Top 100 2010 | Wine Spectator firma la classifica più assurda del mondo

di Alessandro Morichetti

Ora è tutto chiaro. Sono un idiota cresciuto a pane e “Atlante mondiale del vino”, uno di quelli che almeno una notte hanno sognato di avere come genitori Hugh Johnson e Jancis Robinson. Parli di grandi vini mondiali e subito pensi a Bordeaux, Borgogna, Langhe, Champagne, Toscana, insomma robe che ci riempiresti un’enciclopedia e tutte le classifiche del mondo. Poi, ogni anno, arriva Wine Spectator – la nota rivista americana che recensisce assiduamente un botto di vini da tutto il mondo – e pubblica la sua classifica dei 100 vini più entusiasmanti dell’anno. Tu la prendi, la leggi e pensi due cose: 1) questi sono fuori di testa 2) Luca Maroni è un principiante. Il miglior vino al mondo è il Saxum – James Berry Vineyard Paso Robles 2007, 98 punti per 67 $ dalla California con amore. 5 dei primi 10 vini sono americani. Si, caro il mio lettore ignorantello, proprio AMERREGANI. Che poi ce ne siano due australiani è un dettaglio. Chiude la top ten il Clos des Papes Châteauneuf-du-Pape 2009 – un vino bianco del Rodano, mica ciufoli – e ancora non ho capito se per il Flaccianello della Pieve, unico italiano nei primi 10 posti, bissare la presenza dello scorso anno sia un marchio d’infamia o un reale riconoscimento. Fossi un cronista diligente metterei qui la classifica dei 10 vini ma, sinceramente, copincollare una roba del genere mi intriga come una cena a lume di candela con Daniele Capezzone.

A conti fatti, non vorrei essere drastico come il commentatore yquem lo scorso anno (“questa classifica mi conferma che solo un imbecille può ascoltare quello che dice Wine Spectator“) però qualche problema di coscienza me lo pongo. Se gente esperta di vino spara classifiche simili, a chi giova? Non ho assaggiato i vini in esame, ma non ho bisogno di andare allo stadio di domenica per sapere che il centravanti della Civitanovese calcio è più scarso di Maradona. Io un senso non lo trovo proprio e se qualcuno mi aiuta a non trovare assurda una lista simile gli dico grazie.

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, enotecario su Doyouwine.com e ghost writer @ Les Caves de Pyrene. Nato sul mare a Civitanova Marche, vive ad Alba nelle Langhe: dai moscioli agli agnolotti, dal Verdicchio al Barbaresco passando per mortadella, Parmigiano e Lambruschi.

51 Commenti

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grandivinitoscani

circa 11 anni fa - Link

Proprio il fatto che siano americani può giustificare l'assurdità..

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Valter

circa 11 anni fa - Link

Dici bene... Sono Amerregani, così come wine spectator. Bisogna dire che sono assai svelti, hanno più di una università del vino, chissà, bisognerebbe assaggiarli per giudicare.

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enzo pietrantonio

circa 11 anni fa - Link

Ormai Robert Parker e le sue classifiche fanno sorridere. Anche l' Australia è più rappresentata di Francia e Italia... :) Cambiamo argomento, che è meglioooo.

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Grazia

circa 11 anni fa - Link

Robert Parker è di Wine Advocate...

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enzo pietrantonio

circa 11 anni fa - Link

vogliate perdonarmi... ho confuso WA con WA! ad ogni modo il mio giudizio non cambia. :)

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Paolo

circa 11 anni fa - Link

Si potrebbe produrre un simil Tavernello in California: e vedrai che entra in classifica. Paolo

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Massimo Cattaneo

circa 11 anni fa - Link

Personalmente ho assaggiato alcuni bianchi in Tasmania ed in California niente male ma per il resto non conosco le realtà al di fuori di Italia e di alcune bollicine francesi e quindi mi devo fidare del mio campanilismo innato e di Intravino. Ma da consumatore di larghe vedute e non da addetto ai lavori mi piacerebbe assaggiarli per giudicare. Mi incuriosisce questo metro di giudizio in contrapposizione al "nostro" però potrebbero dirlo anche loro.

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Giacomo Bezzi

circa 11 anni fa - Link

La rivista era sottobraccio ad un signore della provincia di Parma, arricchitosi con la confezione di spugne di plastica che, a Castiglioncello, ha rimesso in ordine alcuni poderi abbandonati da secoli e li ha trsaformati in un (dice lui)agriturismo con produzione propria di vini d'eccezione. A me - che facevo parte di una piccola comitiva in occasione della BETA di Cecina - è parso, invece, un albergo di lusso per quattrinai e basta che leggono riviste sui vini stampate nei paesi della birra e della cocacola.

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Fabio Cagnetti

circa 11 anni fa - Link

Nessun vino sotto il 14.5% di alcool, i primi due quotano 16% e 15.8%... WS è decisamente rimasta al millennio scorso.

