Vini naturali: due ruote in tour nel Sud della Francia

Vini naturali: due ruote in tour nel Sud della Francia

di Leone Zot

“Per conoscere l’enografia l’unico modo è viaggiare direttamente nei territori”.

In questo modo mi ha apostrofato un docente di enografia durante una bevuta.  Sulle prime sono rimasto un po’ interdetto ma la suggestione mi è sembrata interessante.

Così ho deciso di partire per il sud della Francia. Ho studiato alcune mappe e ho chiesto consulenze a persone che ne sanno più di me. L’amico Daniele Piras, che lavora per Planet Vin, mi manda una lista di vignaioli e mi chiede:

Ma lo usi Raisin?
Mai sentito! Cos’è?
Ma come, è l’App dei vini naturali!
Ah si? Scarico subito!

Ed ecco Raisin, mappatura con struttura social di vignaioli naturalisti e nudisti con tanto di indirizzi e contatti.

Parto verso Nizza zigzagando code e rallentamenti. A Nizza si trova la piccolissima appellation Bellet, prima tappa del viaggio!

Appena arrivato vengo colto da indecisione! Proseguo direttamente per Castellane oppure vado a fare la prima visita in cantina? Il viaggio è appena iniziato sono ancora timido, per di più non mi sono annunciato al vignaiolo, magari disturbo, e se poi non sono in cantina? Mi ritrovo davanti all’ingresso di Clos Saint Vincent con un cane che abbaia! L’ampio sorriso di Gio Sergi mi accoglie e dissipa tutte le mie incertezze. Mi porta giù in cantina e versa un rosato, uva Braquet. Ah certo il Brachetto! No è un altro vitigno, mi dice Giuseppe.

Il Braquet è coltivato solo in questa area su pochi ettari di conglomerato, fondale marino emerso e cementificato dal tempo, il terroir locale. Poi due bianchi di uva Rolle, nome locale del Vermentino, vitigno in continuità con la vicina Liguria. Vin de Gio, avvolgente e seduttivo è da vigne vecchie fermentato in botte di legno austriaco, dalle sue vinacce si distilla una ottima grappa. I rossi sono da vitigno Folle Noire, Bellet è l’unica appellation che autorizza questa uva. Usciamo in giardino dove c’è il resto della famiglia e scopro che siamo in mezzo ai preparativi per la comunione del nipote che sarà il giorno dopo! Accoglienza strepitosa. Grazie Gio!

Riparto verso Cannes e da li la Route Napoleon fino a Castellane dove mi accampo. Dopo il caldo della Costa Azzurra passo una notte gelida in tenda tra le montagne. Al mattino scaldo il sangue al sole come un rettile. Mi rimetto in marcia a suon di pieghe tra gli strapiombi delle Gorges du Verdon, i campi di lavanda di Manosque e distese di girasoli fino alla Cave Cooperative di Cotignac in piena appellation Cotes de Provence. E’ previsto un solo assaggio!! Bevo un rosato e scappo via alla volta della Cave Cooperative di Correns nelle AOC, Cotes de Provence, Var e Mediterranèe.

Correns è un villaggio che ha convertito tutte le produzioni in regime biologico. Gli introiti della Cave vengono reinvestiti in pannelli solari o in raccolte fondi di solidarietà internazionale. Un rapido giro di assaggi e decido di passare la notte qui. Nell’unico bar del paese, capito in una festa di compleanno dove mi innaffiano di Pastis!! Il Pastis su di me ha un effetto psichedelico. Quando ormai la realtà si è frantumata mi portano a mangiare sulle rive del fiume Argens dove scintillano carpe d’oro, ad una festa sudamericana, tutti con il sombrero vestiti di bianco a ballare! Poi non ricordo più nulla. Al mattino sulla mia pelle sono germogliate  piantine di anice, embrioni di una metamorfosi indotta dal Pastis.

