Viaggio nella Champagne | Le Mesnil: tu chiamala, se vuoi, cooperativa

di Andrea Gori

Le Mesnil-sur-Oger, mitico villaggio della Côte des Blancs, si trova quasi all’estremità sud, a 24 kilometri da Epernay, tra Vertus e l’altro villaggio cult, Cramant. Qui ha sede Le Mesnil , cooperativa di recoltant che insieme gestiscono 300 ettari (sui circa 1000 totali) e formano la seconda più grande cooperativa in Champagne tra quelle che lavorano uve. Nel loro registro clienti, nomi altisonanti come Taittinger, Perrier Jouet, Roederer, Paillard, Pol Roger e si vocifera persino Salon (ma non lo ammetteranno mai). Di sicuro qui attorno ci sono i vigneti più strategici di Chardonnay della Veuve Clicquot e ovviamente il Clos du Mesnil di Krug. Tutti qui a spartirsi le migliori parcelle che non comprendono quelle più in alto vicino ai boschi ma quelle a mezza costa ricche del gesso più puro e bianco di tutta la regione. Che, al calore del sole, diviene fonte di gioia assoluta.

Scopriamo, durante la visita, che la qualità non solo è possibile ma è addirittura obbligata dal terroir. Immaginatevi il periodo fine agosto-inizio settembre, con gli acini di chardonnay succosi e profumati che cominciano ad essere pronti, acidità quasi a 10 gr/l, zuccheri alti e pochi giorni per lavorare migliaia di quintali d’uva in questa sede. Ad accoglierla 26 postazioni di arrivo e 20 presse pnuematiche computerizzate ready to go, poste subito sotto il pavimento.

Lo spiegamento di mezzi è imponente e del resto qui le uve hanno prezzi record anche per la Champagne (6,2 € al chilo, per avere un’idea, nel Chianti Classico quest’anno il prezzo era di 0,8 € al chilo) ed è come aver per le mani l’oro, che le grandi maison ti pagano come tale solo se lavori in maniera ineccepibile.

Per capire come lavora un simile cooperativa, dopo una veloce visita agli impianti ci fiondiamo ad assaggiare i vin claires suddivisi in prima spremitura (detta cuvèe, ovvero i primi 2050 litri che si ottengono da 4000 kg di uva pressati) e taille (circa 550 litri, dopo la seconda spremitura) e a seconda del fatto che abbiano svolto la malolattica (quindi più o meno acidi). Ecco le nostre impressioni:

Chardonnay 2011 malo Première cru taille
Morbido e dolce, agrumatissimo e ricco di pompelmo e acacia. Bocca acida ma non tremenda: polposo.

Chardonnay Grand cru 2011 Cuvèe malo
Un Mesnil più floreale e fine con una bella trama di fiori bianchi e tanta dolcezza. Bocca ancora acidissima, limone puro, ma si sente corpo struttura e sostanza da “Grand”. Ci verrebbe fuori un gin lemon spettacolare.

Chardonnay 2009 Reserve (vini di riserva suddivisi per annate, in cemento)
Naso di tiglio e lime, fiori di campo e a seguire fieno e un che di gessoso.  Corpo ben presente, ma con un’acidità più rilassata e una tensione minerale che non viene mai meno.

Chardonnay 2003 Reserve
Molto fiore ma poca acidità. Naso spaziale di zagara e ibisco, altoatesino quasi. Bocca appena bevibile, piatta, ma per molti blend questa è materia di lusso. Noi ne avremmo volentieri finita una bottiglia, sinceramente.

Proseguiamo il giro e arriviamo nella cantina di conservazione dove ci servono alcune bottiglie, pescando anche interessanti millesimi:

Le Mesnil sa Bdb Grand Cru (Sboccatura febbraio 2011)
Basato sull’annata 2006 più riserva. 8gr/l
Floreale di campo, acacia e rosmarino intenso. Bocca millimetrica e sfaccettata di nocciola e mandorla: buonissimo. 87 (per 25€ sullo scaffale, wow!)

