No, il dibattito no | A Fornovo a parlar di solfiti

di Fiorenzo Sartore

Lunedì mattina a Fornovo non si assaggia. Come da programma i tavoli si animano dopo mezzogiorno, e per completare la mestizia, ci attende un dibattito: “I solfiti”. Be’, andiamo a sentire che si dice. L’argomento sull’uso dei solfiti nei vini naturali, in rete, è tipicamente incendiario. Ma si vede che in real life siamo tutti più rilassati (chissà perché), fatto sta che il dibattito e gli interventi saranno improntati alla ragionevolezza ed al confronto costruttivo. Alla fine si diffonde nell’aria una strana sostanza chimica identificabile come buon senso. Non si decide nulla di fatto, ma non emergono neppure muri invalicabili. Le prime difficoltà sono di ordine logistico, perché l’intera discussione sarà bilingue, in italiano ed in francese (la delegazione di vigneron è numerosa). L’organizzazione supera brillantemente la difficoltà (bravi, complimenti) e tutti riescono a seguire i discorsi. Io che in vita mia ho ignorato due materie sopra le altre, il francese e la chimica, ho solo un attimo di scoramento.

A cosa servono i famigerati solfiti? Maurizio Gily, introducendo l’argomento, fornisce gli essenziali: l’esse-o-due ha un’attività antibatterica, ed antiossidante. Insomma serve a prevenire lo sviluppo di batteri, e le trasformazioni ossidative, che modificano il vino fino a renderlo difettoso. Il problema è che i solfiti sono considerati alla stregua di una sostanza dannosa per la salute: generano note intolleranze. I primi interventi, ad opera di produttori francesi, sono abbastanza sereni: “io non uso solfiti da anni, finora tutto bene. Si tratta di non avere paura, fatelo anche voi” dice uno. Non è un caso, penso, che i francesi siano i kamikaze dei zero solfiti; in mancanza di questa addizione il vino fa la malolattica, velocemente. Tradotto dal sanscrito significa: modifica il livello di acidità. L’acidità malica, altissima nel vino giovane, si trasforma in acido lattico, meno affilato, rendendo il vino più morbido. Certi francesi che hanno acidità spettacolose potrebbero fare tre malolattiche, che resterebbero in piedi lo stesso: ma i nostri vini mediterranei, possono permettersi il lusso? Così si introduce la necessità di un po’ di solforosa. Resto colpito, soprattutto, dall’intervento di Arianna Occhipinti: con fermezza, dichiara che si deve uscire dal dibattito “solfiti sì o no” per qualificare il vino naturale. Questo è tale, secondo Arianna, tenendo presente altri parametri (territorialità, ecologia). Aggiunge, infine, che senza un po’ di solfiti “io rischio di fare vini schifosi”. Serve altro? Personalmente, segnalo solo che i vini di Arianna, provati nel pomeriggio, si riveleranno uno dei migliori assaggi dei due giorni.

Come dicevo, il dibattito è tollerante e possibilista: se sono presenti i talebani da zero solfiti, sembrano molto tranquilli. E la sala è piena, c’è un bel successo di pubblico. Si arriva a quantificare una cifra massima di solfiti degni dell’enologia naturale: 25 mg/l per i rossi, 30 mg/l per i bianchi. Tutto questo cercando di tenere presente le numerose variabili accessorie, ed indipendenti: per esempio quali solfiti utilizzare, per non dire dei solfiti generati, naturalmente, durante la vinificazione: alcuni vignaioli dichiarano che il livello di SO2 autoprodotto, nei loro vini, a volte è altissimo. Esce fuori, finalmente, che il problema è anche e soprattutto quanti solfiti si useranno: il vigneron che ne usa pochissimi è, sul piano comunicativo, equiparato all’industriale che ne usa 200 mg: entrambi in etichetta scrivono “contiene solfiti” senza precisazioni di quantità. Osservazione nota ai più, ma è inevitabile ribadirla. Il dibattito non sviluppa tutti i temi proposti da Maurizio Gily, purtroppo. Maurizio in apertura ha richiesto ai produttori quattro risposte su specifici argomenti: come selezionare i lieviti, come evitare la malolattica, come evitare l’ossidazione e soprattutto lo sviluppo di ammine biogene, allergeni conseguenti alla fermentazione malolattica. Gli argomenti non hanno avuto un riscontro puntuale negli interventi, ma (non me ne vorranno gli organizzatori) questo è andato a favore di una maggiore leggerezza del dibattito complessivo.

Molti interventi erano segnati da una meravigliosa assenza di rigore scientifico. Una produttrice alsaziana, parlando dei noti effetti sgradevoli dei solfiti, ha affermato di usarne pochissimi, e questi non hanno conseguenze: ne ha avuto prova diretta con “certi suoi clienti” che, pur avendo sviluppato intolleranza alla SO2, bevono i suoi vini senza alcun problema. Non sfugge a nessuno, credo, che queste indagini scientifiche svolte nel tinello di casa hanno qualche limite. Eppure prevale una cospicua attenzione nei confronti di questi vigneron che, abbandonando uno stile produttivo rigoroso e (appunto) scientifico, hanno cambiato, nuovamente, un’intera scala di valori nella percezione di quel che definiamo vino di qualità. Piaccia o no, stiamo tutti facendo i conti con costoro, e l’industria si sta affannando a inseguirli, come è emerso nel dibattito. C’è in giro uno slogan pubblicitario orribile, “io guardo al risultato”. Be’, lo nobiliterei riapplicandolo ai vini naturali: se sono tutte fantasie, come mai questi vini hanno tanto appeal? (Ed in proposito, fatevi un favore, leggete Fabio). In conclusione, ho lasciato fuori, per brevità, alcuni spunti laterali. Un intervento particolarmente divertente è stato quello di una produttrice che lamentava “i vini naturali si somigliano tutti, ormai”. Un altro, invece, indicava proprio nell’uso di solfiti l’intenzione di fare “vini normalizzati”. Il dibattito non chiude proprio mai. Quel che è certo, se è solo moda non mi pare stia arricchendo nessuno: Vini di vignaioli è una delle tante rassegne nelle quali guardo negli occhi gente che lavora tutta la settimana e al sabato e alla domenica gira l’Italia per fiere e rassegne. Secondo me non lo fanno per turismo.

[Chi desiderasse approfondire il tema, potrà trovare utile leggere Luigi Fracchia, oppure l’inevitabile Armin Kobler, uno che non sbaglia mai un vino anche a provarci. Immagine: Comune di Fornovo. Infine, abbiamo parlato di Arianna qui e qui].

avatar

Fiorenzo Sartore

Vinaio. Pressoché da sempre nell'enomondo, offline e online.

154 Commenti

avatar

Monica Pisciella - Wineup

circa 10 anni fa - Link

Ciao Fiorenzo, ho letto questo tuo post con molto interesse, vorrei lasciarti qui i miei complimenti. Sono un po' di volte che mi imbatto nei tuoi post, anche in altra sede, e mi sembrano equilibrati e pieni di buon senso. Mi piace. Per quanto riguarda invece il dettaglio degli eventi di Fornovo, mi rammarica un po' leggere che non si è dato risposta ad alcuni quesiti posti da Maurizio Gily. Oltre che il mio Direttore a Millevigne, credo sia anche un grande esperto di vino e a volte le sue domande si prefiggono di capire se alcune dichiarazioni abbiano anche un fondamento scientifico. Per la trasparenza, male non farebbe, diciamo. Detto questo mi pare di capire che mi son persa una manifestazione interessante. Chi la critica e chi la elogia, pare che indifferente non sia stata per nessuno. La prossima volta cercherò di non ammalarmi :-) Ciao

Rispondi
avatar

enrico togni viticoltore di montagna

circa 10 anni fa - Link

per citare il sommo Mario Pojer "se per evitare di aggiungere un pò di solforosa metti nel vino altre porcherie, allora meglio la prima"!COME NON ESSERE D'ACCORDO

Rispondi
avatar

zakk

circa 10 anni fa - Link

Mario Pojer sommo? E perchè mai? Non certo per i vini spero!

Rispondi
avatar

enrico togni viticoltore di montagna

circa 10 anni fa - Link

perchè è un vero contadino, uno che le cose le fa ragionando, con la testa e non tanto per convinzioni, credenzne o marketing!

Rispondi
avatar

Fiorenzo Sartore

circa 10 anni fa - Link

ma, veramente, io ricordo un bel po' di assaggi piacevoli del marione pojer. il metodo classico, per dire. tu che hai assaggiato che t'e' andato di traverso?

Rispondi
avatar

salva

circa 10 anni fa - Link

sommo e basta....anche per i vini!!!

Rispondi
avatar

luigi fracchia

circa 10 anni fa - Link

Fiorenzo, il tuo post distilla buon senso e pacatezza e grazie per il link.

Rispondi
avatar

bacillus

circa 10 anni fa - Link

...hai voja. Sartore for President. Che poi il Fiorenzo non sarebbe neanche male. Basterebbe che si sgasasse un po' e che si impegnasse nella sostanza delle cose. Non certo nell'esoterismo come in questo post, sia chiaro.

Rispondi
avatar

bacillus

circa 10 anni fa - Link

Un post decisamente coraggioso. Dal mio punto di vista si tratta ovviamente di una vergogna culturale, tale è la quantità di manifestazioni "non sense" su temi scientifici che da tempo hanno avuto riscontri fattivi sui quali il dibattito va posto su piani ben diversi. Viva le boiate! insomma, specialmente con gli spread BTP vs. Bund alle stellle ;-) Continuate pure con la mediocrità.

Rispondi
avatar

Francesco Spadafora

circa 10 anni fa - Link

Ma da quando l'uso intelligente di un pò di metabisolfito viene considerato reato ? In Francia l'hanno sempre usato , in Italia , là dove producono bene da molto più tempo che da noi ,sempre usato ,e quindi ? Certe volte ho l'impressione che ci si arrotola su falsi problemi . Temo che qualcuno pensi che è meglio bere vini ossidati ma "puri", piuttosto che 30mg/l di sano metebisolfito , questo per una campagna errata che si è fatta,in alcuni ambienti, dichiarando che solo i vini "naturali" ,possano essere considerati degni di essere bevuti . Tra 10 mg/l e 30mg/l non c'è nessuna differenza e tranquillizzerei tutti che non verrà mai n'è malditesta n'è altre conseguenze e questo è quanto usano le aziende serie e scrupolose . Sono d'accordo che bisognerebbe scriverne la quantità usata e se poi non corrisponde al vero ,ognuno se ne assuma la responsabilità

Rispondi
avatar

luciano

circa 10 anni fa - Link

Bravo Francesco, aggiungerei che bisognerebbe indicare la quantità di SO2 all'imbottigliamento e sottoporsi a controlli a campione, cosi' vediamo se ci sono i soliti furbetti " del quartierino " che dichiarano il falso. I 30 mg/lt credo anch'io non siano la morte di nessuno, ma non certamente i 180 mg/lt. Non dimentichiamoci che in quasi tutti gli alimentari che quotidianamente mangiamo esistono alti contenuti di solfiti

Rispondi
avatar

esp

circa 10 anni fa - Link

di sano metebisolfito Bè..."sano" non direi, visto che è sospetto di essere cancerogeno e, comunque, a noi maschietti non fà per niente bene :(

Rispondi
avatar

Francesco Spadafora

circa 10 anni fa - Link

Che quantità ?

Rispondi
avatar

esperio

circa 10 anni fa - Link

Infatti, - E' la quantita' che fa' il veleno -. E' da secoli, ormai, che si utilizza lo zolfo in viticultura e nella vinificazione. Ricordo , quando si usava bruciare le cosidette candele di zolfo dentro le botti per disinfettarle. Procedura arcaica e misteriosa ma semplice ed efficace. Il moderato uso dei solfiti, penso, non creano, a basse dosi, nessun effetto irritante o manifestazioni allergiche nei consumatori e per questo il bevitore dovrebbe essere rassicurato con un corretta e piu dettagliata informazione sull' etichetta.

Rispondi
avatar

esp

circa 10 anni fa - Link

Ecco, il problema è proprio quella della quantità, per cui ci si aspetta che il prossimo passo dei produttori sia quello di indicarla (possibilmente non in caratteri che richiedono l' uso della lente di ingrandimento) in etichetta.

Rispondi
avatar

luciano

circa 10 anni fa - Link

Penso che se Esp ha avuto qualche problema relazionale, questo sia dovuto alla quantità troppo elevata di vino tracannato e non colpa dei solfiti

avatar

Gianpaolo Paglia

circa 10 anni fa - Link

chi lo dice?

Rispondi
avatar

Francesco Spadafora

circa 10 anni fa - Link

Chi lo dice cosa ? Che è cancerogeno , che ai maschietti fa male , quali sono le quantità usate ?

Rispondi
avatar

Gianpaolo Paglia

circa 10 anni fa - Link

si, chi dice quelle cose sui solfiti, perche' io non le ho mai sentite, non mi risultano, e mi piacerebbe sapere se e' un "si dice", che non si nega mai a nessuno, oppure c'e' qualche indizio, uno studio, qualcosa di un po' concreto. Altrimenti a forza di "si dice" uno puo' dire quello che vuole, e diventa un po' difficile conversare.

