Verticale di Chateau Palmer da Pinchiorri. Il futuro di Bordeaux che passa dalla biodinamica

Verticale di Chateau Palmer da Pinchiorri. Il futuro di Bordeaux che passa dalla biodinamica

di Andrea Gori

Cinquanta pecore, dieci mucche, qualche olivo, un pero al posto di 20 inestimabili piante di cabernet sauvignon. Il futuro di Chateau Palmer suonerebbe quantomeno bizzarro a chi si sedesse per un attimo accanto a Thomas Duroux, amministratore delegato di uno dei più famosi e blasonati Chateau bordolesi, un vino che spunta ogni anno en primeur cifre altissime e che ha da poco organizzato una storica, milionaria asta di bottiglie da Sotheby’s. Ma questo ragazzo con trascorsi illustri toscani (enologo ad Ornellaia fino al 2004, residenza a Pisa e un italiano fluente con qualche bellissima c aspirata nel modo giusto) ha un altro scopo con il suo piccolo tour di fine estate tra Milano, Firenze e Roma: cambiare il modo con cui viene percepito uno Chateau come Palmer, inaccessibile e monolitico, imbevibile prima di 30 anni e soprattutto un vino che è diventato status symbol ed etichetta ancora più che un liquid0 da godere.

La Cina da un lato non è più la Cina tumultuosa che si accaparrava ogni vino di pregio fino al 2008, quando la corruzione e la regalistica in seno al partito comunista fomentava un mercato imbizzarrito e apparentemente senza freni ma dall’altro lato, grazie ad Hong Kong, si è imposta come terza città al mondo che gestisce il fiume di vino di pregio mondiale, molto vicina a Londra e al suo storico primato commerciale nei fine wines.

Un mercato spesso non molto controllato, con bottiglie di provenienza dubbia (e lo stesso Chateau ha deciso di utilizzare uno speciale sistema anticontraffazione e tracciabilità su ogni bottiglia) ma soprattutto dove le bottiglie che vengono aperte possono dare risultati deludenti perché sballottate da una parte all’altra del mondo, in vari container, per poi approdare alla tavola. Proprio la tracciabilità e la conservazione sono due argomenti chiave che animeranno il dibattito su questi grandi vini nel prossimo futuro, di pari passo con una differenziazione di gusto, che ha spinto Chateau Palmer al passo della biodinamica come pratica agronomica, e verso grandi investimenti in cantina per poter effettuare la vinificazione separata dei 52 lotti che compongono il vigneto aziendale.

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Ben 52 diverse vinificazione richiedono poi ovviamente un lavoro certosino di assemblaggio ogni anno, per ottenere la miglior versione possibile del grand vin. Biodinamica perché solo un ecosistema variegato e in equilibrio con la natura può dare a cabernet sauvignon, merlot e petit verdot il gusto unico e particolare che vogliono a Palmer, e non la standardizzazione verso la potenza, la ricchezza e la concentrazione che hanno caratterizzato l’ultimo ventennio bordolese, ulteriormente rafforzato dal global warming a partire dalla storica e celebratissima vendemmia 2005.

Il vigneto di Palmer è composto in parti uguali di merlot e cabernet (47%) quindi un 6% di petit verdot e il grand vin in genere rispecchia questa composizione, con un abbandono ormai definitivo del cabernet franc (troppo complicato da gestire e soprattutto inutile sotto una certa percentuale perché sovrastato dall’intensità degli altri). Il vino nasce dai vigneti più anziani, con un minimo di 40 anni di età e con le piante più vecchie che si avviano verso gli 80 anni di lavoro. Siamo nel settore Cantenac della AOC Margaux, vicinissimi al Premier Cru Classé omonimo, su un plateau scenografico in mezzo a vigneti che affondano le radici su un mosaico di suoli di almeno 16 composizioni diverse, tra sabbia, argille e ciottoli di varie dimensioni, con la particolarità che il merlot aziendale cresce su suoli ciottolosi e argillosi invece che semplice argilla, come in genere accade nel Medoc, con il risultato di un merlot che può andare verso percentuali da St.Emilion senza diventare pesante e ingombrante, anzi.

La densità è attorno alle 10 mila piante per ettaro passate in biodinamica a partire dai primi esperimenti del 2008, e certificati a partire dalla 2014: un percorso ideato e portato avanti con forza e decisione da Thomas che ce lo racconta in questo video.

