Vino invenduto e richieste di aumenti di produzione: ecco servito il paradosso del vino italiano

Vino invenduto e richieste di aumenti di produzione: ecco servito il paradosso del vino italiano

di Michele Antonio Fino

Fiumi di vino. Davvero?
Lo sapevate che in Liguria ci sono posti dove si producono più di 300 quintali uva a ettaro? Si tratta in particolare dei comuni di Chiusanico, Ranzo e Mezzanego.

E sapevate che nella sola provincia di Verona sono ben 55 i comuni che vantano analoga produttività, mentre in tutto il Veneto sono poco meno di 150?

State forse meditando una citazione dell’art.7 della costituzione romana (versione Rocco Schiavone), ovvero “sticazzi” usato in modo appropriato? Beh, aspettate un momento, così vi racconto una storia istruttiva.

Quanta uva si può produrre fuori da DOC e IGT?
Il testo unico della vite e del vino aveva fissato a 500 quintali ettaro il tetto dell’uva, che si può produrre per farne vino. Nel 2020, la legge 77 ha stabilito che il limite debba scendere a 300 quintali ettaro a far data dal 1° gennaio 2021.

Tanto per capirci, 300 quintali significa il 166% rispetto alla produttività massima del disciplinare del Prosecco DOC (180 q/Ha); tra le denominazioni più generose in Italia. E ovviamente significa oltre il 400% rispetto alla produttività massima di un disciplinare stretto com’è quello del Nizza DOCG (70 q/Ha).

Ovviamente, si tratta di un paragone tra mele e pere, in termini di denominazioni di vendita, perché le DOC, le DOCG e le IGT sono una cosa, i terreni investiti a viticoltura per vini senza denominazione, un’altra. Tuttavia, e questo è poco discutibile, pur sempre di uva si tratta, pur sempre di uva da vino, pur sempre di cultivar che nelle DOC e DOCG si coltivano con limiti, come visto, molto più bassi, e quando invece sono destinate a vini generici, diventano capaci di dare prodotti adatti al mercato pur con rese moltiplicate.

Ora, apprendiamo da una velina che potete vedere in allegato, si starebbe preparando un decreto ministeriale che propone di attribuire a una serie di regioni e province autonome il potere di individuare i comuni nei quali produrre fino a 400 quintali per ettaro di vigneto sarà consentito, in virtù di una costante tradizione in anni recenti.

Di che vino stiamo parlando?
Eccoci al primo problema: se il disciplinare del Trebbiano d’Abruzzo DOC prescrive un massimo di 140 q/Ha e un alcol minimo naturale (cioè al netto di ogni arricchimento legale) del 10,50%, allora un tendone che produca 400 q ettaro, quale alcol minimo naturale potrà aspirare ad avere? E, poiché non di solo alcol è fatto il vino, quali potranno essere le altre caratteristiche del prodotto (acidità, estratto secco, componenti aromatiche)?

Si dirà: affari di chi produce e vende.

Certo, senz’altro è così, ma anche no, visto che nel corso del 2020 da più parti si è richiesto l’intervento pubblico per sopperire alle mancate vendite, per aiutare a svuotare le cantine in vista di una prossima vendemmia.

Così a luglio di quest’anno si è deciso, per legge, di limitare a 300 bei quintali/ettaro il tetto produttivo per i vini generici e adesso si prepara il decreto deroghe, in cui il Veneto sembra fare la parte del leon (San Marco proteggi) ma diverse regioni e province autonome italiane si preparano a individuare i comuni dove arrivare a 400 quintali è giusto in virtù di una tradizione produttiva documentata.

E qui veniamo al secondo problema.

Le eccezioni sono tutte uguali?
Com’è possibile che si produca così tanto dove non ci sono impianti a tendone? Com’è possibile che si produca così tanto dove non si coltiva la vite in pianura con importanti apporti in termini di fertilizzazione e irrigazione, impraticabili in forte pendenza?

Per esempio, Chiusanico è un comune di 13,51 Kmq in provincia di Imperia, si trova nella valle del torrente Impero. Se diamo un’occhiata con google maps, non risulta facile individuare vigneti e segnatamente vigneti a tendone, mentre si possono apprezzare gli estesi oliveti. Analoghe osservazioni si possono svolgere per Mezzanego.

E se a Ranzo (IM) si possono senz’altro apprezzare degli impianti che appaiono di vigneto, essi risultano essere condotti a spalliera, con rese che non possono nemmeno avvicinarsi ai 400 quintali ettaro: basti a darne prova il fatto che in tutto il Piemonte e la Lombardia, dove non sono presenti forme di allevamento a tendone, nessun comune è candidato ad essere una eccezione al limite dei 300 quintali ettaro, nel documento che Intravino ha avuto in anteprima.

