Frank Cornelissen | Il vulcano nel bicchiere

di Mauro Mattei

MonjebelShot[1]Chiedete di lui a Solicchiata (microscopico centro abitato sul versante nord dell’Etna), ormai lo conoscono tutti. Vi indicheranno dov’è casa sua, ma non dove trovarlo. Frank è sempre in movimento. Un personaggio che, dato il contesto in cui è inserito, potremmo definire senza ombra di dubbio “vulcanico”. Non lo trovate? Avete provato da Sandro Dibella? Beh, lui è un amico di Frank e ha un bar. Il bar di paese più strano ed eno-centrico che vi possiate aspettare. E non sarà difficile che qui, inseguendo l’ombra del nostro fantomatico vigneron, possiate curiosamente imbattervi in :  1) produttori naturali della Loira 2) spaesati turisti enogastronomici 3) endemici vecchietti che sorseggiano con disinvoltura uno spumantino di Casa Coste Piane o un Bourgogne di Pierre Morey.

Se anche giocarvi questa carta a nulla è valso (sfortunati!), non vi resta che aspettare al civico 281 della Nazionale, prima o poi la jeep di Frank passerà di li. Mettiamo il caso che riusciste nell’impresa di placcarlo, vi avverto, trovereste di fronte a voi un bizzarro belga che conosce le contrade dell’Etna meglio di un Matusalemme autoctono. Infatti, se cercate qualcuno che vi racconti il territorio, beh , avete trovato pane per i vostri denti: Frank Cornelissen,  ha un rapporto col vulcano che stenterete a credere. Tutto ciò è frutto di una sensibilità e di una vivacità intellettiva che non ha paragoni.

Frank è arrivato sull’Etna perché sapeva che in queste terre ed in pochi altri posti al mondo avrebbe potuto realizzare vino come solo lui aveva in mente di fare. I terreni, il clima e le escursioni termiche, la presenza di antiche varietà di vite (spesso in vigne franche di piede), l’incombenza visiva e morale de “La Montagna” (così è chiamato il vulcano dai suoi abitanti), devono essere state attrazioni inimmaginabili per chi come lui è legato con un filo doppio alla natura e al senso del cosmo. Fatto stà che, visti i presupposti,  “La Montagna” è diventato il suo parco giochi.

Al momento Frank lavora una decina di ettari di vigna sparsi sul vulcano, appezzamenti vecchi e nuovi impiantati ad alberello, un vero e proprio meltin’ pot ampelografico. Qui, infatti, accanto alle varietà più osannate (Nerello Mascalese e Carricante in primis), troverete le meno note: minnella bianca e nera, grecanico dorato, francisi e chi più ne ha più ne metta. Il tutto corredato dalla volontà di non praticare una coltura mono-varietale che stresserebbe il terreno. E dunque dove è possibile: grano, ortaggi, legumi, alberi da frutto e olivi. Come viene curata, in questo bailamme vegetale, la sacra vigna? Nella maniera più semplice ed accurata possibile, seguendo i passi degli anziani ed una rinnovata armonia con la natura. Il segreto è la cura maniacale nell’assecondare la terra: tutto è eseguito manualmente e nulla di chimico interagisce con i terreni.Frank-vigna2[1]

Ma adesso fermatevi. Se pensate che queste informazioni vi abbiano aiutato ad inquadrarlo – lui: Frank –  non provate a schedarlo. Anzi, se volete farlo imbestialire parlategli di biologico e biodinamico. Se fosse nella sua indole, vi trovereste lì a farvi insultare. A volere essere sinceri, nel modo di approcciare le cose  del nostro caro vignaiolo, non c’è nulla di preordinato, eppure il kaos è dominato da un rigore unico, generato solo dalle sue idee e da un’attenta osservazione degli eventi.

Esplicativo, oltre al rapporto con la vigna, è il modo di vinificare. Il buon belga si destreggia abilmente fra la plastica enologica e le giare di terracotta, “semplici” mezzi per tirar fuori il carattere di un’uva raccolta sempre al massimo della sua maturazione e della sua integrità strutturale (la vendemmia avviene con ripetuti passaggi fra i filari, tra la fine di ottobre e la prima decade di novembre). Sia per i vini bianchi che per i rossi si utilizza lo stesso modus operandi: macerazioni bibliche, zero solfiti e atteggiamento nei confronti della filtrazione e delle chiarifiche che ricorda quello di un Talebano.