Anche senza la spinta biodinamica, sotto la guida di Thomas Chateau Palmer vive un grandissimo rinascimento sia in termini qualitativi che di rinnovo, investimenti in tecnologie e ammodernamento dei locali di lavoro. In rapida successione da queste cantine escono annate che si piazzano subito tra le migliori di sempre, basti pensare alla sequenza 2004, 2005, 2008, 2009 e 2010 dove di certo il clima ci ha messo lo zampino, ma altrettanto certamente la mano è stata salda e decisa, per quanto Thomas ripeta continuamente che la forza dello Chateau è maggiore di quella di un singolo e che il lavoro è sempre quello di un team: anche a Bordeaux sono decisamente finiti i tempi degli enologi che risolvono la situazione e fanno arrivare premi e punteggi roboanti. Oggi conta l’originalità e appunto il terroir, parola che per troppo tempo a Bordeaux si è fatto finta di dimenticare.

Il nostro percorso di degustazione, seduti all’Enoteca Pinchiorri insieme a Daniele Balan dell’omonima distribuzione, parte dall’altro vino prodotto: AlterEgo, decisamente non il classico second vin ma una vera e propria seconda interpretazione del vigneto dello Chateau usando le stesse vasche e botti nuove dal 25% al 40% del totale.

AlterEgo 2013 Chateau Palmer appare scuro e scalpitante, intenso e variegato: pepe ribes, alloro, liquirizia, senape, humus e toni mediterranei. Bocca tumultuosa ma con tannini che cominciano a virare al setoso pur restando, per adesso, un poco imbizzarriti. 90
Abbinamento: battuta di manzo all’olio evo sfoglie ai capperi, olive e crema di cipolla verde.

Per quanto riguarda il grand vin si parte dalla vendemmia 2007, considerata minore ma perfetta per cominciare a capire che questi vini vanno bevuti sì al momento giusto ma non necessariamente dopo decenni, e che si rivelano entusiasmanti se bene abbinati e gustati. Passaggio poi per la 2009 (potenza pura, al limite del deragliamento) e l’osannatissima 2005 in forma giovanile, strepitosa, e all’altezza del suo blasone (per quanto sulla 2005 sia in atto un certo revisionismo storico che la colloca non così in alto nel ranking di tutti i tempi a Bordeaux). E una commovente 1990, che mostra alla tavola il significato di invecchiare con grazia e lucidità applicato ai grandi Bordeaux. Proprio sulla 1990 Thomas prende spunto per raccontarci il significativo incontro, il primo giorno nello Chateau, con lo storico direttore Jean Battalier, che ha reso grande Palmer dagli anni ’60 fino agli inizi del nuovo millennio.

Chateau Palmer 2007 è piccante, arioso, speziato e fruttato con cenni di etereo raffinatissimi, pepe, anice e finocchietto, ribes rosso e nero. Bocca splendida, saporita, delicata e suadente, polpa e spezie, tannino setoso ma con riserva di energia che in bocca ha il colpo di reni insospettato, che riscatta la bevuta. Annata minore ma giusto perché siamo nell’iperuranio. 94
Abbinamento: agnolotti con stracotto di faraona, burrata e sugo d’arrosto.

agnolotti

Chateau Palmer 2009 a suo modo giovane ma intrigante, grande annata ma di quelle potenti: imperioso, solenne ma innegabilmente Margaux, pugno di ferro in guanto di velluto. Sapore stratificato, tannino roccioso, maschio ma finissimo: musk, ribes nero, mirtilli e senape, fieno e caramello, di una lunghezza che entusiasma e rapisce. Vino in evoluzione e che necessita di bottiglia per esaltare il terziario, ma che è definito e scolpito per essere goduto anche adesso. 96+
Abbinamenti: uovo croccante, maionese di prosciutto crudo, funghi porcini Casentino e bietole al rafano

Chateau Palmer 2005 ha cominciato il percorso nel terziario. Ma è una meraviglia da ascoltare, con i suoi vagiti di grandissimo vino, frutta di bosco e spezie, complessità e sfaccettature, eleganza e stile, tannino fine e roccioso, lunghezza e raffinatezza. Saporito e pepato, ha piccantezza e sensualità: un vino Margaux nel midollo, con l’annata che esalta tutto e per questo ha bisogno di tempo. Ma la finestra in cui si trova è perfetta per capire dove andrà tra qualche anno. 97
Abbinamento: risotto di quaglia e uva bianca.

