Come costruire una carta dei vini

di Alessandro Morichetti

Argomento complesso, controverso e poco estivo. Se hai un ristorante, fidati e leggi. Se ami andare a cena fuori, pure. Andiamo con ordine: “carta dei vini” è l’assortimento di etichette che un locale propone alla propria clientela. Variabile per quantità, qualità, livello dei ricarichi, profondità delle annate e quant’altro, la carta dovrebbe essere un atto di comunicazione del ristoratore, un po’ come ripetere ogni volta:

Caro ospite, ti offro la scelta tra questi vini perché li ritengo interessanti, adeguati ai piatti e al livello del locale nonché al gusto che ci piace proporre a chi si siede da noi. Fiduciosi che potrai trovare qualcosa di interessante, non esitare a confrontarti con noi per scegliere la bottiglia giusta: siamo qui per questo. Quando leggi il prezzo, tieni conto della bottiglia in sé ma anche di tutto quanto ci gira intorno, del servizio e non solo, valutandone così al meglio la proporzionalità.

Ora, basterebbe infilare i consigli evergreen di qualsiasi manuale (aggiornamento frequente, impostazione per tipologia di prodotto, prevedere un’offerta alla mescita) e con le ovvietà saremmo apposto. Cerchiamo di fare un passo oltre, consapevoli che del “monologo” sopra, la media dei ristoranti non è granché consapevole, come anche la media dei clienti. E con “media” intendo quel 90% di ristoranti o pizzerie che non sono gourmet o stellate o slow o niente. Quelli di cui non si parla mai, come se esistessero solo i fenomeni. Stesso discorso per la clientela, fatta realisticamente e quasi totalmente da chi apprezza vino o birra senza starsi a scervellare. Per quello ci siamo noi.

1) L’assortimento | Ristoratore, innanzitutto focalizza chi sei, cosa vuoi raccontare coi vini e chi vuoi soddisfare. Devi aver chiare le domande: quali e quante bottiglie puoi e vuoi tenere? Perché proprio quelle e non altre? Chi verrà saprà apprezzare la scelta o dovrai essere fin troppo presente per argomentarla? Sai, di carte impersonali, confuse, vuote e insulse o enciclopediche e caotiche è pieno il mondo. Ci vogliono messaggi chiari. La trattoria che ha uno sfuso e 30 etichette selezionate con criterio sa cosa vuole: se poi trovi anche ricarichi da enoteca hai fatto bingo. Oppure c’è la carta raffinata, centrata sui prodotti “naturali” ma senza il bisogno di sfoggiare 800 referenze che nessuno si calcola. A suo modo, anche la carta “modello Antica Pesa” ha una sua coerenza: tomo mastodontico rivestito in pelle umana zeppo di suggestioni per magnati russi e star di Hollywood. Etichette note in tutte le salse, verticali di –aia che neanche Nadia Comaneci ai tempi d’oro e un servizio attento, volontariamente poco gurmé. Si torna al dunque: il problema è NON avere un messaggio da trasmettere o averlo troppo confuso affinché venga recepito.

2) I prezzi | Facile riempire una cantina, difficile vuotarla. Con l’aria che tira, poi. Centrare il prezzo giusto è fondamentale (discorso speculare per i quantitativi). Domanda topica: quanto vuoi che i costi di gestione del ristorante gravino anche sul vino? Sai bene che un piatto è irripetibile, il vino no. So di generalizzare ma trovare bottiglie da 3,50 euro + iva in carta a 25-30 per me è un mezzo latrocinio. Se proprio vuoi tenere quel vino, ho la faccia di chi è venuto a cena per contrattare un’estorsione? 50 pagine di vini ti costano una tombola a prescindere, lascia perdere. Saresti l’unico a leggertele, poi. Mettimi in mano uno strumento utile in cui la colonnina di destra abbia numeri che mi invitano a spendere. Ora, non dovrei fare nomi ma quelli della Tana degli Orsi di Pratovecchio dovrebbero essere docenti di carte dei vini a Bordeaux. Tanti, belli e con prezzi che l’escalation è questa: ti siedi, ti danno la lista, cominci a sgranare gli occhi e dopo aver focalizzato che in 2 non potete bere 5 bottiglie, ti orienti verso le più golose: Prosecco di Valdobiadene Col dell’Orso di Frozza a 10 euro, Pinot Nero Mazzon 2004 di Gottardi a 25 euro e 1/4 di Cepparello 2004 in mescita a 15,70, non proseguo per decoro ma penso sia chiaro il concetto. All’estremo opposto, l’unico tristellato della mia vita, dove in 6 enostrippati abbiamo sinceramente fatto fatica a scegliere una bottiglia decente sotto i 100 euro. Insomma.

