Viaggio in Franconia tra birrifici e osterie secolari, tesori d’arte, ed una Svizzera immaginaria

Viaggio in Franconia tra birrifici e osterie secolari, tesori d’arte, ed una Svizzera immaginaria

di Thomas Pennazzi

Torniamo in Alta Franconia, la mia piccola seconda patria in seno alla Baviera, dove la tradizione brassicola si perpetua indisturbata da secoli.

Di questa terra, chiamata Oberfranken, molti di voi non avranno mai sentito parlare; qualcuno forse, grazie alla sua ambasciata trasteverina aperta da quel personaggio che è Manuele Colonna. Ma se volete penetrare lo spirito dei luoghi occorre andarci di persona: partiamo.

Non è breve, il viaggio: bisogna buttarsi alle spalle le Alpi, dopo aver attraversato uno scampolo di Tirolo. La via più scenografica, che vi consiglio, è di entrare in Baviera dall’olimpica Garmisch: vi permetterà di ammirare lo scenario maestoso della Zugspitze e del Karwendel, e le pittoresche cittadine ai loro piedi. Il turista curioso, con breve deviazione, vorrà fare anche una puntata ai fiabeschi castelli di re Ludwig. In mezz’ora di folle corsa – là potete farlo – sarete accolti dalla gaudente Monaco che è sì la capitale tedesca della birra, ma non della migliore. Circa duecento chilometri ancora vi separano dalla magia della Franconia: lasciato alle spalle il capoluogo, le dolci colline sparse di campi di orzo e soprattutto di luppolo, quasi altissimi filari di vite, vi annunceranno nel frattempo che la birra qui è regina: il re però ha nome Audi. Siamo nella Baviera danubiana.

La Franconia, che è la parte settentrionale del vasto Land, vi verrà incontro con l’aspetto irto di selve della Germania di Tacito: la collina si inasprisce, e il paesaggio si fa scuro e ombroso per gli altissimi pini. Crederete già di essere in montagna, ma è un’illusione. Dopo lunghi saliscendi boscosi ecco apparire Norimberga, l’antica e murata città imperiale, col suo turrito castello. In un’oretta ancora raggiungerete Würzburg, Bamberga, e Bayreuth, i gioielli della corona di Franconia. Vi offriranno: vino, ed una reggia affrescata dal Tiepolo; birra, ed una città di principi-vescovi patrimonio dell’umanità; weissbier e teatri, l’uno il più bello, e l’altro il più famoso di Germania, con Richard Wagner che fa capolino ad ogni angolo del margraviato.

D’ora in poi non vi resta che perdervi tra i villaggi e le intatte cittadine delle tre province, avrete l’imbarazzo della scelta: ogni locanda vi offrirà la birra del luogo, brassata nel retrobottega, o prodotta nel borgo confinante. Per i più metodici è stata tracciata la Fränkische Bierstraße – la Strada della Birra della Franconia, ma se vagabondate tra i mille Gasthof e Bierkeller con spirito da flâneur, vi divertirete di più.

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Qui tutto è tradizione, dicevamo: le birre di queste contrade sono quanto di più aderente all’immaginario che avete della bevanda tedesca: da bere nel caratteristico steinkrug, il boccale di terracotta grigia smaltata in azzurro, col suo coperchio di peltro, o in quello di terraglia biancastra di minor pretesa, da osteria.

Perché qui si fa birra almeno dal 1300 senza interruzione. In certi villaggi dell’Alta Franconia troverete – e non è cosa rara – delle osterie con birrificio in attività documentata dai tempi di Lutero, gestiti senza soluzione di continuità da generazioni dalla stessa famiglia: in particolare nella Svizzera della Franconia, la scenografica area dall’aspetto alpestre ricca di foreste, sorgenti, grotte e castelli, compresa tra Norimberga, Bamberga e Bayreuth. Un patrimonio brassicolo che nessun’altra regione tedesca è in grado di vantare, e che non ha esempi nel resto del mondo.