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RAMPAVIA

circa 11 anni fa - Link

Per la verità rimani un poco spiazzato anche leggendo che Decanter (UK) assegna il Gold world wine awards 2010 a Vigneti Galassi secco Albana di Romagna 2009 (l'altro italiano premiato con Gold per i bianchi è Livio Felluga con il suo Illivio 2007). Lo stesso Decanter tra i suoi premiati non cita nè il vino nè l'azienda premiata da WS. A mio modo di vedere quasi tutte le classifiche (soprattutto fatte all'estero riguardanti vini italiani) vanno guardate solo per curiosità.

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Nelle Nuvole

circa 11 anni fa - Link

Forse é meglio non esserci, ricordo alla congrega che due o tre anni fa (2007?) come miglior vino del mondo per il WS era stato premiato un Brunello di Montalcino... Mi auguro che ciò sia il regalo d'addio di Mr "I am here". Questa classifica, che si basa ovviamente su mere politiche commerciali domestiche del WS, non aiuta il vino italiano ma sicuramente aiuta anche ad affossare il WS. Giornale che ha la parola Wine nel titolo, ma che a sfogliarlo parla al 70% di gastronomia. Il fatto che non abbiano sostituito James Suckling come responsabile Europa non é che un altro segnale di cambiamento di indirizzo, scrivere di vino rende meno che farlo di ristoranti. Il WS non é più il faro decisionale di un tempo e chi se ne occupa sta cercando in tutti i modi di salvare la baracca anche con queste classifiche assurde. Mi dispiace che a rimetterci siano anche gli Ammerigani, da noi giudicati sempre dei fanciulloni idioti, ma in realtà ben più scafati e degni di rispetto (almeno per la conoscenza di vino), purtroppo una publicazione come il WS ci fa pervenire un'immagine limitata e distorta di quello che é per l'Italia il mercato americano.

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Vini&Cretini

circa 11 anni fa - Link

Si torna, di nuovo, a parlare di classifiche. Siamo proprio fatti male (o bene) noi Italiani.. Sono d'accordo: la classifica che leggo qui di Wine Spectator (pur non avendo assaggiato i vincitori) è ridicola, e non solo perchè gli Italiani ci passano male.. La domanda provocatoria che mi faccio e che vi faccio però è questa: ma se avessero invece vinto 7 Italiani su 10, magari (ovviamente) i soliti noti.. Allora l'avremmo considerata tutti come una classifica affidabile e giusta?!!? Io penso di si. Per questo dico che siamo fatti male: se vinciamo (anche comprando le partite) siamo così passionali che siamo capaci di uccidere qualcuno che dica il contrario.. Se però le partite le hanno comprate gli altri, allora diamo del ladro all'arbitro e continuiamo a dire che eravamo più bravi noi!

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Paolo

circa 11 anni fa - Link

Qui non c'entra niente il campanalismo italiano....qui il fatto e' che stiamo parlando di una classifica assurda sotto tutti i punti di vista...c'e' un francese ed un italiano....suvvia...e' ridicolo! E lo dice uno che i primi passi nel mondo del vino li ha mossi considerando WS come la bibbia e comprando solo vini da 90 e piu' ....ora sono redento e credo che la maggiorparte dei vini che compro ed amo non siano nemmeno minimamente considerati in WS! E comunque in cantina ho diverse bottiglie di Bella's Garden (05-06-07) e pure una di Saxum....vini diversi, interessanti e per determinate occasioni...ma non certo NUMERI UNO AL MONDO...

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Mario Crosta

circa 11 anni fa - Link

Visto che potrebbero dire che su WS siamo campanilisti, eccovi allora il giudizio di un polacco che da decenni gira per tutta la Francia: http://www.winereport.com/winenews/scheda.asp?IDCategoria=7&IDNews=1334

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Alessandro Morichetti

circa 11 anni fa - Link

Grazie Mario, un pezzo davvero interessante e credo la traduzione ne renda in pieno lo spirito.

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Cristiana Lauro

circa 11 anni fa - Link

Anzitutto forse sarebbe il caso di assaggiare questi vini prima di parlare, quanti di voi lo hanno fatto? Io due li ho provati e temo di essere quella più avanti col programma. Ma non è detto e non vorrei perdermi in congetture. Il punto è un altro, mentre noi ce la cantiamo e ce la suoniamo, tutto il resto parla d'altro. Sarebbe meglio mollare questo spirito provinciale tipicamente italiano, perchè fuori da qui non si parla di autoctoni e non si beve il pecorino. Non significa che non vi siano vini buoni ma, ripeto, il mercato del vino mondiale è un'altra cosa e WS si rivolge al pubblico di tutto il mondo che non rompe le palle con le barrique perchè riconosce Corton Charlemagne o altri bianchi di Borgogna o Napa Valley fra i migliori vini del mondo. La sede italiana di WS ha chiuso, ci sarà un perchè, no? Forse l'Italia (facciamo pace con questo!) interessa meno come mercato, no? D'altra parte WS ha premiato come migliore vino del mondo Tenuta Nuova 2001 alcuni anni fa ma anche quello non andava bene e si è scatenata una Cambogia in proposito. Cosa vi aspettate? Che il miglior vino del mondo sia Il Montepulciano di Pepe? O tanti altri divertenti vini ossidativi che piacciono alla curva sud e non li compra nessuno? Anche di Etna, fa male al cuore, vi segnalo che se ne parla molto ma se ne beve veramente poco, in Italia e soprattutto all'estero.