3) Il servizio | La parola scritta, senza calore, è lettera morta. O chi serve il vino sa che roba mi versa e ha piacere di parlarne, o è un automa e allora zitti tutti per carità. Meglio 20 bottiglie di cui poter parlare che 500 destinate al silenzio perpetuo. Per dire, i miei clienti sono contenti quando, dopo aver scelto un calice di “tutto fuorché un Verdicchio“, gli confesso che il Verdicchio è un bianco mondiale mentre quella Passerina che hanno nel bicchiere non lo sarà neanche nell’annata 2084. Li lascio bere sereni ma almeno “sanno”. L’invito, quindi, è pensare certo ai vini ma anche al servizio migliore per presentarli.

4) Internet | Un tempo avevi necessariamente bisogno del consulente, dell’amico o di sbatterti un tot di kilometri, oggi hai Internet. Non sostituisce ma aiuta, eccome. Leggi le carte altrui, sbircia, naviga i migliaia di siti che parlano di vino e fatti una cultura; in mezza giornata hai i prezzi di chiunque ti interessi nonché community in cui chiedere consigli. No, ti pare poco? Magari non avrai i 5 diplomi per farti chiamare sommelier ma fottitene: sii te stesso e racconta quel vino per come piace a te, basterà. Andare in fiera, assaggiare, scegliere e bla bla bla aiuta ma “costa” e non tutti possono, ci si deve arrangiare.

Caro ristoratore, so che per te il vino probabilmente è una scocciatura, che non sei aggiornato, che vuoi spenderci il meno possibile e guadagare da bestia con 2-3 etichette che conoscono anche i muri. Ecco, vedi, io mi chiedo perché hai scelto proprio questo lavoro. Anzi, in realtà mi chiedo perché lo rendi così poco appassionante quando avresti un milione di modi per farne lo specchio della tua anima. I soldi? Ah, si, i soldi.

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, enotecario su Doyouwine.com e ghost writer @ Les Caves de Pyrene. Nato sul mare a Civitanova Marche, vive ad Alba nelle Langhe: dai moscioli agli agnolotti, dal Verdicchio al Barbaresco passando per mortadella, Parmigiano e Lambruschi.

31 Commenti

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federico.g

circa 9 anni fa - Link

bella presentazione, notevoli spunti di approfondimento. dovrebbe far riflettere a molti. a qualcuno per i prezzi (me compreso) a qualche altro per la passione in questo male-benedetto lavoro. la carta dei vini deve riflettere lo stile del ristorante, la sua ricerca, le persone che lo mantengono vivo. o morto. vorrei vedere qualche carta dei vini con proposte meno banali, oggi si può, si potrebbe.. con un minimo sforzo.

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Francesco Fabbretti

circa 9 anni fa - Link

Magari non avrai i 5 diplomi per farti chiamare sommelier ma fottitene: sii te stesso e racconta quel vino per come piace a te, basterà Alessà, ma che idea hai del sommelier?????????????? quanto alla tua domanda finale: perchè fai sto cavolo di lavoro? Io posso risponderti soltanto che lo faccio perchè mi piace vedere la scintilla che si accende nell'occhio del cliente quando degusta un vino che lo ha colpito nel profondo dell'animo. O anche per guardare il viso sbigottito quando gli hai proposto un vino che non vorrebbero e, dopo averlo assaggiato, fanno uno sguardo di sorpresa (tipo "chi se lo sarebbe creso???")che mi ripaga delle tante (troppe???) degu che mi sbobino per portare quel vino al suo palato.

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fabrizio pagliardi

circa 9 anni fa - Link

Io distinguerei : winebar deve avere una carta dei vini molto ragionata e completa con prezzi giusti ristorante deve avere una lista dei vini ragionata e i ricarichi possono anche essere fuori le righe trattoria a me piace anche trovare trattorie con solo il vino della casa se è buono. dopo aver finito il pranzo magari mi spiego meglio.