La Franconia si divide in tre province, Bassa, Media, ed Alta: se circa la metà dei birrifici della Germania si trova in Baviera, la metà dei birrifici della Baviera si trova in Franconia, e di questi, il grosso è in Alta Franconia. E benché rappresentino una quota minoritaria della produzione bavarese – la parte del leone la fanno i birrifici di Monaco e pochi altri colossi industriali – per qualità e varietà dell’offerta le aziende familiari del nord della Baviera custodiscono dei veri tesori. Da noi li si chiamerebbe giacimenti gastronomici: e lo sono davvero.

L’Alta e la Media Franconia formano quindi il nucleo della tradizione brassicola tedesca, dove si situa la più alta densità di aziende artigianali. Hof, Coburgo, Bayreuth, Kulmbach, Bamberga, Forchheim, Erlangen, Fürth, Norimberga, e la Svizzera della Franconia comprendono quasi tutto ciò che vale la pena visitare in tema di birrifici e locande della regione.

Qui ognuno può utilizzare per legge il birrificio comunale, se esiste ancora, od un impianto privato, e produrre con una propria ricetta fino a 200 litri di birra all’anno, senza pagare alcuna tassa. Questa dovrà essere maturata nella cantina di casa, ma a differenza del confinante Alto Palatinato, erede di una tradizione simile, non potrà essere venduta, fatto salvo l’uso di vicinato: più famiglie vicine possono quindi mettere in comune questo diritto individuale di brassare, e dividersi la birra da loro prodotta durante l’anno. I frànconi sono un popolo di birrai, insomma.

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E guai a chiamarli bavaresi, fareste lo stesso errore di chiamare emiliani i romagnoli, pur se viventi nella stessa regione: i frànconi posseggono un’antica identità culturale e linguistica che si conserva gelosamente almeno dai tempi di Carlo Magno. Ascoltate il loro ostico dialetto: benvenuti nel La-La-Land! Molte delle loro parole terminano infatti in –la: quella fondamentale, “a Seidla” (un boccale, ein Seidel in alto tedesco) vi conviene impararla subito, vi servirà dovunque per farvi ben accogliere.

Nonostante siano passati molti secoli, nei piccoli centri della Franconia il tempo ha un ritmo più lento che nel resto della Baviera. La taverna, o locanda se ha camere per i forestieri, è il cuore del villaggio, e raccoglie l’esigua comunità, dai ragazzi al pensionato: la birra che viene servita è quasi sempre prodotta in proprio, e non di rado spillata dalla botte per caduta. La fedeltà del cliente dipenderà dalla qualità della medesima, più che dalla simpatia dell’oste o dall’offerta culinaria. Una volta decisa la preferita, quella taverna ed il suo bierkeller/-garten rimarranno il centro di vita e di socialità di una persona per molti anni, e spesso per sempre: una vera seconda casa. La loro semplicità è tutta nei tavoli di rovere massiccio coperti dell’immancabile tovaglia a quadretti rossi, su di un solido pavimento di gres; solo le osterie più antiche conservano l’assito di quercia, i trofei di caccia, ed un fascino impagabile: ancora una volta un segno del tempo che passa ma non incide. Se pensate alle grandi birrerie di Monaco, ecco, ricredetevi, siete su di un altro pianeta: si tratta di luoghi intimi, ma in cui dopo un boccale o due sarete accolti come se vi foste ritornati dopo una lunga assenza, anche se forestieri.

Raramente un birrificio artigianale produrrà tante qualità alla volta: se lo fa, significa che è diventato grande per capacità tecnica ed impianti; ma con un po’ di fortuna potrebbe aver conservato l’anima originaria, e non sarà allora da disprezzare. La dimensione produttiva delle aziende può variare dalle poche centinaia di ettolitri/anno o perfino meno per le Braustätten (taverne brassicole), fino ai veri e propri birrifici dalla capacità di alcune decine di migliaia di ettolitri/anno. Oltre, si tratta di aziende ormai industriali, a diffusione nazionale, ma sono poche.