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Mario Crosta

circa 11 anni fa - Link

WS ha chiuso la sede in Italia per una ragione molto semplice: in Italia ha saputo dimostrare pienamente il suo straordinario valore, la sua eccellente professionalita' e un'efficienza tipicamente americana. Credo infatti che quei provinciali degli appassionati italiani abbiano letto tutti quanti questo pezzo: http://www.repubblica.it/2008/08/sezioni/esteri/finta-osteria/finta-osteria/finta-osteria.html

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Paolo75

circa 11 anni fa - Link

Eccezionale questo articolo....la dice lunga, direi molto lunga. E comunque Cristiana io ne ho provati 4 della lista....quindi non sei la piu' avanti....ed indubbiamente non ne metterei alcuno tra i primi 4 al mondo, buoni eh, ma ce ne corre....

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Cristiana Lauro

circa 11 anni fa - Link

Paolo, al di là di essere avanti o meno ed era evidentemente un modo di scherzare, anche se ho certezza che molti di coloro che sono intervenuti non conoscano questi vini, volevo solo porre l'accento su un problema diverso, cioè il gusto all'estero non sempre coincide col nostro. Il mercato parla chiaro! Era un invito alla flessibilità, altrimenti davvero ci chiudiamo nel nostro condominio a raccontarci che la parmigiana di melanzane come la fa la sora Franca del terzo piano non la fa nessuno. Le guide, le riviste, le classifiche servono a muovere il mercato e lo fanno anche se non come prima. E' fondamentale capire la logica, l'obiettivo che, ripeto, è il mercato. Anche per il mio gusto fra questi vini non c'è il mio preferito, ma se fosse per me premierei solo La Tache e Corton Charlemagne. Come si fa a stabilire qual è il più buono? come si fa a dire che miss mondo è la più bella di tutto il mondo? Ci sono tante ragazze che probabilmente a te piaceranno di più, è inevitabile. Volevo solo invitare il consesso a prendere le distanze dal campanilismo, inutilmente provinciale. Tutto qua! :)))

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paolo75

circa 11 anni fa - Link

Sono d'accordo con te che queste classifiche non hanno senso a prescindere ed il tuo paragone sulle miss e' azzeccatissimo....la soggettivita' di gusti su donne (o uomini) e vino e' assolutamente un dato di fatto....quindi queste classifiche non hanno senso a prescindere... Se la buttiamo sul lato commerciale allora si...queste influenzano il commercio e le vendite, ma questo e' un altro discorso? Io apprezzo di piu' e lo faro' sempre il produttore che rispetta certi principi per produrre i suoi vini piuttosto quello che e' disposto a stravolgerli per entrare in una classifica di WS e triplicare le vendite....

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Nelle Nuvole

circa 11 anni fa - Link

Vorrei precisare che WS non ha chiuso la sede italiana, che veramente non é mai esistita, semplicemente NON ha rimpiazzato James Suckling, il giornalista che copriva l'Italia e la regione del Bordeaux, regione tuttora abbastanza "interessante" direi per il mercato americano. Quanto all'interesse per il vino italiano da parte del mercato americano, rimando all'articolo di Jancis Robinson sul Financial Times di qualche settimana fa, in cui dalla parte americana si afferma che le vendite di vino italiano vanno bene e sono in crescita mentre dalla parte dei produttori italiani si accusa ancora una sofferenza nelle vendite.Secondo me la verità come sempre é nel mezzo, ma non é questo l'argomento del post. La ridicolaggine della classifica non sta nel non aver riconosciuto la grandezza di altri vini italiani, ma di aver premiato a stragrande maggioranza i vini americani e questo la dice lunga, ma che dico lunghissima, sul provincialismo del WS e soprattutto sulla sue scelte commerciali.

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Cristiana Lauro

circa 11 anni fa - Link

I vini italiani negli Stati uniti stanno andando male, fidati! i dati di vendita sono allarmanti, il problema è che lo sono anche in Italia, ma questo è un altro discorso, come giustamente sottolinei. Se dovessimo fare una vera classifica mondiale probabilmente premieremmo solo vini francesi. Almeno, io farei così. Comunque l'Italia resterebbe fuori, se non con qualche rara eccezione e non certo nella top ten.