E’ tempo di ripartire. Rotta verso il parco del Luberon e la cantina Chateau Revelette. Arrivo in un luogo fatato in mezzo a cipressi, corsi d’acqua e greggi di pecore raccolte sotto l’ombra degli alberi. Ma appena scendo dalla moto realizzo che è domenica! Giorno sbagliato per una visita in cantina. Allora mi siedo ai bordi di una piscina e mi godo lo spettacolo, gli odori, i suoni. Una donna esce dal castello, mi viene incontro e mi conferma che è domenica e non fanno visite. Ma aggiunge, “non ti preoccupare stasera c’è un evento vinicolo ad Esparron de Pallieres, a qualche chilometro da qui, ci saremo anche noi!” In due secondi mi ritrovo ad Esparron seduto al Bistrot l’Ecole con un bicchiere di vino in mano a parlare con Louange Alima e Brousse Gregory, gli organizzatori della manifestazione, Pour Une Poignee des Raisins.

E’ la prima edizione, sono un po’ emozionati, ci sono tutti i vignaioli naturali della zona molti dei quali erano nella mia traiettoria di viaggio. Mi organizzo velocemente la notte, faccio la doccia e via, in prima linea con il calice in mano a saltare da un banco all’altro. Il primo è Bruno Debon un fotografo vigneron, cantina Terres de Nus, a conduzione biologica no solfiti. Ci stiamo simpatici, le etichette sono suoi lavori. Fa un ottimo rosato con una leggera rifermentazione ma soprattutto un bianco 70% Macabeu, Rolle e Roussanne ricco e complesso. Il rosso da Syrah e Grenache è molto fresco di grande bevibilità.

Subito a fianco c’è Domaine Beauchamp, giovane cantina della Coteaux d’Aix en Provence che produce diversi rosati e sperimenta l’uso di anfora su un rosso, Temps d’Amphore, 90% Syrah 10% Grenache, anche questo di grande bevibilità e freschezza con una leggera tessitura di tannini. Poi Domaine du Clos de l’Ours, conduzione biodinamica, vigne di 45 anni, un rosato da 5 vitigni Grenache, Cinsault, Syrah, Mourvedre, Carignan, e un bianco avvolgente di Rolle, Clairette e antiche piante di Ugni Blanc. Ancora Domaine la Mongestine, gli unici ad avere un Pinot Noir poiché hanno le vigne in altitudine che favoriscono il giusto equilibrio nella bacca. Nelle zone calde il Pinot Noir tende a concentrare troppi zuccheri.

Mi raccontano che preferiscono l’anfora al legno poiché in assenza di solfiti aggiunti la terracotta ha una micro ossigenazione minore e il vino è meno esposto. Sono anche gli unici ad avere un bianco con due settimane di macerazione sulle bucce. Inizio a comprendere che la sperimentazione sulle macerazioni è un fenomeno che in Francia è poco presente. Un altro aspetto che mi colpisce e che i vini rossi puntano tutti sulla freschezza, la bevibilità e l’eleganza.

Nessuno gioca sulle grandi estrazioni, sulle forti concentrazioni, o su tannini da levigare con il tempo. Inoltre quelle note selvatiche che ero abituato a trovare in alcuni vini naturali qui sono molto rare e spesso assenti. I vini tendono ad essere lineari, puliti, accessibili. Ho l’impressione di trovarmi in mezzo a vigneron giovani, con una nuova estetica, visibile anche nella ricerca grafica delle etichette spesso artistiche e provocatorie.

Quando arrivo da Sebastien David il fuoco di Dioniso si è impossesato di me! Parliamo per ore. E’ l’unico produttore della Loira, mi mostra le foto della sua installazione di piccole anfore georgiane sospese in aria con un sistema di funi, poiché il contatto con il suolo genera una differenza di potenziale che innesca fermentazioni tumultuose, per il Cabernet Franc ci vuole il giusto andamento fermentativo accordato con il ritmo cosmico della biodinamica.

Ormai sfreccio tra un banco e l’altro con l’unico scopo di alimentare il fuoco etilico, parlo 8 lingue contemporaneamente, mi trovo in uno stato di sovrapposizione quantistica e genero increspature nello spazio tempo. Incontro altri produttori Laura Aillaud, Mirko Tepus, il bicchiere si riempe e si svuota, si riempe e si svuota. Bruno Debon viene a recuperarmi per farmi assaggiare ancora il suo bianco, Mr. Chateau Revelette mi abbraccia chiedendomi perdono, “se ti avessi conosciuto prima ti avrei invitato a mangiare con noi, torna in cantina sarai nostro ospite“. E al centro della piazza si accende un fuoco su cui bruciano carni bovine in un rituale misterico, tutti in coda per divorare il capro espiatorio.

