Vino buono ma tanti solfiti: che fare?

Vino buono ma tanti solfiti: che fare?

di Nicola Cereda

Ogni appassionato custodisce e rielabora di continuo la propria lista dei desideri. Qualcuno, particolarmente devoto all’elenco, ne possiede una differente per ogni angolo di osservazione e prospettiva. La lista delle cantine emergenti, quelle da non lasciarsi sfuggire, non dovrebbe mancare mai.

L’occasione. Mi chiama una persona di fiducia mentre sono in zona rossa e in tutt’altre faccende affaccendato. Sta acquistando una piccola partita di vino di una futura stellina delle Langhe a un prezzo concorrenziale: “ti tengo da parte un paio di bottiglie di Barolo?”. Il produttore è nella mia wishlist. Confermo senza esitazioni.

Più tardi, in un momento di calma, procedo con una verifica puntuale. Produttore, vino e annata sono quelli giusti. Anche se non ho ancora tra le mani le bottiglie, decido di anticiparne la catalogazione in excel e a questo scopo accedo al sito aziendale alla ricerca di alcune informazioni di dettaglio. Ed ecco la brutta sorpresa: SO2 125 mg/L.

Bigino per profani (come me). La solforosa svolge un’azione antimicrobica e antiossidante che trova larga applicazione in enologia (e nell’industria alimentare) come coadiuvante tecnologico e conservante. E’ presente nel vino in minima parte anche quando non è addizionata artificialmente in quanto sottoprodotto della fermentazione alcolica. E’ un composto tossico che tuttavia, in individui sani, viene considerato sicuro entro i limiti imposti dalla legge. Il regolamento 606/2009 della Comunità Europea ne fissa il valore massimo a 150 mg/L per i vini rossi e a 200 mg/L per i bianchi. Nel caso dei vini biologici i limiti vengono ridotti rispettivamente a 100 mg/L (rossi) e 150 mg/L (bianchi). La normativa prevede l’obbligo della menzione “contiene solfiti” in etichetta (in quanto potenziale allergene) se la quantità di SO2 totale all’imbottigliamento è maggiore di 10 mg/L, sia essa di origine endogena (naturale) oppure esogena (aggiunta).

Sui solfiti si è detto tutto e il contrario di tutto. Josko Gravner, uno dei capostipiti della vinificazione naturale, dopo anni e anni di tentativi, un bel giorno ebbe a dire più o meno testualmente: “la battaglia contro i solfiti è irrimediabilmente perduta”. A suo parere, in quantità minime, la solforosa è indispensabile per governare i processi biochimici. Qualcuno come Nicholas Joly, guru della biodinamica, si è spinto anche oltre affermando che “la solforosa è il sole del vino”. Eppure per un certo periodo si era addirittura diffusa l’equazione “vino senza solfiti = vino naturale”, semplificazione che spiega il livello di confusione al quale si era giunti. Ho udito con le mie orecchie una giovane produttrice dichiarare solennemente ai suoi clienti durante una visita in cantina: “il nostro vino è naturale perché non aggiungiamo solfati”. Chimico non sarò ma…

Torniamo al mio Barolo. 125 è sopra i 100 (limite max) del biologico e sotto i 150 del convenzionale. Il produttore non è certificato BIO quindi tutto ok, però 125 mg/L è un valore da 2 a 4 volte superiore alla maggior parte dei vini che normalmente bevo (con soddisfazione) sborsando una cifra considerevolmente inferiore. Inoltre è un vino rosso e in quanto tale, in via teorica, necessita di quantità inferiori di SO2, come ratificato anche dalla legge. Per di più non è figlio della disgraziata annata 2014 bensì della mitica 2016 già annoverata tra le migliori vendemmie del nuovo millennio. Insomma, come si spiega un tale spreco di zolfo?

