Tanto, buono e con un prezzo accettabile: benvenuti nel club dei “milionari”

di Jacopo Cossater

Il fatto è che in generale ci piacciono quei vini che riescono ad esprimere il territorio che li vede nascere. Tutto qui, è molto più semplice di quanto non possa apparire. Difficilmente infatti una bottiglia figlia di innumerevoli pratiche di cantina riuscirà a giocare le proprie carte su quelle caratteristiche che potrebbe avere se vinificata più tradizionalmente (mi si passi il termine). L’utilizzo di lieviti selezionati, troppa barrique, centrifugazioni/chiarificazioni/microfiltrazioni e tutto il resto magari non andranno ad influire sulla qualità del risultato in senso assoluto, ma certamente porteranno ad una certa omologazione del gusto.

Poi quando si parla di espressione del territorio non è necessario andare a cercare chissà quale certificazione biologica o pratica biodinamica, in genere chi ama la propria terra farà di tutto per non avvelenarla. E ancora, è raro trovare una cantina che produce ogni anno centinaia di migliaia di bottiglie dello stesso vino capace di esprimere quello che invece potrebbe un singolo Cru, o giù di lì. Non che piccolo sia necessariamente bello, anzi. Ma neanche il contrario.

Il fatto però è che il consumatore che ricerca queste caratteristiche appartiene ad una nicchia. Magari numericamente crescente, ma sempre di piccoli numeri si tratta. La stragrande maggioranza del vino italiano infatti arriva sulle tavole delle famiglie attraverso quella che viene normalmente chiamata Grande Distribuzione Organizzata (GDO, appunto). Ed i vini normalmente in vendita nei supermercati hanno due caratteristiche ben precise: costano poco (anche molto poco) e sono prodotti in grandi numeri (proprio per rispondere alle esigenze delle grandi catene. Pochissimi piccoli vignaioli, infatti, sarebbero in grado di fornire, vado a braccio, decine di migliaia di bottiglie di vino ad un unico cliente).

Eppure non tutto quello che passa per la grande distribuzione è necessariamente cattivo. C’è una caratteristica, per dire, che unisce tutti i grandi produttori italiani e non è quella che per arrivare a fatturare tanto debbano rivolgersi necessariamente al grande pubblico. Si tratta del fatto che, pur producendo un numero spaventoso di bottiglie, riescono a mantenere una qualità media notevole (ad un prezzo stracciato, aggiungo). E questo è indiscutibilmente un pregio.
Penso al Pinot Grigio di Santa Margherita, otto milioni di bottiglie per un vino che, a voler dare un punteggio, veleggia allegramente oltre i settantaquattro, settantacinque centesimi. O al Santa Cristina di Antinori, al Verdicchio di Fazi Battaglia, al Chianti Riserva Ducale di Ruffino e tanti altri. Li conoscete benissimo. Le emozioni, certo, albergano altrove ma come condannare queste produzioni? Ogni singola bottiglia, all’interno della tipologia citata, svolge egregiamente il proprio lavoro: soddisfare il consumatore ad un costo contenuto. E scusate, ma non è una cosa così facile da condannare.

Poi certo, continueremo fieri a scrivere di Palagrello, di Grecomusc’ e di Querciabella, ben consapevoli però che l’Italia del vino, ed intendo quella che beve, spende in media intorno ai quattro/cinque euro a bottiglia, con tanti saluti a tutta la territorialità che tanto amiamo.

Jacopo Cossater

Comunicazione digitale ed e-commerce, è tutta una questione di vino, di birra artigianale e di trail running. Vive in Umbria, a Perugia, ha un debole tanto per i Paesi del Mediterraneo quanto per quelli scandinavi ma non potrebbe mai fare a meno dei ritmi dell'Italia Centrale. Giornalista, su Intravino dal 2009.

18 Commenti

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Nelle Nuvole

circa 11 anni fa - Link

Bravo, bel post coraggioso e realistico. Fra i tanti clienti abituali della GDO mi ci metto anche io, non mi posso certo permettere di bere tutti i giorni quello che ho la fortuna di assaggiare per lavoro. Aggiungo che a volte nei supermercati posso scegliere vini dignitosi prodotti al di fuori della mia regione di residenza, tutti abbondantemente al di sotto dei 10 Euro. Mentre per quanto riguarda la Toscana, se mi voglio sbizzarrire trovo tutte le maggiori denominazioni e tanti vini top, anche a prezzi concorrenziali ahimé!