Al mattino, quando esco dalla tenda, appeso al ragno della moto c’è un calice vuoto! Bello! Mi piace. Decido di tenerlo li! Ormai smonto e carico la moto in un baleno.

Riprendo la via del Luberon, attraverso paesi di calcare bianco incastrati tra le rocce, mentre si alza un vento arrabbiato che appiattisce tutto, le cose ondeggiano, la moto è instabile, la direzione è la Cote du Rhone. Arrivo a fatica al Camping des Favards nei pressi di Orange, uno spazio metafisico, con prospettive infinite ed ombre proiettate al contrario emanato dalla mente di de Chirico. La reception sembra una sala di degustazione e capisco che mi trovo in una cantina con annesso campeggio, Domaine des Favards. I proprietari mi annunciano “ogni martedi sera facciamo una degustazione dei nostri vini con prodotti tipici”. Ma è martedi! Ok a dopo.

Parto subito per la Cave Cooperative Rhonea che lavora nelle appellation Beaume de Venice e Cote du Rhone. Qui faccio il mio primo incontro con un Vin Doux Naturel, in particolare il Bois Dorè Beaume de Venice, da uve Muscat petit grain, vino dolce fortificato che prevede l’arresto della fermentazione attraverso l’aggiunta di alcool al mosto, operazione che viene detta mutage. Un vino potente, ampio, dove le sensazioni di frutta secca e di albicocca giocano su note agrumate per poi aprirsi alla frutta candita e alla vaniglia.

E’ giunto il momento di usare l’app Raisin. Vediamo chi c’è nei paraggi.

Domaine Richaud, mi ispira ed è vicino. Salgo in moto, affronto il vento e attraverso un mare infinito di vigneti incastonati tra due fasce collinari. La sala di degustazione di Marcel Richaud è piena di opere d’arte e bevitori. Margaux e Pauline mi spiegano che questo vento è il Mistral che si intrufola tra i grappoli ed impedisce il ristagno di umidità ed il marciume. L’atmosfera è rilassata e inizio gli assaggi. Il primo è un impetuoso Cairanne Blanc, un blend di Clairette, Bourboulenc, Roussanne, Grenache Blanc, Viognier e Marsanne, è l’unico bianco della cantina ampio, potente, lungo, con un breve passaggio in legno. Villages Cairanne è una giovane appellation della Cotes du Rhone che comprende una ventina di comuni della zona che hanno ottenuto in tempi recenti la possibilità di indicare il nome del villages in etichetta.

Bulbille è prodotto dalla figlia di Marcel Richaud con uva Counoise, Grenache, Syrah di pronta beva, basso grado alcolico, vendemmia anticipata per esaltare la freschezza. Me lo presentano come “vino femminile”, una espressione che mi lascia sempre interdetto. Passo qui tutto il pomeriggio fino alla chiusura bevendo ancora la cuvée Ebrascade di Mourvedre, Syrah e Grenache per concludere con le meravigliose note dolci e ossidative del Vin d’ou a base Grenache vendemmia 1977.

Sulla via del ritorno prendo ancora schiaffi dal vento, per fortuna in campeggio trovo apparecchiata la festa di Domaine des Favards del martedi sera con padre e figlia che se la chiacchierano e ridono tra gli ospiti. Mi versano un Cariño Mio, Carignan monovitigno della AOC Cotes du Rhone Villages Plan de Dieu, seguito da L’Une et L’Autre anche qui un Syrah monovitigno. La figlia mi spiega che vuole dimostrare che Grenache e Syrah in purezza possono produrre ottimi vini anche in questi terroir dove generalmente si usa fare uvaggi. Ormai lo Spirito che mi gira in corpo mi fa parlare fluentemente francese, almeno secondo me, non do tregua ai vigneron, faccio mille domande sui misteri del tempo, ad un tratto mi giro verso la notte e vengo trafitto dai raggi di una Luna piena che mi strappano le carni mutandomi in una creatura notturna.

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Ai primi raggi del sole faccio fatica a riformare le fattezze umane, mi butto in piscina e tra i flutti di cloro mi accorgo che Mistral il dio del vento se n’è andato!

