Tutta la batteria di Ferlat è perfettamente compatibile con la maxirata del mutuo

Tutta la batteria di Ferlat è perfettamente compatibile con la maxirata del mutuo

di Gianluca Rossetti

Quando di un vigneron ti piace tutto o quasi, che bisogno hai di sapere con chi va a cena? (Anonimo).
Autori misteriosamente schivi quelli che frequento. Pazienza.

Partiamo dal mezzo: un paio di volte nella mia pur breve carriera di assaggiatore compulsivo mi è capitato di trovare buono quasi ogni vino di un’azienda. Non parlo, sia chiaro, di grandissimi nomi nei quali incappo solo occasionalmente per via di finanze non proprio in linea, ma di vigneron che magari fanno poco vino e, buon per noi, lo vendono anche a meno, esclusi i top di gamma (qualunque cosa significhi). Affrancarsi dal marchio dell’“abbastanza” è impresa non agevole quando conti, gabelle, bizze meteorologiche e vulgata che correla il prezzo al valore, opprimono il sonno. E tu ti ostini a smerciare intorno ai 15/20 euro o giù di lì. Se non a meno. Eppure…

Di questi sorsi, fuori dal tempo e dallo spazio, ricordo, tra i più recenti: Cirelli, Pusole, Cantina del Barone, Maccario, Claude Nouveau, Ferlat.
Ecco, appunto. Ferlat. Attratto dalle quotazioni medie, perfettamente compatibili con la maxirata del mutuo, ne ho fatto incetta, potendomi permettere un’orizzontale come Dio comanda. Non parlerò del “Sessanta” né del piccolo di casa a base cabernet franc. Ritornerò prima o poi anche sul friulano. Premetto di non sapere un accidente dell’azienda, del terroir, della policy aziendale, financo dei vitigni. E quindi, cosa resta? I vini.

Sauvignon 2015
Un salto nelle essenze. Intenso come pochi e variegato su toni freschi, imberbi, profuma di alchechengi, papaya, ananas, erba sfalciata. Chiosa salina che ravviva il sorso, istigando anche i più prudenti a pericolose ricadute.

Pinot grigio 2015
Spettacoloso ventaglio olfattivo di succo di mirtillo, cipria, scorze d’arancia e granatina. Più che la varietà colpisce la nitidezza dei toni. Non mi pare di aver sentito dire chissà che su questo vino. Allora lo scrivo io: scarsi tredici euro che stillano piacere a ogni sorso. Se penso che con gli stessi sghei a malapena mi faccio due happy meal, mi vien da piangere.

Grame Malvasia 2014
Un capolavoro. Frutto della passione, crema inglese, lavanda, agrumi canditi. Una legnata minerale che non ti aspetti, da perderci il sonno. Credo tra i bianchi del millesimo più espressivi che possiate trovare a questo prezzo. Muove in tutte le direzioni, inutile dividersi tra verticalisti ed epigoni delle forme. Qui ce n’è per ogni gusto. Numero di bottiglie prodotte? Risibile.

Ecco. Ho scantonato. Spiego in conclusione la premessa. Ogni tanto, per gioco, serve anche assaggiare a scatola chiusa. Senza infingimenti, facendosi sorprendere da quello che si offre al bevante. Di questo produttore non so molto. Troverete qualunque cosa on line. Non sono andato in azienda, mi verrebbe un po’ in salita, inchiodato come sono a mille miglia di distanza. Ma esplorare e conoscere è possibile. Nonostante la logistica. E anche comprendere un effetto senza possedere tutti i segreti della sua eziologia. Estendere la percezione oltre il dato storico, oggettivo, filologico. In sintesi: ho comprato i vini. Li ho bevuti. Ho pensato a ognuno di essi come a un incontro. Non me ne frega nulla di chi li ha fatti. E del perché li ha fatti così. Parlano e vivono al di là delle intenzioni di chi li ha voluti. Sono creature che si muovono da sole. Non scherzo. Dubito che in azienda abbiano potuto prevederne ogni singola sfumatura.

Questo vino vive. Ogni sorso ha una sua precisa dinamica. Credo che faticherei a descriverne il profilo in una profonda verticale. Come voler trovare caratteristiche comuni tra tutte le creature del genere umano. Si, sono uomini. Ma ognuno di essi è universo in sé.

10 Commenti

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Nelle Nuvole

circa 3 anni fa - Link

"Non me ne frega nulla di chi li ha fatti. E del perché li ha fatti così" O Maronna, Sor Rossetti, codesta asserzione (che approvo) mi ricorda Fantozzi e la corrazzata Potemkin! Bravo, ora vediamo se qui o altrove, con calma, si sviluppa una discussione dal titolo: BERE UN VINO SENZA SAPERE UNA MAZZA DEL PRODUTTORE ne pregiudica il giudizio?

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Samuele

circa 3 anni fa - Link

Moreno è un bravissimo e appassionato vignaiolo. Gli auguro un grande futuro ma non ho dubbi che sarà luminoso. @NelleNuvole Non sapere niente del produttore libera l'assaggiatore dal pregiudizio secondo me, un po' come le degustazioni alla cieca.

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Andrea

circa 3 anni fa - Link

Ora, tredici euro-Pinot grigio-buono-Friuli-naturale si trova eccome. Mmmm.....s.p.

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andrea

circa 3 anni fa - Link

13 euri per un grande pinot grigio sono abbastanza. Ogni annata riserva qualche sorpresa. Alcune poi diventano attualità. E passano a 13-16-20 euro. Girando si trovano bei pinot grigi ( rimane ancora la varietà più coltivata in fveneziagiulia, glera permettendo) in barba alle guide.

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Marco

circa 3 anni fa - Link

Visto che citi Claude Nouveau, cosa ti è piaciuto in particolare?

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Gianluca

circa 3 anni fa - Link

Forse il Santenay 1er Cru Grand Clos Rousseau Blanc 2013. Una sola piece: davvero una rarità.

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Marco

circa 3 anni fa - Link

E i rossi sono altrettanto interessanti? ad esempio il Santenay 1er Cru Grand Clos Rousseau Rouge 2014 ?

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Gianluca

circa 3 anni fa - Link

Buonissimo. L'ho provato per la prima volta durante un seminario di Armando Castagno.

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Marco

circa 3 anni fa - Link

Grazie per il feedback :)

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rosa

circa 2 anni fa - Link

Grazie per l'esauriente articolo- domanda: ma non è che dopo questa splendida recensione ferlat aumenta i prezzi? tanto per dire, secondo la banale proporzione domanda-offerta....

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