Rispondi
avatar

Francesco Spadafora

circa 10 anni fa - Link

Forse Esp se la prende con i solfiti perché ha avuto qualche performance negativa

avatar

esp

circa 10 anni fa - Link

Se fossero così sani, i solfiti, non si capisce la strenua resistenza, da parte dei produttori, ad indicarne la presenza in etichetta. Invece dei caratteri minuscoli usati si dovrebbe, "urlarne" la presenza in etichetta. Qualcosa così: CONTIENE SANI SOLFITIIIII!!!!

avatar

she-wolf the witch

circa 10 anni fa - Link

"anoi maschietti non fa per niente bene". Meno male che sono una femminuccia. Mi vien da pensare che i poveri solfiti vengano inconsciamente associati ad antiche pratiche di stregoneria, materia che, come si sa, è dominio di femmine diaboliche per intortare maschietti indifesi.

Rispondi
avatar

esp

circa 10 anni fa - Link

Macchè stregonerie varie: si dà il caso che noi maschietti siamo forniti di una ghiandola detta "prostata" la quale viene "eccitata" dai solfiti ad una sovrapproduzione di..plin plin...

Rispondi
avatar

Massimo D'Alma

circa 10 anni fa - Link

Ottimo post, davvero. L'ho detto, l'anno prossimo, a Dio piacendo, sarò lì per tutti e due i giorni.

Rispondi
avatar

luigi fracchia

circa 10 anni fa - Link

allora prenoto un camera vicina allo stand dei salumi ;-))

Rispondi
avatar

Massimo D'Alma

circa 10 anni fa - Link

Assolutamente sì :)

Rispondi
avatar

Gianpaolo Paglia

circa 10 anni fa - Link

Ogni tanto mi capita di leggere qualche intervento sulla scienza del vino che abbia qualche riscontro, per l'appunto scientifico (es. Jamie Goode, Authentic Wine, The Wine Science, ecc.). Sarebbe bene anche sdoganare la scienza, ormai qualcosa di cui ci si deve vergognare a parlare, a beneficio delle analisi da tinello, pensando che sia fatta di bieche persone che hanno come unico scopo quello di ricreare il mondo a partire dal kit delmpiccolo chimico. Per me la scienza e' quella luce che permette di orientarsi nel buio della supersitizione, nel banale appiattimento dell'aneddotica, di distinguere la sciocchezza dal dato di fatto, che e' punto di partenza per continuare a capire. Poi, pero', questi piccoli barlumi di luce rimangono sotto la cortina dei pochi tecnici che poverini non riescono a capire perche', una comunita di persone che si occupa di vino, che fa vino, che beve vino, non riesce ad interessarsi di quelle cose che studiano, che potrebbero sevire ad un dibattito piu' ampio, piu' lucido. Certo, meno facile poi dire "io sono naturale perche ce l'ho di 25 (mg/L) e tu no perche ce l'hai di 60 (mg/L). Che fa sempre un certo effetto sull'uomo della strada.

Rispondi
avatar

bacillus

circa 10 anni fa - Link

Intervento ermetico, ma condivisibile. L'avrei detta allo stesso modo...

Rispondi
avatar

Gianpaolo Paglia

circa 10 anni fa - Link

non e' ermetico, e' che sto cercando di spiegarmi e di spiegare, anche a chi evidentemente ha un tipo di formazione diversa dalla mia, che e' scientifica, partendo dal presupposto che questi non si muovano per pregiudizio, ma che sia il pensiero scientifico che per qualche motivo non riesce a fare presa su di loro. La scienza non si spiega, rimane ripiegata, a meta' tra l'offeso (perche' gli altri non mi capiscono?) e l'indignato-snob (chi non mi capisce non mi merita). Un passo avanti lei, un passo incontro gli altri.

Rispondi
avatar

bacillus

circa 10 anni fa - Link

"un passo incontro gli altri"... approvo, mi commuovo, mi esalto, mi arrabbio, mi rassegno. Tuttavia, chissà perché, riesco a non perdere la speranza.

Rispondi
avatar

bacillus

circa 10 anni fa - Link

"Molti interventi erano segnati da una meravigliosa assenza di rigore scientifico". Sì, a proposito. Le forze sono quelle che sono, a fine giornata l'energia è quella che è. Vista la straordinaria "apertura mentale" di questo blog (sigh) approfittiamo prima possibile nel sottolineare la frase di cui sopra, in particolare riguardo le parole "meravigliosa" ed "assenza". Per l'intellettuale moderno sarebbero chicche da non perdere.

Rispondi
avatar

vinogodi

circa 10 anni fa - Link

...evvaiiiiiiii; sono riuscito ad evitare questa massa di boiate e ci sono andato al pomeriggggio!!!!!Dio come mi son divertito, pensando anche ar dù par de palle che si sono sciroccati alla conferenza mattiniera degli "scienziati" del "no solfit"...

Rispondi
avatar

Nereo Pederzolli

circa 10 anni fa - Link

mi dicono che i solfiti ci sono 'naturalmente' sui grappoli d'uva. boh! comunque solo l'uva puo' essere considerata un prodotto naturale. il vino ..non si vendemmia. si elabora, vinificandolo. non e' polemica. e' la realtà. solfiti a prescindere

Rispondi
avatar

vinogodi

circa 10 anni fa - Link

CITO:"mi dicono che i solfiti ci sono ‘naturalmente’ sui grappoli d’uva"... RISPONDO:... le solite malelingue che vogliono seminare zizzania"...

Rispondi
avatar

Nelle Nuvole

circa 10 anni fa - Link

A qualcuno non piace il calcio. Fiore di Genova con questo post hai riportato sul blog alcune penne acide maliche, nonostante la Champions League. Però sei il solito maschilista, per evidenziare l'idiozia riporti gli esempi di due produttrici, non è giusto.Per fortuna ci ha pensato Arianna Occhidolcipinti a colpirti con una frase ad effetto "senza solfiti rischio di fare un vino schifoso",Perbacco se lo dice lei e non quel rozzone provocatore di Bacillus è tutta un'altra cosa! A me il tuo reportage è piaciuto, mi dispiace per Marizio Gilly che non è riuscito a sviluppare tutti i temi proposti, si vede che si avvicinava l'ora di pranzo.Ma questo ha donato una leggerezza speciale al dibattito e nessuno si è addormentato. Aspetto il secondo round relativo ai vini, se mai ci sarà. Non lo dire al Morricchia, ma il tuo stile è più scafato e disinvolto, dotato di un umorismo volontario e non che mi delizia.

Rispondi
avatar

esperio

circa 10 anni fa - Link

Situazione da " Sit-com ". Il povero Esp, ( Che non e' Esperio ), ha espresso, pacificamente, i suoi dubbi sulla bonta' della solforosa e i tecno-esperti carichi di incomprensione repressa, per tutta risposta, sono esplosi in una quasi intellegibile ed ermetica tiritera. Finale con colpo di scena.

Rispondi
avatar

Gianpaolo Paglia

circa 10 anni fa - Link

dire che i solfiti sono cancerogeni e ti deprimono sessualmente e' un accusa piuttosto seria, visto e considerato che tutti i vini li contengono, anche quando non sono aggiunti. E' possibile che uno possa dire una cosa del genere senza portare un briciolo di sostegno alle sue tesi? Oppure si tratta di allarmismo un tanto al chilo? Altrettanto pacificamente me lo chiedo, senza neanche bisogno del finale col botto.

Rispondi
avatar

esperio

circa 10 anni fa - Link

A parte il mio tono un po' ironico/realista, che spero non disturbi troppo, la verita' e' che un eccessivo uso di metabisolfito di sodio o patassio che sia , indica che si e' in presenza si un vino nato e cresciuto difettoso e comunque sia, all' assaggio questi difetti dovrebbero essere percepiti, per non parlare poi dell'eccessiva aridita' in bocca e del classico cerchio alla testa. Come dicevo prima, lo zolfo nella viticultura e nella vinificazione e' stato usato per secoli e se' usato con la giusta e scientifica parsimonia e' sinonimo di vino sano e godibile. Come sempre gli eccessi e gl'intollerabili furbastri storpiano e creano un alone di sfiducia nel prossimo. Morale : Etichette che riportino tutto cio' che il consumatore deve sapere.

Rispondi
avatar

lurkerologo

circa 10 anni fa - Link

a me i solfiti piacciono se il vino diventa come quello di kobler

Rispondi
avatar

esperio

circa 10 anni fa - Link

Dunque?

avatar

Alessandro Bandini

circa 10 anni fa - Link

Ma con tutto l'alcool etilico che ingurgitiamo, siamo proprio sicuri che siano i solfiti a farci male?

Rispondi
avatar

giulo

circa 10 anni fa - Link

you've got the point!

Rispondi
avatar

Filippo

circa 10 anni fa - Link

L'OMS (Organizzazione Mondiale di sanità) stabilisce che il massimo consigliato di solfiti immessi nell'organismo umano ha da essere di 0,7 mg per kilo di peso(dell'essere umano considerato). Questo vuol dire non oltre 49 mg al giorno per una persona di 70 kg. Quindi la differenza è notevole tra vino e vino. I Sauternes, ad esempio lo Chateau d'Yquem, vengono mutizzati con l'aggiunta di 250 mg litro di solfiti. Basta quindi un bicchiere di vino per superare il limite. Senza considerare che i solfiti sono presenti anche in altre sostanze alimentari consumate ogni giorno.

Rispondi
avatar

giulo

circa 10 anni fa - Link

La DGA (Dose Giornaliera Ammissibile) di 0,7 mg SO2 per kg di peso corporeo va calcolata considerando la solforosa effettivamente "biodisponibile". Quindi, nel caso del vino, non di deve fare riferimento alla solforosa totale, che è in gran parte combinata (cioè legata ad altre molecole), e nemmeno a quella libera (che si trova in soluzione nella forma HSO3-), bensì a quella molecolare (SO2, appunto), che è funzione di temperatura, gradazione e pH, oltre che della frazione libera, ovviamente. In genere, un vino supera molto raramente 1-2 mg/L di SO2 molecolare...

Rispondi
avatar

Filippo

circa 10 anni fa - Link

Il discorso della biodisponibilità non deve aver convinto molto il comitato di esperti FAO/OMS che nel sessantanovesimo rapporto sugli additivi alimentari del 2009 segnalava il superamento diffuso della Dose giornaliera ammessa nei paesi in cui il consumo di vino era regolare, tra gli "high consumers". Ma il punto è un altro. Perchè la normativa non prevede di indicare la quantità di solfiti aggiunti? E perchè i produttori non lo indicano spontaneamente, senza aspettare la normativa? Alcuni lo fanno da anni: Lino Maga per esempio. Ma non è il solo. Visto che ci sono, getto un ulteriore sasso nello stagno.Perchè la normativa non prevede la segnalazione in etichetta di tutti gli additivi? Perchè quello che vale per qualsiasi prodotto alimentare non deve valere anche per il vino?

Rispondi
avatar

Francesco Spadafora

circa 10 anni fa - Link

Quale la totale ,la libera o la molecolare ? Senza la giusta informazione chi lo capirebbe ?

Rispondi
avatar

Filippo

circa 10 anni fa - Link

Ovviamente la totale. Il legislatore fa riferimento a quella quando fissa i limiti. Quanto alla capacità di comprensione non capisco perchè solo il consumatore di vino abbia bisogno di speciali tutele o spiegazioni. Altrimenti non capisce. Se compro uno shampoo trovo in etichetta tutte le indicazioni sulle sostanze contenute. Ed anche se compro una merendina per mio figlio. Ma io non posso sapere quali e quante sono le sostanze aggiunte al vino che bevo.

avatar

Francesco Spadafora

circa 10 anni fa - Link

Assolutamente Si, domani imbottiglio un rosso con 75!mg/l di totale

avatar

Filippo

circa 10 anni fa - Link

Benissimo. Mi piacerebbe che questa trasparenza diventasse la norma. Anche sulle etichette.

avatar

gianpaolo paglia

circa 10 anni fa - Link

Perche' si ritiene che il limite massimo consentito dalla legge sia sufficente per tutelare la salute del consumatore, che al tempo stesso viene avvisato della presenza di solfiti per tutelare coloro che abbiano una particolare intolleranza ad essi (circa l'1% delle persone, in media). La quantita' di ogni vino, dentro i limiti legali, non viene quindi ritenuta apportare nessuna informazione in piu' a livello della salute, e, se applicata, prevederebbe una complicazione ulteriore perche' ovviamente andrebbe indicata per ogni lotto di produzione, ovvero per ogni imbottigliamento. La quantita' di solfiti presenti in un vino non e' uguale da un lotto all'altro e non e' uguale anche nello stesso vino a distanza di pochi mesi. Naturalmente se vi fosse una richiesta da parte del consumatore, per motivazioni diverse dalla salute, legate piu' all'informazione del tipo di vino, nessuno vieta di aggiungere un dato quantitativo, purche' veritiero (e forse qualcuno sa che c'e' stato proprio un esempio di un produttore, ma sicuramente non e' il solo, che e' stato mollato dal suo distributore perche' il claim dell'etichetta, proprio sui solfiti era non vero).