Oggi tocca all’AOC Chateauneuf du Pape, che solo a pronunciarla uno si sente già VIP. Inizio dalla Cave Cooperative Des Cellier des Princes che opera nelle AOC Cairanne, Gigondas, Vacqueyras e Chateauneuf du Pape. All’ingresso vengo travolto da una donna simpaticissima che capisce subito che sono quello che ha chiamato poco prima perchè il navigatore lo aveva dirottato nel retrobottega. Ed ecco pronta una batteria di 5 bottiglie che comprendono cuvèe realizzate con uve provenienti da diversi conferitori e domaine da uve di singoli vigneti.

Mi versa un Chateauneuf du Pape, Les Hautes des Coteaux 2013, 90% Grenache, 5% Syrah e 5% Mourvedre, da vigne di 60 anni con passaggio di 12 mesi in barrique. Mi colpisce il fatto che la barrique quasi non si sente, integrata senza nessuna ostentazione nel corpo sottile e lungo di questo vino, in cui sono disciolti frutti e liquirizia che attraversano il palato. Il 2007 esprime una maggiore maturità e note terziarie. Si conclude con un Chateauneuf du Pape, Heredita 2016, 95% Grenache e 5% Mourvedre con passaggio di 12 mesi in demi muids, botti da 600 litri. Un vino che contiene 15.5 gradi alcolici di grande ricchezza e complessità con un tannino leggerissimo.

Imposto il navigatore e mi precipito da Domaine de Villeneuve come al solito senza annunciarmi. Appena arrivo trovo Stanislas Wallnut, il vigneron, intento a caricare le valigie per fuggire velocemente in vacanza poiché la vendemmia quest’anno è precoce. Ci studiamo un attimo e mi dice “guarda non esiste che un bevitore che viene nella mia cantina se ne vada senza bere. Siccome sto per salire in macchina e andare in vacanza ti regalo queste due bottiglie. Bevitele e fammi sapere se ti sono piaciute”. Rimango un attimo interdetto con una bottiglia di Cotes du Rhone La Griffe in una mano e Chateauneuf du Pape les Vieilles Vignes nell’altra, mentre Stanislav mi saluta con un sorriso furbo e una scintilla di follia negli occhi, aggiungendo “quando passi da Avignone devi andare assolutamente a bere al bar au vin Les 17”!

Tutto si svolge in un lampo e mi ritrovo nella Cote du Rhone a vagare in moto senza una meta  finchè mi si para davanti un cartello con la scritta Chateau la Nerthe. La moto gira e imbocca la strada da sola. Prima di entrare faccio una telefonata a Sophie Riby della Velier, l’importatore italiano di Domaine de Villeneuve, e le racconto l’accaduto. Ce la ridiamo, e mi suggerisce di andare a visitare Henri Milan e di avvertirla anticipatamente in modo da organizzarmi l’accoglienza in cantina.

La testing room di Chateau la Nerthe è un tempio. Si parte con un Chateauneuf du Pape bianco 2018 da uve Grenache blanc 42%, Roussanne 41%, Clairette 12% e Bourboulenc 5%. Il Roussanne è vinificato per se stesso in botti di legno, 1/3 delle quali nuove. Riposa 9 mesi sulle fecce fini ed infine riunito alla massa totale per essere imbottigliato. Un bilanciamento perfetto di note agrumate, freschezza, speziature e persistenza infinita. Poi si passa per diverse annate di Chateauneuf du Pape Chateau la Nerthe per arrivare alla cuvèe des Cadettes 2017, da uve di Grenache noir 52%, Syrah 38% e Mourvedre 10% da vigne di 80 anni, fermentazione in tini di legno e passaggio di 12 mesi in botti grandi e piccole.

Un vino elegantissimo con un legno dosatissimo, rispettoso delle note fruttate di amarena, ribes e spezie che conducono ad un finale lungo che si spegne con molta lentezza. Me ne viene versato un secondo bicchiere che bevo lentamente in silenzio nel fresco di questa sala di pietra. Subito fuori un parco di aceri giganti, un laghetto, le rane e le cicale che discutono. Mi sdraio all’ombra sul prato e attendo l’imbrunire.