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Mario Crosta

circa 11 anni fa - Link

Signora Cristiana Lauro, vorrei potemi fidare anch'io di lei quando scrive che "I vini italiani negli Stati uniti stanno andando male, fidati!". Ma come faccio a farlo se il direttore ICE del Nord America, Aniello Musella, afferma ufficialmente il contrario? Basta leggere qui E' vero che accanto al consistente aumento del volume di litri esportato negli USA (+13% circa) c'e' stata pero' una riduzione del valore fatturato (-11% circa) determinata da una maggior concorrenzialita' di altri Paesi vinicoli emergenti, come dice l'Italiane Wine&Foods qui: http://www.agroalimentarenews.com/rubrica-file/Vino--negli-Usa-le-vendite-si-spostano-su-prezzi-medio-bassi-.htm Ora io non so di cosa si occupi lei, pero' io so che le persone che si occupano per lavoro e per missione economica di mercato nordamericano da tanti anni come Lucio Caputo, Vinci e Musella non sono proprio dei visionari, ma sono dei veri e propri esperti. Non se la prenda, ma ero un ragazzo quando c'era una vecchia pubblicita' della Galbani fatta da Jhonny Dorelli ("la fiducia e' una cosa seria, si da' alle persone serie") e non me la posso dimenticare. Prima controllare, poi scrivere. Mai fare affermazioni a vanvera o per sentito dire o per fonti incompetenti. Specialmente su Intravino, dove non trova soltanto me (che sono soltanto un enoappassionato in quanto lavoro nel settore energetico all'estero), ma trovera' dei veri esperti che sono in grado di linkarle altri siti piu' accreditati dove prendere le sue informazioni. In bocca al lupo.

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Mario Crosta

circa 11 anni fa - Link

Purtroppo c'e' un apostrofo che spezza verso la fine il titolo del primo link del mio commento preceente. Non e' colpa mia, ma di chi ha dato quell'indirizzo elettronico al suo articolo. Dovrete purtroppo pazientare e copiare tutto l'indirizzo, sia la parte iniziale rosso che quella finale in nero, compreso quel '%20meglio

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Mario Crosta

circa 11 anni fa - Link

Mah, un casino con quell'indirizzo: forse e' meglio riportare anche il testo dell'articolo per intero. VINO NEGLI USA, SE ITALIANO E' MEGLIO 28/08/2010 Vendite di vini italiani con il vento in poppa ai di là dell’Atlantico. Nei primi sei mesi del 2010 le esportazioni nostrane hanno consolidato la leadership sul mercato statunitense, sia in termini di fatturato che di volume, imponendosi al primo posto nella classifica elaborata dal dipartimento del commercio di Washington. E questo nonostante lo stato cagionevole dell’economia americana, che continua a incidere sul settore della ristorazione. Nei primi sei mesi dell’anno le esportazioni di vini e vermouth italiani in Usa sono aumentate del 12,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso raggiungendo il 30,23% di quota di mercato, con un giro d’affari di 603,4 milioni di dollari. Buoni risultati per i vini italiani anche sul fronte dei volumi dove l’Italia ha acquisito terreno arrivando a superare i 121 milioni di litri esportati tra gennaio e giugno, l’11,4% in più rispetto ai 108,62 milioni del primo semestre 2009. Le performance più sorprendenti sono state messe a segno dai vini spumanti dove l’Italia ha incrementato le vendite del 15% in termini in valore e del 23% sul versante della quantità esportata negli Usa, andando a rosicchiare importanti quote di mercato alla Francia che continua a mantenere la leadership di prodotto con il 67% del valore di mercato statunitense. Balzo in avanti anche per i vini da pasto per cui l’Italia continua a essere il principale partner commerciale degli Usa. Nel primo semestre del 2010 le vendite sono cresciute del 13% arrivando a toccare i 540 milioni di dollari di fatturato generate attraverso l’esportazione di 107 milioni di litri di vino. Produttori nostrani in forte crescita anche nel segmento dei liquori dove l’Italia è arrivata a occupare il quarto posto grazie anche alla nuova tendenza dei cocktail, sempre più diffusi negli Stati Uniti. L’incremento della quota di mercato dal 2002 al 2010 dimostra che i liquori italiani sono sempre più richiesti dai consumatori americani”, ha spiegate Aniello Musella, direttore della rete Ice in Nord America che ha elaborato i dati messi a punto dal Dipartimento del commercio americano. “Nei primi sei mesi dell’anno, l’Italia ha esportato 3,73 milioni di litri, con un valore di 62,53 milioni di dollari, raggiungendo una quota di mercato del 16,81%”. In questo scenario, i principali concorrenti della Penisola, ovvero Francia e Australia, hanno registrato andamenti meno entusiasmanti. I vini d’Oltralpe hanno evidenziato un lieve incremento pari al 5,31% nel giro d’affari e soltanto dell’1,58% in termini di volume, mentre l’Australia ha continuato a perdere terreno, con un fatturato sceso del 2,74% e volumi in calo del 17,2%. Tra i paesi in crescita, pur con quantità limitate, si è messa in luce l’Argentina, che nei primi sei mesi del 2010 ha registrato un incremento dei volumi del 3,73%, a fronte di un giro d’affari in salita del 22,21%. Ma quali sono i segreti del successo del vino italiano in America? Musella non sembra avere dubbi: “L’ampia e diversificata gamma di prodotti offerti, il positivo rapporto prezzo/qualità e una ristorazione italiana di qualità, sempre più diffusa e apprezzata, rappresentano i punti di forza delle nostre esportazioni”. Autore: Gabriele Frontoni

