo Lambrusco.

3) Un Pinot Nero per cui ho acconsentito a pagare il prezzo di 1 più il prezzo di 2.

4) Un vino assaggiato ad una fiera di cui volevo testare il ricordo.

Sono passati una manciata di giorni e ora, non senza alcune difficoltà, molti enotecari romani stanno affrontando il problema delivery e per la gioia di quelli come me fioccano gli annunci di consegna a domicilio. Ma soprattutto non sarò costretta a ordinare una bottiglia su Tannico (ripeto i miei ordini sono piccoli e con poca programmazione dietro) e darò i miei pochi soldi a qualche attività di quartiere.

Bene di conforto individuale
Che ne è del vino? Sostengo che come lo stiamo usando, cioè in solitudine e in una situazione altamente stressante, ci sta cambiando.

Il fatto che non possiamo condividerlo con gli altri condito col nostro stato d’animo non proprio eccellente significa che se ne abbiamo, ne stiamo bevendo di più e da soli, in pratica ci stiamo avvicinando alla definizione di alcolismo.

Cosa fare per invertire questa tendenza? Niente. Probabilmente ci penserà l’economia.

Ci sarà chi fra un po’ non potrà più permetterselo e dopo un paio di crisi di astinenza vi rinuncerà e chi continuerà, complice un lavoro, ad acquistarne scorte. Dato che questi ultimi saranno di certo meno dei primi la percentuale degli alcolisti sul totale forse non varierà di molto. Forse.

“Se non hanno più vino, che bevano bag-in-box!”
Lo sfuso buono e a buon mercato potrebbe essere un’alternativa per i degustatori poveri al surrogato di vino, presente già nei supermercati sotto mentite spoglie.

Oppure potremmo, come in passato, scambiare un’ora di lavoro manuale (l’unico che ci sarà rimasto a detta di qualcuno) per un litro di vino o di birra. Non si tratterà di costruire la Grande Piramide ma di sicuro non siamo i primi a sostenere l’evenienza di poter barattare ore di lavoro per alcol.

Mentre scrivo queste righe mia sorella mi scrive dalla Corea del Sud informandomi che, secondo i coreani, la nostra quarantena si protrarrà oltre l’estate. Le mie bislacche riflessioni sociali vengono bruscamente interrotte di fronte al fatto che non ho la soluzione per tutto questo e che è tanto da processare per un cervello umano alle 6 di mattina.

Penso: cavolo è meglio prepararsi al peggio!

Ancora: è bene che questo peggio accada con il nostro consenso non senza di esso.

E infine: ma se proprio deve accadere preferisco essere ubriaca quando succederà.

Ma cosa vorrà dire essere ubriachi nel 2020 ai tempi della quarantena?
È un’ubriacatura senz’altro sobria, non ci sono testimoni se non i nostri familiari/conviventi più stretti. Non puoi uscire a fare una passeggiata per prendere una boccata d’aria e vomitare in un cespuglio ma devi farlo il più compostamente possibile nel cesso di casa cancellando le tue tracce come un’adolescente bulimica. Se nel momento picco chiami il tuo ex, di sicuro la solitudine attanaglia anche lui e ti risponderà promettendoti di vederti “Quando tutto sarà finito”.

Qualche minuto dopo arriverai a sperare che Conte prolunghi la quarantena per sempre.

Il giorno dei postumi, se hai più di 30 anni e non sei in smart working, non andrai a lavoro, col rischio che i tuoi colleghi pensino che stavolta è toccata a te.

Ma non finisce qui: il giorno dei postumi in quarantena sarà il giorno dei postumi più opprimente e soffocante che tu abbia mai sperimentato nella tua vita almeno fino a quando, obbedendo a vecchi schemi mentali, non ti cucinerai delle uova fritte.

Ma non sarà mai così orribile come il giorno della riflessione (che segue sempre quello dei postumi).

Quel giorno, con una lucidità mai provata prima, il cervello inizierà a funzionare intorno alle 4 di mattina e l’unico modo di scacciare i tuoi pensieri sarà scriverli in questo post.

9 Commenti

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Simone Di Vito

circa 4 mesi fa - Link

Articolo piacevole e divertente, purtroppo anche spaventosamente realista. Complimenti !

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Federica

circa 4 mesi fa - Link

Grazie Simone!

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Simona

circa 4 mesi fa - Link

Ma veramente ci sarà qualcuno che si ubriaca in quarantena? Mi rimane difficile crederlo perché non avrebbe molto senso e a che servirebbe. L'articolo anche se lo ritengo di contenuto surreale ed inverosimile rappresentata una lettura piacevole.

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Federica

circa 4 mesi fa - Link

Si Simona, penso che questi individui esistano. Non ha mai avuto molto senso ubriacarsi, almeno apparentemente. Però lo fanno, ecco tutto. E con risultati sorprendenti. Se penso che alcuni di noi non sarebbero stati concepiti se non ci fosse la stata la possibilità di sbronzarsi e che alcune scoperte scientifiche, come il DNA, provengono da intuizioni avute in un pub allora forse capisco che c'è qualcosa che ci sfugge. Sarà merito mica dei giorni della riflessione?

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C.A.

circa 4 mesi fa - Link

Ubriacarsi, aumenterebbe solo il senso di oppressione che in questi maledetti giorni ci sta tormentando. Teniamo per quanto possibile, la mente libera dai confini e dagli steccati ai quali siamo costretti a sottostare. Continuiamo a bere bene e con consapevolezza, godendoci ogni sorso delle nostre preziose bottiglie.

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Nelle Nuvole

circa 4 mesi fa - Link

Beh, "Se penso che alcuni di noi non sarebbero stati concepiti se non ci fosse la stata la possibilità di sbronzarsi e che alcune scoperte scientifiche, come il DNA, provengono da intuizioni avute in un pub allora forse capisco che c'è qualcosa che ci sfugge. Sarà merito mica dei giorni della riflessione?" anche no. Nel senso che il concepimento da sbronza vomitosa è molto raro , a parte in The Snapper, e comunque se ci si ubriaca in questi giorni non si concepisce un bel nulla stando da soli. La stessa perplessità mi viene riguardo alle scoperte scientifiche, ecc. Il post mi è piaciuto , lo trovo attuale ed attinente, ma non è certo un invito ad ubriacarsi serialmente e/o seriamente.

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Federica

circa 4 mesi fa - Link

Domani me lo vedo assolutamente! Si, effettivamente il rischio concepimento da soli è 0 mentre quello da sbronza vomitosa è basso ma c'è. :) Grazie Nelle Nuvole.

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Vinogodi

circa 4 mesi fa - Link

...non mi sono mai ubriacato ma assistito a molte " post sbronze" e mi ha sempre impressionato da come ci si sente male...poi dono convinto che l' abuso d' alcool fa male, l' ho letto su wikipedia ...articolo struggente e piacevole da leggere , mo' vado a suicidarmi...

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Federica

circa 4 mesi fa - Link

Che la terra ti sia lieve Vinogodi, se ci ripensi, a breve leggerai l'estratto di un piccolo Baedeker sul tema. Così ti fai un'idea.

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