Riparto verso sud, direzione Avignone. Appena giunto in ostello chiedo al manager se conosce il locale Les 17! “Ci vado tutte le sere con la mia compagna se tu vuoi unire..”. Ed eccoci riuniti a bere, inizio con una bottiglia di Hermitage e loro seguono con diverse bottiglie di Viognier secondo una logica discendente. Sergio è siciliano studioso di ebraico ed arabo. Tra un bicchiere e l’altro ci dimeniamo in linguistica comparata e Katheline, che è irlandese, recita versi in Gaelico antico. Ad ogni bicchiere intoniamo uno Slàinte, “salute”. Cambiano le lingue ma non il messaggio.

Les 17 chiude la saracinesca e migriamo nella pogiolata dell’ostello che affaccia sulla via principale del centro storico a bere ancora ed ancora fino all’alba. Poche ore di sonno e mi alzo freschissimo. In viaggio il mio corpo acquisice dei superpoteri che cessano appena rientro nel ritmo quotidiano. Chiedo a Sergio se posso lasciare qui le mie bottiglie, passero’ a prenderle nel viaggio di ritorno. Baci, abbracci, visita alla dimora papale e via verso Domaine Milan a Saint-Remy-de-Provence, ovviamente senza aver avvisato Sophie.

Sebastien Xavier, temperamento ansioso e rapido mi porta in cantina dove mi aspetta una batteria di assaggi di circa trenta vini se ricordo bene. Forse erano 20. I miei appunti sono confusi. Mi versa il primo rosato Harù prodotto dal figlio Teophile Milan che sta prendendo in mano la cantina. Xavier mi mostra la mappa dei vigneti articolati su una componente di blu clay (argilla blu) che è la stessa che si trova nello Jura e nella Borgogna e che trattiene umidità e la restituisce d’estate, adatta ai vini bianchi. Ed una componente calcareo pietrosa più asciutta su cui sono a dimora i vitigni a bacca rossa.

Harù mi sorprende per la verticalità acida e l’esplosione floreale dirompente. Il Papillon Blanc da uve Roussanne, Marsanne, Rolle e Grenache Blanc riposa un anno in vecchie botti alsaziane e sprigiona una sapidità data dal terroir di blu clay, coperta da una superficie frutti. Il viaggio è lungo, i vini sono molti, lo stile di Milan è ecclettico, cangiante, ogni vino ha una sua identità specifica, un suo aneddoto legato alla vita di cantina (il figlio, i cani, la parcella, i cavalli, le etichette reinventate ogni anno da una artista diverso..), non c’è un impronta di cantina che uniforma ma anzi differenzia. La sala di degustazione si riempie di bevitori, i bicchieri viaggiano, si fondono molte lingue.

Dopo ore approdiamo agli ultimi due assaggi. Le Jardin 2016, Merlot in purezza, un vino profondo, lento con note balsamiche, frutti rossi, ribes. Ed infine La Carrèe, Roussanne in purezza, un vino dirompente, largo, complesso con note che vanno dal balsamico alla menta, alla salvia, alla sapidità in un calendoscopio che si spegne lentamente nella dimensione retrolfattiva. C’è ancora il Gin che mi scaraventa direttamente su una roccia nel giardino dove vado in trance osservando il lento scorrere di un canale. Quando riappaio è ora di partire in direzione della Camargue dove stormi di fenicotteri rosa viaggiano sopra di me, il bagliore delle saline mi investe e branchi di cavalli mi attraversano la strada.

Faccio tappa in un campeggio costosissimo a Frontignac su una spiaggia incastonata tra il polo industriale ed il porto. Uno scenario alla Mad Max. Ma come diavolo ci sono finito qui? Dormo su un marciapiede che chiamano piazzola. Riparto subito, assaggio il Muscatel di Frontignac, faccio tappa a Sete per una orgia di ostriche e approdo infine a Perpignan dove sprofondo in un lungo sonno.

Al mattino non mi guardo neanche intorno e parto per Calce, paese di 200 abitanti nel dipartimento dei Pirenei Orientali, con l’intenzione di scovare RAF un vignaiolo che ho visto nel documentario Punkovino. Arrivo in paese e chiedo ad un signora se lo conosce. Naturalmente, tutti ci conosciamo qui! Aspetta che lo chiamo!..Guarda che qui c’è uno che ti cerca. E chi è? Non lo so te lo passo. Ciao sono Mr.Zot un supereroe che acquisisce i poteri solo bevendo. Aspettami al ristorante del paese, si chiama Le Presbytere, arrivo entro un’ora. Ok!