Le Mesnil bdb Millesime 2004 Grand Cru (degorgement Dicembre 2010)
Vigne più vecchie con esposizioni solo a sud, niente malolattica e una freschezza notevole. Intriganti le not di toast e brioche, con una mineralità affiorante e note appena ossidate di acacia e tiglio intensi. Bocca ricca, cremosa e finissima, citrina giovanissima: da attendere. 88

Le Mesnil 1983 (degorgement 2010)
Vinoso e speziato, quasi un vermouth con note di tabacco biondo. Molto bello l’arancio candito,  lo sherry e quel pizzico di sottobosco autunnale. Bocca cremosa, con bollicine piccole e fini, bevibilissimo. Si sente l’origine, si sente Mesnil, si sente l’età, si aspetta il foie gras! Stupendo. 92

Le Mesnil 1978 deg 2/2010 3 bottiglie aperte, tutte andate senza CO2

L’impressione che riportiamo da Le Mesnil è che in effetti ci sia una mineralità viva ma soprattutto una componente fruttata e matura che impressiona anche in annate più giovani. Del resto siamo a sud dove maturazione e grado zuccherino sono tra i più alti della Champagne. Oltre il fruttato, ricca anche la componente aromatica con acidità che ti aspetteresti cedere dopo un poco e invece restano lì, intatte. Comparando gli assaggi anche di altre zone ci si rende conto come Le Mesnil sia in effetti un elemento prezioso in ogni cuvèe che si rispetti. Quanto ai singoli cru (come il famosissimo Clos de Mesnil di Krug) ci si accorge, ancora più che in altre zone, che la data di raccolta è fondamentale perchè qui il confine tra spremuta di limone e nettare degli dei è veramente labile.

Ma il direttore della cooperativa, Gilles Marguet, non pare preoccuparsene, immerso com’è in questa realtà dove sembra che tutto davvero funzioni ad orologeria, immutabile nei tempi.

Ah, prezzi dei vini della cooperativa sono molto interessanti, prendete nota.

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

24 Commenti

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esperio

circa 10 anni fa - Link

Salta all'occhio che oltre ad avere un terroir particolare nella Champagne, come daltronte in tutte le zone vinicole della Francia, esiste un forte senso cooperativo ed organizzativo che danno ai francesi quel meritato "Tiraggio speciale", cosa che dalle nostre parti sarebbe desiderabile ma che in realta' e'spesso elusivo.

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lurkerologo

circa 10 anni fa - Link

"Vinoso e speziato, quasi un vermouth con note di tabacco biondo" edit vediamo di finirla con questi commenti molto spiritosi. bravo. grazie. [f.s.]

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lurkerologo

circa 10 anni fa - Link

cassato. ma ho forse detto una bugia. non è forse vero che i vigneros francesi fannno aggiunte di intrugli segreti nel loro amatissimo e famosissimo e carissimo vinello? forse ci leggono dalla franzosa terra e vogliono denunciarvi per avere infranto il muro dell'omertà gallica? un vino che sa di tabacco biondo a me fa pensare male. e non capisco. non era un commento ot e non era offensivo. forse non ho proprietà di linguaggio e sicuramente di vino ne capisco poco. ma se anche un bravissimo produttore di sangiovese è d'accordo con me nell'asserire che lo champagne è un prodotto scadente forse qualcuno guarda il dito e non la luna. lavorare all'unità, famoso giornale libero e privo di condizionamenti famoso per le battaglie civili e con perdite milionarie (chissà come mai..chiedere alla ex direttrice per spiegazioni dettagliate) è sintomo di elongatio penis e supriorità intellettuale. ne prendo atto.