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Francesco

circa 11 anni fa - Link

Ciao, il fatto che anche la srtargrande maggioranza del vino traniti dalla GD e GDO è ormai scontato, il retail è più o meno morto, tranne piccole eccezzioni o nicchie magari di alta qualità che praticano però, molto spesso, prezzi proibitivi. Le enoteche che hanno profondità e spessore di assortimento sono solo nelle grandi città, in provincia si trova pochino e per lo più sempre i soliti (sassicaia, ornellaia e via dicendo). poi c'è la gd e gdo che presenta asieme al solito assortimneto più o meno anonimo anche cosine come chianti classico bibbiano, base e montornello verdicchio bucci paleo le macchiole cirò librandi brunello col 'orcia rosso di montalcino il poggione chianti cl. isolee olena, rampolla, casa emma, sant'andrea, querciabella, felsina etc. il barbaresco dei produttori e via dicendo. certo non ci si può trovare il chianti di caparsa o barbaresco di cortese, il bucerchiale di selvapiana o il montevertine o egly-ouriet o selosse, e neppure diverse annate della tessa bottiglia ma insomma, almeno qui da noi, la scelta non è tutta da buttare via, altrimenti la strada è girare su internet o, come spesso faccio io, ma sono un toscano e quindi già privilegiato, me ne vado direttamente per cantine nella zona di produzione e vai con la festa!

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Pierpaolo

circa 11 anni fa - Link

Nelle Marche c'è un supermercato affiliato Conad che vende La Tache 2007 (Euro 1079), Lafite 2007 (899), Ch.Margaux sempre a 899. Poi Krug, Yquem, Ruinart. E tanti altri... Certo, questi hanno tirature superiori ai Top Wine di Coche Dury o Rousseau, però avercene di GDO così (ma anche di enoteche)...

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Francesco Fabbretti

circa 11 anni fa - Link

Lafite 2007 en primeur prenotabile con consegna aprile 2010 si acquistava a 360 + iva.... ovvero 432 euro!!! Avercene di clienti che abboccano così....

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Pierpaolo

circa 11 anni fa - Link

Da noi ci sono cinesi che lo comprano e lo spediscono in patria. Perché non ti trasferisci in Cina se cerchi clienti così? :-D

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Francesco Fabbretti

circa 11 anni fa - Link

Perchè in un'epoca di spostamenti, mobilità e quant'altro, non posso fare a meno di dichiarare il mio sincero amore per Roma Mia Bella p.s. e poi sei tu che hai citato la cosa come un affare... :-)

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Pierpaolo

circa 11 anni fa - Link

Ma dove sta scritto che è un affare? Io ho detto solo che lo vendono. Avercene di enoteche così fornite. Poi che costi quel che costi è un problema di chi compra.

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Francesco Fabbretti

circa 11 anni fa - Link

Pierpaolo, forse avevo letto male il tuo intervento. Se per caso ti sono risultato offensivo te ne chiedo scusa. Ora saluto tutti e mi ritiro in silenzio a bere uno chateau L'Evangile 2005 che ho pagato 400 euri (vedi pierpaolo che i cogXXXi esistono??? ;-) ) p.s. Pensa se risulta una fregatura!!!

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Nic Marsèl

circa 11 anni fa - Link

Possiamo sfatare anche il mito che "piccolo" è necessariamente sinonimo di "caro"?

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Jacopo Cossater

circa 11 anni fa - Link

Ed è anche nella nostra "mission", davvero. Cerchiamo di fare trasparire questo messaggio il più spesso possibile.

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Francesco Fabbretti

circa 11 anni fa - Link

Abitando in una grane città dovrei temere, per la mia nicchia che pratica prezzi salatissimi, la concorrenza di supermercati agguerriti e rifornitissimi... non è così. Inviterei a non confondere le speranze del consumatore accorto con la mera realtà dei fatti (quella per cui, pensa tu, alcuni vengono in enoteca da me a comprare vini a 7 euro perchè al supermarket li trovano a 8,20...). Non sarebbe meglio citare casi concreti anzichè pontificare sulla realtà merceologica del comparto vino tout-court? p.s. rispetto al pinot grigio di santa margherita esistono una infinità di pinot grigio tra i 6 e gli 8 euro al pubblico che, a mio avviso, sono molto più interessanti. Cantina Termeno, tanto per citarne uno.

