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Nome: Luca Risso
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Commenti degli utenti

  1. La top ten dei microbi nel tuo bicchiere di vino

    Mi stupisce un po’, e poi mi taccio, l’assenza di Saccharomyces importanti come l’Uvarum, papà del Bayanus per intenderci, che tutti ben conoscono.
    Luk

  2. La top ten dei microbi nel tuo bicchiere di vino

    Mi si permetta qualche chiosa da pedanteria post prandiale.

    “Saccharomyces cerevisiae vive di preferenza sulle bucce degli acini d’uva”
    E’ falso. Sulle bucce degli acini d’uva pare non viva proprio niente. D’altro canto un lievito è fatto per vivere e riprodursi in un ambiente umido e zuccherino. La buccia dell’uva è secca e priva di zucchero. Il discorso cambia se la buccia si rompe…

    “Oenococcus oeni…ammorbidisce e toglie spigoli ai vini del nord che, causa freddo, maturano con difficoltà”
    Non sono i vini del nord amaturare con difficoltà (maturano benissimo) ma le uve.

    “Hanseniaspora –È un lievito presente sulle bucce in minima quantità e con poca capacità fermentativa. Pare sia tra i responsabili delle prime fasi di trasformazione dello zucchero, ma muore quasi subito per colpa dell’alcol, poverino.”
    Hanseniaspora non basta, ce ne sono tante, l’Hanseniaspora Guilliermondii tipico delle regioni calde, resiste anche ad alte dosi di solforosa e l’alcol gli fa un baffo. Produce molta volatile ed è il responsabile di quei bei cirò-primitivi-neri d’avola di una volta, pesanti come il piombo, ossidati e acetosi.

    “Botrytis cinerea”
    Questa nel vino mi pare proprio non c’entri nemmeno di sguincio, nel senso che non ha attività sul mosto.

    Luk

  3. Ho visto anche modernisti felici | Miniverticale di Gewürztraminer Feld, Armin Kobler

    Che si fa?
    Si beve!
    :-)
    Luk

  4. Cosa succede quando un Consorzio fa lo "sciopero dei tre bicchieri"

    La vespa era Special.
    Ma chi ha indotto i malcapitati vignaioli bolognesi a impestare le loro colline con Cabernet&Co?
    Luk

  5. Al vino naturale non serve un debunker

    “E soprattutto : la Teiera di B. Russel può essere utilizzata per il té alla pesca?”

    No, solo letame di mucca pluripara.
    :-)
    Luk

  6. Al vino naturale non serve un debunker

    Cosa succede a Itravino, si mangia i commenti? :-)

    Se io sostenessi che tra la Terra e Marte c’è una teiera di porcellana in rivoluzione attorno al Sole su un’orbita ellittica, nessuno potrebbe contraddire la mia ipotesi purché mi assicuri di aggiungere che la teiera è troppo piccola per essere rivelata persino dal più potente dei nostri telescopi. Ma se io dicessi che, posto che la mia asserzione non può essere confutata, dubitarne sarebbe un’intollerabile presunzione da parte della ragione umana, si penserebbe giustamente che sto dicendo fesserie. Se, invece, l’esistenza di una tale teiera venisse affermata in libri antichi, insegnata ogni domenica come la sacra verità e instillata nelle menti dei bambini a scuola, l’esitazione nel credere alla sua esistenza diverrebbe un segno di eccentricità e porterebbe il dubbioso all’attenzione dello psichiatra in un’età illuminata o dell’Inquisitore in un tempo antecedente.

    B. Russel

  7. Al vino naturale non serve un debunker

    Massì, citiamo anche un debunkatore un po’ più illustre!:

    <>

    B. Russel

    Ut teiera sic biodinamica

  8. Il futuro del vino (naturale) sono i piccoli produttori illuminati

    …Vini Sani:

    http://www.affaritaliani.it/cronache/alcol-studio-tumore-faringe261010.html

    :-(

    Luk

  9. Liberi tutti | I 3 bicchieri 2011: Marche, Liguria e tutti i premi speciali

    Le Serre di Lupi, per dire, si trova alla Coop
    Luk

  10. Arianna Occhipinti | La mia storia

    Ho capito, la risposta era un po’ troppo implicita.
    Non si può insegnare l’inconosciuito, nè un consulente può pretendere una parcella per fare un vino con un certo livello di probabilità di presentare dei difetti. Queste scelte encomiabili e lodevoli debbono essere prese in prima persona dal produttore, come Arianna appunto.