Tanto di cappello all’azienda che ha pubblicato il dato, assieme a molti altri, sul proprio sito. Attestato di stima per la trasparenza. Forse è successo qualcosa durante il processo di vinificazione, tanto grave da minacciare la messa in commercio dell’intera produzione. Forse è proprio per questo che è capitata l’occasione economicamente vantaggiosa.

Più in generale mi domando se all’incremento del prezzo (e della qualità percepita) di un vino non debba corrispondere (in linea teorica) un decremento della quantità di sostanze estranee utilizzate per produrlo e conservarlo. La vera tossicità (oltre che l’anima) di un vino sta in prima istanza nell’alcol, d’accordo, ma non vorrei ridurre tutto esclusivamente a una questione di salubrità.

L’atto di creare vino è per me una specie di performance che andrebbe premiata, a parità di risultato raggiunto, in base al livello di difficoltà affrontato. Scendere in mare a 100 m di profondità con le bombole non è come farlo in apnea. Nel mio mondo ideale, il mercato dovrebbe privilegiare in qualche misura i vignaioli che scelgono la seconda opzione, quella che non prevede scorciatoie enologiche. Va da sé che difficoltà e paletti devono essere supportati da una logica: in questo caso limitare l’utilizzo di qualcosa di potenzialmente deleterio, per l’uomo e per la naturale evoluzione del vino nel tempo, mantenendo inalterato l’obiettivo qualitativo.

Mi torna alla mente “Le cinque variazioni”, film del 2003 di Lars Von Trier nel quale il regista Jørgen Leth si cimenta nel remake di un suo stesso cortometraggio, “L’uomo perfetto”, in ben cinque declinazioni differenti sotto la perfida quanto sadica supervisione di Lars che di volta in volta impone regole sempre più stringenti e rigorose per forzare il collega a mettersi in discussione e a superarsi…

Ma alla fin fine come diavolo era questo Barolo? Bella domanda! E che ne so! Riposa nella cantina del mio amico in attesa che mi decida a ritirarlo. Ma a questo punto non c’è fretta. Come cantava Lucio Dalla: “telefona tra vent’anni”, e con tutta quella “anidride solforosa” credo di poterne aspettare anche trenta… che sia quello il vero obiettivo?

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Nicola Cereda

Brianzolo. Cantante e chitarrista dei Circo Fantasma col blues nell'anima, il jazz nel cervello, il rock'n'roll nel cuore, il folk nella memoria e il punk nelle mani. Co-fondatore di Ex-New Centro di arte contemporanea. Project Manager presso una multinazionale di telecomunicazioni. Runner per non morire. Bevo vino con la passione dell’autodidatta e senza un preciso scopo. Ne scrivo per non dimenticare e per liberarmi dai fantasmi delle bottiglie vuote.

56 Commenti

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Marco

circa 1 mese fa - Link

Il vino é buono? Bevilo. Non é buono? Non berlo. Ti fai tante p..pe per il vino e poi ingurgiti solfiti in 3/4 dei cibi che mangi....

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Nic Marsél

circa 1 mese fa - Link

Non credo che tu abbia colto il punto. Potrei ingozzarmi di albicocche secche senza soffrire di alcun mal di testa. Il punto non riguarda la tossicità dei solfiti che sono largamente utilizzati in tutta l'industria alimentare e anche se dovremmo probabilmente meditare sulla quantità totale ingurgitata a fine giornata dall'assunzione dei cibi più diversi. La questione è differente: se usi parecchia solforosa è probabile che la materia prima di partenza non fosse all'altezza. In generale non penso di dire una bestialità affermando che meno è buona la qualità dell'uva e più sono necessarie correzioni di ogni sorta in fase vinificazione. La solforosa ne è soltanto un esempio. Ti pare così assurdo pretendere un basso contenuto di solfiti in una bottiglia di pregio?

