Marko Fon | Cartolina romantica dal Carso

di Danilo Ingannamorte

Stavolta gioco il jolly. La carta che cambia una partita è un incontro che ti stravolge la vita. Dopo, niente sarà più come prima. Stappare una bottiglia, calpestare un vigneto e fare domande ad un produttore avranno per sempre un sapore diverso. D’ora in poi, di fronte a un nuovo vino, non potrò fare a meno di ricordare quel giorno d’estate in cui, per la prima volta, ho  incontrato lui: Marko Fon.

La lovestory con questo produttore del Carso sloveno è appena nata e già rimpiango tutti i vini delle vendemmie precedenti che non ho potuto assaggiare. Marko ha pochi difetti, il più grave dei quali è vendere ogni anno fino all’ultima bottiglia. Per lui il vino è come un figlio: una volta pronto, è giusto lasciargli affrontare il mondo da solo, non ha più bisogno di voi. Specialmente ora che ho conosciuto tutta la “famiglia”, ditemi come si possa non adorare uno così.

Gli ettari di vigna sono 4, un po’ in affitto e un po’ di proprietà, e Marko li segue praticamente da solo. Non vuole aumentare la produzione ma cercare di fare sempre meglio. Comprare o seguire altri vigneti significherebbe andare a bussare allo sportello della banca e lui vuole dipendere solo dai capricci delle annate senza la costrizione di fare e vendere vino anche quando la vendemmia non è all’altezza. Una ferma convinzione, questa, che lo porta in inverno a cambiare l’abito del vignaiolo con quello del carpentiere, alle prese da dieci anni con la ristrutturazione della vecchia casa di famiglia.

La malvasia, più della vitovska, è l’uva con cui dialoga più volentieri e da cui nascono le sue creature preferite, vere gocce d’acqua della mano che facilita il parto. La gentilezza nel bicchiere è la stessa con cui Marko ci ha accolto in casa propria, togliendo le spine dei rovi dalle dita dei suoi bambini, appena tornati da una battuta di caccia alle more, mentre assaggiavamo i vini. La forza acida non manca mai e fa il paio con la caparbietà nel lavoro manuale quotidiano che non lo fa demordere, nemmeno di fronte a contraccolpi duri. Come quando ha reinnestato un intero vigneto di terrano con la malvasia, riuscendo su una pianta ogni cinque. Sfortuna, certo, ma anche colpa di una fiducia acritica nelle profezie steineriane, il cui calendario prometteva risultati certi per il reinnesto.

“Bisogna pensare con la propria testa”, mi dice, dopo averla scossa guardando in basso. E per lui questo significa avere fiducia nella propria sensibilità, prima che in quella di un manuale. La stessa solforosa (dosatissima comunque anche quando è indispensabile) non è il male assoluto, né la sua totale assenza la vera garanzia di naturalità. La cosa più importante è il rispetto, la minor invadenza possibile. Lo stesso principio, in cantina, lo porta a distaccarsi da molti suoi colleghi del Carso, vinificando con maggior attenzione per il varietale ed evitando quindi macerazioni da campionato dei pesi massimi.

Pensavo fosse un flirt passeggero e invece l’infatuazione continua quando assaggio le malvasie pronte all’imbottigliamento. Tutte, anche la più giovane, possiedono una splendida morbidezza setosa bilanciata dall’acidità intrinseca dell’uva, un binomio ipnotico che neanche il Jimmy Page degli albori. La sbandata diventa amore quando Marko mi porta in un vigneto centenario, a piede franco, che ha salvato dall’espianto. “Passavo di lì in moto e ho visto che non avevano ancora potato”, il proprietario ottuagenario non ce la faceva più. Da queste vigne splendide, nelle annate eccezionali come la 2009, Marko fa due vini: una malvasia in purezza e un uvaggio di nonsisabenecosa (sauvignon sicuramente, ma anche altro) che ti prendono il palato e gli fanno fare un reset lisergico radicale.

“Si sta bene qui, in questa vigna – mi dice – le viti stanno bene, si vede. Anche voi state bene, no? Per questa vigna, sì, ci andrei in banca!”. Annuisco in silenzio, estasiato. A queste parole, la testa mi gira. Nelle orecchie risuona la colonna sonora di Via col vento e rimbalzano le immagini de Il petroliere: It’s good to have land! I neuroni compongono un solo pensiero: “grazie Marko, grazie di esistere!”.

7 Commenti

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Lido Vannucchi

circa 11 anni fa - Link

Confermo questo è uno con le strapalle i suoi vini sono memorabili, è veramente bravo camminare le sue vigne è da pelle d'oca, bella zona la Slovenia ci sono ancora veri uomini, e se siete da quelle parti non fatevi mancare Rencel e poco più giù in croazia Giorgio clai vini da capogiro non alcolico ma di bravura.

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marco gatti

circa 11 anni fa - Link

grande danilo! questo è uno di quei produttori di un'altra categoria, e complimenti a te che lo hai scoperto e raccontato!

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stetten

circa 11 anni fa - Link

Complimenti per la segnalazione, avevo già letto (sul sito amicidivini.com) un'intervista a Marko Fon che mi aveva molto colpito. Mi manca solo di assaggiare i suoi vini, qualcuno sa dove si possono trovare (preferibilmente centro Italia)? Grazie, ciao a tutti!

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attoadivenire

circa 10 anni fa - Link

Caro Stetten da oggi sono disponibile su www.attoadivenire.com.....

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Danilo Ingannamorte

circa 11 anni fa - Link

Grazie a tutti! @stetten purtroppo a Roma che io sappia non c'è nessun rivenditore. Il distributore italiano comunque lo trovi qui: www.carrettavini.it.

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Michele Del Visco

circa 9 anni fa - Link

Marko Fon, ci saprà fare, col vino ma tu, con le parole, non scherzi ! Grazie per aver condiviso un'esperienza così emozionante.

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