In tutta la Franconia si contano circa trecento produttori, mentre le etichette superano agevolmente le mille, senza contare le birre stagionali e d’occasione, prodotte dagli artigiani in determinati periodi, e quasi mai imbottigliate: fanno parte dell’offerta della taverna, e se le volete, dovete recarvi sul posto al momento giusto. Per esempio a San Michele, inizio tradizionale dell’anno brassicolo, all’Epifania, ed alle Ceneri, che sono alcuni di questi periodi testimoni degli antichi usi.

Vi chiederete infine cosa si beve in Franconia. Facile rispondervi: le numerose sorelle della grande famiglia lager, che significa magazzino o deposito. La Helles, birretta chiara a bassa fermentazione bionda, semplice, frizzante, più maltata che luppolata è la bevuta più ovvia che vi verrà spillata nelle sue contrade, ma la ricca nomenclatura vi darà filo da torcere. Eccone qualche esempio, non esaustivo:

Landbier, birra campagnola. In genere chiara o appena ambrata, più malto che luppolo, birra comune;

Vollbier: birra completa, è più una definizione legale che altro, equivale alla precedente;

Lagerbier: birra di magazzino, espressione che sottintende una lunga maturazione, oggi non necessariamente in un keller;

Kellerbier: birra di cantina, orgoglio dell’Alta Franconia, matura nelle cantine scavate nel tufo, in ambiente naturalmente freddo;

Zwickl: birra con i propri lieviti, perciò imbottigliata torbida e di solito leggermente ambrata;

Dunkel: scura, birra limpida dall’ambrato al bruno, con malti dai toni dolci o tostati, assai tipica della regione;

Rotbier: birra rossa, specialità medievale di Norimberga e del suo circondario, dai toni pastosi, poco frizzante e poco amara;

Rauchbier: birra affumicata, specialità di Bamberga. Vedi sotto;

Hefe-Weissbier: birra di frumento con lieviti, da chiara ad ambrata, rifermentata in bottiglia; assai spesso detta Weißbier;

Tuttavia non fidatevi mai delle etichette sulle bottiglie, sappiate che vi tradiranno: i nomi ricorrono spesso uguali, ma le birre sono diversissime tra loro. Bisogna assaggiare, e trovare la preferita.

In Franconia tra tutte è regina la kellerbier, tuttora, seppur sempre più raramente, stagionata nelle fresche grotte tufacee scavate sotto i birrifici. Quasi mai chiara, mai pastorizzata, spesso non filtrata, scarsamente frizzante perché ungespundet, cioè maturata in botte non tappata, e poco luppolata; non ne troverete una uguale all’altra, frutto del saper fare dei birrai locali e dei loro mille segreti: l’acqua, il lievito, la maturazione, il malto ed il luppolo che più piace al birraio, o la ricetta del trisavolo.

Di tutto ciò Bamberga è la capitale riconosciuta, ricca di malterie, di mescite, e coronata di splendidi bierkeller, le ombrose birrerie all’aperto dalle alberate secolari, sotto il cui fresco l’ambrata bevanda matura in silenzio nelle cantine di tufo: in Franconia si usa dire infatti che si va sul bierkeller, e non al bierkeller. E se non sarà frequente, nelle osterie sparse nella campagna vi capiterà tuttavia di assistere ancora all’arte della spillatura dalla botticella di legno. Allora vi sembrerà di essere sospinti nel passato, e la birra assumerà un sapore inedito, quello del tempo che fu.

Come il sapore della birra affumicata, un gusto difficile, ma così tipicamente fràncone. Ormai la imitano dappertutto, ma niente è più rappresentativo di Bamberga e del suo territorio come questa tipologia di birra: un prodotto singolare, che racconta ancora una volta, qui, una storia frutto del caso e antica di secoli.

L’affumicatura poi vi inseguirà dappertutto: dalla birra alla carne, fino al pesce. Nella Svizzera della Franconia non sarà raro trovare delle osterie con peschiera, dove la trota, la carpa, o il lavarello, allevati nell’acqua di sorgente, vengono pescati la mattina presto e subito affumicati: vi verranno serviti a mezzodì. Magari con una birra brassata apposta per accompagnare la carpa, il pilastro ittico della Franconia e della Boemia.