risotto

Chateau Palmer 1990 presenta evoluzione e sensazioni dolci e suadenti, irresistibili: pepe e senape, affumicato, tabacco e liquirizia, piccantezza, sale, sole e resina, balsamico, menta, selvatico. Forza di spezia e la totalità delle famiglie presenti compreso fruttato e floreale, goduria e testa, passione e stile. Vino di impressionante per finezza, e dimostrazione di quello che Bordeaux può diventare con il giusto affinamento. 94
Abbinamento: carrè e spalla di agnello del casentino con purè di sedano rapa patata e pancetta.

carre

Spazio anche per una chicca champenoise al termine di una serata entusiasmante e godereccia, ovvero:

Champagne Thienot 2002 da un vigneto particolare di Avize di solo chardonnay, che ogni anno ha nella sua uva l’aborto floreale stile picolit, e ogni anno fa nascere (insieme ad un 50% di Pinot Nero) questo millesimato particolare in cui dolcezza e freschezza coesistono tra mandorle, sapidità, agrumi senape salsa e croccantezza, ginger spezie e acidità che aumentano lunghezza e godimento. 94

Vino perfetto per esaltare un dolce capolavoro di Luca Lacalamita, i fichi marinati con mandorle e latte alla menta che rivelato barlumi di freschezza e dolcezza nello Champagne, aiutandoci a suggellare una serata ricca di serenità e spunti per il futuro.

dessert

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

18 Commenti

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andrea

circa 3 anni fa - Link

Gentile Andrea, mi spieghi meglio l' abbinamento dello Champagne? Dall' etichetta mi sembrerebbe la Cuvee Alain Thienot che è un assemblaggio di pinot nero e chardonnay...ecco, avendolo assaggiato ho difficoltà a immaginarmelo con il dessert che descrivi. ma ammetto che una cosa è leggerlo sulla carta e un' altra provarlo realmente. Grazie! Ciao

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Andrea Gori

circa 3 anni fa - Link

Sapevo anche io che era 50/50...Frse ho capito male io e Daniele Balan si riferiva al 50% di Chardonnay della cuvèe con l'aborto floreale. Quanto all'abbinamento funzionava eccome perchè molti 2002 oggi sono molto più dolci e accomodanti rispetto al quando sono apparsi sul mercato. Ma più in generale tutti i millesimati con qualche anno sulle spalle vengono in Francia abbinati sui dessert. Questo era un dessert un po' particolare (e buonissimo) sul quale forse anche un passito avrebbe fatto la sua figura ma di certo è stato un bel modo di congedarsi dal tavolo oltreché un modo per far riassaggiare Thienot, una maison molto sottovalutata dal pubblico champagnista italico.

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andrea

circa 3 anni fa - Link

Quindi mi confermi una tendenza alla polarizzazione con i brut che tendono verso i 12 e i dosage zero?

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Andrea Gori

circa 3 anni fa - Link

i brut stanno quasi tutti tra i 5 e i 10, anzi quasi tutti entro i 7 direi! Solo Heidsieck e altri sono più in alto... Dosaggio zero grande momento in tutta la Champagne vuoi per moda vuoi per effetto della maggior maturità delle uve per il global warming. Ma come sempre in realtà semplicemente la regione nel suo complesso cerca di occupare tutte le nicchie e soddisfare il numero più alto di consumatori...pensa ai rich iperdosati da bere con ghiaccio e frutta!

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andrea

circa 3 anni fa - Link

E la didattica ais che farà? Rimarrà ferma ai suoi ferrei canoni o seguirà la moda. Qui si innesca un dibattito che potrebbe appassionare migliaia di intravinodipendenti! 😃 Peraltro ricordo i commenti a Gardini che consigliava il panettone col medodo classico... Grazie...sempre interessanti i tuoi post

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Andrea Gori

circa 3 anni fa - Link

la didattica ais spiega ancora come contare le bollicine (numerosità, grana, durata nel tempo) quindi ormai la diamo per spacciata...o meglio, utile per iniziare ma non certo per portarsela dietro per tutta la vita come succede del resto con tante scuole e corsi di ogni genere. Sulle bollicine mostra diversi limiti in effetti così come sui vini cosiddetti naturali.

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Sergio

circa 3 anni fa - Link

Andrea, mi dici qualcosa sugli abbinamenti? predomina il vino sui piatti o c'è stato equilibrio? e poi mi pare di osservare sempre più un "ritorno" agli Champagne a fine pasto...

