Gaetano Manti perde la causa contro Scavino: 15 mila Euro di risarcimento

di Fiorenzo Sartore

Maggio 2004. Avevo appena cominciato a wine-bloggare, che capitò il fattaccio: Bere, rivista che faceva capo a Il mio vino diretta da Gaetano Manti, aveva (ce l’ha ancora) questa rubrichetta cult, gioia e delizia di quei lettori: “La grande delusione”. Consisteva nel pubblicare la periodica stroncatura di qualche icona enoica adorata dal pubblico e dalla critica, esibendo il tragico scontrino, grazie al quale la reprimenda era completa: costa pure un botto, che tempi, signora mia. Quando toccò al Barolo Riserva Rocche dell’Annuziata 1997, Enrico Scavino, vigneron dell’azienda intitolata al padre, non ritenne che la recensione potesse essere rubricata tra quelle accettabili: “Come annusare una risciacquatura di un vaso di marmellata appena finito […] Quello che si è sentito, in maniera netta, è il profumo dell’acquetta lasciata in un piatto da una fetta d’anguria”. Prezzo: 115 Euro. Effettivamente Bere c’era andato giù pesante, e fu querela. Era il 2004, ora la sentenza è arrivata, Il mio vino è condannato a 15 mila Euro di risarcimento.

Gaetano Manti puntualizza: “Abbiamo pubblicato più di cento “grandi delusioni”, con toni anche più duri, senza mai avere problemi. Mettere la sordina alla libertà d’informazione e di giudizio ci sembra una sconfitta, non un vanto. Ma rispettiamo la sentenza e non ricorreremo in appello: preferiamo chiudere qui questa triste vicenda ed evitare di gravare ulteriormente sulla mole di lavoro dei tribunali italiani”. Questa è la notizia, che, manco a dirlo, adesso miscelo con un’opinione.

L’azione giudiziaria mi pareva una cosa triste, già allora. Nel frattempo mi sono nutrito di web e wine blogging. Qui tutto è veloce, e le conversazioni in tempo reale, idealmente, servono a correggere le asprezze (ed evitare querele): basta un commento. E se metto da parte l’orgoglio che mi deriva dall’essere immerso in questo ecosistema, devo anche riconoscere, rileggendo la dura recensione di Bere, che quelle parole erano al di là del comprensibile. Sarà che vivo (viviamo) in questo luogo karmico, interconnesso e conversazionale – e non vorrei fare il solito discorsetto della superiorità comunicativa della Rete rispetto al mainstream, ma: sì, siamo superiori. Poi, certo, ad ogni wine-bloggarolo è capitato un vino atrocemente deludente – e quando costa un’esagerazione, brucia pure di più. Solo, cerchiamo di evitare l’uso di descrittori tipo “risciacquatura di vaso”. La rubrica La grande delusione aveva, ed ha, questo gusto compiaciuto a buttare il sasso nello stagno, e sa il cielo quanto ci piace, qui, fare altrettanto. Magari cerchiamo di essere più cauti, o semplicemente non picchiare sotto la cintura. Sono colpito dall’affermazione di Manti, per il quale la sentenza mette “la sordina alla libertà d’informazione e di giudizio”. Forse il wine blogging, quando si autocomprime, non è del tutto libero, o forse il descrittore “acquetta” era migliorabile. Propenderei per la seconda che ho detto.

[Immagine: VineyardGate.com]

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Fiorenzo Sartore

Vinaio. Pressoché da sempre nell'enomondo, offline e online.

54 Commenti

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Sir Panzy

circa 7 anni fa - Link

Una cosa triste è scrivere un articolo del genere (quello di Bere) e pensare che sia pure legittimo scriverlo. Triste dover sputtanare un vino ed un produttore per mettersi in luce. Fiorenzo scusa: perchè dici " cerchiamo di evitare l’uso di descrittori tipo “risciacquatura di vaso” e poi sdogani il maledetto cesso di autogrill ;) ?