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Angelo Di Costanzo

circa 9 anni fa - Link

'Aridatece lo sciolto..! :-)

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Luca Cravanzola

circa 9 anni fa - Link

l'importante è il rincarico. Sinceramente non capisco l' utilità di un sommelier che mi versa il vino. Vorrei poter scegliere di non avvalermi di quel servizio e avere uno sconto sulla bottiglia... negli stellati (e molti non stellati che ambiscono ad esserlo) i rincarichi sono una follia!!! Possibile che lo stipendio di un sommerqualcosa lo debba pagare tutto io!??!??!?? Poi ricordo che un Riedel costa 5 euri allo stellato e 5 euri alla bettola di turno... quindi poche balle... lasciami la bottiglia sul tavolo e camminare!!!

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fabrizio pagliardi

circa 9 anni fa - Link

Il Sommelier in un ristorante serio non versa solo il vino, ma il motivo principale per cui c'è è che lo sceglie, lo ordina, lo gestisce. Per servirlo può bastare anche un cameriere. Marco Reitano alla pergola di Roma, per fare un nome, non viene pagato quello che viene pagato per versare il vino e per dire due parole al cliente. Ma per gestire un mostro e per renderlo interessante e in equilibrio tra i gusti dei miliardari americani, i fissati per i vini naturali, gli amanti dei vini fruttolo di maroni......... Se leggendo la lista dei vini del ristorante c'erano parecchie etichette interessanti già devi pagare il sommelier, per il servizio del vino c'è la mancia al cameriere.

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Luca Cravanzola

circa 9 anni fa - Link

Non voglio sminuire l'immagine del sommelier, ci mancherebbe. Capisco che chi non capisce una cippa di vino abbia bisogno di un aiuto per non fare abbinamenti indecenti che rovinerebbero tutta la serata lasciando un pessimo ricordo (non solo il vino di per sè) Capisco che la serata in un posto simile deve essere un'esperienza, quasi mistica, e che solo con l'aiuto di alcuni professionisti (di tutto lo staff - dalla cucina alla cantina) si può raggiungere l'eno-gastro-orgasmo. E fin quì siamo d'accordo... Pero' scusa, oggi creare una cantina degna di nota non è così difficile... se penso che con solo due rappresentanti posso avere una gamma infinita di prodotti di estrema qualità non vedo molte difficoltà.. Mi serve un professionista in grado di far girare le bottiglie (TUTTE) comprese quelle che nessuno si fila.. Non vedo logica dietro una bottiglia pagata tra sconti e omaggi 25 euri iva inclusa servita al tavolo a 90 - 100 eurini. I prezzi ormai si sanno..

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Francesco Fabbretti

circa 9 anni fa - Link

-"oggi creare una cantina degna di nota non è così difficile… se penso che con solo due rappresentanti posso avere una gamma infinita di prodotti di estrema qualità non vedo molte difficoltà.." questa osservazione mi dà immeditamente idea del tuo concetto di "professionalità" -"Non vedo logica dietro una bottiglia pagata tra sconti e omaggi 25 euri iva inclusa servita al tavolo a 90 – 100 eurini." Non so in che ristoranti hai mangiato, forse sarebbe meglio dire "in quel locale quel vino costa X e l'hanno pagato Y". Se sei di Roma te li do io un po' di locali dove il rapporto ricarico è assolutamente comprensibile e la carta interessante

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fabrizio pagliardi

circa 9 anni fa - Link

@luca Creare una cantina è FACILISSIMO oggi come oggi. Per i motivi che hai detto tu. Creare una cantina equilibrata e con parecchie etichette NON E' COSì FACILE, ma neanche difficile. basta un po' di esperienza in più e parecchi soldi in più. Creare una cantina degna di nota, particolare e interessante per la maggior parte degli avventori è DIFFICILE, ci vuole molta esperienza e molti molti soldi da investire. Creare una cantina interessante, che gira "TUTTA" è MOLTO DIFFICILE. E ci vuole una grande esperienza. Poi luca perdonami ma il ricarico del 300% sui vini da 25 euro è raro da trovare, mentre sui vini fino agli 8-10 è effettivamente molto frequente.

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TERROIR

circa 9 anni fa - Link

"vino fruttolo" ...mitico...

