Il Dolcetto di Dogliani è vivo e sa invecchiare

di Giulia Graglia

Dico Dogliani e penso a quel vino rosso giovane e beverino che non mancava mai in tavola quando ero piccola: appena mio padre si distraeva, ne approfittavo per fregargli il bicchiere e ingoiare un sorso. Quel sapore ce l’ho ancora bene in mente e non ha niente a che vedere con i vini intensi, tannici, di corpo che ho assaggiato in tre giorni a Dogliani, capaci di un invecchiamento che ha poco da invidiare al Nebbiolo. Passeggiare tra vigne di Dolcetto tinte di rosso-autunno, passando da visite in cantina a degustazioni verticali, è stato un ottimo modo per scoprire produttori locali vogliosi di far conoscere al mondo il loro vino dal sangue piemontese, proprio come Barbaresco e Barolo.

[Nel video, alcuni momenti salienti della tre giorni doglianese dedicata ai blogger: il produttore Orlando Pecchenino, l’agronomo Gian Piero Romana e Nicoletta Bocca di San Fereolo]