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Marossi

circa 10 anni fa - Link

Non so cosa abbia scritto l'urke, ma se il succo è una critica allo sciampagn, ben venga. In fondo, a voler fare i sofistici, lo sciampagn non è nemmeno un vino, e solo la forza del nome e della storia permette l'antifrode lo permetta (boutade provocatoria). Naturalmente questo vale per qualsiasi metodo classico (come si diceva una volta: leggi oggi Altalanga, Franciacorta, Trento etc). Per non rimanere nel vago e nell'apodittico, correndo il rischio di venire editato per immotivata lesa maestà, mi spiego meglio. Le differenze tra sciampagn e sciamapagn (e simili), oltre ad essere dovuta come al solito a uve, rese etc, dipe molto dalla ricetta del liqueur. Quindi di una mistura che si aggiunge al vino vero e proprio. Di conseguenza, a parte i 'dosaggio zero', senza alcuna aggiunta, per tutti gli altri si può parlare, filosoficamente e non ope legis, sia chiaro, di bevande ottenute con vino e altro. Praticamente, chi beve sciampagn è come se si facesse uno spritz. A un costo un po' diverso. Viva il Prosecco. Viva l'Italia. Abbasso Sarkozy.

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Marossi

circa 10 anni fa - Link

P.S.: poropò, poropò, poropopopopoò etc etc

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lurkerologo

circa 10 anni fa - Link

infatti io preferisco i prosecchi e gli spumanti a dosaggio zero.

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Marossi

circa 10 anni fa - Link

Lo so, sei coerente: ho visto le immagini in tv: quando, col passamontagna calato, hai sfondato le vetrine dei negozi in centro, solo prosecco rubavi. Lo sciampagn lo tiravi ai poliziotti, che giustamente dicevano: "Noooo! Lo Sciampagn nooo, allora meglio le molotov!".

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Vinogodi

circa 10 anni fa - Link

...proprio lo sforzo di parlare solo di vino ,da queste parti , no , vero?[img]http://www.vocinelweb.it/faccine/varie/27.gif[/img]...

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esperio

circa 10 anni fa - Link

Dire che si preferisce un prosecco a un champagne e' come dire che si preferisce un ronzino ad una bionda formosa e suadente. A parte i " millesime' ", la maestria nell'arte dello champagne si esprime dell'assemblage : Il taglio di vini di diverse provenienze e spesso di diverse annate. Il dosage alla fine e' dichiarato e non e' un segreto, mentre in Italia, lo sappiamo tutti, che lo zuccheraggio e' proibito ma che e' largamente applicato. Il prosecco, meschino, lasciatelo in pace.

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lurkerologo

circa 10 anni fa - Link

è come dire che preferisco i bolliti di bottura alla cucina molecolare di adrià? vero, preferisco il semplice al complicato e troppo elaborato so che è un concetto difficile da capire ma esistono persone che preferiscono la trippa al filetto. il fatto che il dosage sia dichiarato e pubblico non assove i francesi dall'accusa di sofisticare il vino. perchè di questo parliamo. sofisticare è da intendersi come alterare, cambiare. a qualcuno sta bene. a me mica tanto

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esp

circa 10 anni fa - Link

a qualcuno sta bene... Praticamente a tutti gli inglesi, storici estimatori di champagne proprio per quelle che qualcuno definisce, impropriamente "sofisticazioni".

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lurkerologo

circa 10 anni fa - Link

io sono di Parma e con gli inglesi ho un rapporto storico di inimicizia soprattutto dopo l'affaire Instabul

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Marossi

circa 10 anni fa - Link

Gli inglesi? Ma per carità! Gli inglesi sono stramaledetti da almeno cinquant'anni, suvvia. Un popolo che non usa il bidet non può essere preso in considerazione come giudice di un vino: non si può essere mai certi che alcuni odori percepiti in degustazione provengano non dalla bevanda, ma dal bevitore.

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lurkerologo

circa 10 anni fa - Link

handclap tu (a volte) vali

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esperio

circa 10 anni fa - Link

Il bidet. Sempre la stessa storia. Il bidet, ma in verita', quanti sono i nostri baldi connazionali che ce l'hanno e sistematicamente ne fanno uso? Io sinceramente non lo so, e non me ne fregza piu' di tanto. Ammettiamo che sarebbe un po' indelicato l'investigazione. Chi sa forse un giorno Ballaro'...