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Fiorenzo Sartore

circa 7 anni fa - Link

caro il mio panzy, giusta osservazione. un conto e' un descrittore dal tono letterario, riferito ad un vino senza volto nell'ambito di una storia, altra cosa associare quel descrittore ad un'etichetta e ad un produttore specifico per una recensione. gia' che siamo tra noi e non ci vede nessuno, ti diro' che quel termine era riferito ad un produttore noto, ma sia io che l'autrice abbiamo concordato di glissare alla grande (e ci mancherebbe pure).

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Sir Panzy

circa 7 anni fa - Link

Era una punzecchiatura bella e buona ;) Le differenze sono sotto gli occhi di tutti, ci mancherebbe...

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gionni1979

circa 7 anni fa - Link

Termini sbagliati, ma il succo rimane. Quante volte abbiamo trovato una bottiglia che ci ha "spennato" e ci ha veramente deluso.... E perchè non dovremmo dirlo a voce alta???? Ok moderare i termini, ma quando ci vuole ci vuole!!!

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claudioT

circa 7 anni fa - Link

Ma quando ci vuole ci vuole!!! Concordo con te e con Bere, a 115 euriii il vino mi deve far vedere la Madonna altrimenti devo e posso avere l'onestà intellettuale di dirlo a chiare lettere che fa schifo, anche se sono una rivista di settore. Critichiamo sempre il servilismo dei giornalisti verso le grandi aziende e poi quando si critica pesantemente anche in maniera originale facciamo i moralisti??? I produttori pensino a fare vino e venderlo e i giornalisti a fare informazione più possibile oggettiva...cosa che non può prescindere dal sentire di chi scrive spesso anche per fare un bel pò di clamore!

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SR

circa 7 anni fa - Link

conosco gente, nel campo della birra, che è stata querelata per avere definito i sentori di una birra "fogna di calcutta" risultato? non luogo a procedere. altro che risciacquatura di vaso qualcuno mi spiega? poi vi dico chi è

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Francesco Fabbretti

circa 7 anni fa - Link

Ci sono mille e più modi per criticare un vino senza bisogno di incorrere in terminologie che possono suscitare le ragionevoli ire del produttore e apparire, al contempo, estremamente espliciti. A dirla tutta credo che in questo caso la rivista abbia esagerato, sbagliando, perchè l'esasperazione del tono può far supporre un preconcetto. Tutto questo porta poi la sentenza ad essere travisata: non credo che il verdetto abbia voluto sancire l'eccellenza enoica del vino citato, quanto ribadire che ci sono modi e modi per manifestare il dissenso... anche più pungenti sebbene meno espliciti

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Comandante schettino

circa 7 anni fa - Link

Ma perché cercare di affermare che sul web "siamo superiori"? Ci sarà qualcuno bravo anche nella carta stampata no?! Sartore lei si sente così bravo? La leggo qui dai domiciliari e non mi sembra.... Parlando di manti invece penso che la cosa triste sia cercare la stroncatura, cioè farne un elemento di richiamo. Significa uscire e comprare una bottiglia già sapendo che ne parlerai male! È poco onesto intellettualmente. Adesso la lascio, leggo un'ora i giornali, parlano male di me come ognI giorno... Altro che stroncature!

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Fabio Cagnetti

circa 7 anni fa - Link

Articolo 21 della Costituzione della Repubblica Italiana: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione, purché questo non leda l'interesse commerciale di qualcuno che può permettersi avvocati migliori”. La verità è che le stroncature feroci sono ammissibili a una sola condizione: trovarsi negli Stati Uniti d'America, nel Canada o nel Regno Unito.