Rispondi
avatar

Filippo

circa 10 anni fa - Link

I casi di falsa dichiarazione in etichetta sono effettivamente un rischio. Ma siamo nell'illegalità, come quelli, ad esempio, che fanno l'osmosi inversa e non possono. Quanto alle indicazioni in etichetta sulla presenza e sulla quantità dei solfiti, al di là dei problemi per gli allergici, esiste effettivamente un certo numero di consumatori che vorrebbero saperne di più. Altrimenti l'argomento non sarebbe così dibattuto.

avatar

gianpaolo paglia

circa 10 anni fa - Link

Sono d'accordo che esiste una richiesta. Probabilmente la cosa piu' giusta sarebbe una indicazione a fasce di contenuto, ad es. inferiore a 50 mg/L, tra 50-80 mg/L, sopra 80 mg/L. Al tempo stesso pero' la discussione andrebbe sgombrata dal malinteso riguardo gli effetti sulla salute, perche' stiamo parlando di quantita' che sono tutte entro i livelli accettabili di consumo (altrimenti ovviamente i limiti sarebbero inferiori). Un informazione altrettanto sbagliata sarebbe il far passare il concetto che un vino con 40 mg/L di SO2 totale vuol dire salute, mentre uno che ne ha 80 mg/L no, o che, ad es. faccia venire il mal di testa meno (tra gli effetti dei solfiti infatti il male di testa non e' compreso. Fate le prove e mangiate frutta secca, che ne contiene molto piu' del vino, e vedete se vi da il mal di testa o no). Insomma, piu' informazioni, ma anche informazioni corrette e non fuorvianti o che possano essere distore ai fini di marketing.

avatar

Stefano Cinelli Colombini

circa 10 anni fa - Link

Bellissimo, allora io che sono sopra i 130 chili posso bere tre bocce senza rischi di ~. Magri dovete morire!

Rispondi
avatar

esperio

circa 10 anni fa - Link

Troppi, la pansa come il fumo sono un assillo che se ne puo' ben fare a meno e una schiavitu autoinflitta. Mi perdoni la franchezza.

Rispondi
avatar

Stefano Cinelli Colombini

circa 10 anni fa - Link

Vero, ma non sono ancora riuscito a godere molto dell'astinenza. Ogni volta che ci provo mi viene in mente Shakespeare, se Falstaff non è grasso non è più lui e nessun più l'ama.

avatar

gp

circa 10 anni fa - Link

Non sono un chimico, ma mi sfugge del tutto perché mai la solforosa combinata (la maggior parte della solforosa del vino) non debba essere "biodisponibile", dato che il nostro organismo immagino la scinda, un po' come tutto quello che assumiamo. Il discorso potrebbe semmai valere per la solforosa libera, ma come ho detto è la frazione più piccola. Sbaglio? Comunque all'OMS (la sigla inglese è WHO) saranno forse salutisti, ma peracottari non credo...

Rispondi
avatar

gianpaolo paglia

circa 10 anni fa - Link

quel rapporto della FAO citato piu' sopra si trova su internet, e gli ho dato un occhiata. Il superamento della dose consigliata (ADI accettable daily intake) nei paesi consumatori di vino, si verifica con quei consumatori che superano il 97.5 percentile, ovvero su quel 2.5 % che consuma piu' vino del restante 97.5% dei consumatori, e che vengono definiti "high regular consumers". Io sospetto che per coloro, il problema derivante dal vino non sia tanto i solfiti, ma l'alcol, che ha definitivamente effetti molto piu' gravi sull'organismo, anche a dosi molto piu' basse di quelle che questi signori ingurgitano ogni giorno. In sostanza, se ti fai sue bottiglie di vino al giorno, tutti i giorni della tua, e' possibile che superi la dose consigliabile (che normalmente e' posta a livelli molto conservativi) di solfiti, ma e' sicuro che i tuoi problemi veri siano altri.

Rispondi
avatar

Filippo

circa 10 anni fa - Link

Vedo solo ora questo post e mi scuso della risposta tardiva. Secondo il menzionato report "high consumers" sono quelli che consumano più di 450 ml. di vino al giorno. Questo, secondo l'analisi fatta in Brasile, per uno standard di solfiti di 70 mg l. per i vini rossi e di 123 mg. litro per i bianchi copre da 24% al 125% della dose giornaliera ammissibile di una persona che pesa 60 kg (ma quanto pesano poco questi brasiliani). Preciso anche che per me il problema non è che i solfiti facciano male tout court, anche se il report Oms qualche dubbio lo ingenera. Ma mi va di sapere quello che ingerisco. E come viene fatto il cibo che ingoio. Si tratta di assumersi la responsabilità dell'essere consumatori. E di pretendere dai produttori il massimo della responsabilità, dell'attenzione (e della tensione al naturale, per me che credo in questi valori). Come diceva Emile Peynaud, mica un ecoenointrippato vinnaturalista.

avatar

vinoso

circa 10 anni fa - Link

e due parole sui vini assaggiati????

Rispondi
avatar

Francesco Spadafora

circa 10 anni fa - Link

Ma va ? Qualcuno avrà anche assaggiato i vini ? Con i solfiti ? Quanti giorni sono trascorsi dalla manifestazione ? Forse , speriamo di no , costui o costoro ,non saranno più dei nostri . Addio Esp !!!

Rispondi
avatar

esp

circa 10 anni fa - Link

Cre-ti-net-ti **edit sù, sù, sia gentile, non mi faccia lavorare di editing. [f.s.]

Rispondi
avatar

esp

circa 10 anni fa - Link

Ok, ma io avrei editingato anche il post che ha provocato la mia risposta

Rispondi
avatar

esperio

circa 10 anni fa - Link

Salomonicamente giusto! Ma la giustizia, sembra, che non sia cosa di questo mondo.

Rispondi
avatar

lurkerologo

circa 10 anni fa - Link

io ho assaggiato i vini randomicamente tra i tanti uno spiccava (Grazie Succi per la dritta) un merlot di Francesconi chiamato Impavido, veramente buono. ho assggiato alcuni champagne francesi (pessimi) come pessimi risultavano alcuni franciacorta. ma io sono uno zotico e valgo poco. dopo fornovo ho capito che i vini naturali non fanno per me. addendum altra notizia positiva : ho acquistato da carolina gatti del prosecco colfondo che non è male anche se è lontano dalle mie preferenze. di buono ha che ha la giusta frizzanteza e fragranza frescosa. al gusto un poco ruvido devo abituarmi ma ce la posso fare.

Rispondi
avatar

esp

circa 10 anni fa - Link

prosecco colfondo Toh...anche il prosecco fa il fondo? Strano, eppure non può essere un errore di degorgement...e allora?

Rispondi
avatar

Nic Marsèl

circa 10 anni fa - Link

Gente che odia lo champagne, che detesta il lambrusco rifermentato in bottiglia, che non conosce il prosecco colfondo. Ma dove sono finiti i lettori di intravino?

Rispondi
avatar

Nelle Nuvole

circa 10 anni fa - Link

I lettori di Intravino leggono, ma spesso non osano intervenire perché si sentono schiacciati da altre personalità più assertive.

Rispondi
avatar

Marossi

circa 10 anni fa - Link

Prosecco colfondo, che Gatti chiama disgraziatamente 'Sur Lie'... L'ho bevuto mesi fa. Ci sto ancora pensando su. Necessito di un secondo assaggio. Anzi di tre assaggi comparati, secondo le tre modalità di prammatica (con, senza, torbido). Consenso informato: Sono disponibile a ricevere campioni omaggio.

Rispondi
avatar

marco-eugenio

circa 10 anni fa - Link

grazie ottima iniezione d'equilibrio, solo scorrere i commenti è un pò più meglio di un centinaio d'oroscopi positivi : )

Rispondi
avatar

vinogodi

circa 10 anni fa - Link

...qualche commento , dove si sono rivisti amici e fatto nuove amicizie. Per una volta , devo dire grande impressione dai vini del sud , con alcune conferme da altre parti e qualche ciofeca di troppo da dover un attimino rivedere tecniche e protocolli . Forzando la mia natura , di questi non ne parlerò , un pò per carità umana (il lavoro va comunque rispettato e quello di vigneron non è certo scevro di fatica) un pò perchè è bello segnalare le positività , in un momento come questo di negatività diffusa. Che mi hanno quindi colpito: - A' Vita da Calabria : bel personaggio lui , semplice , umile e voglioso di imparare , ma che per ora , e non è poco , parla mediante i suoi vini davvero incredibili . Io ho assaggiato sia il rosato , strabico e originalissimo , ma di garnde personalità (83/100) sia il Cirò , un monumento alla bevibilità, Colore chiaro e trasparentissimo , naso superbo di fruttini con una splendida speziatura . Unico bicchiere completamente ingollato (90/100) e , visto che ai banchetti si vendeva , unico produttore assieme a Guccione a cui ho comprato vino (mica facile girare tra l'altro con due cartoni sottobraccio) . - Il succitato Guccione , da Sicilia : ha solo un grandissimo limite che ne impedirà la diffusione illimitata e immediata ... i nomi un pò a cazzo che ha dato ai suoi splendidi vini . Uno più buono dell'altro , sia i bianchi che i rossi , inutile che mi chiediate come si chiamano perchè sono immemorizzabili . Gli stessi due che descriverò , che mi hanno impressionato e dei quali ho comprato un cartone, li cito non perchè abbia tale capacità mnemonica, quanto perchè me li sono scritti su un foglietto e c'ho le bocce in cantina da verificare . Dicevamo : un sontuoso Lolik, Trebbiano che non ti aspetti ricchissimo di materia, con veloce passaggio in legno . Grande , fruttatissimo e di ottima struttura , fra i più buoni bianchi italiani bevuti quest'anno. Non so se le guide l'hanno premiato , ma questo è un vino da oltre 90/100 . Chi gli da meno non capisce un "beep" di vino . Gibril : Nerello Mascalese in purezza , rivaleggia con i migliori dell'Etna e ne fa pedalare parecchi . Piccolo Faro Palari fuori zona , violentatore di narici per iontensità e bcca setosa:90/100, bevibilità senza senso. Eccellenti anche il suo Perricone e il suo Catarratto , ma ogni vino urlava "Sicilia" ad ogni sorso ... ma Sicilia vera , mica quella dei Supermercati . Per tutti i vini rossi , uno "stile Gulfi" tanto per intenderci ... - Montisci : ho preferito il Barrosu normale (90+/100) alla sua Riserva , grande vino ma ancora un pò inespresso e per certi versi di sovrastruttura gotica (87+/100). li ritengo eccellenti vini per davvero ...

Rispondi
avatar

vinogodi

circa 10 anni fa - Link

...Massa Vecchia : non aveva il Rosato , buoni sia il bianco (85/100) sia il rosso (86/100) , molto espressivi e anch'essi originali , come tanti i vini di questa manifestazione . Rimane il neo del prezzo , secondo me penalizzante perchè devono mangiare ancora parecchie michette prima di giustificare certi esborsi. - Le Trame , Chianti Classico : indietro come la coda degli asini ma bello come il sole per la cattiveria con cui ti aggredisce le papille . Uno dei Chianti più nebbioleschi che conosca (90/100) - Croci : davvero bella gamma , tutta di buon livello di piacevolezza - Pacina: straordinaria bevibilità per il Chianti Colli Senesi 2007 ... mizziga che piacevolezza di beva , fatto fatica a sputarlo , ti andava giù che era un piacere , con una violetta sussurrata e una freschezza da lecacrsi i baffi : 88/100 - Cappellano : mi sono piaciuti , i due Pié Rupestris , sia il 2006 , sia il 1998 . Apparentemente esili , sussurrati , ma austeri e di foggia ancestrale , con fruttini che si rincorrevano . Giocati sulla finezza . Belli : 89+/100 il primo , 90/100 il secondo - Roagna : banchetto abbandonato a se stesso con una bottiglia ormai scolma di Barolo La Pira 2005 senza nessuno al servzio, non aveva odori strani né riduzioni , magari era aperto da ieri . Piaciuto uno sluppio , anche se il fruttino era un pò accondiscendente alla Giacosa : 90/100 - La Porta di Vertine : vero Chianti , senza tante palle ... 90/100 - Stella di Compalto : Vero Brunello , senza tante palle ...91+/100 - Camillo Donati : li ho bevuti tutti due volte per verifiche del caso , visto che quest'anno non mi sono piaciuti un cazzo . Conferma senza meno per la sua Barbera , il top di gamma (85/100) e davvero una delle migliori della categoria. Il resto , salvo una appena dignitosa Malvasia , a me personalmente ha fatto cag...ahem ... mi ha lasciato perplesso , a cominciare dal Lambrusco , irriguardoso per il palato con note ridotte e un pò fecciose , rusticano e ruvido , con spuma che c'è e non c'è ... per lo meno anomalo ... boh... fino ad arrivare ad una Fortana senza nesso e impersonale : non sarà , la Fortana, il Pinot Noir , ma se i risultati sono questi , ritengo utile una riflessione se una bella coltura di solanacee possa essere più soddisfacente e redditizia. Sui bianchi , soprassiedo . Preferisco quindi non esprimere voti agli altri vini.Il potenziale c'è e le idee sono buone ; non è , però, assurgendolo a totem della zona che si farà del bene ai bravissimi produttori che stanno emergendo nel parmense ...

