Enoturismo | Il topo di cantina va addestrato o lo preferite ruspante?

di Mauro Mattei

Le cronache di viaggio di due turisti d’eccezione: Danilo Ingannamorte e Sara Porro del ristorante Ratanà di Milano: benvenuti su Intravino.
Essere enoappassionati non è una professione di fede. La pratica è indispensabile e bisogna lottare contro innumerevoli ostacoli: etilometri, solforose graffianti, falsi imbonitori, raffreddori e soprattutto tanti, tanti chilometri! Le lunghezze percorse dagli enogurmé richiedono costanza e spirito di avventura, ma la ricompensa può essere grande: una bella visita in cantina con degustazione e chiaccherata coinvolgente con il vigneron. Il nostro battesimo avvenne anni fa in quel di San Colombano al Lambro e il produttore di cui facemmo conoscenza si rivelò presto un archetipo fondamentale dell’esperienza enoturistica.

Arrivammo pieni di aspettative e immagini bucoliche, convinti di trovare una lunga strada di collina con ai lati perfetti filari di vite con rose annesse (“Le rose?” – “Ma certo, scusa, non lo sai? Le rose servono per i profumi del vino” – “Sei sicuro?” – “Oh, guarda che faccio il corso mica per niente!” – “Mah…”). Niente di tutto questo: da un’anonima villetta a schiera uscì un energumeno a torso nudo in pantaloncini che ci accolse con aria perplessa: “Mi metto qualcosa e arrivo”. Poco dopo ritornò indossando in più solo una canottiera bucata. Ci aveva conquistati! La “cantina” era in realtà un garage stipato all’inverosimile e i vini e le vasche di vetrocemento, odoravano di rusticità e sudore vero, di rischi e avventure affrontate dal nostro eroe vignaiolo. Ratti compresi, combattuti a suon di topicida poggiato sull’unica barrique presente in cantina. “Adesso si parla tanto di enoturismo” ci disse “io per adesso mi sto concentrando sull’eno – sul turismo, beh, ci sto ancora lavorando…”.

Sempre a proposito di sorci, passiamo a un’altra esperienza archetipica facendo un salto temporale e geografico: estate scorsa, Jerez de La Frontera, Bodegas Tio Pepe – Gonzalez Byass. “Al raton le gusta il vino” dice la nostra guida spagnola in divisa rossa aziendale, che ci ha fatto scorrazzare per l’enorme perimetro della struttura su di una macchinina di quelle usate sui campi da golf. “Chicoooo! Chicooooo”. A questo richiamo, un topino esce da sotto le piramidi di Solera. Dapprima esitante, prende coraggio e si avvia nella nostra direzione. A qualche passo da noi, posato a terra, c’è un bicchiere pieno di vino, sul quale è appoggiata una scaletta. Il roditore si arrampica agilmente sui minuscoli pioli, infila il muso nel bicchiere e beve – o forse dovremmo dire degusta – un piccolo sorso di Pedro Jimenez, manco fosse il sommelier di Ratatouille! La “cantina” è un quartiere intero della ridente cittadina andalusa e oltre ai sorci è fornita anche di un padiglione costruito da Monsieur Eiffel. Il mitico signor Gonzalez? Appare solo in un video che ci spariamo prima del tour.

Pensiamo al nostro eroe di San Colombano: meglio topino-spagnolo perfettamente addestrato e macchinina-da-golf o la combinazione canottierabucata + mani callose? Insomma, per un normale enoturista quale approccio è consigliabile, quello più rustico ma un un filo rude di San Colombano o una visita tipo Disneyland con i fondali dipinti? La domanda non è retorica: ogni tanto poggiare il sedere sulla macchinina comoda fa pure piacere, eh!

Mauro Mattei

Sommelier multitasking (quasi ciociaro, piemontese d'adozione, siculo acquisito), si muove in rete con lo stesso tasso alcolico della vita reale.