Insomma, tante domande e poche risposte, fino ad ora.

Concludendo
Nell’interesse di chi si richiedono così tante deroghe a un limite (quello dei 300 quintali /ettaro per le uve destinate a vini generici) che non appare certo molto restrittivo, al di fuori degli areali dove sono storicamente fiorite le forme più espanse di allevamento (Abruzzo e Romagna, primis)?

A quale pro, mentre il problema delle scorte invendute ha portato a misure straordinarie per la distillazione, per lo stoccaggio eccezionale e per la riduzione delle rese, si consente di mantenere un potenziale produttivo gigantesco e per di più al di fuori di ogni efficace controllo, dal momento che si tratta di produzioni senza disciplinari?

Infine, chi verifica puntualmente che esista il potenziale di 400 quintali ad ettaro nei comuni dove questa produzione risulta dalla carta? Ovvero: chi si assume la responsabilità di avallare semplicemente lo status quo, senza preoccuparsi di verificarlo

Domande, che forse meritano qualche risposta, visto che le misure per ridurre la quantità di vino sul mercato le paghiamo con i soldi pubblici, che giova ricordarlo, non sono di nessuno, bensì di tutti noi.

24 Commenti

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Paolo Cianferoni

circa 1 mese fa - Link

Ottimo articolo. Un inchiesta giornalistica su questi temi, stile Report, non farebbe male al mondo enoico italiano. Pur con le dovute cautele... ma un po’ di chiarezza... perbacco!

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Marco

circa 1 mese fa - Link

Perché in Francia Spagna Portogallo .... E in tutti i paesi vinicoli non bisogna fare chiarezza ? Possibile solo in Italia??

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Daniele

circa 1 mese fa - Link

Bellissima grazie

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Bruno

circa 1 mese fa - Link

ahhh..ma di cosa si parla..il prodotto in questione non è vino... è una soluzione idroalcolica con sapore forse di vino.. lasciate perdere..

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Loredana

circa 1 mese fa - Link

Complimenti per l'articolo preciso e piuttosto dettagliato. Per fortuna se ne parla, e ritengo che su questo argomento sia necessario continuare a parlarne. Le voci fuori dal coro permettono di rendere edotti anche il grande pubblico rendendoli capaci di capire meglio l'argomento vino ed effettuare scelte di acquisto più consapevoli.

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Giacomo

circa 1 mese fa - Link

mah. con gli extrabollini si son sempre aggiustati, almeno dalle mie parti. conferitori alle cantine che vinificano presunti "baroli" e "barbareschi" per uso personale e venduti ai clienti storici. chiaro che siamo lontani dalle quantità del terzo mondo enoico italico, anche se Canelli non è lontana. e lontanissimi dalla fuffa sulla quale campa (campava) buona parte del milieu parassita che orbita intorno ai viticoltori. senza etichetta difficile costruire fuffa. intanto si beveva bene e a prezzo, e si faceva spazio in cantina.

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Giacomo

circa 1 mese fa - Link

Chiaro che le vendite ai clienti storici avevano colonna sonora la canzone degli AC/DC del 1980 dedicata a Bon Scott.

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BT

circa 1 mese fa - Link

ahahahahah! io uso da sempre la stessa espressione :-)

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Marco Rezzano

circa 1 mese fa - Link

Buongiorno. Scusate se mi permetto, mi presento: sono Marco Rezzano Presidente di Enoteca Regionale della Liguria. Avendo io dati lievemente differenti vorrei capire la fonte che indica tali quantità per ettaro relativamente alla produzioni dei comuni di Chiusamico, Ranzo e Mignanego e sopratutto l'estensione dei vigneti stessi per capire di cosa stiamo parlando. Per esempio, la parte collinare di Ranzo costituisce il meglio che si possa ricercare per la produzione di Pigato di qualità e questi dati suonano veramente stonati alle mie orecchie, ma tutto può essere. Vi inviterei a passare un week end in Liguria, vi farei da guida alla scoperta dei vigneti a cui si riferisce il pezzo. Probabilmente la realtà farebbe notizia al contrario. Un caro saluto.

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Guida M.

circa 1 mese fa - Link

Grazie per l'informazione.

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Michele Antonio Fino

circa 1 mese fa - Link

Caro Presidente, Mi onoro di conoscere assai bene la Liguria enologica e di annoverare tanti suoi produttori fra i miei amici, sin dai tempi in cui frequentavo la chiesa di Mandino Cane in Dolceacqua. Il suo commento quindi mi trova lieto di assicurarle la massima attenzione alla regione che enoicamente rappresenta. Detto questo, il post si basa sui documenti preparatori di un decreto ministeriale: non è ancora un atto normativo, ma la sua preparazione. In esso, i tre comuni citati compaiono come potenziali eccezioni al limite di 300 quintali/ettaro perché negli ultimi 5 anni almeno una volta quel limite è stato superato. Da qui le domande che, insieme all'apprezzamento per le produzioni liguri, confermo in toto.