Rispondi
avatar

lurkerologo

circa 10 anni fa - Link

- Croci : davvero bella gamma , tutta di buon livello di piacevolezza di croci ho bevuto il vino di ghiaccio, buonerrimo. gli spumanti non ho potuto assaggiarli perche il ta(p)pino non aveva ghiaccio un difetto è che non può farmi pagare un passito o uno spumante come un inniskillin o un krug

Rispondi
avatar

Nic Marsèl

circa 10 anni fa - Link

Di Croci avresti dovuto assaggiare l'ortrugo : uno dei miei bianchi favoriti del momento.

Rispondi
avatar

Massimiliano Montes

circa 10 anni fa - Link

grazie

Rispondi
avatar

Francesco Maule

circa 10 anni fa - Link

Scusa Vinogodi, ma su Camillo ti sbagli di brutto e soprattutto sulla Fortana! Ha una beva incredibile, bel frutto e acidita' spiccata, fra 20 anni sara' ancora li'. Non elegante ne' fine, ma di gran carattere! Per i solfiti: secondo me Gily ha fatto un convegno inutile perche' se parli a vignaioli naturali non parli dei preamboli e le statistiche buone per il pubblico, ne' di come fare vini senza solfiti ma con un approccio tecnologico (super lieviti, enzimi, azoto, macchine che tolgono l'ossigeno, gas contro l'ossidazione) altrimenti non sono piu' vini che esprimono il proprio territorio. Molti han taciuto per evitare polemiche inutili, io me ne sono stato calmo e zitto perche' ho rispetto, devo crescere, imparare e stare zitto...avrei fatto un intervento troppo incazzoso e poco professionale. Il miglior intervento e' stato di quel produttore francese che ha parlato di coraggio: se le uve son sane e hai buone fermentazioni la solforosa non serve, e non la usi se ne hai il coraggio. Se hai paura, se non sei sicuro delle tue uve, hai paura del mercato e dei giornalisti allora la usi. Il dibattito sul io ne metto poca, io la metto in fermentazione che poi tanto va via e' inutile: aggiungerne all'inizio della fermentazione significa favorire un lievito soltanto a portare a termine la fermentazione in maniera piu' controllata e sicura, ma perdi in biodiversita', varieta' e complessita'. Se ne usi un po' ad ogni travaso e/o all'imbottigliamento credetemi che la differenza si sente, anche se e' poca. Un dibattito sulla solforosa dovrebbe partire dal fatto che non metterne affatto sarebbe meglio per il gusto del vino in se', per la salute del consumatore e per la salvaguardia del territorio. Senza l'utilizzo di altre sostanze o tecniche troppo invasive. Per arrivarci si deve partire da una viticoltura sana, la ricerca per avere uve di qualita' ed un corretto comportamento in cantina.

Rispondi
avatar

Vinogodi

circa 10 anni fa - Link

CITO:Scusa Vinogodi, ma su Camillo ti sbagli di brutto e soprattutto sulla Fortana! Ha una beva incredibile, bel frutto e acidita’ spiccata, fra 20 anni sara’ ancora li’. Non elegante ne’ fine, ma di gran carattere! RISPONDO: Camillo è "una" colonna dell'enologia parmense, e la sua Barbera è quanto di meglio , assieme a quella di Andrea (Monte delle Vigne)della tipologia in provincia. Camillo è anche un produttore che deve lavorare per rendere un pò più costante la sua produzione e ridurre i difetti di alcuni suoi vini. Io sono un fan di Camillo e voglio che sia al vertice. Camillo può farcela ...se no non ne parlavo. Difficilmente "parlo male" , più facile che ignoro. Non ignoro? Quindi apprezzo... PS:sono vissuto e vivo tutt'ora rivierasco del Po, dove Fortana e Lambrusco sono di casa...anche se , effettivamente, in questo periodo preferisco leggermente Bordeaux, Borgogna, Rodano,Baroli e Brunelli vari e qualcos'altro di altrettanto buonino... PPS: La Fortana non dev'essere "rustega" , dev'essere piacevole e scorrevole, serbevole e pulente. Sarà ancora qui fra vent'anni? Lasciamo a Monfortino o Chateau Latour l'onere di deliziarci nella nostra ( e loro) vecchiaia...

Rispondi
avatar

Nic Marsèl

circa 10 anni fa - Link

Sorry ma sulla Fortana ti contraddici : "serbevole" significa "capace di invecchiare".

Rispondi
avatar

Vinogodi

circa 10 anni fa - Link

...errore mio nell'esprimermi; lo intendevo come "piacevole alla beva" quindi ho equivocato nel termine, ma il concetto era quello...

Rispondi
avatar

Vinogodi

circa 10 anni fa - Link

...MI AUTOCITO:"... Lasciamo a Monfortino o Chateau Latour l’onere di deliziarci nella nostra ( e loro) vecchiaia… MI RISPONDO:...ohps... che gaffe...mi sono scordato che non sono due vini "naturali" e quindi "non veri"...[img]http://www.vocinelweb.it/faccine/party/pag2/29.gif[/img]

Rispondi
avatar

Federico

circa 10 anni fa - Link

Intervengo un po' tardi. Non sono nè pro nè contro a vini naturali o simili a prescindere. La discussione è incentrata sulla solforosa, non ne sono un esperto, ma è giusto un intervento per cercare logica e fondamento a ciò che si espone. Cito un commento, ma nulla di personale, solo che riassume bene molte posizioni espresse nella discussione utili al mio tentativo di ragionamento. da Francesco Maule CITO: "Un dibattito sulla solforosa dovrebbe partire dal fatto che non metterne affatto sarebbe meglio per il gusto del vino in se’, per la salute del consumatore e per la salvaguardia del territorio" Quindi non mettendone dovrei avere 3 vantaggi: GUSTO: Non saprei. E' una cosa talmente soggettiva che affermare che siano più buoni senza, non troverà mai un fondamento logico/scentifico perchè ci saranno sempre numero eguale di persone che dicono che è vero e che dicono che non è vero. E' quindi un elemento non discriminante. Non può essere preso oggettivamente come elemento decisionale. SALUTE: Qui il discorso si fa serio e complicato. Per la legge la solforosa sopra certe quantità fa male. Sotto certe quantità non fa male. Per la scienza medica (riconosciuta e ufficiale) discorso uguale. Infatti è noto che ingeriamo centinaia di sostanze cancerogene/tossiche/pericolose che il nostro organismo è capace di "neutralizzare" se sono al di sotto di una certa soglia quantitativa. Quindi per le scienze ufficiali la differenza la fa la quantità. C'è chi ci crede e chi no. Chi ci crede produrrà e berrà vini con la solforosa senza preoccuparsi troppo. Scegllierà quelli che gli piacciono, anche che siano senza o con poca solforosa non importa, l'importante è solo che gli piacciano. Chi non ci crede cosa fa? Intanto dovrà eliminare dalla sua dieta anche tutti gli altri alimenti che la contengono, se no non ha senso la preoccupazione salutistica. Quindi sottaceti, sottoli, conserve varie che contengono solforosa (sempre indicata in etichetta a volte come "tracce" per una differente normativa in materia di etichettatura). Inoltre immagino che quando capiti di bere vino con solforosa queste persone si limiteranno a piccole/piccolissime quantità. Infatti in pari percentuale contenuta, se bevo qualcosa che penso mi faccia male ne dovrò bere pochissima per ingerire il minor quantitativo possibile di quella cosa. Infine a volte i discorsi mi appaiano un po' di comodo, senza una logica comune che lega un comportamento coerente. Infatti immagino una persona che si preoccupa dei solfiti in relazione alla sua salute. Questa persona sarà ugualmente preoccupata della sua salute in relazione all’alcool. E’ noto che un consumo superiore a 200/250 cl di vino al giorno, comporta una ingestione di alcool che ha conseguenze salutistiche negative sul nostro corpo. Sicuramente piccole se supero di poco queste quantità e superiori in proporzione all’aumento. E’ anche vero che se non bevo per qualche giorno e poi mi bevo una bottiglia in 2 a cena il sabato sera, ho comunque fatto un danno al mio fisico. Potranno scatenarsi adesso chi ritiene che questi dati non siano veri, tant’è che non si può negare che l’alcool fa male e un attento salutista, a prescindere dalle quantità, sarà un bevitore molto, molto ponderato. E che dire di tutti gli altri elementi pericolosi/cancerogeni che ingeriamo. Se non crediamo alla scienza ufficiale, si fa dura trovare qualcosa da mangiare e bere. Ampliando il discorso, persona attenta alla salute che non vuole vino con solfiti, immagino anche che sarà una persona sicuramente normopesa (il soprappeso e l’obesità sono la prima causa di problemi salutistici nel mondo occidentalizzato), attiva (sedentarietà nemica della salute) e attenta a tutto quello che mangia. Se no il problema che si mette a riguardo dei solfiti non è poi coerente con il resto del suo stile di vita. Per concludere questo punto, non vedo molti vino naturisti produttori/bevitori che rispecchino questi dati di coerenza. Oppure io esagero?! SALVAGUARDIA TERRITORIO: Con i solfiti non so cosa centri. Con la conduzione generale della vigna e la ricerca di territorialità del vino forse. Ma è altro argomento e la discussione si aprirebbe troppo per essere poi utile. Scusate la lunghezza, per chi ha avuto ancora voglia di leggere.

Rispondi
avatar

gianpaolo paglia

circa 10 anni fa - Link

Io credo invece che il contesto dell solforosa dovrebbe essere affrontato per il GUSTO del vino, e non tanto per la SALUTE (per tutte le cose dette finora. Io credo che la solforosa, data al momento sbagliato, con le dosi sbagliate, peggiori il vino, non ne consenta lo sviluppo completo, lo irrigidisca troppo, ne azzoppi le potenzialita'. Ecco, in questo senso il dibattito potrebbe prendere una piega seria, ma certamente piu' articolata e piu' complessa, che non il semplicemente dire: i vini senza solfiti (aggiunti, bisognerebbe sempre ricordare) sono naturali e fanno bene, gli altri, no.

Rispondi
avatar

Federico

circa 10 anni fa - Link

Interessante. Non produco vino e non ho quindi elementi diretti per giudicare. Pensandoci però, per assurdo, in vini con alta quantità di solfiti sicuramente il profumo ne risente quando giovani e forse anche dopo. Anche il gusto di certi vini dove la solforosa "si sente" ne risentono qualitativamente. Quindi un discorso Oggettivo sul gusto in relazione alla solforosa è corretto. Sotto certe dosi di percezione comune (cioè alla maggior parte delle persone) persiste il problema? Mi spiego meglio, se uso già una quantità di solfiti che non si fa sentire al naso e non si fa sentire al gusto in forma diretta, cioè non sento proprio l'odore e il gusto di solforosa, cambia oggettivamente in meglio il gusto se li tolgo del tutto? La mia è una domanda vera su cui mi piacerebbe avere un confronto con chi ha esperienza diretta più di me. Differenza ci sarà di sicuro, anche solo per il processo che durante le varie fasi della produzione si differenziano chimicamente e fisicamente. Ma questa differenza è oggettivabile in meglio o diventa solo una questione di gusti soggettivi?

Rispondi
avatar

gianpaolo paglia

circa 10 anni fa - Link

quando dico che i solfiti influenzano il gusto, non mi riferisco tanto al "sapore" o "puzza" di solfiti derivante direttamente dalla loro presenza nel vino, ma al loro effetto sul metabolismo dei microorganismi (batteri, lieviti) e del potenziale ossiriduttivo del vino che ha, a sua volta, un influenza sulle reazioni chimiche che portano alla formazione dei profumi, sulle polimerizzazioni dei tannini, ecc. Nessuno, credo, oggi sia in grado di fornire una spiegazione diretta in un contesto di causa - effetto, anche se ci sono studi molto avanzati su quello che in inglese si chiama "metabolomics", che e' una faccenda molto complessa in quanto si stima che vi siano piu' di 900 sostanze chimiche diverse in un vino, alcune delle quali attive a concentrazioni quasi omeopatiche. Si ricorre quindi, almeno nel mio caso, all'empirismo, in sostanza all'esperienza. Nel mio caso quasi la totalita' delle vinificazioni dei vini rossi (tolta una piccola percentuale di uve non perfettamente sane) e' stata fatta senza solfiti e senza lieviti (e sto parlando di almeno 2000 qli di uva), e una buona parte oggi, a malolattica finita, sono ancora senza aggiunta di SO2 (e no, non c'e' traccia di Brett e le volatili sono sullo 0.4 di media). Aggiungeremo solfiti in probabilmente due, massimo tre occasioni, cercando di rimanere a livelli piuttosto modesti per dare al vino il modo di evolvere in maniera "piu' rilassata". Non saprei spiegarlo altrimenti. All'imbottigliamento raggiungeremo i 25-30 di SO2 libera, e una totale di 60-80 mg/L. Da mie prove, dopo 18 mesi dall'imbottigliamento la SO2 totale diminuisce anche di un 20-30% e la libera di molto di piu'. E' quindi pensabile che dopo poco tempo si trovi un vino con 50 di totale e 10-15 di libera, che non sono assolutamente quantita' elevate.