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Fabio Cagnetti

circa 7 anni fa - Link

Io vi dico solo che questa recensione (di un disco pubblicato da una potentissima major, scritto da una band che aveva venduto tre milioni e mezzo di copie dell'album precedente) non ha sortito conseguenze legali alcune: http://pitchfork.com/reviews/albums/9464-shine-on/

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Niccolò

circa 7 anni fa - Link

Io sinceramente non capisco questa reticenza nel mondo della critica enologica a evitare le stroncature. Io stesso mi sto ritrovando a non scrivere dei vini che non mi son piaciuti o mi hanno deluso (per pigrizia, probabilmente), ma come dice Alessio Guzzano a proposito delle critiche cinematografiche, "Ogni stroncatura non è che un atto di amore tradito". Se poi è lecito fare voli pindarici e scrivere lodi sperticate sui vini che si sono amati, e qui nessuno si preoccupa se il giudizio sia figlio di un preconcetto positivo, perchè dovremmo temere di esprimere un riconoscimento come quello dell'acquetta? Non conosco i termini della sentenza (me li andrò a leggere), ma se non è dimostrata un piano diffamatorio da parte de "Il mio vino" nei confronti dell'azienda, non vedo cosa si possa obiettare a un giudizio molto negativo scritto all'interno di una rubrica che si chiama "La grande delusione". Io direi anche il nome del vino dal sentore di cesso di autogrill: informazione e glissare mi pare un po' un ossimoro!

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marcocolombara

circa 7 anni fa - Link

Il produttore in questione avrebbe rifiutato una critica eccessivamente positiva? O se la sarebbe goduta?

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mikisomm

circa 7 anni fa - Link

Ben vengano anche le critiche "feroci". Ogni tanto bisogna RICORDARE che dietro ad un vino c'è: la storia di una famiglia....di un vignaiolo....di un agronomo....di un enologo.....e il futuro di tali persone! Mi chiedo se qualche rivista "marchettara"/"sputasentenze" se lo ricorda.

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Angelo Di Costanzo

circa 7 anni fa - Link

La cosa più triste è che certe "cavolate" sono gratis; nel senso, fossi un abbonato mi sarei scelto di leggerle. Se invece, liberamente, sei tu a regalarmi la rivista, per farmele leggere, sei pure convinto di darmi un servizio...

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Manlio

circa 7 anni fa - Link

Io invece credo che ci sia sempre bisogno di rispetto in particolare da parte di quelle persone che sanno bene ciò che c'è dietro una bottiglia e cosa "costa" (non parlo di €) produrla, fatiche, speranze, fortuna, delusioni... Se poi un vino non incontra i nostri favori ci sono modi e modi per dirlo, senza doverlo a tutti i costi distruggere verbalmente, senza dimenticare che ogni bottiglia ha una sua storia e magari quella presa in esame non è stata troppo fortunata e quindi penalizzata. Manlio

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Pietro

circa 7 anni fa - Link

La questione dal punto di vista formale sembra (è) irrisolvibile: da una parte c’è chi, come il giornale ‘il mio vino’, vorrebbe esercitare liberamente il diritto di critica, ma ancor prima di esso vorrebbe esercitare la libertà di parola, qualunque essa sia. Dall’altra il produttore, ma potrebbe essere chiunque altro, che si è sentito offeso e danneggiato (finanziariamente) da tale diritto. Perché irrisolvibile: perché c’è un livello tale per cui le posizioni in campo non possono che entrare in collisione di rotta. Abbassare i toni? A qualcuno potrebbe sembrare di autocensurarsi e quindi di negarsi la libertà di parola tanto agognata. Non difendersi per via giudiziaria? A qualcuno potrebbe sembrare che così facendo si lascerebbe spazio a ben altre e gravi possibilità di giudizio. Le relazioni tra le parti sono determinate in genere da rapporti di forza, dove la legge è spesso soltanto un contorno labile di un quadro che sono avvocati, tribunali, potere … a definire in termini compiuti. Ma non è così anche per altro? Non viviamo forse in un mondo in cui la mia capacità di difendersi in fase giudiziale è direttamente proporzionale allo status sociale, politico e di classe al quale si appartiene? Ma andiamo oltre: il problema della comunicazione. Il vero nodo per quanto mi riguarda non sta tanto nella liceità di critica a qualunque, e ripeto, a qualunque condizione possibile (anche le più turpi e volgari), ma la possibilità di accesso reale ad un diritto di replica, ovvero alla possibilità sostanziale di usare gli stessi strumenti in qualità e quantità di coloro che mi criticano. Questo è a parer mio il nodo centrale della comunicazione e della violenza che da essa si genera: perché si tratta spesso di una violenza di tipo unidirezionale in cui coloro che non hanno accesso (potere, soldi capacità…)ai mezzi di comunicazione di massa sono spesso le prime vittime dello stesso sistema. La difesa in giudizio è, al contrario di ciò che normalmente si crede, un punto di debolezza. La vera sfida sta nel ribaltare il sistema della comunicazione, e forse non solo quello.