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Nelle Nuvole

circa 11 anni fa - Link

Caro Mario, ho letto attentamente l'articolo firmato da Gabriele Frontoni e sicuramente mi devo fidare dei numeri riportati. Però leggendo fra le righe i vini italiani in crescita sono nella categoria spumanti e cioé il Prosecco che al momento é di gran moda come aperitivo, in quella dei vini da pasto, cioé al di sotto dei $20 prezzo al dettaglio e in quella dei liquori. Sono d'accordo con Cristiana Lauro sul fatto che le vendite dei vini italiani di qualità stiano soffrendo negli USA come in tante altre parti del mondo, ma non é una novità e secondo me le classifiche del WS non c'entrano niente. Non sono d'accordo sul discorso del gusto americano tanto diverso dal nostro, se c'é un cambiamento nel consumatore medio americano é proprio nel fatto che sta cominciando a recepire la differenza fra un Cab o Chard californiano e un vino europeo. Adesso chi si può permettere una spesa a partire da $30 spesso capisce il termine Sangiovese, Nebbiolo, Primitivo. Quindi paradossalmente ci sono una maggiore conoscenza ed apprezzamento dei vini italiani, ma c'é anche una sofferenza nelle vendite di questi rispetto a qualche anno fa. I motivi sono meramente economici e anche direi dovuti ad un approccio commerciale sbagliato da parte nostra. Un tempo bastava trovarsi un importatore, magari visitare personalmente qualche cliente un paio di volte all'anno e ospitare in cantina gli stessi clienti, dandogli una piattata di pasta e un po' di atmosfera italiana. Adesso si tratta di soffiare sul collo non solo dell'importatore, ma sopratutto dei distributori nei diversi stati, controllare le loro depletions, viaggiare in loco molto più spesso, accordarsi su prezzi più bassi, studiare degli investimenti promozionali innovativi, non solo i soliti wine makers tours o le degustazioni oceaniche e così via. In tutto questo, ripeto, la classifica del WS non conta nulla. E' un giornale che si legge sopratutto fra addetti ai lavori per vedere chi c'é e chi non c'é. E' un giornale che ha fame di investimenti pubblicitari e favorisce i produttori americani preché ne é una costola. E' vero che tutti i negozi espongono sotto le singole bottiglie il punteggio del WS, ma poi sono gli enotecari che convincono il cliente a comprare e lo fanno sulla base degli incentivi ricevuti dal grossista o del loro gusto personale. Nella ristorazione il WS conta ancora meno e la ristorazione assorbe di più il vino italiano di gamma medio-alta. Bisogna rendersi conto che gli USA sono una nazione composita, secondo me le notizie del WS e anche le statistice ICE o del Wine & Foods Institute ne danno un'immagine troppo superficiale che può certo andare bene per un'animata discussione su questo blog, ma per migliorare la situazione del vino italiano in America serve ben altro.

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Mario Crosta

circa 11 anni fa - Link

Cara Nelle Nuvole, Lucio Caputo lo seguo fin dal 1980, da quando inauguro' l'enoteca italiana a Manhattan Square. Si e' salvato per trenta secondi dal crollo delle torri gemelle, l'ho visto in diretta e ho pianto di gioia, per lui. E' un professionista esemplare, competente, ben inserito negli USA. Conosce meglio di tutti noi messi insieme il mercato statunitense, percio' non concordo con te quando dici che "le statistice ICE o del Wine & Foods Institute ne danno un’immagine troppo superficiale". Non entro nel merito della tua analisi ne' di quella di Cristiana Lauro, ognuno ha il diritto di avere le opinioni che vuole. Ma bisogna documentarle meglio. Per esempio, io ho inserito due link recenti, per dar modo a chi vuol approfondire di iniziare a navigare anche su questo argomento e di farsi un'opinione, che puo' benissimo essere diversa dalla mia. Ci tengo pero' a sottolineare ancora che prima ci si informa bene, ci si documenta, poi si possono distribuire giudizi, non a vanvera e non su Intravino, che di simili non ne merita.

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Cristiana Lauro

circa 11 anni fa - Link

Crepi il lupo! Lavoro nel vino e con grossi marchi che non posso pubblicizzare in questo blog. Qualcuno che ci legge mi conosce molto bene. Faccio comunicazione e commercio. Ho sott'occhio i dati di alcune aziende che producono fino a 5.000.000 di bottiglie e ne vendono il 60% all'estero, per questo mi permetto di parlare. E' vero che c'è una leggera ripresa, ma siamo molto distanti dalle vendite degli anni passati. Vedo un segno meno davanti ai numeri. Può bastare? Però lei si fidi di chi vuole, ne ha facoltà evidentemente. La prego peraltro di non dubitare del fatto che io prenda sul serio questo blog, benchè scriva su un altro, ne ho tutto il rispetto e credo che sia un piacere per tutti confrontarsi, anche con me, che non la penso come lei, ma spero di non perdere mai il mio diritto al dissenso. Le parlo cordialmente, almeno di questo si fidi. Grazie Cristiana Lauro