L’altra grande tradizione, sempre più rara, ma che resiste nelle campagne, è l’osteria con propria macelleria, ma sarebbe meglio dire norcineria. La Franconia è la patria del bratwurst, la salsiccetta speziata con maggiorana e cotta alla piastra; come per la birra, ogni osteria con salumificio vanterà la sua variante. In tutte le sue città – e a Norimberga poi è affare d’orgoglio urbano – vi racconteranno che il loro bratwurst è il migliore in assoluto, e troveranno difetti negli altri. Sono tutti buonissimi, sia che ne prendiate tre nel panino senapato (weggla) dal baracchino in piazza, o infilzati nello stecco a mezze dozzine nei bierkeller sotto la secolare ombra degli ippocastani: i bratwurst accompagneranno degnamente la vostra birra, e avrete pranzato con meno di dieci euro, tutto compreso. C’è di ancor meglio e di altrettanto tipico nella gastronomia fràncone, tenendo sempre a mente da italiani che la cucina centroeuropea è a base di maiale, cavoli e patate, e con scarsa stagionalità. L’ottima birra vi aiuterà a dimenticarlo, anche se addenterete sotto il sole di Ferragosto una croccante Schäufala (spalla arrosto) contornata dai grossi canederli di patate locali.

E se dopo tutto questo vagabondare per birrerie vi assalirà ancora la nostalgia del vino, seguite il corso del Meno: sulle sue rive scoscese, da Bamberga a Würzburg troverete vigneti, cantine, e conventi che vantano tradizioni più antiche dei birrifici locali, perfino millenarie.

° ° ° ° °

Brauerei Bayer, Viereth – Zwickl 5°: locanda con piccolo birrificio (500 hl) in riva al Meno, non lontano da Bamberga, gestita dal 1849 dalla stessa famiglia. Zwickl è il nome della spina sul fondo del contenitore di maturazione, dalla quale il birraio estrae gli assaggi, torbidi per i lieviti del fondo, per valutarne l’affinamento. La birra è biondo chiara, torbida, di bella schiuma e con perlage finissimo. Naso lievemente fruttato, corpo leggero, dolce e fruttato, con note luppolate erbacee, fresche e appena amare. Piacevolmente estiva. +

Brauerei Eichhorn, Dörfleins – Schwarzer Adler, 6°: osteria con birrificio a 1 km da Bamberga, all’insegna dell’Aquila Nera; ma l’azienda ha cambiato il nome nel più mite Scoiattolo. Bruna, limpida, dal cappello modesto e leggera effervescenza (ungespundet); naso aromatico pronunciato di frutta e malto, corpo gradevolmente dolce e pieno dai toni maltati, con luppolatura minima. Tipica e deliziosa Dunkel della Franconia, pericolosamente beverina, data la gradazione sostenuta. ++

Eller Bräu, Birkach am Forst – Birkacher Rotes 4,8°: birrificio rurale con osteria nei dintorni di Coburgo, in attività dal 1822: il birraio afferma che questa birra rossa appartiene allo stile fràncone più antico. Limpida, colore biondo profondo con vena rossastra, schiuma di modesta persistenza, dalla delicata effervescenza. Naso dolce tra frutta e cereale, poco appariscente. Al palato fruttata e pastosa, arrotondata da un malto quasi da masticare, con dolcezza accennata. Lievi note amare di coda alleggeriscono il sorso, preparando al prossimo. Nutriente. +

Brauerei Gradl, Leups – Leupser Dunkel 4,9°: storica osteria rurale della Fränkische Schweiz, tra Bayreuth e Pegnitz, una delle pochissime ancora esistenti con propri birrificio e norcineria. Qui non può mancare la birra fràncone più conservatrice: la Dunkel, bruna e con l’etichetta a caratteri gotici. Colore ambrato limpido, appena frizzante, diresti che profuma di mallo di noce e di cicoria tostata. Sorso asciutto; meno corposa di quanto il colore suggerisca; l’amaro equilibrato del cereale tostato è il protagonista, e concede al malto appena un’ombra di dolcezza; il retrogusto amarognolo persiste a lungo, eppure ne vuoi bere subito un altro poco. Tradizione incontaminata. ++