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Nelle Nuvole

circa 11 anni fa - Link

La grande città in cui abiti ha sempre avuto una schiera agguerrita di piccoli commercianti e una scarsa offerta di vini di qualità nei piccoli, medi e grandi supermercati, questi ultimi di solito dislocati al di fuori dei quartieri più benestanti. Non capito più a Roma tanto spesso, ma so che le enoteche resistono validamente, anche se la maggior parte paga alle calende greche (non tu). Non solo, ma spesso organizzano serate a tema e incontri con il produttore, attività egregia per fidelizzare il cliente. Diverso é il discorso della provincia, da queste parti le enoteche vendono solo vini locali, perché tanto chi compra é il turista, e per chi ci abita a volte conviene andare direttamente dal produttore. Mentre se vogliamo un vino siciliano, trentino o piemontese senza svenarci, dobbiamo andare a comprarlo alla Coop, Conad o simili. e ti assicuro che certi prezzi sono molto invitanti, soprattutto sotto Natale.

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Jacopo Cossater

circa 11 anni fa - Link

Esatto, però tu rispondi alle esigenze di una nicchia, come quella di cui scrivo. Di una fascia di consumatori che a) sono interessati a cercare un prodotto di qualità b) sono disposti a comprare il vino altrove, anche in enoteca c) cercano e sanno riconoscere un prodotto migliore rispetto ad un altro. Non è mica da tutti. ;)

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gp

circa 11 anni fa - Link

Riguardo in particolare al Santa Cristina, contesterei il “prezzo stracciato”: se non sbaglio, siamo sui 6,50-7 euro a scaffale per un Igt Toscana Rosso, quando per la stessa cifra o poco più si può comprare un Docg Chianti Classico fatto da una onesta cooperativa come i Castelli del Grevepesa. Mi sembra invece evidente che per questi vini il consumatore paga un sovrapprezzo dovuto al nome e la fama, spesso immeritata – tanto più se si tratta di un consumatore estero, come è risultato da una recente classifica dei produttori di vini sopra i 20 euro più venduti negli USA, tra i quali compare anche Santa margherita con il suo Pinot Grigio! (vedi la tabella riportata in tutto-quello-che-gli-americani-vogliono-e-una-bottiglia-di-vino-italiano in questo stesso sito e l’interessante commento di Gily).

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Nic Marsèl

circa 11 anni fa - Link

Condivido. Allo stesso prezzo di Santa Cristina & affini puoi comprare (ad esempio a certe fiere, ok, non necessariamente sotto casa) centinaia di vini di piccoli produttori valutate dalle guide specializzate almeno 10 punti in più (anche se detesto i punteggi).

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Francesco

circa 11 anni fa - Link

il Chianti classico di bibbiano che ho citato prima viene 6€ e spiccioli alla conad ed decisamente migliore del santa cristina. il dicorso è sempre quello, si tratta di bere bene senza svenarsi. il cirò era intorno ai 5 euro, ma che i vuole di più? certo, se me lo potessi permettere, mi berrei qualche grande bottiglia in più, ma devo anche dire che i vini più osannati, ed ormai parecchie bottiglie sono passate da queste parti, non sono spesso i vini più "gastronomici". io bevo praticamente solo pasteggiando la sera, ci capirò poco, ma a me tanti, troppi vini fanno l'effetto di coprire il cibo, vanno bene in degustazione, ma con il piatto non legano troppo. faccio un esempio vissuto, in 3 tra un solaia 2001 e un montevertine 2004 abbiamo lasciato il solaia a metà bottiglia, e siamo gente che una bottiglia se la beve tranquillamente da sola. per me è difficle bere (non degustare) senza mangiare e certi vini sono, a mio modestissimo parere, troppo pesanti e sovrastrutturati per abbinarli bene.

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Davide Bonucci

circa 11 anni fa - Link

Jacopo scrive cose giuste e vere. Credo che i vini elitari non abbiano particolari ruoli nella formazione popolare del gusto. Il punto di contatto, il fronte di scontro è sui consumatori abituali di vino di fascia bassa. Portarli verso un consumo abituale di vini di fascia bassa+1, poi +2... Insomma, l'educazione al consumo, sempre meno quantità e qualità un po' più alta. Il consumatore di vino spesso sa ben riconoscere quando un vino è davvero molto buono, ma capisce anche che non si può permettere una bottiglia da 20 euro ogni giorno. Un altro fronte interessante potrebbe essere quello di indirizzare verso il consumo di sfuso di alta qualità. Ci sono molti piccoli produttori di grande valore che , oltre alle loro bottiglie base vendute dagli 8-10 euro a salire (spesso si parte da 15-20-25 euro, sempre a salire), hanno lo "scarto" in vendita sfuso per 2-3-4 euro. Lo sfuso di Valentini non è esattamente un vino da buttare, per esempio. Anche se ammetto che già lì ragioniamo di "sfuso fascia alta" ;)

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