    Luk

  11. Arianna Occhipinti | La mia storia

    Si può dire sommessamente che i vini di Arianna bevuti un anno fa circa a Fornovo avevano una volatile secondo me non accettabile se non per le simpatia che ella suscita, e cioè che volendo trovare un esempio di eccellenza nell’enologia vinonaturista, questo non è quello giusto?
    Luk

  12. Enoteche e ristoranti contro il prezzo sorgente sbagliano

    Tom, ti stimo tantissimo!
    Luk

  13. Sta arrivando dall'Australia un bastimento carico di aglianico

    @Antonio
    “.p.s.: perchè secondo te, molte doc italiane non permettono il confezionamento in PET?”

    IMHO per pura sindrome di Tafazzi. Se vendi vino in una confezione che costa più del contenuto (e succede) sei tagliato fuori in partenza.
    Il Problema di certe DOC, per non dire tutte, non è il contenitore ma quello che c’è dentro.

    Luk

  14. Sta arrivando dall'Australia un bastimento carico di aglianico

    @Antonio,
    Non siamo così importanti. Il mercato Italiano e in generale europeo, se escludiamo l’Inghilterra che fa storia a sè, è del tutto marginale per l’Australia, che proprio penso giustamente se ne impippi se adesso potrà esportare una bottiglia di barbera in Italia chiamandola con il suo nome.

    Eticamente poi non posso che essere contento che si possa importare Aglianico australiano, dopo che abbiamo impestato il mondo con cabernet e merlot del piffero, che non sono certo vitigni italiani, essendo del tutto falso poi che il sistema Francese si fondi su 4-5 vitigni. Solo nello Châteauneuf-du-Pape ne sono ammessi 13.

    Si può proteggere un toponimo, vedi vicenda Tocai, si può proteggere un nome storico tradizionale, vedi il marchio Brunello, non si può proteggere il nome di un vitigno, che giustamente deve essere un patrimonio universale.

    Luk

  15. Sta arrivando dall'Australia un bastimento carico di aglianico

    Naturalmente al nebbiolo è già toccato, da tempo
    http://www.vinodiversity.com/nebbiolo.html

    Luk

  16. Sta arrivando dall'Australia un bastimento carico di aglianico

    Grazie a questo post abbiamo scoperto che:
    -Gli australiano stanno piantando aglianico grazie a “La recente legge che ha liberato dai vincoli di esportazione i nostri vitigni”
    2-Gli Australiani “non hanno vincoli né leggi che possano tenerli a freno” (insomma degli animali)

    Ma è un post serio o umorismo involontario?

    Metto un link così, per farsi un’idea

    http://www.vinodiversity.com./

    Luk

  17. Indigeni o selezionati? | Un bravo degustatore e i lieviti

    Ciao Corrado,
    Il link riportato (non per nulla di una casa produttrice di additivi e lieviti) dimostra a mio avviso che i lieviti aromatici sono in primis una abile trovata di Marketing. Riuscitissima dato il successo commerciale e le razioni che suscitano tra gli appassionati. Oggi basta che uno senta un po’ di banana o di frutto della passione in un vino e via! dagli all’untore del vino tecnologico fatto di lieviti aromatici.

    Ne vengo fresco fresco da una degustazione di vini più che naturali, direi artigianali, in casa di intraviniani tra l’altro :-) dove sono sicuro al 100% che di lieviti selezionati (meno che meno aromatici) non ne sono stati usati, eppure abbiamo trovato in alcuni campioni sentori di banana addirittura caricaturali. Come mai? Perchè tutti i lieviti producono alcoli superiori e relativi esteri, chi più e chi meno, certo, ma molto anche in funzione della temperatura a cui si trovano a fermentare, ovvero un lievito così detto aromatico può produrre meno esteri di un lievito così detto neutro, solo giocando con le temperature di fermentazione. Inoltre affidandosi a una fermentazione spontanea può benissimo essere il caso di imbattersi in un lievito fortemente produttore di esteri, e quindi aromatico secondo questa classificazione. Famoso è l’esempio del bianco di Pittigliano, a base trebbiano peraltro, che fino a quando era fermentato in fresche grotte di tufo era profumato e fruttato, passando ai capannoni è diventato un bianco anonimo, fino all’introduzione dei tini termoregolati.
    Quindi attenzione ai markettari, che sono abilissimi a creare miti e pseudo-letteratura. Si veda ad esempio nell’articolo da te citato il discorso ingannatore sull’attività beta-glucosidica, che pare proprio i lieviti non abbiano, mentre interesse di Enartis è vendere l’enzima relativo che mi pare sia estratto da muffe.

