CitaBiunda | Il sapore dolce di una birra etica

di Alessandro Morichetti

Dici Neive e ti vengono in mente i grandi Barbaresco di Langa. Non fosse che proprio in quello spicchio di Piemonte affondano le radici anche Teo Musso, Le Baladin e un pezzo di storia della birra artigianale italiana. Il Birrificio CitaBiunda nasce a Bricco di Neive nel 2007 come brewpub. Non ho ancora assaggiato le 6 etichette prodotte e la distribuzione fuori dalla provincia di Cuneo è scarsa. La produzione di 350 hl è rivolta in buona parte al pub e le bottiglie prodotte sono 15.000. Marco Marengo, birraio e proprietario, ha le idee chiare: lavorare sul territorio è più importante che cercare nuovi mercati, con rischi economico-produttivi annessi.

A pelle, la frase lasciata su Facebook suona terribilmente coerente: “Crediamo che lavorare in maniera onesta e pulita sia più gratificante dei vostri soldi“. Nell’Italia di oggi, svenduta per una casa a Montecarlo, in queste parole leggo l’etica di chi ama sfide nobili e non compromessi al ribasso. Esemplare il commento a seguire: “Vogliamo essere consumatori consapevoli!“, risposta rincuorante in un paese che ha fatto carne da macello di qualsiasi morale. Birra ma non solo, insomma, e io non sono l’unico a cercare l’etica accanto al sapore di una pinta. Luppolata eppur dolce.

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, enotecario su Doyouwine.com e ghost writer @ Les Caves de Pyrene. Nato sul mare a Civitanova Marche, vive ad Alba nelle Langhe: dai moscioli agli agnolotti, dal Verdicchio al Barbaresco passando per mortadella, Parmigiano e Lambruschi.

12 Commenti

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Tommaso Farina

circa 11 anni fa - Link

A chi chiedeva di spiegare un po' quest'asserzione, i birrai hanno risposto così: "basta stelline e stellette sulle guide...come già detto quest'anno a chi di dovere, non ci interessano!!!basta a fantomatici esperti e/o giornalisti che vengono al Bricco solo per scroccare cene o bere a sbaffo!preferisco stare fino alle 4 ...del mattino con ragazzini diciottenni e cercare di spiegare loro cosa voglia dire bere meno ma bere meglio, che questo è il succo del mio lavoro e ciò in cui credo!basta ai rappresentanti che vendono prosciutti e si ritengono in grado di vendere birra senza sapere cazzo sia però ti chiedono "perchè non aumenti la produzione??"basta idolatrare birrai, chef, pasticceri, cioccolatai ecc... SONO E VOGLIO ESSERE SOLO UN ARTIGIANO e non voglio nessuna copertina!!!!così ho scelto di fare il mio lavoro e così lo farò finchè ne avrò le forze. Spero possa bastare." Ok, il pensiero è chiaro. Ma l' "etica" con tutto questo che cosa ci azzecca, per dirla alla molisana? Sono scelte, che possono essere condivisibili o meno. Il volere o non volere la "copertina" è di per sé "etico"? Francamente sono stufo dell'abuso di questa parola, nonché del concetto secondo cui chi non è d'accordo con alcune scelte (peraltro secondo me pienamente condivisibili) non è "etico", ossia è un essere senza morale. Mi ha stancato questo atteggiamento da profeti dalla morale superiore.

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Tommaso Farina

circa 11 anni fa - Link

Naturalmente, come forse avrete intuito, la politica scelta da questo birrificio ha le mie simpatie più totali e la mia pressoché convinta adesione. A lasciarmi un poco perplesso è l'uso del termine "etica", secondo me fuori misura. Mi auguro di non essere sembrato sgradevole nell'esprimere quello che sento.

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Luca Cravanzola

circa 11 anni fa - Link

L'etica in causa è quella dei giornalisti che pretendono la "mazzetta" sotto forma di cene a scrocco, birre aggratis etc etc.. Veri e propri parassiti. Non si tratta della loro etica di birrai o di artigiani ma quella che non esiste più in alcuni settori specifici. Conoscendoli di persona da parecchi anni ti posso assicurare che sono ragazzi che si spaccano il culo giorno e notte e con grandissima passione! Quindi, ripeto, l'etica in causa non è la loro ma quella che gli altri non usano più. Non vedo dunque un "fuori misura", forse solo concetti scritti con molta rabbia... Saluti

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Tommaso Farina

circa 11 anni fa - Link

Direi di sì, concordo specialmente sull'ultima frase, ma anche sul resto.