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Comandante schettino

circa 7 anni fa - Link

Ma la questione non è la stroncatura, è il modo. Si può dire che un vino è cattivo senza dire che sa di cessi! La diffamazione è questa, per esprimere le opinioni non si deve offendere. La sentenza credo insista su questo. Manti è contento, la sua strategia paga... Infatti si sta parlando del suo pessimo lavoro editoriale... Gratisperlui. Ma voi siete troppo furbi per accorgervene...

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Francesco

circa 7 anni fa - Link

Comandante Schettino (ed il nome è già un programma!!), è vero che bisogna esprimere opinioni senza offendere (e lei già solo utilizzando questo nick sta offendendo tutta una categoria di persone che sono rimaste vittime di un .... non continuo perché altrimenti la mia opinione sarebbe offensiva e il bon ton non lo vuole!!), ma è pur vero che: in primis Manti non ha fatto alcun riferimento ai cessi! secondo poi: Manti e le sue riviste (Bere ed il mio vino) non hanno certo bisogno di pubblicità, anche perché tutti coloro che lavorano nel settore e anche moltissimi amanti del settore già li conoscono. Quante volte anche lei avrà criticato un piatto od un vino con toni non proprio galanti??? beh Manti ha fatto lo stesso e continua a farlo! Anche per salvaguardare persone che leggendo "Barolo" e vedendo il prezzo pensano di prendere un vino strepitoso, ed invece non lo è! Sicuramente i toni sono molto più accesi di tante altre guide, ma se tutti utilizzassero le stesse terminologie, le stesse recensioni, gli stessi toni, gli stessi punteggi.... sai che noia!!!???

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gp

circa 7 anni fa - Link

Mi sembra che sia la seconda parte dell'articolo che i commenti pervenuti fin qui siano fuori strada. In questo episodio, per quello che ne racconta Sartore e l'articolo linkato di LaStampa.it, non c'entrano né il diritto di critica né il "galateo" della critica. C'entra l'attendibilità della critica: la risciacquatura di vaso di marmellata e l'acquetta di anguria si trovano certamente in vini in commercio (in particolare a basso prezzo), non in un Barolo riserva del 1997 di un produttore che potrà piacere più o meno, ma è di indiscussa serietà. E' corretto che in una critica evidentemente inattendibile un giudice possa ravvisare gli estremi dell'offesa gratuita o della diffamazione. Non sono un lettore assiduo di quella/e rivista/e, ma nelle tre o quattro volte che ho letto la rubrica in questione ho notato l'uso di terminologia non solo non tecnica, ma imprecisa e raffazzonata, che dava alle stroncature (di per sé legittime in linea di principio) un carattere di arbitrarietà. Mi ricordo anche di avere pensato in un'occasione che se fossi stato il produttore avrei fatto causa, tanto mal motivata era la critica. Certo, non tutti hanno la pazienza di imbarcarsi in una causa che in Italia finisce per durare più di 7 anni, come in questo caso...

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Comandante schettino

circa 7 anni fa - Link

Gentile francesco, parla come uno a libro paga di manti... Ma non importa. Manti edita delle brutte riviste fatte da gente incompetente e la stroncatura è utile a lui e non ai lettori. La noia me la fa venire lei! Tanta!