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Francesco Fabbretti

circa 9 anni fa - Link

Credo che alcuni commenti sull'utilità del sommelier possano giustificarsi soltanto con esperienze negative avute. Concordo con Fabrizio: il sommelier non è un intrattenitore che imbonisce con due parole il cliente per rifilargli il vino truffa...poi ognuno è libero di credere quel che vuole

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Luca Cravanzola

circa 9 anni fa - Link

Siamo alle solite.... Gesù Cristo è morto di freddo....

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Alberto G.

circa 9 anni fa - Link

Sentite,con rispetto per tutti vi dico che:i produttori e' meglio che facciano i produttori ed abbiano piu' fiducia in chi il vino glielo ordina ,mette in carta, propone eventualmente al bicchiere(al calice va bene),abbina al cibo,stappa ed ossigena al punto giusto e che se il vino biodinamico o meno ha qualche puzzetta, salva pure nell'ordine ristoratore,produttore e reputazione di tutti.Magari spiegando al magnate di turno o al cliente non enostrippato perche'quel vino potrebbe sorprenderlo tra un po'.Certo e' vero che in alcuni ristoranti i sommelier ritornino un po sulla terra,ma insieme allo chef,al maitre ,e pure a quel comis con il petto tropopo in fuori.Non va bene vivere di luoghi comuni ne sui ristoratori ne sui produttori e nemmeno sui sommelier che spesso sono i piu' appassionati.Bo avro' esagerato?

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Luca Cravanzola

circa 9 anni fa - Link

@Fabrizio concordo con te, i sommelier sono professionisti veri e una carta degna ha dietro del talento vero..e su questo non ci piove!! Ho usato l'esempio della bottiglia a 25 euro proprio perchè succede nelle "carte" della 4a tipologia: "Creare una cantina interessante, che gira “TUTTA” è MOLTO DIFFICILE. E ci vuole una grande esperienza." Poi, se posso, apprifitto per farti una domanda: qual'è il giusto rincarico?? Conoscendo il "prezzo operatori" perchè rimango per il 50% delle volte deluso? Forse freguento solo locali sbagliati...!!! ;-)

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Francesco Fabbretti

circa 9 anni fa - Link

Ma perchè non fai nomi e cognomi? Visto e considerato che il rischio è quello di fare di "tutta l'erba un fascio" per i produttori, i consumatori, gli operatori di mercato, perchè una volta tanto non si dice che tizio o caio sono cari??? Inizierei volentieri io ma avendo un'enoteca e amici ristoratori di solito la/le boccia/bocce me la/le porto da me. Posso però dire che in termini di ricarico corretto "l'antico arco" a l Gianicolo a Roma ha una carta di vini molto curata e con un ricarico difficilmente oltre il 100/150% del costo di acquisto, con un ricarico medio sui vini di fascia medio alta sicuramente inferiore al 100%.

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Luca Cravanzola

circa 9 anni fa - Link

Non faccio nomi e cognomi per le tue stesse motivazioni... Non ci vuole un genio per capirlo... ;-) e poi a cosa serve fare nomi? mi sembra di essere stato abbastanza chiaro...

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Fabrizio pagliardi

circa 9 anni fa - Link

Quale e' il giusto ricarico???? Bella domanda. La mia risposta e' che dipende dai costi del ristorante. Non esiste un ricarico giusto. Il ricarico giusto e' un ragionamento astratto che si fa come clienti. L'attività del ristorante non e' vendere vino. Se un cliente entra nella mia enoteca e trova un buon prezzo può decidere di acquistare sei bottiglie di champagne invece di una, se un cliente viene la sera a bere c'è un limite al suo consumo dato dal tempo e dalla resistenza. Quando compra e porta via posso compensare il minor guadagno unitario con il maggior numero di bottiglie, quando lo servo al tavolo questa possibilità e' molto più limitata. Anche in termini di tempo se vendo due bottiglie alla stessa Persona non ci metto il doppio del tempo se servo due bottiglie ci metto proprio il doppio.

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Fabrizio pagliardi

circa 9 anni fa - Link

Scusa ma mi e' partita la risposta.... Nella ristorazione e' accertato che mediamente il costo delle materie prime rappresenta il 30% dei costi complessivi. Il vino no sfugge a questa logica. E' raro trovare ristoranti il cui ricarico medio e' il 400% del prezzo su tutta la lista, perché il vino te lo daresti in faccia, e magari si tende a guadagnare molto di più su altro come acqua caffè amari distillati per compensare la mancata copertura dei costi sul vini Ti aggiungo anche che ci sono alcuni costi che nel determinare il prezzo del vino ci entrerebbero poco ed e' per questo che ricaricare meno e' giusto. Ma ce ne sono altri che pesano quasi interamente sul vino, ad esempio i costi Di immobilizzazione finanziaria. In realtà avere una bella carta dei vini e' una grande rottura di palle, perché si immobilizzano capitali nella parte di attività che rende di meno.