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KENRAY

circa 11 anni fa - Link

ora tento di articolare un pensiero compiuto che abbia un senso conosco birrifici artigialnali che producono qualità e molto poco famosi. la loro mission è quella di lavorare bene, con materia prima eccellente ad un prezzo giusto e possibilemnte conveniente. spesso ci riescono. è vero che non vogliono la ribalta, la produzione e spesso limitatissima. ma è vero che ognuno deve fare il proprio mestiere. quindi ben venga il critico ben venga la copertina ben venga quel minimo di visibilità che essi meritano anche se non richiesta. e che si ritirino pure sull'aventino se vogliono, ma non possono impedire la libera informazione. ma. perchè c'è sempre un MA. se per libera informazione intendiamo la marchetta del giornalista enoesperto scroccone di turno, accondiscendende e di parte perchè una cena o una cassa di birra aiuta, allora bisogna fare nomi e cognomi. e sputtanarli. perchè se anche il prodotto è eccellente, viene svilito e reso improponibile propio perchè si è dei prezzolati pdm (pezzi di merda) mi pare che su questo blogghettino ci siano persone serie. io intanto vigilo, sappiatelo. amen fratelli amen

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Luca Cravanzola

circa 11 anni fa - Link

Mai parole furono più sagge...

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KENRAY

circa 11 anni fa - Link

gli errori di ortografia, non voluti sono a causa della fretta. quello che si scrive qui rimane scolpito sulla pietra.

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Davide Buongiorno

circa 11 anni fa - Link

Quante birre mi sono bevuto alla CitaBiunda!!!!!!!!!!

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Vini&Cretini

circa 11 anni fa - Link

Al di là della curiosità di assaggiare una nuova birra e conoscere la storia e l'esperienza di chi l'ha voluta e creata, aggiungo alla discussione che anche nella birra, come nel vino, si sta verificando il fenomeno dei "personaggi-so tutto io" e il linguaggio stesso che si usava qualche mese fa, cambia per uno più articolato, più tecnico e talvolta (ovviamente) più lontano dalla realtà delle cose (in alcuni casi: più falso che vero). Questi personaggi possono essere giornalisti, venditori di prosciutti (o anche di birra!), critici enogastronomici e non per ultimi molti gestori di locali che continuiamo a chiamare "birrerie" o "pubs" ma che in realtà del posto con quella definizione hanno principalmente l'arredamento..Ma possono anche essere nuovi produttori di birra "artigianale" emergenti! Bello, in un mondo falso e meschino come quello che vediamo tutti i giorni, parlare di qualcosa che sia "etico", rispettoso dell'ambiente, addirittura una "missione", ma perché sia davvero così occorre diventare "missionari" e questo, cari signori, avviene in pochissimi casi. La birra è un prodotto che può essere "artigianale", "tradizionale" e quant'altro di buono possiamo accreditarle, ma resta il fatto che chi produce birra, a suo buon diritto, lo fa per guadagnare i suoi bei soldini e portare (legittimamente) a casa la pagnotta. Cosi come fanno i panettieri, i pizzaioli, i produttori di latte o di qualsiasi altro prodotto. Esiste soltanto una categoria di "Missionari della Birra" che hanno un'etica, una filosofia ed una tradizione "INTOCCABILI" (spero) e sono quei frati o monaci che rappresentano le 7 birrerie Trappiste (quelle col bollino"): dedicano la loro vita a quella missione, producono eticamente e secondo una tradizione secolare, spendono gli utili della produzione per comunità del Terzo Mondo e non si mettono una lira in tasca. E quelli, badate bene, non hanno nessun bisogno di stellette, guide, e giornalisti poco seri o casse di birra gratis.. Eppure sono tra i migliori, se non i migliori, produttori al Mondo: se dovessi domani io in persona produrre birra sono proprio quelle le birre che cercherei di imitare... Riflettiamoci bene prima di fare i filosofi: amiamo in tanti la birra, sia perché è un prodotto bellissimo sia perché può darci qualche ritorno per vivere.. Trattare bene i propri clienti ed in primis il proprio prodotto non è Etica, è semplicemente cercare di far bene il proprio lavoro ed ottenerne conseguenze positive, anche economiche. Tutto qui. Mi scuso se sono stato un po appassionato sull'argomento..

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kenray

circa 11 anni fa - Link

per mission intendo "mission aziendale" non certo vocazione al martirio. insomma terminologia alla americana. sui trappisti concordo (meno su chi commercializza la loro birra guadagnando più del lecito) cà nisciuno è fesso. ne cretino.

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Tommaso Farina

circa 11 anni fa - Link

Mi stupisco che non sia ancora arrivato qualche talebano della birra a esternare pacchianate tipo: "Ormai i trappisti sono industrie". Dico questo perché ho sentito personalmente qualcuno elargire una simile perla di saggezza.

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Vini&Cretini

circa 11 anni fa - Link

che si faccia "commercio" anche della religione, si sa, non è una novità.. figuriamoci di un prodotto "soltanto" prodotto da religiosi... ma commercialmente parlando (lasciando stare filosofie, storia e qualità) la cosa più grande è che questi signori "frati" fanno prodotti di qualità estrema, che ricevono il riconoscimento "quasi" oggettivo e l'apprezzamento sia da tecnici del settore che da semplici e concreti "santi" bevitori... Altro che recensioni comprate, stellette, dichiarazioni "etiche" e marketing aggressivo!! V&C

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