Tutto quello che avreste voluto sapere (ma non avete mai osato chiedere) sulla crociera più mitologica della storia

di Marco Pion

Mettiamola così: un mare di birra è l’evento birrario di cui ha meno senso parlare di birre. Abbiamo trascorso tre giorni e tre notti di passione per la nostra amata bevanda, abbronzati dalla luce dello staff del Ma che siete venuti a fà (guidato da Manuele Colonna e Fabio Zaniol), un bellissimo brutto posto del mondo.

Ma che ci siamo bevuti? Il freddo elenco delle cento e passa birre del giornale di bordo non ha senso e per questo cerco di associare qualche birra ad un’emozione, a una filosofia o, semplicemente, a un motivo per berla.

A come Alfa | L’inizio è della Lervig Lucky Jack: una American Pale Ale da 4.7% con le sue chiarissime note di luppoli US ci porta agli inizi, alle radici di tutto questo. Il birraio Mike Murphy ha lavorato a Roma e ha contribuito ad accendere nella capitale quella miccia che ora è esplosa in tutta la città: la passione per le birre che non annoiano e che piacciono. Probabilmente è colpa sua se a Roma si bevono le AiPiEi.

B come birrai | Tutti, dal primo all’ultimo, saliti sulla nave per divertirsi. Quattro giorni in cui abbiamo parlato, bevuto e ascoltato loro. Prendete una birra a caso dalla lista, fatene due sorsi e iniziate ad ascoltare. Si sente il mare.

C come cinquecento | Leonida e i suoi trecento impallidiscono davanti a Manuele e i suoi 500. Tutti, dal degustatore al neofita sulla giostra, dal publican al birraio, dal bevitore al rater talebano erano lì per urlare: questa è la birra!

F come Fuori dal Coro | Sulla nave c’era chi ha un fratello famoso, chi attraversa l’oceano e fa birra negli impianti di altri birrai (perché prima viene l’uomo e poi la birra) e chi sembra appena arrivato dal festival di Donington: gente che fa birra fuori dal coro, senza impianto ma con tanta passione, e ne ha da raccontare. Una su tutte: Steel City Weapons of Mouth Destruction bevuta sul ponte a colazione. Una bomba di luppolo american-neozelandese con una struttura molto British. Un bulldog che ti fa le feste perché anche lui è contento.

I come Irripetibili | Non succederà mai più. Lo sappiamo. Ed ecco che la Russian River Consecration con il suo acetico spiccato e il mirtillo ben simboleggia l’eccezionalità dell’evento. Grazie al Moeder Lambic (pub fantastico di Bruxelles) che ha condiviso con noi questo fusto, monumento alla collaborazione.

P come passione | La passione vera è quella di chi lavora, vive e suda al Macche. Passione che soffia come un uragano fino in Scandinavia e colpisce chi questa passione la vive e la condivide. I birrifici del nord Europa rappresentano la voglia di spingersi oltre, di dare ogni briciolo di questa passione alle birre. Spesso estreme, a volte incomprensibili o quasi ma con un’anima selezionata e mostrata dalle scelte di Manuele e soci. Io ne metto uno sopra agli altri: Narke. Forse perché la (Kaggen) Stormaktsporter è una delle birre più sorprendenti che io abbia mai incontrato, forse perché le loro birre sono sempre divertenti e bevibili, o forse perché sembrano gli ZZ Top.

R come Reset | Qualsiasi prodotto di Cantillon serve a questo: ripulire la bocca con eleganza e classe e rilassare l’anima del bevitore meglio di un massaggio in una SPA. Non importa cosa avevi bevuto prima: dopo di lei sarai pronto per abbracciare un nuovo bicchiere. Magari di Cantillon…

S come Spacca-Sete | Session beer da bere in scioltezza, deconcentrati mentre si chiacchera con qualche amico. Il vero senso della nave è questo: fraternizzare, divertirsi e godersi la passione. Elenco in ordine sparso: Ruis, Saaz of Anarchy, TipoPils, Bayerischer Bahnhof Gose, Stelle e Strisce, Extraomnes Blonde, Pink Ipa, Ducato IPA, Zancona solo per fare qualche nome. Tutte birre che sono nate dalla precisa idea del birraio che la birra è conviviale e va bevuta, anche in quantità ingenti.

Noi che c’eravamo lo sappiamo. Ma non sappiamo come dirlo. Io per primo. Non ho mai fatto così fatica a scrivere di birra e forse, a volte, va bene così. Meglio bere, parlare, cantare. Bevo. Bevo e son felice anche se poi torno a casa. E ho ancora sete.

[Foto: Emanuela Marottoli]

12 Commenti

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Filippo Garavaglia

circa 10 anni fa - Link

commovente

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amolabirra

circa 10 anni fa - Link

"Probabilmente è colpa sua se a Roma si bevono le AiPiEi." Ooooooh, finalmente si è scoperto di chi è la colpa!!!! Pion, Turco e il buon Colonna adesso sapranno con chi prendersela :P

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rampollo

circa 10 anni fa - Link

la sola foto di giorgione spiega tutto......

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Vinogodi

circa 10 anni fa - Link

...esaurito l'obbligo dell'aderenza al popolare "non c'è il due senza il tre" , si prevedono sviluppi ulteriori del Love Boat de noantri?...

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Schigi

circa 10 anni fa - Link

Credo fino a quando Morichetti, Pion e noi ne avremo voglia.

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Vinogodi

circa 10 anni fa - Link

...OK , aspetterò che finisci il Cialis , non dovresti averne scorta infinita...

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Schigi

circa 10 anni fa - Link

Per un bukkake sul tuo viso non ne ho bisogno.

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Alessandro Morichetti

circa 10 anni fa - Link

Calma ragazzi, ho guglato un paio di parole e mi è bastato. Diciamo che il primo commento di Schigi risponde perentoriamente alla domanda iniziale ;-).

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anonimo

circa 10 anni fa - Link

moricchia a quando una lambrusco boat? ho giusto un maiale in cantina della seconda guerra mondiale che mio zio rubò dall'arsenale di la spezia e che dovrebbe funzionare ancora.

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Nelle Nuvole

circa 10 anni fa - Link

Tempo fa qualcuno osò affermare che la birra serviva a fare i rutti. Nel caso del signore della prima foto spero proprio di no, a meno che non si voglia fare un po' di windsurf. Moricchia, ora che sei sceso sarai riempito di botte, così, tanto per mantenersi in allenamento.

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francesca ciancio

circa 10 anni fa - Link

ma solo masculi c'erano?

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Andrea

circa 10 anni fa - Link

Solo Supereoi......

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