Rispondi
avatar

Federico

circa 10 anni fa - Link

Mi immaginavo la difficoltà di comparare i vari processi chimici che si sviluppano e le differenze. Grazie per la spiegazione della tua esperienza. Non mi resta che assaggiare i risultati! :-)

avatar

thomas colella

circa 10 anni fa - Link

E' sempre interessante quanto scrivi Gianpaolo! Purtroppo i problemi che possono sviluppare il brett in fermentazione sono numerosi e la So2 pare che lo possa rallentare ma non evitare; io ho avuto problemi su un tino da 10hl (per fortuna) sangiovese fermentazione spontanea partita bene ma che per un problema di mancanza d'acqua (raffreddo un po' con un sistema primitivo goccia a goccia) mi si è scaldato un pelo troppo . la fermentazione non si è fermata ma si è molto rallentata intorno ai 25gr/l di zucchero ed è andata pianissimo fino ai 15 gr/l quando ho deciso di svinarla sia per terminare gli zuccheri sia perchè abbiamo iniziato a sentire un "anomalo" sentore. fatto analisi ad isvea e vino brettato :( anche se sotto la soglia di percezione. è stato proprio in quel momento di rallentamento dei lieviti probabilmente per l'eccesso di calore che il Brett ha trovato le condizioni ideali per svilupparsi e la solforosa che ho aggiunto (2gr a quintale alla diraspatura) non mi ha certo salvato :(

avatar

gianpaolo paglia

circa 10 anni fa - Link

@Thomas. Qualche rischio si prende lavorando al limite, ma ho sperimentato di persona che se non vuoi prendere rischi finisci con fare vini meno interessanti. Ovvio che nel tuo caso il problema e' stata una fermentazione anomala, probabilmente a causa della temperatura alta. E' normale che se rinunci alla protezione della SO2 tutto il resto deve essere perfetto, a cominciare dall'uva. Ci tengo a precisare, se non si fosse capito, che il mio non e' un tentativo di rinunciare alla SO2, almeno nelle prime fasi di vita del vino, per motivi ideologici, e neanche salutistici, ma perche' voglio vedere se una fermentazione spontanea, senza SO2, mi porti una maggiore varieta' di lieviti in azione, e possibilmente una maggiore complessita espressiva. Anche per il seguito, il problema della SO2 sembra quello di un irrigidimento dei vini, che pero' non mi fara desistere da lasciare i vini con una coperta di almeno 15 di libera a partire da ora in poi, fino all'imbottigliamento, dove cerchero di andare in bottiglia con 25/30 di libera. Il tutto presumibilmente portera la totale tra i 60-80 mg, che dopo un anno o due sara probabilmento sotto i 50.

avatar

esp

circa 10 anni fa - Link

Ma quanto sono SANI questi solfiti: Che cosa sono i solfiti e l’ anidride solforosa. Da non confondere con i solfati. L’ anidride solforosa ora è indicata con la sigla E220. L’ anidride solforosa è un gas incolore ma altamente irritante che si produce dalla combustione dello zolfo nell’ aria. Avete presente i vulcani? Durante le eruzioni ne emette in quantità notevoli ! Decisamente un clima inospitale per la vita. All’ interno del nostro sangue l’ anidride solforosa, si comporta allo stesso modo: è un veleno in grado di inattivare la vitamina B1 e B12. A dosaggi bassi può causare faringite , perdita dell’ odorato, del gusto, acidità urinaria e stanchezza. I sintomi più conosciuti sono quelli legati al mal di tesa post sbornia e disturbi nervosi. Le conseguenze sulla nostra salute e di limiti di legge imposti per l’ utilizzo dei solfiti. I danni da solfiti si dividono in quattro categorie 1 Alterazioni vitaminiche: l’ anidride solforosa ed i solfiti distruggono la tiamina e la cianocobalamina (vitamine del gruppo B : B1 e B12 ) 2 Appesantisce il nostro sistema detossificante: questi additivi vengono eliminati per via urinaria dopo essere stati detossificati ad opera del fegato tramite un ‘enzima chiamato solfito ossidasi. Se la dose di solfiti è superiore alla nostra capacità di eliminarli, compaiono mal di testa . 3 Reazioni allergiche ed allergie Un pericolo in agguato è rappresentato da possibili allergie e reazioni asmatiche con manifestazioni respiratorie anche gravi. Riniti, eczemi, orticaria e dissenteria possono essere causati dai solfiti . in queste malattie una delle componenti più ostiche è proprio l’ identificazione della causa. Immaginate l’ efficacia di un trattamento se non viene rimossa la causa che ha scatenato la malattia! 4 Interazione con farmaci cortisonici. Da non sottovalutare anche l’ interazione con farmaci, in particolar modo i cortisonici che aumentano la sensibilità individuale ai solfati. Ridurre i solfiti è questione di ricerca scientifica. Eliminarli è impossibile I solfiti fanno male. Utilizzati fin dall'antichità, oggi è imperativo ridurne le dosi d'impiego. Occorre però trovare metodi alternativi per il controllo della microflora viticola e per migliorare la conservabilità del vino di Graziano Alderighi I solfiti fanno male. Non è opinabile. E' una certezza, tanto che anche l'organizzazione mondiale della sanità ha decretato la dose massima giornaliera in 0,7 mg di SO2 giornalieri per kg di peso corporeo. Da ciò ne è discesa la necessità di indicare in etichetta la presenza di solfiti. I solfiti hanno effetti dannosi sulla nostra salute perchè distruggono la tiamina e la cianocobalamina (vitamine del gruppo B), appesantiscono il nostro sistema detossificante, possono causare reazioni allergiche e hanno un'interazione con i farmaci cortisonici. Per comprendere come e in che misura è possibile sostituire i solfiti in enologia è necessario, prima di tutto, comprendere quali funzioni assolvono. Eccone quindi una breve rassegna: - antisettico sulla microflora delle uve e del vino - antiossidante sia delle ossidazioni prefermentative sia si quelle a carico del vino - solubilizzazione delle sostanze coloranti - chiarificante Per quanto riguarda le ultime due azioni in enologia sono disponibili ormai numerosi strumenti, additivi e pratiche che possono svolgere egregiamente la funzione di solubilizzazione delle sostanze coloranti e quella chiarificante. Molto più complessa, invece, la questione riguardante le funzioni antisettica e antiossidante. Partiamo da quest'ultima. Esistono numerose esperienze di viticoltori che utilizzano diversi composti antiossidanti per proteggere il vino. In questi anni sono stati utilizzati e sperimentati diversi antiossidanti naturali come i tannini di rovere, i tannini ellagici estratti dalle bucce dell’uva, le proantocianidine estratte dai vinaccioli e anche l’acido ascorbico. I risultati sono incoraggianti ma non sono comparabili a quelli di un utilizzo di anidride solforosa. Per quanto riguarda l'azione antisettica, infine, non esistono, ad oggi, soluzioni commerciali che possano ridurre la carica microbica e la microflora naturale che si trova sulle bucce d'uva, e che può creare problemi in fermentazione. L'utilizzo del lavaggio con semplice acqua corrente non porta, secondo la Prof. Torriani dell'Università di Verona, benefici significativi. Sperimentazioni sono in corso in diversi Paesi. Recente la ricerca dell'Università di Western Australia che promette di risolvere nel medio lungo periodo, il problema mediante l'utilizzo di raggi UVB o di fumigazioni con ozono. L'unica possibilità, per ora, è portare uve molto sane in cantina, tali da ridurre i rischi di contaminazioni con ceppi di batteri o lieviti che possono alterare gli equilibri di fermentazione. Ma è possibile, in futuro, un vino assolutamente privo di solfiti? La risposta a questa domanda è no, perchè è stato scoperto, ed è ormai assodato nella letteratura scientifica, che durante la fermentazione alcolica gli stessi lieviti producono in maniera naturale una quantità di solfiti che oscilla dai 10 ai 30 mg/l. Una soglia che in base al D.Lgs. 114/2006, che modifica il D.Lgs. 109/92, obbliga a riportare in etichetta comunque la dizione “contiene solfiti”. La normativa prevede infatti che vengano riportati i solfiti in concentrazioni superiori a 10mg/l o 10mg/kg. di Graziano Alderighi © RIPRODUZIONE RISERVATA pubblicato in Strettamente tecnico > Mondo enoico il 01 Ottobre 2011 TN n. 39 Anno 9 Commenta la notizia [5] Commenti Se ancora non l'hai fatto registrati oppure accedi inserendo la tua mail e la tua password. 15:50 | 02 ottobre 2011 Sixto Jiménez Muniain L´eliminazione di solfiti in vino non e piu un problema. Il laboratorio Argenol (Zaragoza-Spagna) ha brevettato la soluzione definitiva e a fatto le probe in collaborazione con l´organizazione vinicola de Castilla La Mancha e la supervisione delle autoritá europea. Utilizzano argento colloidale senza que nessuna tracia resti nel vino. (www.argenol.com) 12:00 | 01 ottobre 2011 Gli effetti sulla salute Tossico per inalazione, corrosivo e irritante per le vie respiratorie e il tubo digerente, può provocare alterazioni nel metabolismo di alcuni amminoacidi e della vitamina B1. In particolare il principale effetto negativo dell’anidride solforosa, in individui non affetti da ipersensibilità, è connessa all’azione degradativa a carico della vitamina B1 (tiamina), la cui carenza nell’uomo può provocare significative alterazioni a carico del metabolismo degli zuccheri (diabete). (Antonio Posocco) Già nel 1973 sono state evidenziate reazioni allergiche ai solfiti; esse si manifestano per assunzioni di dosi molto basse (dell’ordine del milligrammo) e riguardano principalmente i soggetti asmatici (dal 4 al 10 % degli individui). (Ribereau-Gayon) “Nei soggetti sensibili ai solfiti si possono scatenare asma, difficoltà respiratoria, fiato corto, respiro affannoso e tosse. Tali soggetti devono limitarne il più possibile l’ingestione perché le conseguenze di una ingestione eccessiva possono essere particolarmente gravi e in alcuni casi fatali. Da qui le varie organizzazioni di controllo in testa la FDA (Food and Drugs Amministation - USA) hanno stabilito che gli alimenti (tra cui il vino) aventi un contenuto di solfiti superiore alla soglia di 10 mg/kg o litro devono riportarne il superamento in etichetta.” (Antonio Posocco). L’OMS (Organizzazione Mondiale per la Sanità) ha stabilito, dopo accurati studi, la DGA (Dose Giornaliera Ammissibile) a 0,7 mg di SO2 giornalieri per kg di peso corporeo. Tenuto conto della DGA la dose accettabile per l’uomo è compresa tra 42 e 56 mg per giorno in funzione del peso corporeo, compreso tra 60 e 80 kg. Attraverso il consumo di mezza bottiglia al giorno (375 ml) sarebbe possibile assumere una superiore quantità di SO2. Se il tenore di SO2 totale è al livello massimo autorizzato dalla UE, 160 mg/l per i vini rossi e 210 mg/l per i vini bianchi, la quantità di SO2 assunta con metà bottiglia è pari a 60 mg per i primi e 79 mg per i secondi.” (Ribereau-Gayon) Per quanto riguarda alcuni vini speciali, passiti e botritizzati (che possono contenere fino a 400 mg/l) la dose assunta con mezza bottiglia è addirittura di 150 mg di solforosa (pari a 2,5 mg/kg per una persona di 60 kg e 1,87 mg/kg per una persona di 80 kg). “La conversione dei solfiti in solfati avviene durante il passaggio attraverso l’apparato digerente. Nello stomaco, dove il pH (la forza acida) è molto basso in fase di digestione, l’ossidazione è molto lenta, mentre risulta assai più rapida nell’intestino e nel sangue (pH subalcalino). L’irritazione gastrica dipende dal fatto che i solfiti, a reazione decisamente acida, liberano anidride solforosa, che provoca una sensazione dolorosa accompagnata a vomito se la dose di anidride solforosa ingerita supera i 3,5 mg/kg di peso (avvelenamento acuto). La trasformazione dei solfiti in solfati avviene grazie all’intermediazione di una emoproteina (solfito-ossidasi) che contiene molibdneno, abbondante soprattutto nel fegato e nei reni. La sensazione del famoso cerchio alla testa che si può verificare dopo ingestione di una dose significativa di anidride solforosa sembrerebbe proprio legata all’azione di questa emoproteina che impiegando sia pure in quantità limitate l’ossigeno nella formazione di solfati, delimiterebbe l’afflusso al cervello, che reagisce con la nota sintomatologia dolorosa.” Vino e metabisolfito Una delle cose che molti non sanno è che il vino contiene conservanti sospetti; anche coloro che sono pronti a condannare cibi industriali perché per esempio contengono il terribile E223, non sanno che il metabisolfito è contenuto in vini eccellenti. Anche i vini "biologici" vengono spesso prodotti usando "pochissima anidride solforosa". I derivati dell'anidride solforosa, fra cui il metabisolfito (di sodio o di potassio, E223 ed E224), irritano il tubo digerente e provocano alterazioni nel metabolismo di alcuni aminoacidi e della vitamina B1. La FDA americana ne ha proibito l'uso sui cibi da consumare freschi e alcuni solfiti non sono permessi in Svizzera e in Australia.