Le Presbytere è chiuso ma c’è un gruppo di ragazzi assieme alla proprietaria che degustano e commentano i vini dei produttori di Calce. Capisco che tutti gli ingressi che vedo lungo le mura del posto sono cantine e tutto il paese è una gigantesca cantina!! “Tieni assaggia questo Macabeo in purezza, Le Tourbillon de la Vie di Domaine Padiè che è quello che vedi vendemmiare li davanti”. Davvero??? Afferro tutta la bottiglia e mi infilo in cantina. La realtà trasmuta in una festa della vendemmia, assaggio il mosto che cola, schiaccio l’uva, soccorro un tedesco caduto nella pigiadiraspatrice, intono le odi alla dea Nikkal…L’incanto si rompe solo all’arrivo di Raphael Baissas (RAF) e il suo nuovo socio Oscar Mancillas, un surfista Messicano che ha studiato enologia a Terragona e ha lavorato nella Ramona Valley in California.

Mi portano in cantina alla porta a fianco. Raphael mi parla della new wave dei vini naturali che sta portando loro molta fortuna nonostante vinifichino solo dal 2014 con il nome NADA. Esportano molto in Giappone con l’importatore BMO. Hanno 5 vini ma ad ogni vendemmia modificano le cuvèe ed escogitano nuove invenzioni come il Fille Sauvage 2019, Macabeo in purezza da vigne di 100 anni macerato una settimana e ulteriore riposo di 5 mesi in botte vecchia. Oppure il Cristal 2019, un Macabeo con una infusione su bucce di Lledoner Peluta (Grenache Peluda in castigliano) un cugino locale della Grenache Noire. E ancora il Futur, 100% Grenache Noir. Uscendo trovo i ragazzi de La Presbytere chiusi dentro al ristorante che cantano a squarciagola, rido e canto con loro.

Al mattino parto alla volta di Banyuls-sur-mer per assaggiare l’omonimo vino soprattutto nella versione invecchiata in ossidazione. Vado senza programma, qualcosa succederà. Mi fermo a fare un tuffo ad Argeles-sur-Mer, e riprendo la guida godendomi l’aria fresca. Proprio sulla strada c’è il gigantesco Domaine Saint Thomas con un grande punto vendita e il logo dei Vigneron Independant. Al banco di degustazione faccio una tempesta di domande e allora chiamano direttamente il vigneron, rubicondo, sorridente, gentilissimo.

Mi spiega che operano nelle appellation Cotes du Roussillon, Rivesaltes, Banyuls e Collioure e mi mostra la botte posta all’aperto dove il Banyuls sta in atmosfera ossidativa per 4 anni. Riparto e, mentre risalgo le colline,  sulla strada vedo un chioschetto in legno anche questo con il logo dei Vigneron Independant e la dicitura Domaine Tambour. Mi fermo. Dentro c’è Andrea Damase, una grafica che ha un blog di illustrazioni dedicate al vino [2]. Ci facciamo un sacco di sorrisi e praticamente assaggio tutto. Gli ossidativi sono 2, Dorè Doux, 3 anni di botte al sole e Ambroise 2008, 5 anni per acquisire le sue meravigliose note ossidative. Prima di salutarci mi consiglia di andare a visitare l’enoteca Les 9 Caves a Banyuls-sur-mer.

Giusto un attimo un passaggio alla Cave Cooperative l’Etoile e poi mi precipito a Les 9 Caves! Atmosfera crepuscolare, decadente, banco di legno, tavoli in ferro, cantina strepitosa, mi sento a casa. Chiedo se mi adottano ma si limitano a versarmi l’Imposture di Domaine le Petite Baigneuse, mi tuffo nel bicchiere e mi ci addormento dentro come un utero che mi contiene. Sono in piena regressione, sto mutando in un demone etilico. Esco seguito da un corteo di ninfee, satiri, sileni e mi infilo nella porta di Domaine Madeloc e poi ancora da Domaine du Traginer. Datemi da bere! E ancora e ancora. Il corteo arriva alla spiaggia dove mi immergo nelle acque a vado a dormire sul fondo del mare.