Brauerei Griess, Geisfeld bei Bamberg – Naturtrübes Kellerbier 5,2°: dal 1872 osteria con birrificio, rinnovata (in peggio) negli anni Ottanta; colore dorato intenso, aspetto torbido; naso che gioca tra frutto e cereale, debolmente frizzante (ungespundet), schiuma modesta. Birra spalluta, che fonde un luppolo fresco e prepotente con una solida struttura maltata. La temperatura gioca a favore dell’uno o dell’altra. Se avete nostalgia della Pilsner Urquell dei tempi d’oro (sovietici), eccovi serviti. +

Brauerei Hebendanz, Forchheim – Export Hefe-Weissbier 5,2°: storica birreria artigianale di Forchheim, in mano alla stessa famiglia dal 1579 (avete letto bene, ma è solo la seconda birreria più vecchia della città). Colore dorato, assai torbida, schiuma appena persistente, carbonazione modesta per una birra di frumento dalla classica fermentazione in bottiglia. Naso floreale pronunciato, con lievi note erbacee, sa giustamente di crosta di pane e di lievito. Fresca per una leggera nota acida, la dominante è il gusto fruttato dei lieviti, con cenni di luppolo erbaceo su di un corpo maltato discretamente pieno. Ve ne basterà una per saziarvi. Ciaone, Monaco! Ricca e rustica. +

Brauerei Hölzlein, Lohndorf – Vollbier 4,7°: settima generazione di birrai, osteria di famiglia da 225 anni, 11 km a est di Bamberga, in una delle zone più ricche di birrifici dell’Alta Franconia: vi basta? Colore dorato scarico, profumi floreali, con promessa di malto. Corpo gustoso, dolcemente maltato, rinfrescato da un luppolo aromatico ed elegante. Una birra quotidiana e leggera con tanto gusto. Da bere e ribere all’infinito. ++

Brauerei Hönig, Tiefenellern: a 2 km dal precedente, la locanda “Zur Post” è di proprietà della stessa famiglia di mastri di posta e mastri birrai dal 1778.

Posthörnla 5,2°: birra ambrata brillante, dal naso poco appariscente; carbonazione modesta, gran schiuma a grana fine appena colorata. Media di corpo, dal malto tostato e amarognolo; sarebbe una Rauchbier, ma non ve ne accorgerete punto; retrogusto piacevolmente luppolato. Da tutto pasto. +

Lagerbier, ungespundet 4,8°: ambrata limpida, di generosa ma evanescente schiuma, piacevolmente frizzante. Naso floreale e mielato, corpo pieno a vena dolce, subito riequilibrato da una moderata nota amara. Finale rotondo. Bassd scho! (va bene, in dialetto locale) +

Hummel-Bräu, Merkendorf – Kellerbier 4,9°: osteria con birrificio ad est di Bamberga, esistente dal 1556, gestita dalla stessa famiglia dal 1846. Oro profondo, limpida, schiuma evanescente. Assai poco frizzante (ungespundet), dall’aroma floreale e poco maltato. Leggera di corpo, dal sapore maltato amarognolo, con il vegetale del luppolo a pulire il sorso. Simpatica, ma si può bere meglio. +–

Brauerei Knoblach, Schammelsdorf – Lagerbier, ungespundet 4,9°: dal 1880 osteria di famiglia con birrificio e distilleria, nei dintorni di Bamberga. Quattro le birre in produzione regolare, più numerose specialità stagionali. Questa Lagerbier, dal colore ambrato, discreto cappello e moderata carbonazione, ha aromi di crosta di pane e di luppolo erbaceo, col malto mielato in secondo piano. Al sorso, un modesto seppur piacevole corpo maltato è sopraffatto da note erbacee e floreali intense ed inusuali per una Lager fràncone. Finale erbaceo amaro deciso e persistente.  Hip hop. +-