Rispondi
avatar

gianpaolo paglia

circa 10 anni fa - Link

a copiaincollare siamo buoni tutti, se lo fai tu lo faccio anch'io. L'autore di quanto scritto pero', in questo caso, sono io: Ho fatto un po’ di ricerca su Google per capire di cosa stiamo parlando e se ci sono degli studi sull’argomento. Il risultato e’ che ci sono e che non sono neanche troppo difficili da trovare: - tutti i vini contengono solfiti, anche quelli dove non sono stati aggiunti. Quest’anno in vendemmia ho personalmente verificato che vasche che erano state vinificate senza solfiti, dopo la fermentazione avevano fino a 20 mg/L di solfiti creatisi spontaneamente. - l’organismo umano, e questo non lo sapevo, crea fino ad 1 gr di solfiti al giorno (ovvero 1000 mg). - in un litro di vino sono in media contenuti circa 80 mg/L, un bicchiere di vino contiene quindi circa 10 mg di solfiti. - un kg di albicocche secche, dove il colore arancione e’ preservato dai solfiti, contengono circa 2000 mg/kg di solfiti, il che vuol dire che una porzione da 50 gr contiene circa 100 mg/L di solfiti, ovvero quanto un litro di vino. - secondo la Food and Drug Administration (FDA) statunitense, circa 1 persona su 100 e’ allergica ai solfiti. I sintomi dell’allergia che colpisce sopratutto gli asmatici (come me) sono i seguenti: arrossamenti della cute, prurito, gonfiori, difficolta’ respiratorie, disturbi gastrointestinali fino ad arrivare, nei casi piu’ gravi, a perdite di conoscenza. Il mal di testa non e’ uno dei sintomi dell’allergia da solfiti. - esiste una sindrome che causa il mal di testa dopo aver bevuto vino rosso (chiamata RWH, red wine headache syndrome), ma essa sembra non aver nulla a che vedere coi solfiti (per le ragioni esposte prima). Non e’ chiaro da cosa derivi, ci sono alcuni che danno la colpa ai tannini, che inducono la produzione di serotonina in gran quantita’ che causa mal di testa, altri che danno la colpa ad istamine, altri che parlano di prostaglandine. La verita’ e’ che ci sono ipotesi che sembrano non soddisfare completamente le osservazioni fatte in vivo. Tutti sembrano escludere l’effetto dei solfiti (altrimenti anche le albicocche o altri alimenti ricchi di solfiti dovrebbero causare mal di testa). In alcuni casi vini prodotti con alcune varieta’ o derivanti da luoghi diversi possono provocare o meno, su alcuni individui, l’RWH.Questi sono i fatti che ho trovato, in buona fede, da una ricerca su Google (e queste sono le fonti dalle quali ho rilevato le informazioni, alcune di esse mi sembrano autorevoli): http://www.beekmanwine.com/prevtopbd.htm http://waterhouse.ucdavis.edu/winecomp/so2.htm (grazie a Luca Risso) http://palatepress.com/2009/11/sulfites/ http://saignee.wordpress.com/2009/07/06/day-16-sulfur/ Detto questo, e’ un bene usare indiscriminatamente i solfiti? No. E’ bene cercare di ridurne l’uso il piu’ possibile? Si. E’ giusto prevedere che in etichetta si riporti la quantita’ di solfiti usata, tenendo comunque fermo il fatto che ci sono dei limiti di legge imposti che non si possono superare? A questa domanda non so dare una risposta precisa. Il perche’ e’ presto detto: ogni indicazione in piu’ e’ un aggravio burocratico maggiore per chi fa vino e gia’ ve ne sono decine. La richiesta del consumatore di conoscere in maggior dettaglio il contenuto del vino va presa seriamente in considerazione. Non sembrano esserci motivi di tipo clinico per differenziare un vino che ha un minimo e un massimo contenuto di solforosa, allo stato attuale delle conoscenze. Quindi da un punto di vista pratico l’impasse e’ il seguente: non sembrano esistere motivi razionali per indicare il livello di solforosa al di sotto del limite legale, ma se la richiesta dei consumatori e’ questa allora perche’ non farlo?

Rispondi
avatar

Federico

circa 10 anni fa - Link

Interessante. Anche io ho scritto che fanno male, tutto sta nella quantità. Potremmo parlare di basilico cancerogeno, di nitriti nei salumi, di mille altri elementi e portare dimostrazioni scientifiche condivisibili e inconfutabili, ma tutto rimane legato alla quantità. Per assurdo anche il cianuro se ingoiato in dosi microminimali non fa niente e se mangio 5 chili di cioccolata di sicuro la mia salute ne risente :-) Se non si impara a quantificare, tutto fa male e tutto non lo fa. Inoltre non cambia assolutamente niente del mio ragionamento di logica e coerenza. Se sono attento salutista e mi preoccupo dei solfiti, per coerenza dovrò preoccuparmi di tutte le altre cose suddette. Se interessa ragionare costruttivamente di qualcosa non è molto utile copia-incollare tesi e trattati da fonti varie, un link è sufficiente.

Rispondi
avatar

esperio

circa 10 anni fa - Link

Paracelso e' da un bel po' di tempo che si sgola per farcelo capire, il concetto.

Rispondi
avatar

esp

circa 10 anni fa - Link

Forse non mi sono spiegato: qualcuno ha scritto "sani solfiti", e io contesto il "sani". Tutto qui

Rispondi
avatar

Francesco Spadafora

circa 10 anni fa - Link

Caro buon Esp , credo che i fondamentalisti possano creare solo danni . Non so cosa lei faccia ma scrivere di vino consultando testi non mi dice nulla di buono . Quando ho scritto sani ,era chiaramente una forzatura per arrivare a dire che ,come scritto da chi sa , l'uso intelligente della solforosa non è il problema del vino , ma lei immagino che berrà dei gran te verdi , occhio , che magari anche in quelle foglie si annida satana. Le riconfermo 28 mg/l di libera e 75 di totale e come ,il buon Paglia,scrive fra poco se ne riscontrerà molto meno. Buona tisana!!!

Rispondi
avatar

esp

circa 10 anni fa - Link

un link è sufficiente. Non credo, altrimenti l' avrei fatto, e poi non necessito di suggerimenti, grazie.

Rispondi
avatar

esperio

circa 10 anni fa - Link

Esp, quando scrivo Paracelso, non mi riferisco a te, ma a Paracelso, l'alchimista. Nessun eufemismo. Non sempre si puo' scherzare con le cose serie. Eh.

Rispondi
avatar

esp

circa 10 anni fa - Link

Ma nemmeno le mie risposte erano per te. Con questo pulsante "rispondi al messaggio" a volte si crea un pò di confusione...

avatar

gianpaolo paglia

circa 10 anni fa - Link

a copiaincollare siamo buoni tutti, se lo fai tu lo faccio anch’io. L’autore di quanto scritto pero’, in questo caso, sono io: Ho fatto un po’ di ricerca su Google per capire di cosa stiamo parlando e se ci sono degli studi sull’argomento. Il risultato e’ che ci sono e che non sono neanche troppo difficili da trovare: – tutti i vini contengono solfiti, anche quelli dove non sono stati aggiunti. Quest’anno in vendemmia ho personalmente verificato che vasche che erano state vinificate senza solfiti, dopo la fermentazione avevano fino a 20 mg/L di solfiti creatisi spontaneamente. – l’organismo umano, e questo non lo sapevo, crea fino ad 1 gr di solfiti al giorno (ovvero 1000 mg). – in un litro di vino sono in media contenuti circa 80 mg/L, un bicchiere di vino contiene quindi circa 10 mg di solfiti. – un kg di albicocche secche, dove il colore arancione e’ preservato dai solfiti, contengono circa 2000 mg/kg di solfiti, il che vuol dire che una porzione da 50 gr contiene circa 100 mg/L di solfiti, ovvero quanto un litro di vino. – secondo la Food and Drug Administration (FDA) statunitense, circa 1 persona su 100 e’ allergica ai solfiti. I sintomi dell’allergia che colpisce sopratutto gli asmatici (come me) sono i seguenti: arrossamenti della cute, prurito, gonfiori, difficolta’ respiratorie, disturbi gastrointestinali fino ad arrivare, nei casi piu’ gravi, a perdite di conoscenza. Il mal di testa non e’ uno dei sintomi dell’allergia da solfiti. – esiste una sindrome che causa il mal di testa dopo aver bevuto vino rosso (chiamata RWH, red wine headache syndrome), ma essa sembra non aver nulla a che vedere coi solfiti (per le ragioni esposte prima). Non e’ chiaro da cosa derivi, ci sono alcuni che danno la colpa ai tannini, che inducono la produzione di serotonina in gran quantita’ che causa mal di testa, altri che danno la colpa ad istamine, altri che parlano di prostaglandine. La verita’ e’ che ci sono ipotesi che sembrano non soddisfare completamente le osservazioni fatte in vivo. Tutti sembrano escludere l’effetto dei solfiti (altrimenti anche le albicocche o altri alimenti ricchi di solfiti dovrebbero causare mal di testa). In alcuni casi vini prodotti con alcune varieta’ o derivanti da luoghi diversi possono provocare o meno, su alcuni individui, l’RWH.Questi sono i fatti che ho trovato, in buona fede, da una ricerca su Google (e queste sono le fonti dalle quali ho rilevato le informazioni, alcune di esse mi sembrano autorevoli): beekmanwine.com/prevtopbd.htm waterhouse.ucdavis.edu/winecomp/so2.htm (grazie a Luca Risso) palatepress.com/2009/11/sulfites/ saignee.wordpress.com/2009/07/06/day-16-sulfur/ (i link sono rotti se no il commento viene messo in moderazione, per sempre. Aggiungere http o googlare) Detto questo, e’ un bene usare indiscriminatamente i solfiti? No. E’ bene cercare di ridurne l’uso il piu’ possibile? Si. E’ giusto prevedere che in etichetta si riporti la quantita’ di solfiti usata, tenendo comunque fermo il fatto che ci sono dei limiti di legge imposti che non si possono superare? A questa domanda non so dare una risposta precisa. Il perche’ e’ presto detto: ogni indicazione in piu’ e’ un aggravio burocratico maggiore per chi fa vino e gia’ ve ne sono decine. La richiesta del consumatore di conoscere in maggior dettaglio il contenuto del vino va presa seriamente in considerazione. Non sembrano esserci motivi di tipo clinico per differenziare un vino che ha un minimo e un massimo contenuto di solforosa, allo stato attuale delle conoscenze. Quindi da un punto di vista pratico l’impasse e’ il seguente: non sembrano esistere motivi razionali per indicare il livello di solforosa al di sotto del limite legale, ma se la richiesta dei consumatori e’ questa allora perche’ non farlo?

Rispondi
avatar

Nic Marsèl

circa 10 anni fa - Link

Gianpaolo è sempre istruttivo leggere i tuoi commenti. Complimenti. Comunque la richiesta del consumatore è semplice : avere in etichetta la lista degli ingredienti aggiunti oltre all'uva e in quale quantità.

Rispondi
avatar

Francesco Maule

circa 10 anni fa - Link

Grazie esp! gran begli articoli. Un'unico appunto dato dalla mia breve esperienza. Ogni fermentazione produce solfiti, ma se in vigna si usa poco zolfo o zolfo derivato dai vegetali, poi sul vino ne rimangono veramente pochi. Da qualche anno in etichetta scriviamo la quantita' di solfiti presenti in mg/l e capitano spesso valori tipo 4, 8 o 9 e possiamo scrivere in etichetta NON CONTIENE SOLFITI. E' capitato un rosso che naturalmente ne ha sviluppati 22, e' vero. La frontiera sara' arrivare a non usare ne' rame ne' zolfo in vigna (ammessi e usati in biologico e in biodinamico) e nessun additivo (o filtrazioni) in cantina. Certo la strada e' lunga ma intanto ci siamo incamminati. Ne parleremo a Zurigo, http://www.naturaleuropeanwines.org/

Rispondi
avatar

gianpaolo paglia

circa 10 anni fa - Link

scritto oggi da Jeremy Parzen (Do Bianchi), da leggere: http://blogs.houstonpress.com/eating/2011/11/odd_pair_wine_and_sulfur_dioxi.php

Rispondi
avatar

esperio

circa 10 anni fa - Link

Articolo molto interessante. Ma, e' ancora piu'interessante la conclusione del ragionamento.