Quando riemergo è l’ora del crepuscolo, una nebbia salmastra si alza dal mare, tutto mi sembra vivo e silenzioso, scivolo con la moto attraverso strapiombi sul mare. Da qui si inverte la rotta e inizia il rientro, una malinconia mi invade, smonto la tenda, carico la moto. I bicchieri attaccati al ragno sono diventati 3. Cerco una via tra le pioggie incombenti e vado nel Minervois, selvaggio e solitario, a trovare Brunnhilde di Domaine de Courbissac.

È in piena vendemmia, la cantina è un brulicare di ragazzi giovanissimi che spremono l’uva, di emissari del Laboratorio Enologico Dubernet che raccolgono dati sulla evoluzione dei vini nelle botti, ed il piccolo Fausto, figlio di Brunnhilde, che mi prende per mano e mi fa fare il giro delle vigne. Con Brunnhilde entriamo in intimità parliamo delle esperienze oscure, quelle che ci pongono di fronte ad eventi che ci fanno  tremare l’anima, ci raccontiamo le nostre storie. Mi parla del territorio, del cambiamento climatico che ha ridotto l’escursione termica tra il giorno e la notte diminuendo la concentrazione di acidità nelle uve, della volontà di vendere vini ad un prezzo accessibile a tutti e di pagare bene i suoi dipendenti, di un nuovo progetto di vinificazione, Notre Terre, con cui fa un bianco da Grenache Negra e Terret e un rosso da Grenache, del suo utilizzo di un metodo tradizionale che prevede l’uso del grappolo intero nel processo fermentativo, dell’essere vignaiola donna e madre di due bambini bellissimi. Ceniamo insieme sorseggiando il suo avvolgente Farradjales 2018 da uva Cinsault fino a che i nostri occhi si chiudono di stanchezza. La saluto, è notte, attraverso strade di campagna totalmente buie, ad un tratto un temporale in lontananza squarcia la notte. Fermo la moto, mi sdraio su un prato e mi godo lo spettacolo elettrico.

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Sulla via del rientro mi fermo ad Avignone a recuperare le bottiglie di vino, le carico in moto con una geometria non euclidea, tolgo i bicchieri dal ragno e vado a trovare Daniele, Sophie e Margaux a Isle-sur-la-Sorgue. Daniele mi aveva suggerito una lista di vignaioli all’inizio del viaggio e adesso eccomi qua nella loro fattoria galleggiante a festeggiare il compleanno della piccola Margaux. Entro direttamente con la moto dentro la festa e la parcheggio a fianco al seggiolone. Margaux mi sorride e la festa procede per giorni, almeno a me sembra così. Daniele continua a stappare bottiglie “assaggia questo, assaggia quest’altro!” Sophie, non si capisce come, continua a sfornare torte, pasticci, creme con un procedimento magico tramandato nella linea femminile della sua famiglia. Insieme andiamo a visitare la cantina Val de Combres di Valentin Letoquart un artista vignaiolo. L’ultima cantina! Valentin ci accoglie con una strobo al centro della sala di degustazione e ci versa i suoi vini. Parla apertamente della ricerca uno stile fresco e agile per i rossi. Utilizza il termine fluiditè per descrivere questo stile e racconta che i vini con grosse concentrazioni e strutture importanti di tannini sono considerati vin de papa, vini degli anziani! Rimango sorpreso. Assaggiamo Les Quilles de Joie da Syrah, Grenache e Carignan, quest’ultimo vinificato separatamente con il grappolo intero, che riassume questo stile elegante, giovane, glou glou. Facciamo un carico di vini e cibi e torniamo alla base.

L’avventura finisce qui con un rituale di amicizia ed estasi dionisiaca sulla fattoria galleggiante!