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marcow

circa 1 mese fa - Link

Sarebbe interessante sentire un esperto di vinificazione. Solo lui può avanzare delle "ipotesi" basate sulla conoscenza e l'esperienza. Secondo me, sempre con i limiti di un non esperto, la tua ipotesi mi sembra sensata. Ora, poiché si parla di un vino importante, fatto da una cantina conosciuta non penso che si tratti di incapacità tecnica. Queste cantine hanno quasi sempre la consulenza di enologi preparati e ben pagati che sanno quello che bisogna fare in cantina. ____ L'articolo è interessante ma contiene altri punti sui quali discutere. Veramente ero rimasto un po' deluso da Nicola Cereda che era intervenuo con un commento nel dibattito sui vini narurali. Vedo con piacere che Nicola Cereda ha tenuto conto di alcuni argomenti trattati in quel contesto.

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Dario

circa 1 mese fa - Link

In quest'ottica, volendo comprendere al meglio il percorso del vino, importante è conoscere anche la solforosa libera, quantomeno quella presente in mg/l al momento dell'imbottigliamento (poi col tempo, in bottiglia, inevitabilmente scemerà).

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Marco

circa 1 mese fa - Link

Ripeto: per me é totalmente irrilevante. Importante é che il vino sia interessante e piacevole alla vista, all'olfatto ed al gusto.

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Gianni

circa 1 mese fa - Link

Complimenti...ha capito tutto sul Vino!!!

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Marco

circa 1 mese fa - Link

Be' magari qualcosa sì. Non sono certo i soliti a rendere un vino organoletticamente interessante o meno... però capisco che c'é gente che beve solo con il filtro dell'ideologia

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AG

circa 1 mese fa - Link

Semplicemente un vino rosso con 125 di SO2 non può né potrà mai rendere al massimo del proprio potenziale. Il che in soldoni significa che non è buono. Il dato nasconde o un errore in vinificazione o, meno grave, un errato dosaggio pre imbottigliamento

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vinogodi

circa 1 mese fa - Link

...Nic , quoto ...

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Stefano

circa 1 mese fa - Link

Ma di altre cantine hai i dati sicuri di SO2? A me questi di cui parli sembrano, come dici, encomiabili per trasparenza. PS: COME TI PONI ALLORA NEI CONFRONTI DEI Sauternes? Quelli sì che picchiano duro con la solforosa!

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Nic Marsél

circa 1 mese fa - Link

D'accordo. Però non si beve Sauternes quotidianamente e quando capita se ne beve un bicchierino. Per i vini dolci la solforosa ha una motivazione semplice: evitare la rifermentazione in bottiglia degli zuccheri residui. Mi domando perché una bottiglia di un costoso e rinomato vino rosso debba contenere molti più solfiti (per esempio) di un vituperato Tavernello.

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vinogodi

circa 1 mese fa - Link

...Nick , semplice : per incapacità tecnica di dosare il giusto. In mancanza di parametri analitici di riferimento da tenere sotto controllo , "melior abbondare quam deficere..."

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vinogodi

circa 1 mese fa - Link

...diciamo "dei vini dolci" in generale . Ma anche dei vini bianchi . Oppure della frutta disidratata o semplicemente dei fiocchi di patate per purè e gnocchi , oppure ...................ecc

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Stefano

circa 1 mese fa - Link

... che poi tu, invece, bevi Sauternes tutti i giorni, no?

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Riccà

circa 1 mese fa - Link

a leggere questi articoli mi passa la voglia di bere...

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marcow

circa 1 mese fa - Link

Riccà, ma malgrado tutto quello che mangiamo e beviamo e malgrado l'inquinamento anche dell'aria (la cosa più importante: per fortuna non l'hanno ancora imbottigliata come l'acqua) che respiriamo... la gente campa fino a 90 anni. Grazie anche a tutta quella... CHIMICA.... che che Medicina gli somministra quando sta male. A meno che vi curiate con.... .... METODI... NATURALI...