Rispondi
avatar

Francesco Maule

circa 10 anni fa - Link

grande Jeremy, come sempre!

Rispondi
avatar

bacillus

circa 10 anni fa - Link

Tra un copia-incolla e l'altro non sono riuscito a trovare alcune considerazioni che potrebbero essere importanti. 1) I metodi di prova. Il metodo che nei laboratori si usa quasi esclusivamente è, con diverse varianti, quello per iodometria. In ambiente fortemente acido la SO2 libera viene ossidata, titolando con dello iodio fino ad eccesso di quest'ultimo. Per la frazione combinata si effettua preventivamente una idrolisi in ambiente alcalino e quindi si procede alla titolazione come sopra. Si sa da sempre che il metodo ha i suoi difetti, tra i quali il più vistoso è quello di titolare anche altri composti riducenti presenti nel vino (ad esempio i polifenoli o l'acido ascorbico). Certo, si possono effettuare passaggi intermedi, fissando l'SO2 con della propanale, e quindi quantificando gli interferenti. Tuttavia la tendenza è sempre quella di sopravvalutare i reali tenori in SO2. Chi fornisce dei valori, quindi, molto spesso li esprime in eccesso. Il metodo va comunque benissimo per la normale pratica di cantina. 2) Uno degli aspetti che non mi pare sia stato accennato in questo dibattito (e se lo è stato me ne scuso), è il ruolo importante della SO2 nel rendere inerti all'olfatto quei composti carbonilici che possono influire pesantemente sul bouquet. Composti come l'acetaldeide, ma anche l'acido piruvico, sono metaboliti naturali del processo di fermentazione da parte del lievito. A vino finito ne restano quantità apprezzabili nel mezzo al punto da partecipare anche pesantemente alla composizione aromatica. Per chi ha avuto modo di annusarla, l'acetaldeide ha un odore pessimo e la sua presenza non può assolutamente essere considerata positiva. Anche in una vinificazione ben fatta (con bassa produzione di aldeidi e chetoni) io trovo che al naso se ne senta l'impatto perché tende ad avvolgere, ad impastare le note aromatiche più positive, impedendo a queste ultime di esprimersi con franchezza. Anch'io vinifico senza SO2, ed ho potuto quindi verificare la differenza, a vino finito, tra prima e dopo l'aggiunta. Con un po' di SO2 (e magari aspettando qualche giorno) il vino acquista freschezza, pulizia, vivacità. L'anidride solforosa, nel suo utilizzo corretto e responsabile, è un dono della Natura. Pare fatta apposta per produrre il buon vino. Viva l'SO2!

Rispondi
avatar

Federico

circa 10 anni fa - Link

Dagli interventi (costruttivi) fino qui, risultano un paio di cose interessanti che mi portano a pensare quanto segue. Quantità. Sicuramente è discriminante. Più o meno fa la differenza. Un po' tutti affermano che meno è meglio. Perchè allora scontrarsi sulla necessità o meno di eliminarla. C'è chi dice che sarebbe meglio eliminarla e chi dice che sarebbe peggio. Ripartiamo allora dal punto in comune. Metterne meno è meglio. Per fare questo e rendere virtuoso il percorso sarebbe sicuramente utile indicarne la quantità. Inoltre da quanto detto mi pare di capire che una quantità minore offre anche maggiori garanzie al consumatore sulla qualità dell'uva usata e della pulizia in cantina. L'indicazione della quantità è per questo a mio avviso uno strumento utile a tutti i produttori (naturali o no) che siano a favore di una sempre maggior qualità del vino. E' utile anche a chi crede che sia meglio non metterli, la maggior attenzione del consumatore a questo dato espresso numericamente sulla bottiglia, farebbe notare anche maggiormente la loro scelta di non usarne. Interessanti anche gli interventi sull'effetto sul gusto del vino. Il dato è però difficile da oggettivare. Come abbiamo visto ci sono interventi che ne avvallano l'uso pro-gusto e altri ne avvallano l'uso contro-gusto. Entrambi sembrano credibili. Come fare a oggettivare? Sicuramente avere un'indicazione della quantità in etichetta darebbe modo di creare "esperienza gustativa" anche collegata a dati numerici sulla quantità e quindi a lungo andare darebbe alcune risposte più ponderate e oggettive a come la solforosa interagisce con il gusto ai vari quantitativi utilizzati e residui, potendosi basare su una massa di dati ad oggi non facilmente disponibili a nessuno. A questo punto della discussione la mia idea è che sia una questione di QUANTITA' di solfiti e che INDICARLA IN ETICHETTA farebbe bene a tutte le parti in causa ..... esclusi produttori di vini mediocri ... e forse è questo il problema più grande. Ma questa è un'altra storia.

Rispondi
avatar

Nic Marsèl

circa 10 anni fa - Link

L'indicazione in etichetta non fa male ai produttori mediocri quanto piuttosto ai grandi gruppi industriali che probabilmente si staranno già ingegnando per trovare la sostanza sostitutiva che gli consentirà la dicitura "senza solfiti aggiunti". Ma i solfiti sono solo la punta dell'iceberg. Bisognerebbe indicare in etichetta anche la colla di pesce, la betonite, l'albumina, gli acidificanti, i deacidificanti, la gomma arabica, gli aromatizzanti (trucioli di rovere, tannini) e tutto cio' che la legge consente e che il consumatore nemmeno si sogna. E poi come la mettiamo con i processi di produzione come l'uso del concentratore, il salasso, l'osmosi inversa, la pastorizzazione, la dealcolizzazione, l'acidificazione, e chi più ne ha più ne metta.... Per i prodotti industriali ci vorebbe un libro, non un'etichetta, per quelli artigianali, basterebbe (forse) una riga. Tutto questo non per questioni salutiste, ma solo perchè è giusto che sia possibile riconoscere facilmente cosa viene ottenuto grazie a materie prime di qualità rispetto a processi industriali indispensabili a correggere i difetti di un'agricoltura malata.

Rispondi
avatar

bacillus

circa 10 anni fa - Link

L'indicazione in etichetta della SO2, oltre a problemi tecnici e legislativi (metodo di prova, incertezza, momento in cui viene effettuata la determinazione, sanzioni nel caso di valori non conformi), rischia di diventare un parametro qualitativo fuorviante nei confronti del consumatore. Mi spiego. Sappiamo che il consumatore con poca esperienza si lascia influenzare in modo assai più accentuato dal "contorno" di un vino rispetto al bevitore che sa, che conosce, che ha esperienza. Il consumatore poco esperto ha bisogno di "appigli"; ecco dunque che se gli presentiamo in etichetta un parametro oggettivo (un numero), egli tenderà a caricarlo di valenze che vanno oltre la sua reale influenza sulla qualità del prodotto. Si rischia l'equazione "-SO2 = +qualità". Temo che chi invoca l'SO2 in etichetta faccia parte di una delle due categorie: - consumatore inesperto, con scarsa coltura del vino e mediocre degustatore; - produttore furbetto che vuole conquistarsi clienti di cui sopra, magari facendo anche prodotti mediocri.

Rispondi
avatar

Federico

circa 10 anni fa - Link

Riflessione condivisibile. E come risaputo il consumatore non formato fa la stragrande maggioranza. Sul metodo e incertezza si può sempre definire uno standard. Non credo sia lo scoglio insormontabile o discriminante. Ma è solo mia opinione personale. Sull'indicazione, se la quantità risulta una discriminante reale, collegabile anche a un concetto abbastanza oggettivo di qualità, bisognerà allora trovare un sistema per distinguere almeno dividendo in macro-categorie i vini che ne contengono/residuano di più o di meno. Così si dovrebbe ridurre l'effetto di cui parli, mantenendone la maggior parte delle positività. Casomai senza richiami numerici. Che ne dici?

Rispondi
avatar

Nic Marsèl

circa 10 anni fa - Link

bacillus, probabilmente hai ragione, pero' quel numerino indica pure qualcosa in termini di qualità : aver aggiunto 10 mg invece che 200 vuol dire (probabilmente) avere portato in cantina uve più sane. Poi magari le uve sono più sane perchè trattate in campo con mille veleni, poi magari le caratteristiche organolettiche del vino ottenuto non sono necessariamente straordinarie, ma da qualcosa bisognerà pur cominciare, no? o va tutto bene così com'è? A te come produttore va bene l'attuale situazione? A me consumatore sta stretta.

Rispondi
avatar

armin kobler

circa 10 anni fa - Link

"l'inevitabile Armin Kobler" (non mi e piaciuto tanto questo aggettivo) è molto contento che si discute con relativa calma questo argomento. sono anche molto contento che gianpaolo paglia abbia esposto così bene l'approccio tecnico scientifico circa la materia esseodue. condivido pienanmente. anche secondo me l'indicazione dei quantitativi di anidride solforosa sulla bottiglia per diversi motivi sopra esposti con bravura è "utile quanto un gozzo" come si dice da noi tradotto letteralmente. è tanto fuorviante quanto questa maledetta indicazione del grado alcolico. il concetto di bacillus "Il consumatore poco esperto ha bisogno di “appigli”..." mi piace molto in quanto secondo me centra il bersaglio in pieno. diventerebbe una corsa al "io ce l'ho più lungo" ed inviterebbe anche alle frodi. gli appigli mi vanno anche bene, ma devono essere molti di più (importanti) e quanti consumatori troviamo che possono interpretare i risultati? se non sanno, e perchè dovrebbero, che un vino da dessert ne ha di più, che anche tra i vini secchi ce ne sono varietà e zone che ne necessitano di più indipendentemente che le cantine siano pulite ugualmente, ecc. non dimentichiamo che il motivo principale perchè dopo anni di sforzi a livello comunitario non si e riusciti a stilare un protocollo comune per il "vino biologico" era perchè tutte le zone viticole europee hanno diversi fabbisogni di solforosa. quando ancora ho studiato (anni 80) venivano pubblicati soprattutto da parte di istituti di regioni viticole europee settentrionali (più salutisti?) tanti lavori di ricerca enologica dove si voleva sostituire la solforosa con altre sostanze, ma con scarso successo. dopo un po' non si sentiva più niente per anni, forse anche perchè la maggior igiene in cantina e le filtrazioni sterili all'imbottigliamento hanno diminuito drasticamente il fabbisogno di solforosa. proprio adesso che sappiamo che il famigerato mal di testa deriva per di più dal consumo troppo elevato di alcol e non dalla solforosa (a parte le persone allergiche) bisogna tirar fuori questo problema? quando l'umanità non ha più problemi se ne deve inventarseli, mi pare spesso. my two cents...

Rispondi
avatar

Fiorenzo Sartore

circa 10 anni fa - Link

"inevitabile" perche' non posso fare a meno di te. possibile che mi tocca dirlo davanti a tutti? :D

avatar

Fiorenzo Sartore

circa 10 anni fa - Link

notte a Merano. Io e Morichetti davanti ad un Barolo Rinaldi discutevamo di questo tuo commento, e io dicevo che era molto interessante. Tra i distinguo ed i sebbene, Bacci, eri nei nostri pensieri, insomma mancavi solo tu poi la festa era completa.

Rispondi
avatar

Federico

circa 10 anni fa - Link

Puoi anche aver ragione. Io mi attengo semplicemente all'argomento di questa discussione. ;-)

Rispondi
avatar

Francesco Maule

circa 10 anni fa - Link

oooo ma che bravo Nic!

Rispondi
avatar

Alexmind

circa 10 anni fa - Link

Non capisco tutto questo accanimento verso l'so2. Ci sono una miriade di altre sostanze nocive all'interno di una bottiglia. Ogni tanto spariamo anche su quelle.

Rispondi
avatar

esp

circa 10 anni fa - Link

Ettipareva che poteva mancare il benaltrismo?

Rispondi
avatar

luciano

circa 10 anni fa - Link

Per aggiungere altro materiale a questa interessante e civile discussione, Vi consiglio questo link di approfondimento : http://www.freewine.eu/rassegna-stampa/ Buone letture a tutti

Rispondi
avatar

Nelle Nuvole

circa 10 anni fa - Link

Questo è un post veramente interessante. Non è il primo e sicuramente non sarà l'unico relativo all'argomento "solfiti". Ma è servito a fare un poco di chiarezza nelle conoscenze scarsamente scientifiche della sottoscritta, la quale pur amando e trattando vino da decenni, non si è mai preoccupata più di tanto di alcuni aspetti della materia. Forse anche perché malditesta ed effetti collaterali sono apparsi raramente e sempre a causa dell'eccesso di alcol, bianco-rosso-bollicine che fosse. Ringrazio particolarmente Paglia, Bacillus, l'"inevitabile" Kobler (meno male che non si possa evitare perché la sua presenza è sempre rinfrescante e istruttiva) e Nic Marsel che non ha paura a fare domande che frullano nella testa di molti amanti del vino. E naturalmente Fiore di Genova per aver introdotto l'argomento senza effetti speciali superflui.

