Portarsi la bottiglia di vino al ristorante non è un tabù

di Elena Di Luigi

"Portami con te". "Ok".

Chissa quante volte abbiamo guardato con occhi languidi le bottiglie di vino della nostra cantinetta e sospirato: “Ah, se solo potessi portarvi con me in quel ristorante che mi piace tanto! Che connubio, che esperienza!”. Appunto, un sogno. Sappiamo infatti che anche il ristorante in questione ama così tanto i suoi vini da farceli pagare veramente cari. I ricarichi sui vini non sono più il segreto di Pulcinella. Tutti sanno che sono alti e che spesso sono la principale fonte di guadagno di un ristorante. Eppure se ad un cliente chiedessimo a bruciapelo di rinunciare al cibo o al vino, di certo eliminerebbe quest’ultimo, potendoselo procurare da un’altra parte. Quando il vino che ordiniamo è buono e giusto per un piatto, è anche insostituibile nel suo ruolo, ma come negare che pesa sul conto finale?

Bring-Your-Own bottle (BYO), ovvero “porta la tua bottiglia (al ristorante)”, è una pratica arrivata in Europa dall’emisfero del sud e subito adottata dai ristoratori con poca voglia di investire in una licenza per vendere alcolici. Anche in Gran Bretagna, dove la cultura del BYO ha avuto un certo seguito, sono ancora in molti a snobbarla perché associata a vino dozzinale e ristorazione di terz’ordine. Ma le cose stanno cambiando. In un clima di crisi come quello attuale,  e con dati alla mano che parlano di un calo della clientela per la ristorazione (secondo Wine Intelligence  -19%  dal 2007 ad oggi, fino al -28% nella bella ristorazione), c’è chi ha visto nel BYO l’uovo di Colombo del momento. Per Khadine e Christopher Rose è bastato aggiungere la parola “club” e a giugno si sono lanciati nel primo BYO Wine Club, un sito che offre un elenco di ristoranti della capitale, alcuni dei quali anche esclusivi, dove i regolarmente iscritti possono recarsi con la loro bottiglia di vino. La membership si ottiene pagando una quota annua di 100 sterline, poi di volta in volta il costo del servizio (corkage fee o diritto di tappo, ndr) applicato dal ristorante. Come in ogni club che si rispetti le regole sono rigide ma essenziali, sicuramente il punto di forza dell’idea. Per esempio non si arriva al ristorante con una bottiglia aperta o in contenitori che non siano la sua bottiglia; non si possono portare altri alcolici in alternativa, anche se si tratta del vinello fatto in casa.

Nicolas Arthuis, head sommelier al Tom Aikens Restaurant si dichiara a totale favore. “L’idea è soprattutto per chi ama e sa apprezzare una buona bottiglia di vino, non solo per chi vuole risparmiare” dice Nicolas, il quale non vede sminuito il suo ruolo di sommelier. “Chi sa apprezzare un buon piatto in genere sa accompagnarlo con un ottimo vino. I nostri clienti-BYO ordinano anche al bicchiere, in genere Champagne”.

Anche Virgilio Gennaro, head sommelier e wine buyer presso Locanda Locatelli, è favorevole all’idea del BYO soprattutto per incoraggiare una certa clientela a tornare alla bella ristorazione.  Tuttavia  per Virgilio è importante far capire il dietro le quinte che richiede la preparazione di una bottiglia di vino “decantare, il controllo della temperatura, la scelta del tipo di bicchiere e la qualità dello stesso, sono tutti elementi che contribuiscono a creare un’atmosfera che è unica e che per questo ha un prezzo”. A giudicare dall’unico commento che sono riuscita a carpire a Kadhine Rose, “qui stiamo diventando pazzi tra interviste eccetera, eccetera”, con la promessa di un’intervista ancora da materializzarsi, il BYO Wine Club ha un futuro garantito.

Nel mio piccolo, colgo qui l’occasione per lanciare un nuovo gioco di società, semplice ed economico: Bring-your-own bottle Game, i partecipanti dicono a turno quale bottiglia di vino porterebbero con se al ristorante X o Y e con quale piatto lo sposerebbero. Per Nicolas Arthuis la scelta è facile, “se dovessi pasteggiare al mio ristornate con un vino dalla personale riserva di casa opterei per un Collioure ‘Coume del Bast’ Domaine de la Rectorie 2001 di cui purtroppo ho bevuto l’ultima bottiglia mesi fa”.

6 Commenti

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Edoardo

circa 11 anni fa - Link

Allora mangiate anche a casa...Cosi' state anche meglio e risparmiate... mA dai, se un ristorante ha una carta dei vini mediocre o con ricarichi eccessiv.... basta non andarci !

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EROS ANTONUTTI

circa 11 anni fa - Link

Perchè no? ogni ristorante che si rispetti ha un'adeguata carta dei vini, proporzionale ai piatti proposti dallo chef. difficile trovare locali nei quali la cucina sia eccezionale mentre la proposta dei vini sia scadente. certo è che nei ristoranti di qualità è assai arduo travare una bottiglia ad un prezzo accessibile. detto questo, non vedo perchè non agevolare i clienti soprattutto dal punto di vista economico. 75 euri per mangiare e bere, per due, 150! toglimi il fardello del vino,facciamo 60 euri?, spendiamo 90+ il diritto di tappo. la bottiglia ce la siamo scelta noi, pagata il giusto, se è centrata siamo stati bravi, altrimenti amen, andrà meglio la prossima. fare tanto i puristi in tempi di magro, pardon di magra, non mi pare il caso.

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chicco di caffè

circa 11 anni fa - Link

L'Oste della Bon'ora a Grottaferrata lo fa da tempo...unica regola è che il primo bicchiere sia il suo!

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Daniele Rigillo

circa 11 anni fa - Link

bellissima regola!!! laa adotterò anch'io, a costo di rinunciare al diritto di tappo!!

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Cristina

circa 11 anni fa - Link

è una bellissima idea!ci vorrebbe un sito nel quale vengono indicati i ristoranti che aderiscono al BYOB

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