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Mario Crosta

circa 11 anni fa - Link

Grazie di aver compreso bene il significato dei miei commenti, cara Cristiana Lauro, e gradisca i miei auguri vivissimi per il suo importante lavoro nella comunicazione e nel commercio del vino. A pensarla nello stesso modo sarebbe un gran noia, dica la verita', percio' con la nostra piccola disputa speriamo di aver contribuito entrambi alla curiosita' degli altri lettori per andare a raccogliere le giuste informazioni su quel gran mercato, strategico, che sono gli USA. :)

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pepitonewyork

circa 11 anni fa - Link

cari amici italiani ,, come asserisco da decenni ,,avedno vinto per 10 anni , HARARD OF EXELLENCE come migliore lista di vino in USA ,, L'UNICO PROBLEMA DEL NOSTRO VINO , E' L'ANNATA SUL TAPPO ditelo hai vostri produttori ,, (

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Romolo Pepito

circa 11 anni fa - Link

mario costa il rio duoro nasce dal portogallo ,, e' il duero e' un;altra cosa , a riguardo nel regolamento delle cantine vinicole , vengono analizzate N 1 i ettari coltivati ( molte aziende italiane con 3 bicchieri sul gambero rosso ) hanno 10 ettari di vigneti e producono 400.000 bottiglie ,, mi spieghi ,, quale santo ,, le fa' crescere e moltiplicare sti vigneti ?

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gianpaolo

circa 11 anni fa - Link

Cristiana Lauro dice una cosa importante: il mercato mondiale e' molto meno italianocentrico di quello che vorremmo credere. Wine Spectator e' la rivista a maggiore diffusione mondiale ( 2M lettori? quanti ne ha il Gambero Rosso ad es. 50.000?). Fatto. Le classifiche che fa ci sembrano - sono - assurde, ma sono li' a dimostrare che il mondo del vino e' molto piu' largo e lungo del nostro orticello. Questo ovviamente ha tutto il diritto di non interessare il consumatore di vino, anche se un po' di curiosita' in piu' su quello che viene fatto al di fuori di Italia e di Francia potrebbe essere salutare. Pero' interessa, e parecchio, a chi fa il vino in Italia. Siccome gli USA sono ancora di gran lunga il mercato di riferimento all'estero per molti vini italiani, che WS (e simili) abbia una visione cosi' risibile dei nostri vini e' un nostro problema, non un loro problema. E se gli altri non conoscono quello che tu gli vuoi vendere, allora e' meglio che ti dai una mossa e glielo fai conoscere, invece di lamentarti perche' non ti capiscono.

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Nelle Nuvole

circa 11 anni fa - Link

E' vero che il Wine Spectator é la pubblicazione specializzata più diffusa nel mondo, ma in questi ultimi anni spesi in giro mi ha fatto sempre più l'impressione di rivista da sala d'aspetto del dentista. Tutti la mettono in mostra, qualcuno la sfoglia, quasi nessuno la legge a fondo, anche perché gli articoli sono risibili e pieni di pubblicità occulta. Viene considerata solo per i punteggi che, é vero, hanno la loro importanza per vendere il vino, ma sempre minore. Non sono pochi gli anni che ho speso a "battere" i marciapiedi americani, East e West Coast, per aiutare a piazzare qualche cassa di vino lì e là e posso serenamente dire che un punteggio sul WS o Wine Advocate o Wine Enthusiast é lo strumento "ultima spiaggia" per riuscire a vendere, soprattutto oggi, ci vuole ben altro. Certo che il vino italiano non ha una posizione di prominenza in quel mercato, ma andando a braccetto con la ristorazione "italiana", ha sempre una marcia in più, che poi questa non venga sfruttata o venga utilizzata male é un altro discorso. Comunque la classifica, evidenzia più la visione americocentrica del WS che la scarsa considerazione per i nostri vini, non é certo un bel segnale per noi ma é ancora peggiore per i vini americani che stanno soffrendo una crisi molto grave e i cui produttori hanno nel WS il loro portavoce e "portaborse" semi-fficiale.

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gianpaolo

circa 11 anni fa - Link

E' questione di sfumature. Anch'io non credo che WS sia fondamentale per le vendite, e del resto a me ha sempre bastonato e qualcosa in USA ho venduto e vendo. E' pero' uno specchio di quello che ci si aspetta di leggere parlando di vino in USA, e non solo, visto che e' letto molto in tutto il mondo, paradossalmente anche molto in Italia (sempre tra addetti ai lavori). Il fatto che non si parli poi molto di vino italiano, che non sia in tutte le classifiche di WS e simili, non impedisce certo di vendere, ma ci dovrebbe far sorgere qualche perplessita'. Non va meglio in UK, dove la conoscenza del vino italiano e' poca, e legata a stereotipi. Certo, UK non e' ilpiu' grosso mercato, pero' e' di prestigio e molti paesi guardano a quello che si beve qui. Insomma, la si prenda come si vuole, c'e' molto da fare per promuovere la conoscenza dei nostri vini all'estero, a meno di non dovere sempre e solo contare sugli emigrati ristoratori.