14 Commenti

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annalisa

circa 12 anni fa - Link

Io sono per l'eno-non-turismo un filo rustico e rude: i piaceri, quale la mia passione per l'enogastronomia, devono raccontare cio' che si è nel profondo, devono combaciare con un indole nascosta, rappresentare un evasione da cio' che sembriamo...ed è per questo che trovo la mia liberta' di piacere in un non turismo con canotta bianca, magari a costine un pò larghe (ed anche la macchia di sugo non ci starebbe male), un filino rude e spartana, ma genuina, perchè ad una buono ma sopratutto bel piatto preferisco sempre e comunque pane e salame...e poi, detta tra noi, io i topi non li posso vedere. Viva l'ironia, sempre!

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claudio

circa 12 anni fa - Link

se non lo avessi visto non ci avrei creduto....il topino ubriacone è troppo carino, sembra pronto a tuffarsi nel bicchiere tipo Dita Von teese!

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Danilo Ingannamorte

circa 12 anni fa - Link

Sarebbe una variante interessante :)

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caterina

circa 12 anni fa - Link

Ma è proprio vero allora?? Un topo che sorseggia del vino in cima a una scaletta lo avete visto veramente! spero per lui che i visitatori siano pochi ed eletti : ) credo che a spasso per cantine inebriati dal profumo di vino se ne vedano un bel po' di queste surreali scenette...beati voi!

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Gaia

circa 12 anni fa - Link

Una domanda: dopo quante degustazioni avete incontrato il topino bevitore? e lui, questa scala, era in grado di salirla dritto, oppure anche lui non era al primo assaggio? non so decidere quali delle due versioni di alcoltopi prediligo, mi toccherà visitare di persona...

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Sara Porro

circa 12 anni fa - Link

Ho notato che sia il commento di Caterina, più sopra, sia il commento di Gaia, qui, avanzano il sospetto che non ci fosse nessun topino e che l'esperienza fosse frutto dei fumi dell'alcol - meno male che esiste prova fotografica ;)

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Gaia

circa 12 anni fa - Link

non mi basta, voglio verificare di persona! vi è capitato altre volte di assistere ad incursioni dal mondo animale nelle vostre gite enogastronomiche?

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Francesca Magrotti

circa 12 anni fa - Link

Di cantine ne ho girate ma il topino avinazzato mai visto! Comunque fare eno-turismo si può. Tre anni fa abbiamo visitato alcue bellissime cantine della Borgogna e vi posso assicurare che l'allure del luogo- affascinante- non toglieva nulla al Pinot Nero-ottimo!

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Stefano

circa 12 anni fa - Link

Grandissima immagine ( e molto evocativa!) Devo trovare il modo di pubblicarla......;)

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Edi

circa 12 anni fa - Link

sì, sono tante le facce del fascino del vino in cantina: ci si innamora del profumo e dell'atmosfera , delle parole di chi ci accoglie, un po' di tutto lo spettacolo che ci viene offerto... ma il topino ebbro è una variante per "gonzi", godibile solo come nota di colore e numero di varietà. Forse è meglio godersi un'esperienza più vera, col senso di una scoperta di cui ci resti l'esclusiva nel ricordo.

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Rinaldo Marcaccio

circa 12 anni fa - Link

Andar per cantine è fondamentale, perchè crea l'appeal che rimane. Andrebbe agevolato con adeguate strutture d'accoglienza ed eventi organizzati ad hoc.

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Ilmari

circa 12 anni fa - Link

La miglior lettura enologica del web, complimenti vivissimi enoamatori.

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Costanza

circa 12 anni fa - Link

Trovo inquietante il pensiero che la quantità di vino da voi "degustata" sia nelle stesse proporzioni che si vedono in foto, ossia tre-quattro volte il vostro peso corporeo. Nel qual caso, condivido i dubbi di Gaia. Io sono per la macchinina guidata da uomo in canottiera, ma -sempre per le proporzioni di cui sopra e nonostante la bassa velocità- potrebbe rivelarsi una scelta pericolosa... Ottimo post! E simpaticissimi anche i commenti.

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