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esperio

circa 10 anni fa - Link

Gli champagne sono quasi tutti bevibile, mentre molti prosecchi hanno qualcosa in comune con l'acqua saponata. Ammetto che si trovano prosecchini piacevoli, ma che cosa hanno da spartire non gli champagne? Nulla, a parte la bottiglia pesante.

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lurkerologo

circa 10 anni fa - Link

perfetto tu continua a bere champagne io prosecco. credo sia un buon compromesso.

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esperio

circa 10 anni fa - Link

Amen

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Andrea Gori

circa 10 anni fa - Link

lurkerologo un giorno che farai un giro in Champagne ti pentirai di frasi come queste...;-) cmq da un certo punto di vista hai ragione ovvero che l'alternativa allo champagne può essere solo il prosecco perchè qualcosa di intimamente diverso e che viene incontro a quei pochi cui lo Champagne non piace proprio. Trattandosi però di una risorsa limitata (lo Champagne) se a qualcuno non piace, meglio! ;-)

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lurkerologo

circa 10 anni fa - Link

Maestro Gori la tua è una affermazione sopra le righe. champagne risorsa limitata? da quando se posso chiedere. a me risulta che ne producono più di quanto siano in grado di venderne. Certamente un vino gassosa come lo champagne è facile da bere come appunto un prosecco che a mio avviso non è un alternativa ma una diversa scelta, una filosofia di vita che va oltre gli schemi stereotipati del bere. so che fa molto figo sfoderare la classica frase: "cameriere champagne" in certe occasioni. quanti babbei parvenu ho visto farlo senza nemmeno sapere cosa veniva versato nel loro bicchiere - tanto è uguale basta che ci sia scritto champagne sull'etichetta - Io invece preferisco chiedere al cameriere altro (soprattutto se è carinA) eh si un giorno farò un giretto da quelle parti. se non altro per capire se gli additivi che ci mettono possono far funzionare anche la mia automobile. hai visto mai che risolviamo il problema dell'esaurimento scorte carburanti.

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Jean pierre

circa 8 anni fa - Link

Fate furb.

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Sara Montemaggi

circa 10 anni fa - Link

Lo sanno anche all'asilo nido che per bere un buon champagne bisogna allargare i cordoni della borsa e non solo quelli. mentre con meno di venti euro si possono bere parecchi metodo classico italiano tenendo la borsa e non solo quella ben stretta. quindi perchè fare confronti che non esistono? che ognuno beva quel che gli pare, godendo se possibile, possibilmente evitando di sommare le pere con le mele tanto la somma non tornerà mai. del resto c'è chi ama lo stile "pelle e ossa" a caro prezzo e chi invece preferisce un economico "morbido grasso". Quindi quoto il cosologo!

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esperio

circa 10 anni fa - Link

Certo, ognuno beva quel che vuole e quel che puo, ci mancherebbe altro. Sai a me piacciono morbide e ben tornite, la giusta rotondita' e devono essere esclusivamente un regalo. Pero'c'e'chi le deve pagare , le bottiglie, quindi e bene tener d'occhio anche il prezzo, se troppo basso c'e' da aspettarsi una fregatura. Comunque, il post argomentava sullo scampagne e di questo si doveva discutere, non sul bidet o il prosecco o quant' altro. Eh!

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apalmero

circa 9 anni fa - Link

Non sono proprio d'accordo. Se parliamo dei veuve-pommery-mumm-moet siamo tutti d'accordo nel dire che non valgono i 35 euro che si pagano al supermercato. Se inviece parliamo di vignerons indipendenti o di maisons piu' piccole, biodinamici o meno, ci sono tantissimi champagne a 15 euro che distaccano alla grande i loro fratelli a 35 e - sinceramente - neanche paragonabili alle bolle italiane dello stesso prezzo. Infinitamente meglio. E nella fascia dai 20 ai 30 si trovano capolavori. Su una cosa convengo: lo champagne e le bolle italiane sono proprio due cose diverse... vive la France, in questo caso.

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