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Angelo

circa 1 mese fa - Link

Ottimo articolo. Oltretutto parlare di qualcosa che probabilmente anticipa un decreto ministeriale, significa dare un contributo alla discussione per capire se i territori n questione possono davvero trarne dei benefici .

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Stefano Cinelli Colombini

circa 1 mese fa - Link

Lo sconcio delle enormi produzioni di "uva da distillazione agevolata" non è nuovo, ma nelle tante volte in cui Federdoc si è battuta per abbassare la resa massima delle vigne a 300 (o meglio a 200) quintali per ettaro nessuno l'ha mai appoggiata. Molte Regioni e molti sindacati agricoli si sono battuti per difendere questi agricoltori finti che esistono esclusivamente per i sussidi, pagati da noi tutti. E vogliamo dirlo che buona parte di questa uva esiste solo sulla carta? Che ci sono vigne che dichiarano quattro o cinquecento quintali ma in realtà manco producono? L'ultima vergogna è stato il decreto di questa estate, in cui si è posto un tetto alle rese per ettaro ammissibili alla distillazione "salvo eccezioni". Ovvero liberi tutti. E la mia Regione Toscana ha vergognosamente aderito, tagliando fondi destinati alla promozione del vino e agli investimenti agricoli per finanziare quello scempio. Non ho parole, è uno scandalo che si ripete nel silenzio.

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Angelo effe

circa 1 mese fa - Link

Scusate ma, ho chiesto a chiunque e nessuno ha saputo darmi una risposta: quali conseguenze ci sono per i viticoltori che superano tale resa produttiva. Nel foggiano spesso si va oltre anche ai 500 q/ha dichiarando il tutto anche nella dichiarazione di vendemmia. Sono previste sanzioni? È previsto qualcosa in particolare? Nessuno ha saputo darmi una risposta

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Michele Antonio Fino

circa 1 mese fa - Link

Grazie della domanda Antonio. In linea di principio, la violazione dell'articolo 8 comma 10 del testo unico della legge del vino, vale a dire quello che prescrive i 50 tonnellate come limite alla produzione per ettaro, adesso ridotte a 30 tonnellate, potrebbe ricadere nella applicazione dell'articolo 70 primo comma dello stesso testo unico che, per operazioni di vinificazione di prodotti che non possono essere utilizzati, prescrive una multa da 300 a €3000. Ma in realtà, non è questa la sanzione deterrente e non è certamente questo il motivo per cui da qualche parte si punta ad avere delle deroghe. Il fatto è che gli ettari così generosamente produttivi nella normalità dei casi non lo sono davvero se non sulla carta. Si "caricano" su di essi gli esuberi produttivi da altri ha, normalmente quelli iscritti a una doc o ancora di più quelli scritti a una docg In modo tale da poter utilizzare quei superi per farci del vino da tavola. Naturalmente, con il limite che scende da 50 a 30 tonnellate, la pratica che ho appena menzionato richiede più ettari di uva da vino da tavola per poter continuare altrimenti, superando il limite di produttività per ettaro di vino da tavola, si avrà la conseguenza di una verifica della produttività degli ettari iscritti agli albi doc che è senz'altro ciò che più spaventa perché le sanzioni diventano molto più pesanti e ovviamente il danno reputazionale per l'azienda eventualmente coinvolta diventa probabilmente la sanzione peggiore di tutte.

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Angelo effe

circa 1 mese fa - Link

Grazie per la risposta, adesso ho un minimo riferimento normativo. Conosco anche quella pratica da te descritta che, dalle mie parti, viene usata da taluni per Igp. Qui da noi i tendoni superano sul serio quelle rese (non sempre, ovviamente). In alcuni tendoni si inizia a coltivare una cv chiamata localmente Trebbiano "Argentino" (non so se sia il suo vero nome visto che nn trovo riscontro sul catalogo nazionale viti) che fa dei grappoli giganteschi (mai visto niente del genere). Il problema è che pur dichiarando in dich. di vendemmia rese più alte del consentito per uva da vino comune, non mi risulta succeda nulla

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Michele Antonio Fino

circa 1 mese fa - Link

Caro Angelo, grazie dlel'apprezzamento. Nell'articolo credo sia chiaramente scritto che ci sono regioni italiane in cui le tecniche e i territori permettono di superare di slancio il limite di 30 t/Ha. Dopodichè, credo, restano in piedi due domande che pongo: ha senso produrre così tanto e poi distillare o chiedere vendemmie verdi? Nelle regioni dove il tendone e il trebbiano argentino non ci sono, come si arriva a certe eccezioni produttive? Penso in primo luogo al Veneto, dove il tendone è raro (e la bellussera va scomparendo) eppure, ci sono 155 comuni che presentano le caratteristiche per avere la deroga al limite di 30 t/Ha.