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Francesco

circa 7 anni fa - Link

Comandante Schettino, se le faccio venire noia, faccia come sempre, ABBANDONI ANCHE QUESTA NAVE e faccia vedere la sua codardia! Non sono sulla lista paga di Manti, ma sarebbe cmq meglio essere su quella lista piuttosto che rimanere incompetenti come lei. Difficile saper accettare le critiche e migliorarsi, questo le persone come lei e Scavino non potranno mai capirlo! buon naufragio!

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Lido

circa 7 anni fa - Link

Scusate una domanda, ma i vini o le aziende che fanno pubblicita' su tale rivista hanno mai avuto stroncature barbare? Ma se non vado errato bere non esiste piu' da mo' . Penso che la critica vada benissimo, la denigrazione no, e poi che fortuna esci compri una bottiglia per fare l'articolo ed e' perfetta fa proprio schifo come la cercavi tu, pensa un'po se la trovi buona,,,, e' veramente da bestemmiare, ed ora che ci facciamo, parlarne bene no, non fanno pubblicità, ed allora ? Non so come funziona voi ll sapete, io non ci sto a capire nulla.

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Carema86

circa 7 anni fa - Link

Rispondo alla tua domanda. Da quando mi sn accorto che la pubblictà su il mio vino (tanta) era direttamente proporzionale agli articoli dedicati loro sulla stessa rivista (tutti positivissimi), ho smesso di acquistare il mio vino.

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VINATTIERE

circa 7 anni fa - Link

Quoto alla grande....ARTICOLO DI PRESENTAZIONE DI UNA CANTINA E RELATIVI VINI, 4 PAGINE DOPO PAGINA PUBBLICITARIA DELLA CANTINA STESSA. Altra nota dolente il prezzo aumentato di 90 cents da un mese all'altro, per poi vedere mese dopo mese l'assottigliarsi delle pagine...che tristezza!!!!

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Gabriella

circa 7 anni fa - Link

Personalmente sono molto contenta di questa sentenza, i degustatori, spesso, dimenticano che il loro parere è assolutamente soggettivo, pertanto dovrebbero esprimerlo con le dovute riserve e nel modo più educato possibile, sopratutto qualora fosse negativo. Purtroppo, invece, sono tra le specie più arroganti, capricciose e prime donne ... imparino a volare un po' basso.

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Alessandro

circa 7 anni fa - Link

Se uno dice che "Il mio vino" è semplice carta da cesso e per quello che è va usato, si richia una querela?

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Fiorenzo Sartore

circa 7 anni fa - Link

forse sì, forse no, "uno" farebbe bene a usare l'ampio vocabolario della lingua italiana e usare una perifrasi. ma per amore dello stile, per dire. imho.

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Fabio Cagnetti

circa 7 anni fa - Link

Riflessione: con lo stesso criterio, i cinepanettoni incasserebbero più in tribunale che in sala.

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Angelo Di Costanzo

circa 7 anni fa - Link

Sono sconcertato dall'idea che qualcuno addirittura lo comprasse!

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Carema86

circa 7 anni fa - Link

Errori di gioventù. Non me ne perdevo uno ;-)

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Angelo Di Costanzo

circa 7 anni fa - Link

Ti sono vicino :-)

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claudioT

circa 7 anni fa - Link

ANGELO MA NON LA VENDEVI IN ENOTECA????

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Angelo Di Costanzo

circa 7 anni fa - Link

Assolutamente no!

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eros

circa 7 anni fa - Link

mi pare che definire un vino "tossico" sia ben più grave che affermare che sia sciacquatura di marmellata. C'è qualche querela in corso che sappiate Voi?