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Fabrizio pagliardi

circa 9 anni fa - Link

L'ho fatto di nuovo ... Vabbe' proseguo.. Tu mi potresti dire che I costi del personale contano poco sul vino. Ma io ti assicuro che a parità di coperti senza vino puoi gestire la sala con una persona in meno. Che sia un sommelier o che sia un semplice cameriere. Se vuoi puoi lavorare in pranzo e una cena da me e sarebbe esemplificativo. A pranzo con poco consumo di vino la sala può essere gestita da una persona e io che intervengo ogni tanto, la sera c'è una persona e io a tempo pieno e possiamo entrare in affanno. Tendo alla logorrea quindi taglio.... Chiudo dicendo che per me un ristorante di livello medio alto nel centro di Roma con un servizio attento , 300/400 etichette, un sommelier o comunque una persona dedicata al vino, non può ricaricare meno del 250% di media per far rendere la cantina, ma in realtà sono pochi i ristoranti in cui la cantina rende. Io ho un wine bar per me e più facile posso ricaricare molto meno.

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Luca Cravanzola

circa 9 anni fa - Link

Grazie per la tua cortesia, sei stato molto chiaro! Saluti

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Andrea

circa 9 anni fa - Link

Seguo il vostro blog da tempo, da appassionato ma non certo da fine intenditore, da utente e non da professionista. Vivo a Milano e spesso mi sono scontrato con carte dei vini o mastodontiche, o con ricarichi folli, o con entrambe le cose, o buttate lì tanto perché bisogna avercela e con scarse competenze in materia da chi il vino te lo dovrebbe vendere o proporre. Capisco anche che assortimento e prezzo dei vini sono influenzati da numerosi fattori, in una piazza come Milano il prezzo degli affitti non è certo una variabile di poco conto. Mi è capitato però di imbattermi in questa Milano in carte dei vini che mi hanno colpito. Una in particolare di un piccolo ristorante (venti coperti o poco più) in zona Porta Romana. Marito e moglie guidano la cucina e hanno delegato sala e carta dei vini a un loro collaboratore. Beh la prima volta che ho aperto la carta dei vini sono rimasto perplesso, c'erano cose che potevi aspettarti e altre che non riuscivo a capire. Poi le ho capite chiedendo a lui direttamente e mi ha spiegato che è una "carta anarchica e imperfetta". Imperfetta perchè mancano alcune cose e altre ci sono ma spariranno (residui di cantina presenti prima della sua venuta). Anarchica nel senso che le scelte sono state fatte, seguendo quanto chiestogli dalla proprietà in termini di mera italianità dei prodotti, con un minimo di sperimentazione e fuori da quel che uno si aspetterebbe. E poi perchè il locale è piccolo e scegliere è una necessità. E la apprezzo proprio perchè quello che c'è, salvo alcuni residui di cantina, è stato scelto e provato. Perchè i ricarichi li ritengo umani per una città come questa. Perchè al bicchiere puoi chiedere qualsiasi cosa c'è in quella carta. Perchè è chiaro che il vino, se vuoi, te lo puoi portare e se non lo hai finito te lo richiudono e te lo ridanno. Perchè per ogni vino c'è una micro descrizione.E anche perchè lui è bravo e ti fa sentire che in tutto c'è "un'anima", che tutto ha un suo ordine. Non ho citato il nome del ristorante perchè non vorrei che qualcuno pensasse che questo è uno spot. Con tutto questo ho espresso la mia da utente. Preferisco qualcosa di imperfetto ma vivo, preferisco una carta dei vini che con tutti i suoi limiti una personalità ce l'abbia a qualcosa di costruito tanto per fare o con il dentro tutti. Perchè forse così si riesce a proporre il vino a prezzi umani soprattutto in realtà come Milano dove qualcuno riesce a chiederti 35/40 euro per un morellino di Frescobaldi (stellati) o 60 euro per una bottiglia di prosecco che costa un decimo (wine bar).