Con gli anni e con la maggiore consapevolezza delle proprie capacità, la gamma produttiva di Frank sta crescendo in maniera esponenziale (se la si analizza dal punto di vista dei termini qualitativi). Sempre più visibile è, nel bicchiere, la purezza del terroir. Si cerca la costanza nell’espressione (quasi un gusto maison) attraverso l’escamotage dell’assemblaggio di diversi “cru” o tramite la cuvée di annate differenti. E quindi, perché riportare l’annata in etichetta? D’altronde accanto al nome del vino un “numeretto” vi ragguaglierà sul release in vostro possesso. E se i vini vi sconvolgeranno poiché nulla di simile avete provato prima, fermatevi ad ascoltare il vulcano, e godete dell’anima cangiante e affumicata di questi liquidi unici.

Az. Agricola Frank Cornelissen  – Via Nazionale 281-299
Solicchiata (CT) Etna – Sicilia

Mauro Mattei

Sommelier multitasking (quasi ciociaro, piemontese d'adozione, siculo acquisito), si muove in rete con lo stesso tasso alcolico della vita reale.

26 Commenti

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gianpaolo

circa 11 anni fa - Link

L'unico che ho assaggiato io, il vino del contadino, credo 2007, aveva un naso interessante, ma in bocca la volatile era un pelino altina.

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Mauro Mattei

circa 11 anni fa - Link

Ciao Giampaolo, sicuramente quando ci si confronta con un vino di Frank Cornelissen (o di altri vignaioli con una filosofia produttiva similare) possono colpire delle sensazioni irregolari rispetto ad una estetica che accomuna prodotti e produttori più convenzionali. A mio avviso, questi sono vini da bere un pò con la testa ed un pò con la pancia. Oltretutto il "Contadino" è un vino volutamente rustico (te lo suggerisce anche il nome!) è quella la sua piacevolezza!

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gianpaolo

circa 11 anni fa - Link

dipende da cosa si cerca in un vino, ovviamente. Io ritengo che vi siano delle caratteristiche che il vino deve rispettare, per es. non essere eccessivamente acetico e' una di queste. Il commento che mi e' venuto di fare e' questo: se me lo offrivano come vino della casa in una caraffa in una trattoria, l'avrei rimandato indietro. Comunque alcuni vini "aranciati" sono buoni, alcuni buonissimi, e vanno giudicati di pancia, come giustamente dici tu.

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Mauro Mattei

circa 11 anni fa - Link

..la tua analisi è corretta. Un difetto è sempre un difetto. Per quel che riguarda il "Contadino" (nella versione che hai assaggiato),devo essere sincero, la volatile così alta non l'ho mai avvertita, pur notando altre imperfezioni. Ad esempio una "stortura" (se la si vuole leggere così)è l'eccessiva nota amaricante. Quasi ci fosse stata un' "estrazione" troppo prolungata, ma ho constatato che con un ossigenazione particolarmente lunga questa sensazione va a mitigarsi in maniera notevole. Comunque sia, il "Contadino" non è di certo il prodotto di punta dell'azienda ed è quello meno stabile. Ogni versione cambia in maniera sostanziale rispetto a quelle che l'hanno preceduta e questo crea una certo stordimento anche a chi conosce a menadito i prodotti di Cornelissen. Proprio a sottolineare questa "linea dinamica" ti invito ad assaggiare il 2008. E' molto più "vino" con un tannino serrato ed un frutto di maggiore concentrazione. Ed anche se al momento ha delle note lievitose un pò irritanti... si farà ;-)

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gianpaolo

circa 11 anni fa - Link

non mi ricordo se era 2006 o 2007, comunque perseverero' nell'assaggio :-)

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Mauro Mattei

circa 11 anni fa - Link

..allora se proprio lo devi fare, "molla" il "Contadino" e concentrati (sifapperdire) su Munjebel Bianco 4 e Munjebel Rosso 5..adesso cominciano ad essere veramente interessanti. Il Bianco è sostanzialmente un "rosso da uve bianche". Ha un tannino galoppante e una nota affumicata quasi irreale! Sembra che abbiano buttato una manciata di Lapsang Souchong in infusione ;-). Il rosso è un gran Nerello Mascalese, in questa fase sprizza eleganza e potenza vulcanica. Poi fammi sapere.. Se non li trovi, una volta che capito in Maremma ti porto una boccia e la beviamo insieme.

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Mauro Mattei

circa 11 anni fa - Link

...ecco un pò di materiale http://blog.polishwineguide.com/2009/09/on-etna-1.html

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Mirko Feroce

circa 5 anni fa - Link

Mauro,Portamene una anche a me al ristorante la prossima volta ;-)

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Fabio Cagnetti

circa 11 anni fa - Link

Effettivamente l'ultima uscita di Munjebel rosso è probabilmente il suo vino più piacevole di sempre, mentre il Magma è il consueto viaggio nel cuore dell'Etna, al di là dell'idea del territorio che ci si può fare assaggiando qualsiasi altro vino (ed è difficile ipotizzare che le differenze non siano dovute alla tecnica di vinificazione). Chiaramente non sono vini per tutti, sono per chi cerca determinate caratteristiche (territorialità e mineralità in primis), ma per costoro le migliori bottiglie del buon Frank sono senza ombra di dubbio nell'empireo dell'eccellenza.