    Con questo si badi bene non nego che giocando opportunamente con il ceppo di lievito e la temperatura si possano ottenere vini caricaturali, che li facciano e se li bevano pure! it is not my cup of tea.

    Però non tutti sanno che anche grazie a lieviti che tu classificheresti certamente come aromatici, e cioè i Bayanus gen. uvarum, molti passiti italiani, in passato marsalosi e piatti, sono diventati fruttati e freschi, amarone in primis.
    Non è che tutti questi ceppi siano mostri creati dall’uomo, è tutta roba che esisteva in natura, selezionata e al massimo incrociata per isolare le caratteristiche volute. Lieviti geneticamente modificati almeno in Europa per ora sono vietati.

    Luk

  18. Indigeni o selezionati? | Un bravo degustatore e i lieviti

    Finché è uvarum va anche bene; il casino è quando l’Hanseniaspora è guilliermondii, o quando c’è pure Schizosaccharomyces pombe. In questi casi vai a parlare di tipicità!

    PS Regalo una bottiglia a chi mi spiega bene cosa è un lievito “aromatico”.

    Luk

  19. Corrado Dottori | I vini naturali e il vicolo cieco

    Un po’ di tempo fa (un bel po’) ebbi a scrivere una butade: “…in questo momento in cui i vini naturali, biodinamici e biologici sono di gran moda, in cui sembra delinearsi una consistente fetta di consumatori contrari senza se e senza ma ad ogni manipolazione enologica, verranno prima o poi selezionati lieviti in grado di lasciare quell’ombra di pollaio, quell’idea appena accennata di spunto, enzimi capaci di riprodurre senzazioni un po’ amare? Insomma qualcuno starà già sperimentando un’enologia dell’imperfezione (naturalmente perfettamente riproducibile) capace di trasformare il tavernello nel vino del nonno?”

    Pare di sì :-)

    Luk

  20. Il Friuli-Venezia Giulia ha chiesto la secessione. Da se stesso

    Dato il taglio patriottico, tattandosi di un (ex) vino Italiano, magari scriverei Tocai.
    Poi c’era anche il Tokay d’Alsace e c’è il Tokaji in Ungheria.
    :-)
    Luk

  21. Anteprime Toscane | Brunello di Montalcino 2005 e Riserva 2004 (prima parte)

    Direi che queste affermazione
    “..difficile annata 2005 … vini scontrosi, duri e molto corti in bocca…l’impressione è che le bottiglie davvero buone, anche per quest’annata, si dovranno cercare col lanternino.”
    Spiega molto bene sia le ragioni di chi vuole aprire al merlot, sia quelle di chi non vuole.

    Luk

  22. Dettori Rosso 2005 | Trattato di antropologia vinosa

    Non imbottiglierà il 2008 principalmente perché l’uva se l’è mangiata la peronospora, dato che Dettori non usa nemmeno il rame. In Sardegna si può fare, ma quando pure lì, qualche volta, piove assai come nella primavera del 2008, allora sono guai.
    Luk

  23. Famolo strano | Movia: se lo spumante non è "Puro" che piacere è?

    Tanto più se si tratta di un signor spumante, qualcuno mi spieghi cosa c’è di “impuro” in una bella sboccatura preventiva!
    Luk

  24. Famolo strano | Movia: se lo spumante non è "Puro" che piacere è?

    C’è una differenza sostanziale di pressione tra un normale frizzante tipo prosecchino “sur lie”, e uno spumante come pare essere questo. Se aperto nel modo usuale, penso che non sia un bel vedere (ma anche bere…)
    Luk

  25. Famolo strano | Movia: se lo spumante non è "Puro" che piacere è?

    Mi viene da dire “Puro” come fango di sorgente…
    Luk

Editore: Antonio Tomacelli. Staff: Alessandro Morichetti. Collaboratori: Fabio Cagnetti, Francesca Ciancio, Giovanni Corazzol, Jacopo Cossater, Elena Di Luigi, Vincenzo Donatiello, Gianpaolo Giacobbo, Emanuele Giannone, Andrea Gori, Lucia La Gatta, Cristiana Lauro, Vittorio Manganelli, Mauro Mattei, Alessio Pietrobattista, Leonardo Romanelli.Supporto tecnico: Consolidati
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