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marcow

circa 1 mese fa - Link

Valentini, che un grande produttore come estensione, nelle annate difficili, dicono alcune recensioni, fa un'attenta selezione dei vini da immettere sul mercato. Quello scartato, attenzione, non viene buttato ma lo si trova in altri circuiti dove va la gente che in un giorno di lavoro non guadagna tanto da poter comprare una delle bottiglie più costose di Valentini. Poi abbiamo detto in altri dibatti che ci sono produttori che non sono Valentini(come estensione) o non hanno la sua visione e che immetto sul mecato vini difettati sui quali Nicola Cereda dovrebbe dire qualcosa. Vini che sono la controfaccia dei vini con molta solforosa(v Barolo) E abbiamo detto anche che vengono immessi sul mercato perché attualmente ci sono bevitori disposti a sopportare che un vino con POCA SOLFOROSA abbia dei difetti.

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Marco

circa 1 mese fa - Link

Applausi!

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Nic Marsél

circa 1 mese fa - Link

I vini difettati come li intendi tu sono tali e stop. Brettati o con acetica che sovrasta la materia, facile. Anche se c'è da dire che prima di essere messi in commercio tutti i vini subiscono analisi chimiche per verificare (per esempio) che l'acidità volatile sia sotto i limiti di legge. Sono rimasto inorridito dalla proposta avanzata tempo fa da qualche produttore "naturale" di rivedere al rialzo questi limiti. Per me resta "difettoso" anche un vino che profuma di bubble gum o di caramella alla frutta sintetica, così come tutti quei vini seriali fatti con lo stampino, senza anima nè personalità e che potrebbero provenire da qualsiasi parte del globo e derivati da qualsiasi vitigno o blend. Tanto indistinguibili quanto inutili. Dannosi perchè hanno almeno il 12% di alcool.

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Lanegano

circa 1 mese fa - Link

Nic Marsel, platonicamente ti amo !

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Pietro

circa 1 mese fa - Link

Grazie x aver evidenziato

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Pietro

circa 1 mese fa - Link

E una questione che condivido pienamente

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Maurizio

circa 1 mese fa - Link

Non capisco il concetto di estensione. Valentini è un piccolo produttore. Ma avete idea di quanta SO2 ci sta nel Trebbiano di Valentini osannato urbi et orbi? Fatevi fare un'analisi. Costa poco.

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marcow

circa 1 mese fa - Link

Maurizio, innanzitutto mi fa piacere risentirti. 1 Ho usato estensione nel senso di ettari. Non è un piccolo produttore. Questo potrebbe agevolare la selezione del vino come si è detto in altri dibattiti: non immettere sul mercato fini difettati. E questo ho letto in alcune recensioni. 2 Effettivamente non conosco Valentini se non per quello che ho letto sul web. Ed è osannato, nel web, come dici tu. Anche qui su intravino. Poiché ho stima di te le tue affermazioni mi fanno riflettere. Ti saluto cordialmente

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Mattia Grazioli

circa 1 mese fa - Link

Da produttore ci sto attentissimo e, se posso, non ne utilizzo. Trovo che aiuti i vini ad essere più precisi, ma non ne sento il bisogno se penso di avere uve perfette. 40 mq/l sono il limite di percezione umano, al di sotto non siamo in grado di riconoscerne la presenza. La utilizzo su un solo vino, dove arrivo a circa 30 di totale, dal momento che non mi fido troppo della conservazione del cliente finale. Detto questo, non va demonizzata; la solforosa non è il problema, ma il suo utilizzo,è la soluzione più rapida in economia di scala. Tornare al passato a livello agronomico e di vinificazione può aiutare a limitaren l'uso; se si pensa che le rifermentazioni in bottiglia, le lunghe macerazioni e l'utilizzo del raspo, in un modo o nell'altro, danno risultanze che portano a limitare di molto l'uso della solforosa.

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Nic Marsél

circa 1 mese fa - Link

Grazie per la testimonianza diretta!