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Motown

circa 11 anni fa - Link

Noi siamo campanilisti e certamente loro lo sono più di noi. Ma vi dirò che io ho bevuto il pinot noir di Paul Hobbs (#6 della classifica) ed è un grande vino. Così come lo erano alcuni degli anni passati (ricordo un ottimo zinfandel di Seghesio al #10). Allora io lancio una provocazione: e se gli americani avessero davvero imparato a fare i vini, addirittura superandoci? In fondo la storia conta poco, bisogna guardare il presente. Vale anche usando il parallelo calcistico, oggi chi gioca meglio al pallone: la nazionale USA o l'Italia?

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Mario Crosta

circa 11 anni fa - Link

Visto che ti piace, come piace moltissimo anche a me, quello Zinfandel Seghesio, ti dedico con simpatia questo articolo che ho scritto nel marzo 2003: http://www.winereport.com/winenews/scheda.asp?IDCategoria=13&IDNews=553

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Motown

circa 11 anni fa - Link

Grande Mario! Bell'articolo. Il Barbera non l'ho provato ancora ma ci sono tutte le premesse perchè sia un gran bel vino. E da come lo racconti mi hai messo non poca curiosità: l'ho già annotato nella lista virtuale dei miei next purchases.

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nicola a.

circa 11 anni fa - Link

Una riflessione "terra terra". Ok tutto ciò è fuori dal mondo, ma: Parlando di ristoranti ed enoteche di medio livello, in Italia credo che non si riesca a vendere un vino sopra le 20 euro (sarebbe bello e interessante un sondaggio). Come tutti sappiamo ed è arcinoto che la classifica in questione tiene presente per le bottiglie premiate, la disponibilità numerica sul mercato e il rapporto qualità-prezzo. Parametri che nelle nostre classifiche di rilievo sono all'ultimo posto. Quindi per gli americani il budget dedicato al vino è il protagonista, vino buono per tutti, antidoto anti crisi?

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paolo75

circa 11 anni fa - Link

Buono pet tutti? Stai scherzando no? Numero 3 prodotto in 2100 casse....pochine direi...costo US$ 85...non poco Numero 2 australiano prodotto in 2400 casse...probabilmente in America ne arrivano a dir tanto 500....sempre pochine....costo US$55 non proprio da every day.... Numero 1 prodotto in 950 casse...probabilmente conoscendo Saxum di cui il 70% vendute tramite mailing list....costo US$ 67(di release, quindi su gli scaffali considerando la scarsa reperibilita' probabilmente viaggiamo su i 150...) Budget??? Vino buono per tutti ? 950 casse per quanti MILIONI di americani? No dai...... Non credo che la classifica tenga conto di quello che fai presente tu...proprio non ci azzecca assolutamente.....

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Nelle Nuvole

circa 11 anni fa - Link

Rispondo a Mario Crosta, ma non riesco ad inseririmi direttamente al seguito del suo ultimo commento. Anche io seguo Lucio Caputo se non dal 1980 certo almeno dal 1985. Anche io mi sono commossa per la sua avventura durante l'attentato delle torri gemelle. Così come mi sono commosso per almeno un altro paio di italiani molto meno famosi del Dott. Caputo, ma che si sono trovati coinvolti come lui. E' sicuramente un professionista competente che ha fatto un ottimo lavoro di promozione per il vino italiano negli Usa. Stop Riguardo alla sua conoscenza approfondita del mercato statunitense é un altra cosa. Tale conoscenza si forma per la strada e non solo per i quartieri alti di Manhattan. Si forma attraverso interminabili discussioni con quei pescecani di distributori in Florida, California, Illinois, New York State, Connecticut, New England, Texas, Arizona, Nevada, ecc.. Questi signori non hanno mai sentito nominare il Dr. Caputo e non ne sentono la mancanza. La conoscenza del mercato si forma rovinandosi lo stomaco in innumerevoli ristoranti che non rientrano nei top ten di New York o Los Angeles, ma sono in grado di farti fuori 100 casse di vino italiano all'anno, il tuo vino italiano. La conoscenza del mercato si forma quando si é in grado di distinguere fra il piazzamanto di 12 bottiglie nella lista dei vini dei ristoranti delle star, che forse rifaranno un ordine fra tre anni, o quello in un luogo più modesto ma che ti fa girare il vino ogni tre mesi. La conoscenza si forma raccontando il tuo vino non nelle pagine patinate di qualche rivista, ma di fronte a gente dell'Oregon o di Scarsdale Arizona, che ha antenati siciliani o veneti e che si sente onorata che tu ti sia spinta fin lì per raccontargli un sogno. Le statistiche parlano di numeri ma bisogna anche saperle leggere. Le mie informazioni e documentazioni sono nella suola delle scarpe che ho consumato, nel tempo passato a conoscere chi il mio vino lo vende e lo beve e non ne legge e basta. Non parlo a vanvera, ma muovo il culo e lavoro, soprattutto in America.