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Enzo Vizzari

circa 11 anni fa - Link

Assaggiati e riassaggiati più volte: per la mia esperienza e per il mio gusto (sempre molto laico) sono "cose" più che vini, impresentabili e ai limiti della bevibilità. Con il massimo rispetto per l'onestà intellettuale di chi li fa e di chi li apprezza.

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Mauro Mattei

circa 11 anni fa - Link

..penso che la definizione di "cose" più che vini farebbe felice Frank Cornelissen piuttosto che turbarlo. E' vero, lo ribadisco, che vini come Munjebel o Magma escono fuori da ogni schema convenzionale. E questo può indubbiamente meravigliare in senso positivo o negativo. Non è opinabile invece il risultato finale, ovvero l'espressione precisa e violenta di un terroir altrettanto duro. E se vogliamo etichettare questi vini come "mostruosi", almeno spero che si tenga in considerazione il significato latino del termine ;-)

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Gabriele

circa 11 anni fa - Link

Son vini che fanno discutere, non c'è che dire... Personalmente mi piacciono, sono perentorie espressioni del territorio etneo che, come tutte "cose" così marcate ed estreme o si amano o so odiano. Un grosso neo che hanno le bottiglie di Frank è però la variabilità da bottiglia a bottiglia, spulciando in rete se ne legge di ogni.

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Mauro Mattei

circa 11 anni fa - Link

...è vero, il problema dell'incostanza del prodotto è stato evidente fino a qualche tempo fa, ma con le nuove annate l'inconveniente si stà riducendo.

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Giovanni

circa 11 anni fa - Link

Ho aperto un munjebel 7, troppa era la curiosità per aspettare. l'ho trovato strepitoso, m'ha ricordato soprattutto al naso un altro vino pazzo, il so san di angiolino maule, tocai rosso anch'esso cresciuto su terreni vulcanici, forse non così vulcanici come l'etna, ma, forse per questo, direi meno minerale. io che di vino e vinificazione ne so davvero poco, credete non mi schermisco, non ho capito la scelta del tappo: è silicone. ma questo non ostacola l'invecchiamento di una bottiglia che dovrei invece dimenticare in cantina?

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Mauro Mattei

circa 11 anni fa - Link

Ciao Giovanni, se non sbaglio "Munjebel 7" non è ancora uscito. Quest'anno dovrebbe essere disponibile il "Munjebel 6". Sicuramente ti riferisci al "Contadino 7", in commercio c'è già la versione 8 e a breve sarà disponibile il 9 (se non è stata già rilasciata!). Mi fa pensare che ti riferisci al "Contadino" anche per la tappatura in silicone, appannaggio solo del vino base e non delle selezioni. Un saluto Mauro

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Giovanni

circa 11 anni fa - Link

Hai ragione scusa. Ho bevuto il munjebel 6, ma ti confermo il tappo in silicone

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Mauro Mattei

circa 11 anni fa - Link

Fino alla versione "5" il tappo è in sughero, ne sono sicuro (anche perchè non c'è capsula :) ), il "6" ancora non l'ho provato e sono stupito di questa modifica. Il tappo in silicone proprio non lo reggo, avrei digerito meglio lo stelvin ;-)

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Giovanni

circa 11 anni fa - Link

Mi sono permesso di scrivere direttamente a Cornelissen che mi ha voluto cortesemente rispondere. innanzitutto mi ha voluto specificare che non si tratta di silicone ma di "elastomere ad estrusione" Nomacork® Premium e poi che la discussione sui tappi è eccessiva in quanto "Per noi produttori, sono chiusure per non fare scappare o dannegiare il nostro fluido che abbiamo prodotto." Io onestamente non ho cognizione di causa e non mi permetto nè di contestare nè di essere d'accordo. ma se per lui va bene figuratevi se non va bene a me che il munjebel ho adorato col sughero ed adoro adesso con l'elastomere ad estrusione! ne riparliamo tra qualche anno. W il nerello mascalese e i belgi che lo sanno trattare!

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NomeCristiANO

circa 8 anni fa - Link

Scusa Mauro, sapresti consigliarmi (se possibile) un piatto in abbinamento con il Munjebel 4 bianco . Grazie

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Cristino

circa 8 anni fa - Link

AHAH dimenticavo ,complimenti per l'articolo.