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Stefano

circa 1 mese fa - Link

Per utilizzo del raspo intendi una sorta di vendage entière? In che modo abbassa il bisogno di solforosa aggiunta? Scusa se approfitto della tua esperienza, ma sono - da semplice consumatore - molto curioso.

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Mattia Grazioli

circa 1 mese fa - Link

Il raspo, come le bucce, è coperto da lieviti; aumentando la concentrazione di questi, con il potere antibatterico che ha il raspo, si hanno 3/4 mg/L di solforosa autoprodotta in più. Io li uso non pressati, in una quota del 40/50% della massa

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Stefano

circa 1 mese fa - Link

Uh, percentuale molto alta dunque! Grazie, davvero interessante. Non mi resta che passare in Oltrepò...

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Mattia Grazioli

circa 1 mese fa - Link

Ti si aspetta

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Stefano Cinelli Colombini

circa 1 mese fa - Link

Dal 2014 ho collaborato con l'Università di Pisa per mettere a punto un protocollo per produrre vini senza solforosa aggiunta, cosa che poi è stata concretizzata in un brevetto a nome dell'Università. Non è così scontato eliminare la solforosa aggiunta (la fermentazione ne produce anche di suo), si può fare ma ci sono diversi problemi da risolvere. Ad esempio, la solforosa non è solo sanificante ma ha anche un effetto di fissazione dei colori e di "ammorbidimento" dei vini, Joly sapeva perfettamente quello che diceva. Quelle funzioni devono essere supplite in modo diverso se la si elimina. Si può ottenere un ottimo vino anche senza solforosa aggiunta, ma sarà diverso in modo avvertibile da quello fatto con le stesse uve e la solforosa. Avrà anche una discreta capacità di durata nel tempo, i primi esperimenti del 2014 sono ancora buoni anche se ora si avverte una certa riduzione, e ormai la tecnica è molto più avanzata. Considerate che comunque tutti i nostri vini sono sotto 40 gr/lt, per cui i campioni di raffronto non sono improponibili come il Barolo di cui parla l'articolo.

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Nic Marsél

circa 1 mese fa - Link

Grazie per la condivisione.

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Gaetano pirso

circa 1 mese fa - Link

40 milligrammi litro spero, un vino che sta 3 anni in botte prima della commercializzazione sicuramente avrà più solforosa di uno che va in bottiglia dopo un anno

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Stefano Cinelli Colombini

circa 1 mese fa - Link

Tra trenta e quaranta mg/lt li hanno tutti i nostri vini, sia affinati in botte che altrimenti.

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marcow

circa 1 mese fa - Link

Mattia Grazioli: "Da produttore ci sto attentissimo e, se posso, non ne utilizzo. Trovo che aiuti i vini ad essere più precisi, ma non ne sento il bisogno se penso di avere uve perfette" __ Quindi lei non usa la solforosa se pensa di avere uve perfette? Attenzione, non è una di quelle domande provocatorie ma c'è anche curiosità. Come ho detto non ho esperienze di vinificazione se non in modo indiretto, perché in famiglia c'era chi lo sapeva fare il vino. E leggere qualche articolo nel web non è che ci rende esperti.

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Mattia Grazioli

circa 1 mese fa - Link

Noi facciamo scelte vendemmiali. Le seconde, torchiature per gli amici, non entrano in cantina, poi utilizziamo solo mosto fiore di grappoli scelti a partire dal nostro vino più semplice