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Angelo Di Costanzo

circa 9 anni fa - Link

Mi duole, ma devo ammetterlo, certe banalità sembrano radicate nella nostra cultura, e certi pregiudizi impossibili da svanire. Mi chiedo però se è più colpa degli operatori (a volte poco)professionali, dei media (dissacranti di gusto)o degli avventori (che proprio non sanno più come e cosa criticare). Mi spiace perchè con l'idea delle "stelle" appare che tutti lavorino ad un palmo da terra e coi guanti bianchi, provate a chiedere quanto guadagna all'ora un impiegato della pubblica amministrazione, e dico un impiegato e non un dirigente, per stare 8 ore dietro ad una scrivania? confrontatelo poi ad una figura professionale che passa dalle 12 alle 14 ore al giorno per fare del proprio ruolo un arma vincente dell'azienda. Ah già, perchè si pensa che due rappresentanti possano risolvere il problema di una azienda-ristorante... Qualcuno parlava di talento, e di formazione? Scoperte, viaggi e viaggi studio, masters, concorsi, letture. Magari c'è qualcuno che intende il proprio lavoro seriamente, e crede che sia piuttosto limitativo chiedere ad un sommelier "lasciami la bottiglia e... correre". A proposito, c'è ancora qualcuno che si comporta così al ristorante? Infine, ma non in ultima analisi: è mai possibile proporre certi ragionamenti senza pensare all'utilità (e dico utilità non fondamentale ruolo) che ha un sommelier di buona formazione, curiosità, talento nel successo di un ristorante?

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Luca Cravanzola

circa 9 anni fa - Link

Poteva far di meglio.... Il paragone tra l'impiegato ed il sommelier non è dei più riusciti...fa acqua (anzi vino) da tutte le parti!!! ;-)

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Angelo Di Costanzo

circa 9 anni fa - Link

Infatti non c'è paragone che tenga! :-)

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Michi

circa 9 anni fa - Link

Post bellissimo, soprattutto per uno come me che sta aprendo un'enoteca con mescita a Milano. Alessandro, chapeau, un sacco di consigli utili. Un pò OT: se devo chiederti delle opinioni ti posso scrivere? Come e dove potrei? Grazie comunque

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Jacopo Cossater

circa 9 anni fa - Link

Michi non sei più al Cavallante?

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Dan Lerner

circa 9 anni fa - Link

Michele, questa me la lego al dito... ;-)

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paologregorat

circa 8 anni fa - Link

Ho creato un software per enoteche e ristoranti. In pratica ho digitalizzato le liste vini per dispositivi come tablet, smartphone e pc con monitor touch screen. Il mio sito di riferimento è http://www.qrcodevini.com Cerco collaborazioni per divulgare i miei prodotti, se siete interessati potete contattarmi. Saluti Paolo Gregorat

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gaetanino

circa 7 anni fa - Link

Buongiorno a tutti. Leggo con molto interesse tutti questi post. Premetto sono un govane del mestiere ristoratore, quindi sono ancora nella fase impara e apprendi. La mia idea sul vino al ristorante: Ogni ristorante o trattoria o pizzeria dovrebbe avere una propria offerta enologica. Dipende sempre dal tipo di approccio che si vuole dare al cliente. Ma sostenere che la carta sia un impegno è qualcosa di fuorviante. Siamo in un paese dove il vino rimane una delle poche cose eccellenti che sappiamo fare, il fatto di relegare il vino a mero guadagno è una cosa fuori dai ai tempi. IL VINO DOVREBBE ESSERE UN SERVIZIO E COME TALE VA TRATTATO ANCHE SUL PREZZO. I RICARICHI ESAGERATI SONO UN ULTERIORE CONFERMA DI COME MOLTI RISTORATORI CONTINUANO a pensare di poter speculare sul prezzo. Il vino va proposto con passione. Il vino è la storia del nostro paese e chi non lo capisce ancora per me puo chiudere bottega da domani. Vendere vino significa valorizzare un indotto di competenze e maestranze.

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lory

circa 3 anni fa - Link

Non e'facile accontentare tutti!!!come si fa'ad avere una cartaVini 'decente'?hanno definito la mia Carta vini scarsa e con poche etichette (due per ogni tipo di vino,per 6 regioni)chi stabilisce quali siano le migliori???

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