Rispondi
avatar

armin kobler

circa 10 anni fa - Link

perchè la tua non-preoccupazione nei confronti dei solfiti non può essere contagiosa? peccato... ;-)

Rispondi
avatar

Federico

circa 10 anni fa - Link

Nonostante gli sforzi che ho fatto per far mantenere il dibattito in ambito corretto e con una consecutio logica, non mi sono meritato la citazione! :-( Ho capito, è perchè ho fatto quel discorso sul genere " chi guarda alla salute coerentemente deve bere poco, essere normopeso e fare attività fisica se no non ha senso"! E' un discorso che da sempre fastidio ;-) Avevo sempre sognato di essere nominato dalla mitica NN, dovrò impegnarmi di più!

Rispondi
avatar

Nelle Nuvole

circa 10 anni fa - Link

Grazie naturalmente anche alla Guest Star Federico a cui va anche una menzione speciale per il fastidioso memento a condurre una vita morigerata, e a tutti quelli che mi sono dimenticata mentre scorrono i titoli di coda :)

Rispondi
avatar

Federico

circa 10 anni fa - Link

Mi hai reso un (nick)uomo felice! ;-)

Rispondi
avatar

Federico

circa 10 anni fa - Link

Grazie comunque anche da parte mia per il materiale e i molti spunti di riflessione. Queste sono discussioni che fanno bene, anche se per alcuni sono forse cose già note e hanno la pazienza di esporle ancora. Abbiamo materiale su cui lavorare, alla prossima.

Rispondi
avatar

esperio

circa 10 anni fa - Link

Tutto bene quel che finisce bene. Comunque e' chiaro che l'uso moderato dei solfiti e' indispensabile alla vinificazione commerciale anche a per le piccole attivita'. Lo zolfo si e' finora reso indispensabile a una corretta attivita'vitivinicola. Pero', non bisogna dimenticare che il matabisolfito e' un irritante e che puo' non essere tollerato da soggetti particolarmente sensibili, anche a piccolissime dosi. I solfiti, contrariamente da quando asserito da alcuni, possono provocare il cosi detto cerchio alla testa. E' una questione di quantita' e sensibilita' e dunque il consumatore deve essere ben informato: anche a dispetto di quei pochi produttori miopi e asinamente recalcitranti.

Rispondi
avatar

Gianpaolo Paglia

circa 10 anni fa - Link

diciamo che e' un punto tutto sommato poco rilevante, ma quello del cerchio alla testa a causa dei solfiti rischia di essere una di quelle leggende metropolitane, almeno a quello che ho potuto verificare leggendo articoli, che ho anche citato sopra. Ma sopratutto inviterei a fare un esperimento semplice: mangiate 50 grammi di albicocche secche arancioni (devono essere arancioni, perche' il colore e' conservato dai solfiti),, che contengono solfiti quanto in media una bottiglia di vino. Vi da' il cerchio alla testa?

Rispondi
avatar

bacillus

circa 10 anni fa - Link

...troppo azzardato questo intervento, Gianpaolo. Stai introducendo barlumi di metodo scientifico...

Rispondi
avatar

esperio

circa 10 anni fa - Link

Ribadisco, io non sono contrario all'uso giudizioso e necessario dei solfiti, le aziende che mirano verso un prodotto di qualita' piu' delle volte fanno le cose bene perche' e' nella loro natura di agire. Quindi un'eventuale normativa, piu' restrittiva, andrebbe a colpire quei produttori di massa che molto spesso sbolognano vini di bassa qualita', vestiti a festa e a prezzi alti. E per una volta tanto, noi italiani, saremmo i precursori e non i segugi di rinnovamenti che comunque aleggiano nel mondo enoico mondiale.

Rispondi
avatar

bacillus

circa 10 anni fa - Link

...a proposito. Nessuno si è mai posto il problema "solfiti" dal punto di vista del cantiniere? Ecco, ecco, il "cantiniere" questo sconosciuto... quello che "materialmente" fa il vino, quello che passa le sue giornate nell'umido delle varie sale dello stabilimento enoico, quello che va su e giù per le scalette decine di volte al giorno, quello che dosa i famigerati additivi, quello che deve assicurare la pulizia dei sistemi e la correttezza delle pratiche che gli vengono comandate. C'è qualcuno, qui, che ha fatto per giornate intere quel mestiere?Che ci può raccontare emozioni, sensazioni, soddisfazioni, paure? Io ci sono passato. E voi?

Rispondi
avatar

Fiorenzo Sartore

circa 10 anni fa - Link

da quel che ho sentito, spesso l'argomento "niente chimica" (per quanto possibile) viene usato anche da chi fa il vino, proprio perche' vorrebbe evitare il contatto con determinate sostanze.

Rispondi
avatar

esperio

circa 10 anni fa - Link

Se il Bondi politico/poeta viene a conoscenza di questi tuoi lamenti, e' possibile che riceva l'ispirazione a comporre un bel poema o magari solo un delicato e dolorso sonetto.

Rispondi
avatar

armin kobler

circa 10 anni fa - Link

bacillus, sapendo sempre di più del tuo passato (e del tuo presente quando?) il mio valore di stima nei tuoi confronti sta aumentando a vista d'occhio. cantiniere? certo, durante il tirocinio e anche dopo. e quando il capo non c'era, certe sere ci siamo rincorsi con il dosatore dell'anidride solforosa in mano, finchè abbiamo rischiato di morire tossendo tutti quanti. :-)

Rispondi
avatar

bacillus

circa 10 anni fa - Link

Eheh, armin, ci sei passato anche tu... scusami se non ti ho risposto prima, e grazie per gli apprezzamenti. Ma ci siamo intesi... avendo vissuto certe situazioni ti aspetti che il dibattito si svolga su piani più seri. Tu, come me, hai avuto a che fare con un solfitometro, sei sopravvissuto :D, eppure sei ancora qui a discuterne... eppure non escludi niente, non vuoi che l'argomento venga banalizzato. Ti ringrazio.

Rispondi
avatar

Nelle Nuvole

circa 10 anni fa - Link

http://vinoalvino.org/blog/2011/elogio-del-cantiniere-by-nelle-nuvole.htlm Pienamente d'accordo Bacillus

Rispondi
avatar

bacillus

circa 10 anni fa - Link

Grazie, Nelle Nuvole. Il tuo link non porta a niente, ma non è colpa tua, lo sappiamo. Con affetto.

Rispondi
avatar

Fiorenzo Sartore

circa 10 anni fa - Link

sarà che ha scritto il link male? http://vinoalvino.org/blog/2011/01/elogio-del-cantiniere-by-nelle-nuvole.html

Rispondi
avatar

Nelle Nuvole

circa 10 anni fa - Link

:)

avatar

giulo

circa 10 anni fa - Link

quattro anni bastano? e, ancora adesso almeno un week end all'anno durante la vendemmia

Rispondi
avatar

francesco

circa 10 anni fa - Link

No, non bastano e sono pochini

Rispondi
avatar

giulo

circa 10 anni fa - Link

me ne farò una ragione

Rispondi
avatar

francesco

circa 10 anni fa - Link

Devi studiare ancora professorino, studia che ne hai di strada ancora da fare **edit** facciamo che se hai lezioni da impartire noi ci sediamo qua buoni e tu sali in cattedra e ci educhi. pero' non cosi', o articoli qualche motivazione oppure non ci divertiamo. graz. [f]

avatar

francesco

circa 10 anni fa - Link

No , è perchè ha detto : quattro anni bastano ? con quel tono " spocchioso " che è inaccettabile, tutto qua !

avatar

giulo

circa 10 anni fa - Link

il tono "spocchioso" è tutto nella fantasia di chi lo ha colto g.

avatar

francesco

circa 10 anni fa - Link

Allora chiedo scusa davvero se ho colto male Ciao

avatar

giulo

circa 10 anni fa - Link

no problem, l'importante è capirsi

avatar

francesco

circa 10 anni fa - Link

Grazie a Te, Giulo o Giulio ?

avatar

giulo

circa 10 anni fa - Link

giulo, senza la seconda "i"

avatar

carolina

circa 10 anni fa - Link

io ho fatto la cantiniera in una grande cantina sociale, adesso la faccio a casa mia. cosa vuoi che ti racconti baci? delle note della solforosa quando avevamo il solfitometro a gassosa e dovevamo ricaricarcelo?

Rispondi
avatar

bacillus

circa 10 anni fa - Link

Carolina, eheheh... Le hai vissute queste cose... Condivido con te le sensazioni, il panico, gli odori, le atmosfere "soprattutto", le situazioni critiche... Grazie Carolina, sei una che ha coraggio e passione. Ti voglio bene. ;-)

Rispondi
avatar

Nic Marsèl

circa 10 anni fa - Link

Bacillus, ma cosa hai bevuto di così buono stasera? :-)

Rispondi
avatar

Maurizio Gily

circa 10 anni fa - Link

@Fiorenzo perchè non ti sei manifestato a Fornovo? Ti avrei salutato con molto piacere. Una piccola cosa sull'intervento dell'alsaziana. Sarà anche scienza da tinello ma non escluderei a priori che ci sia del vero. C'è uno studio degli anni '70 fatto a Bordeaux che evidenzia la riduzione significativa delle reazioni allergiche a pesche e fragole da parte di soggetti sensibili, se preparate "al vino". Parrebbe quindi che il vino contenga sostanze dotate di potere antiallergenico. Non ne so nulla di più ma l'argomento è decisamente interessante. Riguardo alla tossicità di SO2 e alcool al convegno ho spiegato che stando alla DGA dell'OMS un uomo di 70 kg può bere una bottiglia al giorno di vino a 13 gradi con 70 mg/l di SO2 stando sotto soglia di pericolosità per i solfiti, ma nello stesso tempo è fuori di più del doppio per l'alcool. Ambasciator non porta pena.

Rispondi
avatar

thomas colella

circa 10 anni fa - Link

copio incollo da questo bel post: intervento di Arianna Occhipinti: con fermezza, dichiara che si deve uscire dal dibattito “solfiti sì o no” per qualificare il vino naturale. Questo è tale, secondo Arianna, tenendo presente altri parametri (territorialità, ecologia). Aggiunge, infine, che senza un po’ di solfiti “io rischio di fare vini schifosi”. Serve altro? secondo me non serve altro.

Rispondi
avatar

vinogodi

circa 10 anni fa - Link

...ma pure qui a chiaccherare? Fila in vigna...

Rispondi
avatar

thomas colella

circa 10 anni fa - Link

:) vado in cantina che è meglio!

Rispondi
avatar

francesco

circa 10 anni fa - Link

Un'altro spunticino ( non spuntino ) alla causa http://www.infowine.com/navigazione/GetFile.asp?est=pdf&id=0044083707760872075327166702490478007802140686016002290259033208

Rispondi
avatar

Sirio 5235

circa 10 anni fa - Link

Esiste una nuova metodologia denominata Pandora che sembra a mio avviso costituire una novità importante a favore di un vino completamente naturale. Ho cercato di documentarmi un po ed ho appreso che a proporla è un azienda di vicenza. Loro dicono che questa metodologia è cosi innovativa tanto da distaccarsi completamente da tutto ciò che è attualmente in uso nel vasto panorama dell'enologia mondiale. Loro, i promotori, dicono che il vino prodotto con la metodologia Pandora è il vino della nuova era. Approfondendo ho scoperto che esiste un preciso disciplinare e recepito dall'ICEA che è uno degli istituti di certificazione biologica. In questo disciplinare c'è scritto che la conditio sine qua non per l'applicazione della metodologia Pandora è l'esclusione d'uso di qualunque sostanza aggiunta. Niente Solfiti, niente antiossidandi, nessuna sostanza chimica aggiunta e nessuna di derivazione animale. Se le cose stanno cosi si tratta veramente dui un qualche cosa di nuovo e di molto interessante. Pare anche che il vino cosi prodotto abbia anche una eccezzionale resistenza all'ossidazione, all'invecchiamento ed agli stress da trasporto e da temperatura. Personalmente ho assaggiato uno spumante brut prodotto con questa metodologia e devo ammettere che il risultato è veramente notevole.

Rispondi
avatar

Marco

circa 9 anni fa - Link

Fino a 3 2008 bevevamo una medi di 7 8 bottiglie di vino Bianco e Rosso a casa nostra. Ora con i solfiti in quasi tutte le bottiglie che si trovano nei supermercati il consumo settimanale anzi anche mensile è pari a 0. Saltuariamente andiamo sugli spumanti che NON contengono solfiti che a me non piacciono. Se a altri in Italia non piacciono io Solfiti il consumo spero che crolli ... 6 anni or sono non c'erano i solfiti e i vini si vendevano !!

Rispondi

Commenta

Sii gentile, che ci piaci così. La tua mail non verrà pubblicata, fidati. Nei campi segnati con l'asterisco, però, qualcosa ce la devi scrivere. Grazie.