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Simone Di Vito

circa 1 mese fa - Link

Cerco di dare il mio contributo a questa interessante discussione. Premesso che sono abbastanza sensibile alla solforosa e che se è esagerata, oltre a rendere troppo imbalsamato il vino, me ne accorgo facilmente e il giorno dopo soffro come un cane, andando poi di Oki o Aulin. Per esperienza personale, lo scorso anno in visita da un produttore in Langa ho assaggiato i due nebbiolo che produce, uno con i solfiti e l'altro senza... Il risultato a livello organolettico fu ineccepibile... Quello "con" aldilà dei gusti personali (a dir poco ottimo) era il classico nebbiolo delle Langhe che tutti conoscono e che sono abituato a bere, l'altro invece, quello "senza", pur essendo un vino buono e fatto bene non dava minimamente l'idea del nebbiolo, era pressoché anonimo. La.scoperta dell'acqua calda? Forse, ma ho imparato che la giusta solforosa, e sottolineo giusta, oltre a tutti i benefici a livello di pulizia, mantenimento e scongiure di fermentazioni varie, sembra mantenga anche una certa tipicità... Concludo dicendo che, forse siamo abituati a bere e riconoscere il nebbiolo con determinate caratteristiche anche perché difficilmente si trova chi produce tale vino senza solfiti, ma personalmente non c'è paragone. P.s. grande Nic 😉

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marcow

circa 1 mese fa - Link

Nic M: "così come tutti quei vini seriali fatti con lo stampino, senza anima nè personalità e che potrebbero provenire da qualsiasi parte del globo e derivati da qualsiasi vitigno o blend. Tanto indistinguibili quanto inutili. Dannosi perchè hanno almeno il 12% di alcool." Condivido totalmente. __ Ora, comunque, resta da chiarire ancora qualcosa. Tutti i vini che utlizzano la solforosa, tutti i vini convenzionali sono come quelli descritti nel pezzo che ho riportato?

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Nic Marsél

circa 1 mese fa - Link

Per fortuna no :-) Come testimonia Stefano Cinelli Colombini ;-)

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marcow

circa 1 mese fa - Link

Nell'articolo di Nic Marsél si parla di solforosa nel vino convenzionale e nel vino biologico. A integrazione aggiungo le informazioni sul vino naturale e sul vino biodinamico. Naturale (dal disciplinare Vinnatur) "unico additivo/ingrediente ammesso è l'anidride solforosa (sotto forma pura o di metabisolfito di potassio). Il vino in bottiglia deve avere un quantitativo di anidride solforosa totale non superiore a 50 mg/litro per vini bianchi, frizzanti, spumanti e dolci e non superiore a 30 mg/litro per vini rossi e rosati" BIODINAMICA "La produzione biodinamica non si ferma soltanto in vigna, ma prosegue ovviamente anche in cantina. Anche qui, uno degli aspetti su cui i produttori puntano (almeno sul grande pubblico, come variabile per intendere la naturalezza e qualità di un vino) è la quantità di anidride solforosa che è possibile utilizzare: 70 mg/l nei vini rossi, 90 mg/l nei vini bianchi e 60 mg/l in quelli frizzanti. Una quantità ridotta rispetto ai vinibiologici" Inserisco i dati di chi fa convenzionale con meno solforosa del biodinamico. Stefano Cinelli Colombini "Tra trenta e quaranta mg/lt li hanno tutti i nostri vini" PS Nic M, mi è piaciuta la risposta. Vorrei chiarire, come già ho detto, che provo simpatia e stima. A volte, nei dibattiti, posso esagerare ma la mia partecipazione nasce prima di tutto dal PIACERE di discutere con gli altri e sperando di dare un piccolo contributo. Saluti

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Nic Marsél

circa 1 mese fa - Link

marcow, non è un segreto che io stia dalla parte del naturale. Fosse per me Angiolino Maule avrebbe già il Nobel. Però lasciami citare due esempi che suggeriscono che le cose non sono solo bianche o nere. Primo esempio. Gli ingredienti in etichetta. La cosa più semplice per cominciare (sarebbe almeno un inizio) a fare chiarezza. Non è vietato indicarli. E' consentito ometterli (deroga di legge per il vino), cosa ben diversa. Perchè non lo fa (più) nessuno? C'è chi ci aveva anche provato per poi tornare rapidamente sui suoi passi... Secondo esempio. Su un altro blog, anni fa, pubblicai un articolo (purtroppo andato perduto) nel quale raccontavo la storia di un vignaiolo in regime di lotta integrata che era riuscito, aderendo ad un programma gratuito di una multinazionale di fitofarmaci (un vero colosso chimico), a raggiungere il risultato di avere zero residui in bottiglia, con tanto di analisi di laboratorio certificato Accredia.