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Angelo effe

circa 1 mese fa - Link

Concordo pienamente con le domande che poni e con le osservazioni dell'articolo

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Armando Castagno

circa 1 mese fa - Link

Ciao, Prof. Dal momento che pare anche a me, come all'amico Marco Rezzano, a dire poco bizzarro pensare a un impianto di Ranzo da 400 quintali per ettaro, volevo chiederti quanto segue, in modo da avere un quadro più chiaro: può esistere, può immaginarsi un interesse dei dichiaranti a dichiarare il falso per eccesso? E in cosa si concreta questo interesse, come si persegue? E infine: esiste la possibilità di invocare un controllo su questi curiosissimi dati, o di sapere per certo se tale controllo sia stato effettuato e da chi? O si tratta di dati autocertificati? Grazie di una risposta. Un saluto affettuoso, Armando

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Michele Antonio Fino

circa 1 mese fa - Link

Ciao Armando. Da quello che si vede con Google Maps, non esistono impianti simili in LIguria. Ed ecco spiegate le ragioni delle mie domande. IL documento che ho avuto a mano, indica alcune centinaia di comuni in Italia, con oltre un terzo di questi in Veneto. Anche in Veneto ci sono pochi tendoni ormai, ma tant'è. Tra dgli addetti ai lavori è noto che aver eun appezzamento senza DO o IG sul proprio fascicolo aziendale serve ad imputargli i "superi" di altri ettari, che essendo iscritti a un albo sono limitati e, quando ci sono le fascette, non possono dare luogo a moltiplicazioni in anni fecondi. La questione diventa ancora più spinosa laddove NON ci siano le fascette e quindi, una possibile migrazione tra DOI/IGT e vino bianco/rosso/rosa, ,a soprattutto VICEVERSA, pur costituendo una frode oltre che una violazione del testo unico della vite e del vino, diventa materialmente meno disagevole. Ora, qui non si è accusato un territorio o men che meno un produttore: qui si sono poste delle domande sulla base di un fatto ACCLARATO: - negli ultimi 5 anni, almeno una volta almeno un produttore dei comuni menzionati ha dichiarato una produzione per ettaro SUPERIORE ai 300 quintali. Questa è infatti l'unica base giuridica perché la regione possa derogare al limite delle 30 tonnellate per tali comuni e questa è la ragione per cui in Lombardia e in piemonte NON esistono i presupposti di deroghe.

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hakluyt

circa 1 mese fa - Link

Fino scrive: "Si "caricano" su di essi (ettari generosamente produttivi) gli esuberi produttivi da altri ha, normalmente quelli iscritti a una doc o ancora di più quelli scritti a una docg In modo tale da poter utilizzare quei superi per farci del vino da tavola." Ma già questa pratica non è una violazione delle regole della doc/docg ???

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Michele Antonio Fino

circa 1 mese fa - Link

Certo che sì. E' una violazione degi articoli 69 e ss. del testo unico.

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Giacomo

circa 1 mese fa - Link

Sta a guardà er capello... Qui con gli esuberi si sono costruiti piccoli imperi.. Mica solo quelli che vendono bottiglie a Mosca a 0.80 cent a bottiglia... Pure i grandi saggi, i guru di fama internazionale con le docg a tre cifre, quelli chiamati a pontificare dalle cattedre, pure loro ci marciavano...

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Stefano Cinelli Colombini

circa 1 mese fa - Link

Temo che stiate facendo molta filosofia sul nulla. Quelle rese follemente alte di cui parlate, che non sono certo limitate alle zone dei tendoni né ai terreni estremamente feriti, sono solo il trasferimento sul terreno della eterna sofisticazione vinicola. Oggi esiste la tracciabiltà, per cui tutto ciò che viene venduto deve riferirsi ad una specifica vigna. Questo non ha fatto alcun danno la sofisticazione, l'ha solo costretta a passare attraverso improbabili dichiarazioni di produzione. Che nessuno controlla. Per cui siamo punto e daccapo. Se si vuole eliminare davvero la sofisticazione si deve smettere di parlare di "alte produzioni tradizionali" o di "poveri agricoltori di aree non vocate alla qualità, che vivono di tanta uva": qui siamo davanti a truffe, e come tali vanno trattate. Per cui quello che va fatto è lo stop assoluto alla distillazione, e riduzione delle produzioni massime per ettaro a rese credibili di 200 ql. Con la penda del declassamento a una da tavola non vinificabile dell'intera produzione, non con piccole multe che non fanno male a nessuno. Tutto il resto è filosofia, e filosofia che finisce per favorire la truffa.

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