Brauerei Lieberth, Hallerndorf – Lagerbier 5°: Braustätte (osteria con birrificio) in attività dal 1679 nel cuore di uno dei più rinomati villaggi brassicoli, vicino a Forchheim. Birra chiara e dorata, di vivace schiuma. Da subito erbacea, con il malto sotto traccia, il sorso si destreggia tra il (poco) dolce ed il (molto) amaro. Se amate le IPA, questa pils-non-pils vi piacerà molto: è tutta verde di fieno e di luppolo. Finale amaro tra vegetale e citrico. Aromatica. +

Neder Bräu, Forchheim – Keller Bier 5,6°: citata per la prima volta nel 1554, è la più vecchia birreria della città in attività; dal 1882 è in possesso della famiglia Neder, gestita ora con l’osteria dalla pronipote. Birra velata di colore dorato scuro, perlage finissimo, scarsa schiuma; naso mielato, in bocca gustosa e piena, la dolcezza è bilanciata da una vena acida data dai lieviti; luppolo appena erbaceo in chiusura. Un grande classico. +

Brauerei Reichold, Aufseß – Zwick’l 5,2°: osteria con birrificio, dal 1906 gestito dalla famiglia, nel villaggio della Svizzera Fràncone col più alto numero di birrifici per abitante al mondo. Torbida, di colore oro profondo, dal cappello deciso, frizzante. Naso fruttato elegante con cenni maltati: al sorso piuttosto maltata, appena mielata, bilanciata da un vispo luppolo erbaceo ed amaro a pulire il sorso. Corretta. +-

Brauerei Sauer, Rossdorf – Rossdorfer Urbräu, 4,9°: bella osteria di campagna dal 1784, con proprio birrificio e grotta di stagionatura, a due passi da Bamberga. Landbier dorata chiara, di vivace carbonazione. Maltata al naso, al sorso debole e di modesto carattere, seppur non acquosa; finale debolmente luppolato. Bottiglia stanca? Da riprovare. –

Schübel Bräu, Stadtsteinach – Drachenseidla 4,9°: birreria dal 1872 nei dintorni di Kulmbach, con distilleria. Otto birre attualmente in produzione, tra cui questa Kellerbier ambrata e non filtrata. Al naso dapprima metallica, poi floreale e maltata. Bel cappello, frizzante medio, malto di medio corpo, amara col freddo, più armonica a temperatura di cantina. Equilibrata, tendente all’amaro. Senza acuti. +-

Brauerei Spezial, Bamberg – Lager Rauchbier 4,9°: storico Gasthof cittadino con birrificio, le cui origini documentate risalgono al 1536, dal 1898 in possesso della famiglia Merz. Qui si fanno solo birre affumicate. L’osteria in tipico stile fràncone è affascinante, ma ancora di più lo è l’omonimo Bierkeller sulla collina con impagabile vista sulla città d’arte. Le Rauchbier sono la birra di Bamberga, ed il loro gusto unico, leggermente o fortemente affumicato, divide i bevitori: le si ama o le si odia. Questa la amerete al primo sorso: ambra profonda e limpida nel bicchiere, con discreta schiuma; al naso dolcemente fruttata, appena affumicata; ma è al palato che vi innamorerà, con la sua dolcezza carezzevole, il fruttato caleidoscopico, e la garbata nota fumé che rende la birra profonda ed armonica. Un inno alla Franconia. ++

Brauerei Stöckel, Hintergereuth – Ahorntaler Landbier 5,1°: birrificio con osteria dal 1866, gestito dai trisnipoti del fondatore, nei dintorni di Bayreuth. Cinque le birre in offerta, più una stagionale. Tipica Dunkel della Svizzera della Franconia, limpida e ambrata, di poca schiuma e perlage assente; profuma di aromi dolci e di frutta matura, appena caramellata; in bocca è leggera e rotonda, e gioca garbatamente tra dolce e amaro, soddisfacendo il palato con naturalezza. Finale maltato. Gustosa. +

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Thomas Pennazzi

Nato tra i granoturchi della Padania, gli scorre un po’ di birra nelle vene; pertanto non può ragionare di vino, che divide nelle due elementari categorie di potabile e non. In compenso si è dedicato fin da giovane al suo spirito, e da qualche anno ne scrive in rete sotto pseudonimo.