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Marco

circa 1 mese fa - Link

Con una breve ricerca su internet, potete vedere il produttore (basta cercare 125 mg/ barolo 2016). Il produttore é uno di quelli bravi i cui vini mi sono sempre piaciuti. I 125 mg sono il valore massimo, ma in genere sta tra i 95 e i 105. Valori alti? Può essere, ma se il risultato é quello, evviva!

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Paolo A.

circa 1 mese fa - Link

E se fosse un errore di battitura?

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maurizio

circa 1 mese fa - Link

Non è un caso raro. Non è difficile avere 0 residui su prodotti di sintesi se uno lavora bene. Molto più difficile con rame e zolfo. Io sono favorevole al biologico, ma questi sono dati di fatto.

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marcow

circa 1 mese fa - Link

Per la completezza dell'informazione riporto i dati del Tavernello. "Solo solfiti da fermentazione naturale. SunLight è il vino privo di conservanti che consente anche a chi è intollerante ai solfiti di gustare la fresca semplicità di Tavernello. Il vino contiene solo solfiti sviluppati naturalmente in quantità inferiore ai 10mg/l, un risultato reso possibile dall’utilizzo della migliore tecnologia e sapienza enologica per conservare al meglio l’integrità aromatica delle uve e ottenere un vino di qualità" (Dal sito del Tavernello) Purtroppo, sembrerà strano, ma non sono riuscito a trovare nel Web il dato sul Tavernello normale. Qualcuno potrebbe aggiungerlo. __ Direi che il Tavernello sul contenuto di... SOLFITI... 10mg/l... sbaraglia TUTTI. Se dovesse essere questo il parametro principale su cui basare la scelta del vino da bere... direi... che il Tavernello Sunlight... dovrebbe essere tra i primi posti. Alcune considerazioni aggiuntive: 1 Quanta importanza dare al contenuto di solfiti nel vino? 2 Un Barolo con 125mg/ L è meno "buono" (in due sensi: come salubrità e come qualità organolettiche) di un Tavernello Sunlight con 10mg/L? 3 Nessuno puo' negare che il contenuto di solfiti è stato il cavallo di battaglia dei vini cd. naturali. Uno dei punti di forza della strategia comunicativa. Signori, se chiedete a molti di quelli che bevono vini naturale (attenzione non mi riferisco ai lettori di Intravino ma alla massa di consumatori meno consapevole e scarsa cultura del vino) perché li bevono molti risponderanno perché ci sono pochi solfiti. Vino naturale uguale a vino senza solfiti: questo lo riporta anche il testo su cui stiamo discutendo.

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Nic Marsél

circa 1 mese fa - Link

Diciamo pure che il vino naturale non è mai stato vino senza solfiti se non nella visione di venditori e consumatori sbrigativi che hanno la necessità di semplificazione. Forse il movimento stesso ha lasciato che passasse (per convenienza?) un messaggio evidentemente parziale e distorto. Credo che la comunicazione capillare sia stata diffusa più dall'industria che ha intuito un'opportunità.

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Patrick Jane

circa 1 mese fa - Link

Togli il forse. Quante menzogne propalate...

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Stefano Cinelli Colombini

circa 1 mese fa - Link

Allo stato attuale della tecnica enologica un Barolo senza solforosa aggiunta è praticamente impossibile, per due motivi. Primo, gli anni di permanenza in legno lo espongono a tali rischi di contaminazioni che senza la protezione della SO2 è un suicidio. I vini senza SO2 aggiunta si possono fare sono in ambienti estremamente controllati ed igienici, in assoluta assenza di ossigeno. Secondo, senza la SO2 è difficile pensare che un vino possa durare quanto un Barolo, prende di ridotto.