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Armando Castagno

circa 7 anni fa - Link

Mi piacerebbe pensare il contrario, e invece penso che più leggo le righe della pretesa diffamazione, più trovo la condanna semplicemente allucinante e priva di un qualunque appiglio giuridico consistente. "Come annusare una risciacquatura di un vaso di marmellata appena finito [...] Quello che si è sentito, in maniera netta, è il profumo dell’acquetta lasciata in un piatto da una fetta d’anguria". Embè? E' veleno, la marmellata? E' veleno, l'anguria? Sono descrittori, questi. Danno l'idea di quel che il giornalista - ahem - ci ha sentito. Per quanto io pensi de Il Mio Vino tutto il male possibile, perché è una rivista fatta di redazionali e senza una firma che è una, devo ammettere a me stesso che potrei - domani, dopodomani - andare soggetto a una condanna simile, e che reagirei con tutte le mie forze a una plateale ingiustizia. Perciò, offro umilmente la mia solidarietà all'estensore del pezzo; conta nulla, e stento a crederMi :) , ma eccola qui.

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Carema86

circa 7 anni fa - Link

quoto

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Simone Maglioni

circa 7 anni fa - Link

;-)

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Gabriele Succi

circa 7 anni fa - Link

Quoto Armando. Di vaccate sul vino se ne scrivono una caterva..che volete che sia una di più? Il problema è che adesso ogni produttore che vedrà il proprio vino "stroncato" da qualche parte, essendoci un precedente, si darà da fare per guadagnarci sopra... Detto questo, IMHO, è stato molto peggio l'infelice intervento di Nossiter quando ha dichiarato che i vini di CdG sono "Tossici"... O no?

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La grande delusione

circa 7 anni fa - Link

La grande delusione è stata comprare il mio vino per la prima e ultima volta...come Mr.Castagno credo che i presupposti per una condanna non ci siano assolutamente, ma più nel profondo..ci godo !! Ancora peggio però riescono a fare nell'altra rubrica, Davide contro Golia...mah...

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Carema86

circa 7 anni fa - Link

Mamma mia che mi hai fatto ricordare... ahahah dei paragoni ridicoli, non vedevo l'ora di leggere quella rubrica per ridere come un matto... che ricordi!:-) :-) :-)

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Andrea Petrini

circa 7 anni fa - Link

In tema vorrei contribuire linkando e copiando quanto riportato oggi su Bibenda 7. Si parla di contrastare la "dittatura della democrazia virtuale" La critica enologica ha ancora un ruolo? E se sì, quale? A chiederselo è il “guru” (e vigneron bordolese) Denis Dubourdieu, secondo cui per fare un grande vino c’è bisogno di quattro fattori: vignaioli all’altezza, commercianti capaci di vendere, consumatori che lo vogliano acquistare e critici del vino in grado di valutarlo. Il problema è che oggi, per Dubourdieu, tra blogger e social network, chiunque dà il proprio giudizio, anche senza averne la minima competenza, ed il giornalista del vino, complice la crisi della carta stampata (non è il caso di BIBENDA ovviamente! Ndr), gioca un ruolo sempre più secondario, fin quasi a scomparire, lasciando “solo” il consumatore. La salvezza? Passa per una ridefinizione dell’arte della critica che “scongiuri la dittatura di una democrazia virtuale”. A ciascuno, come sempre, il suo pensiero ... Condividiamo appieno e volentieri riportiamo sulle pagine di BIBENDA7 per tutti i nostri lettori. La versione integrale in francese la riportiamo qui sotto. Pour qu’il y ait de grands vins, il faut, comme le dit si bien Denis Dubourdieu, des vignerons pour produire ces grands vins, des commerçants qui sachent les vendre, des consommateurs qui aient envie de les acheter, et quatrième condition des critiques du vin pour les évaluer, les noter: «Des bloggeurs et des journalistes». Ce n'est pas une fable mais un drame probable en 3 actes et raconté en 10 lignes: 1) D’abord l'apparition d'Internet, des bloggeurs, des réseaux sociaux (tout le monde peut donner son avis, avec ou sans talents, souvent sans expériences et sans expertises, et toujours pour faire son autopromotion!) 2) Puis crise de la presse et en particulier de la presse du vin (moins de 300 journalistes écrivent sur la vigne, sur le vin, sur la gastronomie, en France!) Pas d’argent, pas de moyens, pas d’indépendance, pas d’audace. 3) Et au 3ème et dernier acte, disparition de l’art de la critique du vin... Perdu par la multiplicité des références, des origines, des prix, le consommateur perd confiance et se protège en réduisant ses achats de vins! Pour éviter le drame, journalistes et éditeurs, du papier ou du numérique, devraient se réunir pour redonner un sens au journalisme du vin, redéfinir l'art de la critique. Enfin, il faudra accepter une certification des acteurs de la critique, de la notation, par une Autorité, sinon les technologies du numérique pourraient imposer la dictature d'une démocratie virtuelle.