5 Commenti

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luca

circa 4 mesi fa - Link

Ottimo articolo. Ad oggi non ho mai messo piede da quelle parti ma conosco le tipologie brassicole partorite da quelle teutoniche zone. Differenze difficili da percepire a palati poco amanti delle basse fermentazioni figlie dell'editto dei Duchi di Baviera del 1516 sulla purezza della birra(e mi chiedo come sia possibile non amarle!!!). Mi piace l'analisi sulla differenza tra il nostro concetto di birra artigianale e l'aspetto culturale sull'ambito produttivo tedesco che gode di una tradizionalità e mantenimento di qualità nonostante il litraggio sicuramente elevato rispetto ai nostri standard legati ad un birrificio artigianale. E' ovvio che ci siano anche molti più assetati consumatori da soddisfare. E' proprio come me lo hanno raccontato e anche l'ambito territoriale e culinario rispecchia a pieno l'idea che mi sono fatto. Fa venire ovviamente voglia di andarci e lo farò sicuramente prima o poi. Prosit!

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Guido

circa 4 mesi fa - Link

Ciao, segnalo produttori per me buonissimi come Pyraser e St Georges Brau. per chi passa da Norimberga segnalo questa catena di negozi https://www.landbierparadies.com/ loro vendono SOLO birre locali, io ho imparato comprando a caso. tra l'altro i prezzi delle birre sono imbarazzanti e si può fare incetta con poco complimenti per l'articolo, ben fatto e molto esaustivo. p.s. per chi passa da quelle parti a Maggio, la festa della birra di erlangen è imperdibile

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Vocativo

circa 4 mesi fa - Link

Ho un ottimo ricordo della Rauchbier Märzen di Schlenkerla, storico microbirrificio sito nel centro storico di Bamberga con osteria e locanda dalle tipiche volte ribassate e l'architrave d'ingresso che recava l'anno di fondazione dell'edificio, datato agli inizi del XIV secolo. Non so se la bontà della Rauch fosse amplificata dalla suggestione che il luogo evocava, ma mi era parsa decisamente migliore di altre proposte di altri birrifici cittadini.

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Sancho P

circa 4 mesi fa - Link

Gruner silvaner Interessanti. Passando per Amburgo (causa Sanct Pauli, almeno due volte l'anno tappa obbligata per me), merita una visita "Der bocksbeutel" Solo Frankenwein, molti nella tipica bottiglia (bocksbeutel appunto).

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marcow

circa 4 mesi fa - Link

Questo pezxo mi ha colpito particolarmente. "Nonostante siano passati molti secoli, nei piccoli centri della Franconia il tempo ha un ritmo più lento che nel resto della Baviera. La taverna, o locanda se ha camere per i forestieri, è il cuore del villaggio, e raccoglie l’esigua comunità, dai ragazzi al pensionato: la birra che viene servita è quasi sempre prodotta in proprio, e non di rado spillata dalla botte per caduta. La fedeltà del cliente dipenderà dalla qualità della medesima, più che dalla simpatia dell’oste o dall’offerta culinaria. Una volta decisa la preferita, quella taverna ed il suo bierkeller/-garten rimarranno il centro di vita e di socialità di una persona per molti anni, e spesso per sempre: una vera seconda casa. La loro semplicità è tutta nei tavoli di rovere massiccio coperti dell’immancabile tovaglia a quadretti rossi, su di un solido pavimento di gres; solo le osterie più antiche conservano l’assito di quercia, i trofei di caccia, ed un fascino impagabile: ancora una volta un segno del tempo che passa ma non incide. Se pensate alle grandi birrerie di Monaco, ecco, ricredetevi, siete su di un altro pianeta: si tratta di luoghi intimi, ma in cui dopo un boccale o due sarete accolti come se vi foste ritornati dopo una lunga assenza, anche se forestieri"____ Dopo averlo letto ho pensato: "non esiste nulla in Italia che ricordi questa Franconia raccontata da Thomas Pennazzi.... O se fosse esistita... l'abbiamo distrutta.

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