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Luca

circa 4 anni fa - Link

a mio parere siamo di fronte ad un grande bluff; i suoi vini esprimono ogni possibile difetto che i detrattori del vino naturale generalmente usano per screditare una certa maniera di concepire il vino; l'idea di registrare il marchio dei suoi vini è un unicum o quasi tra i vignaioli naturali, è cosa per me ostica ed antipatica perchè richiama il mondo del denaro e del business del vino, da cui Frank Cornelissen proviene. mi pare un grande uomo di marketing ( il suo sito ne è prova inconfutabile a mio parere), che ha sfruttato come altri riccaccioni la rinascita parkeriana dei vini dell'etna; dal suo sito leggo: "Fare prodotti di qualità ed autenticità, senza compromessi, con rispetto per la natura, ha un certo costo produttivo che bisogna sostenere per poter continuare a produrre e mantenere il livello qualitativo. Calcolando le spese per arrivare al prezzo di vendita di Magma® e MunJebel®, abbiamo avuto la sensazione che tutti e due i prodotti avessero un costo elevato. Abbiamo deciso, quindi, di abbassare il prezzo del MunJebel® e di alzare quello del Magma®. Offriamo i prodotti Magma® come la più alta espressione territoriale e MunJebel® come un prodotto con un legame tradizionale con la nostra zona, il monte Etna, accessibile per i più appassionati. Una politica sociale dei prezzi." una politica sociale dei prezzi. 51 euro per un munjebel 185 euro per un magma. grande Frank, continua così, il mondo è pieno di polli.

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jacopo

circa 4 anni fa - Link

Luca, parole sante...
quando li ho assaggiati io - anni fa, ad essere onesti - erano impresentabili, ma costavano già come il prodotto di punta di una cantina con decadi di storia (se non secoli). Per il disappunto di allora non mi sono più dannato per riassaggiarli: ora li per curiosità li riassaggerei, ma ovviamente non mi sognerei mai di pagare 185 euro per una bottiglia del genere (più o meno il doppio di un cascina francia di Conterno, giusto per fare un nome).
Siamo di fronte ad un abbaglio collettivo.

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Mario

circa 4 anni fa - Link

Tanti anni fa, circa 40, mio padre andava a comprare il vino nelle terre di Solicchiata, dai produttori locali.

Diceva che era genuino, e così era: un vino forte, il nerello mascalese, coltivato in terreni quasi aridi dove d'estate la temperatura può raggiungere i 38°C.

Vino buono prodotto con metodi tramandati da padre in figlio, si, era già vino biologico, o naturale, bio o qualche altra denominazione inventata ai tempi odierni.

Con gli anni sono diventato un appassionato di vini, non un professionista per carità, ma un semplice intenditore che ama il vino buono e che frequenta quando possibile i vari appuntamenti di "wine tasting".

A cena in un noto ristorante di Roma, il gentile cameriere conoscendo le mie origini mi propone una bottiglia di Munjebel 2014. Dico "va bene, quanto costa?" 54€ dice lui. Ok, proviamo.
L'ho trovato un buon vino, di qualità simile a quella che normalmente si può acquistare da altri produttori locali, mi ha colpito la mineralità piuttosto accentuata e persistente al palato. Non sembra neppure un nerello mascalese "classico".
Nonostante il vino abbia il "suo perché" il prezzo è assolutamente inaudito, il tipo del ristorante mi dice che ne esiste addirittura una variante chiamata "Magma" che costa 240 Euro.
A quel punto ho pensato a 40 anni fa quando un litro di vino "da sulicchiata" costava 500 Lire. Ho sorriso al cameriere dicendogli: fosse per me, ed altri siciliani che conoscono quelle zone, quella bottiglia da 240€ può giacere in cantina per sempre!.
Un caro saluto

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Federico

circa 3 anni fa - Link

Ero molto curioso. Io non sono mai prevenuto, assaggio tutto, dai più "classici" ai più "estremi" (orange con +- 0 solfiti), poi traggo le mie conclusioni. Ho iniziato con il rosso del contadino e mi è piaciuto molto, mi ha ricordato Radikon (Stanko un mito per me, lo adoro) e non vedo l'ora di bermi il Munjabel 09/10 e 15 che mi son comprato oggi. Deciderò poi se provare il Magma ... Non ci sono solo i Gaja, Voerzio, Rinaldi, Soldera, Salvioni, Rampolla, Fontodi, Quintarelli ... tutti mostri sacri che adoro e che sono anche presenti nella mia affollata cantina. Ogni vino va contestualizzato, aprite le vostre menti ed il vs spirito ne gioverà!

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