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Fiorenzo Sartore

circa 7 anni fa - Link

Interessante intervento, Andrea, grazie. La questione del lettore "lasciato solo" è un elemento centrale della rivoluzione copernicana conseguente alle conversazioni online. Io spesso ho rilevato che questa solitudine richiede uno sforzo critico maggiore in chi legge, una specie di assunzione di responsabilità nuova, in un mondo nel quale la conoscenza è decentrata e le auctoritas perdono autorevolezza - se per colpa loro o per il destino cinico e baro connesso ai nuovi media, ora non approfondisco. Questo è un fatto trasversale, ed ha a che vedere con la grande libertà che il mezzo ci regala. Parafrasando Spiderman (ho fonti curiose, lo so) da questa grande libertà deriva grande responsabilità. Nutro comunque tenerezza per quelli che pensano che finiremo per farci male, arrangiandoci da soli. In fondo sono premurosi, no? Forse un giorno li ricorderemo con affetto.

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Andrea Petrini

circa 7 anni fa - Link

A me sembra l'ennesimo attacco alla Rete fatto da persone che stanno perdendo privilegi. Mi spiace solo che Bibenda, ancora una volta, si sia messa dall'altra parte come se il mondo dei blog e dei social network sia il nemico.

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maurizio gily

circa 7 anni fa - Link

Rivista da evitare, ma sentenza pericolosa. Si diffama una persona, ma si può diffamare una "merce", sia pure di altissimo valore? Se scrivo che una certa auto o un certo capo di moda mi fa orrore rischio una condanna? Attenzione che qui rischiamo grosso, non è un bel precedente per la libertà di stampa. In casi come questo a mio avviso un produttore ha a disposizione modi e strategie migliori, meno costose e più efficaci per tutelare la reputazione dell'azienda che non le vie legali con il rischio, tra l'altro, di perdere la causa: e il fatto che in questo caso l'abbia vinta non credo, e neppure lo spero, che diventi la norma.

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gp

circa 7 anni fa - Link

Se scrivi su una rivista del settore che l'auto in questione non tiene la strada e sbanda a 30 km all'ora o che il capo di moda in questione è fatto di cartone, e non è vero, mi sembra evidente che puoi essere chiamato a risponderne. Francamente sono stupito di tanta tolleranza degna di migliore occasione anche da parte di persone di solito molto sensate.

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Armando Castagno

circa 7 anni fa - Link

Gp, qui c'è scritto solo che il vino sa di questo e di quest'altro, e nessuna delle sostanze evocate è venefica - ricorderai della querelle sull'alcol METILICO, o metanolo, "sentito" da qualcuno in una grappa di Romano Levi. Quoto Gily: sentenza pericolosa, sulle basi cui poggia, che sono inconsistenti. Mica dico che la diffamazione non esiste: dico che non è questa.

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gp

circa 7 anni fa - Link

Cosa c'entra il venefico? Ripeto: se il vino in questione avesse avuto veramente quei due descrittori principali o esclusivi (risciaquatura di vasetto di marmellata e acquetta di anguria), sarebbe un oltraggio alla Docg Barolo. Se non li ha mai avuti, stando anche al mondo della critica (il corrispettivo di quella comunità scientifica che si prende come riferimento nel mondo della scienza), allora è stato oltraggioso attribuirglieli, in una pubblicazione a stampa a diffusione nazionale, e la sentenza è giusta.