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AG

circa 1 mese fa - Link

Credo (con il beneficio del dubbio) che il Tavernello sia filtrato sterile

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marcow

circa 1 mese fa - Link

Conclusione Viene fortemente ridimensionato uno dei MITI del vino cd naturale. Il basso contenuto di solfiti.

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vinogodi

circa 1 mese fa - Link

... Marcow , ma quando mai era un mito da ridimensionare : era solo una bufala che circolava, ma chi ha un minimo di cognizioni tecniche sa bene che rischio ci si prende a non utilizzare Anidride Solforosa . Soprattutto nei vini da lunghissimo invecchiamento ...

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vinogodi

circa 1 mese fa - Link

...ah , dimenticavo : Tavernello senza solfiti diventerà senz'altro la bandiera e il target per i "vini naturali" , solo un mio piccolo dubbio ... ha una data di scadenza in chiaro? Non penso sfiderà i secoli e abbia come pretesa di essere succedaneo di Monfortino , oppure delle Riserve di Biondi santi , di Chateau Latour oppure di Vega Sicilia ...

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marcow

circa 1 mese fa - Link

Caro Vinogodi, sulla solforosa è stato costruito buona parte del successo del vino naturale. Un'altra parte è nell'uso spregiidicato della parola naturale. E poi ci sono anche altri motivi. Bisogna fare uno sforzo e ragionare non con la mente di un appassionato che dedica anni all'approfondimento del vino in molte direzioni. La massa è un'altra cosa. Ma questo vale per tutti i settori. La massa la persuadi, la influenzi con pochi messaggi semplici che tengono conto di alcune esigenze diffuse nella società. Il basso contenuto di solfini è un messaggio semplice che colpisce (Quindi quello che pensavi tu non metterlo nella testa di individui-massa che hanno una superficiale conoscenza del vino) Ho usato il Tavernello SunLight per dimostrare che questa bandiera del basso contenuto di solfiti sventolata dal movinento naturale la sventola pure Tavernello. Ma chi mai può pensare all'invecchiamento. Sicuramente nemmeno quello che lo compra e che lo finisce la stessa sera.

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vinogodi

circa 1 mese fa - Link

...quindi i vini da invecchiamento non saranno mai "naturali" , che sfiga ... bon , a giorni devo vedere Francesco (Quintarelli) e successivamente un salto da Roberto (Conterno) e Luca (Roagna) per disilluderli definitivamente , avevano già in mente di uscire con un "Alzero Naturale dedicato a nonno Bepi" , un " Barolo Monfortino Riserva al Naturale (quindi non condito) " e un "Barbaresco Crichet Pajé Nature" , tutti senza solfiti ma da lunghissimo cabotaggio di longevità presunta dagli ignari produttori...

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MAURIZIO

circa 1 mese fa - Link

Il Tavernello è comparso in questo thread in un contesto assolutamente serio e corretto Ma alla fine l'immancabile battuta sul Tavernello-vino-di-merda è arrivata. Grazie, attendevamo con ansia un contributo così originale.

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MAURIZIO

circa 1 mese fa - Link

Concordo con Stefano, un vino affinato in legno senza solfiti difficilmente si può fare, a meno di accettare valori di volatile fuori legge o quanto meno fortemente percepibili, oppure odori di ridotto nel caso che si usino le fecce per sottrarre ossigeno. Ma a quel punto giova ricordare che mercaptani e solfuri oltre a essere cattivi sono più tossici dei solfiti... Poi ci sono vini in cui ci sono entrambi, volatile e riduzioni: bisogna impegnarsi molto ma è possibile, qualcuno si trova anche su certe guide e su certe recensioni positive :)

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