 

[1] Personaggi e cantine nella foto da sinistra in alto

Gio Sergi Clos Saint Vincent  
Louange Alima e Brousse Gregory Pour Une Poignee des Raisins
Margaux e Pauline Domaine Richaud
Stanislas Wallnut Domaine de Villeneuve
Sebastien Xavier Domaine Milan
Raphael Baissas e Oscar Mancillas NADA
Domaine Saint Thomas
Andrea Damase  Domaine Tambour
Adèle Queffelec  Domaine Madeloc
Brunnhilde Claux Domaine de Courbissac
Domaine des Favards
Daniele Piras e Valentin Letoquart Planet Vin e Val de Combres

[2] Andrea Damase www.jeboislavieenrose.com

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Leone Zot

Nato sul pianeta terra nel sud della Germania. Psiconauta per istinto, dedito alla conoscenza e alla gozzoviglia in tutte le sue forme. Il vino è la prima sostanza psicotropa che ha avvicinato. Una relazione amorosa con incipit punk e antisociale che ha prodotto momenti di innalzamento intellettuale e momenti di inabissamento nel fuoco di Dioniso. Viaggia nella vita giocando e ridendo accompagnandosi sempre all'estasi del bicchiere.

10 Commenti

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Francesco Fabbretti

circa 9 mesi fa - Link

"Un altro aspetto che mi colpisce e che i vini rossi puntano tutti sulla freschezza, la bevibilità e l’eleganza. Nessuno gioca sulle grandi estrazioni, sulle forti concentrazioni, o su tannini da levigare con il tempo. Inoltre quelle note selvatiche che ero abituato a trovare in alcuni vini naturali qui sono molto rare e spesso assenti. I vini tendono ad essere lineari, puliti, accessibili." "Mi colpisce il fatto che la barrique quasi non si sente, integrata senza nessuna ostentazione nel corpo sottile e lungo di questo vino, in cui sono disciolti frutti e liquirizia che attraversano il palato" Non credo ci sia molto altro da aggiungere, soprattutto se qui in Italia stiamo ancora a elogiare (vedi ultimo numero del, peraltro stupendo, Porthos) vini naturali con la volatile che "spinge in alto" i profumi (e parliamo di vini che superano in agilità i 100 eurini l'uno!!!), o creiamo un intero catalogo in cui ossidazioni e volatili la fanno da padrone...chissà se un giorno ci arriveremo anche noi

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Leone Zot

circa 9 mesi fa - Link

Si sono stili diversi ed è stato molto interessante scoprirlo.

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Anulu

circa 9 mesi fa - Link

Bel post, ma d'accordo con Francesco. Tuttavia, resto anche curioso di vedere se determinati vini hanno un'evoluzione dopo 4-5 in bottiglia, o se velocemente muoiono.

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Leone zot

circa 9 mesi fa - Link

Grazie! Non resta che aspettate e assaggiare

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Lanegano

circa 9 mesi fa - Link

Bellissimo articolo e soprattutto bellissimo tour. Ti invidio molto.....

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Leone Zot

circa 9 mesi fa - Link

Grazie Lanegano. Si un bellissimo viaggio di cui ho raccontato molto poco in verità!

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Stefano

circa 9 mesi fa - Link

Io invece ho un grande rimprovero: troppa roba per un post solo! Avevi materiale per almeno 3 pezzi... Zone magnifiche, che nostalgia! Un'idea dei prezzi?

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Leone Zot

circa 9 mesi fa - Link

Si Stefano molto lungo, e lo ho anche abbreviato rispetto alla prima versione ma lo ho concepito come reportage di viaggio, e un viaggio è una esperienza unitaria ed organica e mi piaceva comunicarlo come unico flusso narrativo. Grazie per averlo letto tutto. I prezzi sono molto vari. Ma in linea generale più cari dei vini italiani. Nelle Cave Cooperative trovi prezzi contenuti. Se vuoi sapere qualche prezzo in particolare me lo puoi chiedere.

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Vinogodi

circa 9 mesi fa - Link

...inutile girarci attorno: da perderci un poco di tempo ma davvero bello e , quasi, avvincente. L' avrei suddiviso in più articoli per una migliore leggibilità...per fortuna pause piuttosto lunghe fra riunioni scassapalle...

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Leone Zot

circa 9 mesi fa - Link

Si quello della lunghezza è stato un punto su cui ho riflettuto. Lo ho accorciato a più riprese togliendo riflessioni ed avventure. Ad un certo punto ho pensato di togliere tutte le note di degustazione ma non sono stato abbastanza deciso su questo punto. Ho cercato di mantenere un ritmo narrativo elevato dandogli la fisionomia di un racconto breve più che di un articolo. In ogni caso grazie

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