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Armando Castagno

circa 7 anni fa - Link

Devono averti sottratto la password, non puoi aver scritto questa cosa qui. Adesso il giudice condanna per diffamazione perché l'acquetta dell'anguria è un oltraggio alla docg Barolo. Ma su.

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gp

circa 7 anni fa - Link

Il riassunto che fai non corrisponde a quello che ho scritto. Ho detto che in questa vicenda era comunque in gioco un oltraggio, e l'ho detto anche per rispondere a minimizzazioni come quella di Zakk qui sotto, che aggiustano a proprio piacimento i fatti (l'"acquetta di anguria" che diventa per magia anguria). Delle due l'una: o i descrittori (esclusivi o principali) usati dalla rivista sono giusti, e allora quel vino è un oltraggio alla Docg Barolo, o sono sbagliati oppure gravemente lacunosi, e allora la rivista ha oltraggiato il produttore, come ha sentenziato il giudice. E' chiaro adesso?

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zakk

circa 7 anni fa - Link

Vorrei ricordare che il sentore di anguria ricorre spesso pure nei vini di tale Roberto Conterno. Magari l'intensità sarà diversa, magari prevale qualcos'altro, ma sempre di anguria si tratta e per quel che mi riguarda non l'ho mai considerato un sentore sgradevole. Ce ne sono anche altri di barolo che hanno quel sentore e a mia memoria tutti notevoli. Scavino, dopo aver intentato la causa, ha perso un cliente. Adesso che l'ha vinta farò pure pubblicità al contrario.

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Angelo

circa 7 anni fa - Link

http://vino.blogautore.espresso.repubblica.it/2008/01/08/top-gear/

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Alessandro

circa 7 anni fa - Link

Il Mio Vino è una rivista... [commento moderato] ...Giochino triste e arcinoto Mah. Pure il tuo commento non era propriamente uno zuccherino. Vediamo di esprimere opinioni senza esagerare. Grazie. [F.]

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Sara

circa 7 anni fa - Link

Personalmente, penso che se un vino che costa una discreta somma ci delude è giusto dirlo, non vedo perchè dobbiamo classificare un vino caro come un vino buono. Sono partita dalla base della catena di produzione enologica per farmi le ossa, prima ero in cantina poi facevo corsi di degustazione e alla fine sono arrivata sulle riviste, mi sono sempre chiesta come ragionano le persone in fatto di vini. Bene ho capito che molto spesso la gente guarda l'etichetta e il cartellino del prezzo per poi dire "è un vino buono" ho assaggiato molte Grandi Delusioni e mi sono accorta che spesso e volentieri veniamo spennati per dei vini che sanno davvero di risciacquatura..e allora? Non dobbiamo dirlo?? Ci sono tanti , tantissimi vini buonissimi e semi sconosciuti con dei prezzi ben più abbordabili fatti con amore e passione che si fregiano di farsi capire da chi va oltre la nomea, i cartellini sparati alle stelle e le etichette che si fanno conoscere per il loro nome, sono questi i vini che meritano. Poi ognuno fa come gli pare, però... le querele di questo genere mi fanno pensare un pò a quegli individui che partono dal presupposto che fanno tutto giusto e non sbagliano mai. Conosco Gaetano Manti e il suo Team, ho avuto modo per lungo lungo tempo di collaborare con loro, sono persone che possono sbagliare come tutti, ma sono veri e sinceri, dicono quello che è senza tanti fronzoli e si sono fatti strada in un settore dove il monopolio delle solite riviste patinate è ormai totale. Meno male che qualcuno che dice anche le cose come stanno c'è...perchè altrimenti saremmo perennemente guidati dalle solite vecchie voci che dicono tutte la stessa cosa, " seguiamo il vento che tira". Buona giornata! ( e buon pranzo vista l'ora!)

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