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Armando Trecaffé

circa 11 anni fa - Link

6 grande NN...ho tanta stima per te e per il tuo lavoro...si sente la passione... eccome se si sente..saludos

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Nelle Nuvole

circa 11 anni fa - Link

Grazie Armando, ma che fatica!

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Mario Crosta

circa 11 anni fa - Link

Brava, Nelle Nuvole. La fatica conquista sempre tanto rispetto. Del resto sei capitata proprio a fagiolo in questo blog e ci dai sempre dei contributi stupendi. La maestrìa di Lucio e' comunque nell'organizzare appunto il lavoro dei giovani, non quella di apparire lui in prima persona. E' un Gianni Letta piuttosto che un Berlusconi. Rinuncio' ad una carica importante dell'ICE per mettersi per conto suo in privato a rischiare. Il mio giudizio in cio' che ha fatto e che fa ancora senza piu' le luci della ribalta e tenendosi ben lontano da quei pescecani che invece inseguono gli altri e' senz'altro positivo. Comunque se vai avanti a raccontarti con troppi particolari sull'Oregon e l'Arizona poi si scopre chi sei... occhio a kenray!

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Nelle Nuvole

circa 11 anni fa - Link

Grazie Mario. Peccato che non riesca mai a venire in Polonia, ma se mi dovesse capitare giuro che te lo faccio sapere e che mi porto anche la famosa carriola...

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armin kobler

circa 11 anni fa - Link

scopro con piacere che un vino (rosso addirittura) col tappo a vite è arrivato tra i primi dieci. la classifica diventa simpatica. ;-)

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Mario Crosta

circa 11 anni fa - Link

Se e' per questo i migliori Sauvignon del mondo, cioe' quelli della Nuova Zelanda, sono quasi tutti col tappo a vite. Con tutti gli incendi delle sugherete portoghesi che ci sono stati, bisognera' riservare il miglior sughero soltanto ai vini che hanno bisogno di una leggerissima traspirazione per evolversi ancora per piu' di cinque o sei anni ed invecchiare almeno qualche lustro. Tutti gli esperti ormai non giudicano piu' un vino dal tipo di tappo. Tra l'altro, Angelo Gaja per capire le interazioni tra sugheri diversi e vino e decidersi a comprare i tappi da un produttore piuttosto che da un altro una volta ha immerso dei tappi di produttori diversi nel vino versato dalla stessa bottiglia in altrettanti calici; ha scritto che dopo un certo tempo effettivamente si sentivano differenze di aromi e di sapori. Quindi e' giusto premiare finalmente anche vini con tappi a corona, con tappi a vite, con tappi di vetro, con tappi di resine sintetiche, purche' il produttore abbia scelto il tappo piu' adatto in rapporto alle necessita' di ossidazione o di riduzione dell'atmosfera che rimane nella bottiglia del proprio vino.

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gianpaolo

circa 11 anni fa - Link

Io direi che i neozelandesi sono "tra" i migliori sauvignon del mondo. Sicuramente una tipologia tutta loro e di gran livello, ma ci sono anche altre espressioni (sancerre). Sono d'accordo con lo stelvin.

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Mario Crosta

circa 11 anni fa - Link

Giusta osservazione, gianpaolo. Di Sauvignon ne assaggio poco e ne bevo anche meno, trattandosi di uno dei vini che non mi piace, come sanno i miei amici produttori friulani a cui ho fatto i complimenti soltanto per un eccezionale 2002 e mi hanno detto che dipendeva da un nuovo clone di Rauscedo oltre che dall'annata davvero favorevole a quel tipo d'uva. Spero che si sia capito che mi premeva piuttosto sottolineare l'assoluta indipendenza del giudizio sul vino dal tipo di tappatura (anche perche' molti campioni premiati vengono assaggiati dalla botte anche se questo non lo trovo giusto: si deve stare nelle stesse condizioni dell'acquirente e non basterebbe nemmeno sputare il vino dopo averlo degustato, ma bisognerebbe berlo).

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vini&terroir

circa 11 anni fa - Link

Concordo con Gianpaolo circa i Sauvignon Blanc della Nuova zelanda. Sono molto più esplosivi a livello aromatico rispetto ad un Sancerre od un Pouilly Fumé che sono più fini come aromi.

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mangiaweb

circa 11 anni fa - Link

Ciao a tutti.Ho avuto la fortuna di conoscere personalmente molti vinicoltori e di aver assaggiato molti vini..e non ho mai fatto classifiche e tanto meno seguito le di riviste specializzate.Le classifiche,non mi piacciono

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gian piero staffa

circa 10 anni fa - Link

premetto che amo la barique vanigliata della California. La classifica di Wine Spectator e' fatta per chi di vino non capisce nulla. I vini premiati sono praticamente tutti uguali ( per tiologia) ed il legno e' prevaricante. Non c'e' espresssione del Territorio e solo interessi commerciali. Metterei i Degustatori della Rivista davanti ad un vino da 2 euro affinato nei trucioli di rovere. Sicuramente arriverebbe nei primi dieci!

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