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Andrea Gori

circa 3 anni fa - Link

Non erano facili gli abbinamenti perchè i vini avevano un discreto corpo e tanta intensità e di conseguenza i piatti erano stati un poco sovradimensionati come consistenza e persistenza nonchè a livello di sapidità. Il risultato è stato davvero notevole e ci sono stati diversi momenti di puro godimento come sul risotto o sull'agnello. Per lo Champagne in "coda" è un'usanza francese cui ci adattiamo molto bene! pulisce il palato dai tannini e rinfresca in vista del prosieguo della serata

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Luigi Di Crocco

circa 3 anni fa - Link

Grandissimo articolo e video per chi ama questa regione viticola. Grazie

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Denis Mazzucato

circa 3 anni fa - Link

Esatto, la didattica AIS è utile per iniziare, per dare un linguaggio, per poter leggere un blog come questo senza avere lo sguardo della mucca al passaggio a livello. Alla fine del terzo livello si tolgono le rotelle. Da lì a diventare un ciclista ne passa, ma di questo credo ne siano consapevoli tutti. Sull'abbinamento con il dolce, leggere che lo champagne ci stava benissimo, ma che ci sarebbe stato molto bene probabilmente anche un passito mette una certa curiosità vista la distanza tra champagne e passiti. Io comunque amavo i krumiri col barbera 10 anni fa e continuo ad armarli ora. Ora vado a morire di invidia per questa degustazione. Addio.

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Matteo Targhini

circa 1 anno fa - Link

Serata pedofila 😰 Triste il messaggio che diffondete, molto triste

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Andrea Gori

circa 1 anno fa - Link

Perchè triste addirittura? Vini troppo giovani o cosa? Dovevamo sdegnosamente rifiutare l'invito se non era previsto il 1961?

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Matteo Targhini

circa 1 anno fa - Link

Meglio non nominare invano il 1961, in questo post le bestemmie già abbondano...

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Andrea Gori

circa 1 anno fa - Link

allora illuminaci Matteo, ogni contributo è interessante se garbato e nel merito

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Matteo Targhini

circa 1 anno fa - Link

Château Palmer prima di almeno trent’anni non è da sfiorare, è chiuso, criptico, non nato, fai un torto a lui e un dispetto al tuo portafoglio. Incontrare Palmer prima di almeno trent’anni non ci capisci nulla o quasi, è come giudicare la bellezza di una donna dall’immagine della ecografia morfologica del feto al terzo mese di gravidanza. Fare una verticale di Palmer 2005, 2007 e 2009, a mio sommesso parere, non ha letteralmente alcun senso. Spero di essere stato chiaro.

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Andrea Gori

circa 1 anno fa - Link

Matteo è una questione di prospettiva e di per chi scrivi. Tu apri le tue bottiglie e ti piacciono i Bordeaux di 30 anni e più ma non è detto che a tutti piaccia o vogliano aspettare così a lungo. Il post in questione riporta poi una verticale organizzata da Palmer con tanto di direttore della tenuta e suo direttore per presentare tre annate a loro modo di vedere interessanti e soprattutto ancora acquistabili e reperibili. Il lavoro del critico sta nell'assaggiarli ora e capire se c'è ancora e quanto potenziale davanti. E anche magari nel dire che una qualche forma di godimento, e neanche poco, c'è anche per chi lo apre adesso.

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Matteo Targhini

circa 1 anno fa - Link

Andrea che vuoi che ti dica la famiglia Sichel, che puoi già berli, loro devono vendere. Ho bevuto Palmer 1983 qualche mese fa, di godibile al momento c’era poco. In prospettiva un Margaux straordinario, ma se ne riparla tra vent’anni. A mio parere non è solo questione di gusto, se a Bordeaux vuoi volare in una dimensione fuori dal tempo e fuori dallo spazio, ai confini della realtà, ti tocca aspettare. Chiedo scusa se sono stato ruvido nei miei post precedenti, ma per me Bordeaux è religione e spesso mi faccio prendere dalla fede...

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Andrea Gori

circa 1 anno fa - Link

sulla religione non si discute, posso capirti! fa sempre piacere trovare un appassionato ma è sempre meglio confrontarsi invece che scontrarsi! Posso non avere la tua esperienza in vecchissimi Bordeaux ma le volte che mi è capitato di assaggiarli al momento giusto convengo con te che sono delle meraviglie uniche, non adatti però a tutti per tanti motivi.

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