Vernaccia di San Gimignano: la storia (video) di come bevevano i ricchi e potenti del Medioevo

Vernaccia di San Gimignano: la storia (video) di come bevevano i ricchi e potenti del Medioevo

di Andrea Gori

Nella regione Toscana “ovunque bella”, come afferma il nuovo mantra della comunicazione istituzionale, ci si prepara a Calici di Stelle 2016 con una piccola anteprima in quel di San Gimignano. L’occasione è propizia per scomodare due storici del vino, Giuliano Pinto e Marco Lisi – ex sindaco appunto di San Gimignano – per ripercorrere brevemente la storia della più famosa denominazione bianca di Toscana, e di come da vino comune sia assurto al rango di vino dei ricchi e potenti nel Medioevo, per poi entrare in crisi dall’arrivo dei vini dorati, ricchi e dolci dalla Grecia prima e per la concorrenza di tè, caffè e cioccolato poi. Un piccolo grande viaggio tra i secoli che ci aiuta a mettere i nostri gusti e priorità al loro (giusto) posto.

Prende la parola Giuliano Pinto, professore emerito del Dipartimento di Storia, Archeologia, Geografia, Arte e Spettacolo – SAGAS dell’Università di Firenze e ci racconta della percezione e il ruolo del vino attraverso i secoli.

[Di seguito la trascrizione del video]
La storia del vino ha ormai acquisito un ruolo molto importante in Italia ma è fenomeno recente, altrove esistono ricerche molto più antiche. Da noi ci sono stati fenomeni come la produzione di vino di qualità che ha spinto gli storici a indagare cosa abbia rappresentato il vino nella nostra storia. Studi, convegni e corsi universitari dagli anni ’80 in poi: prima, pochissimo. Tra questi ricordo nel 1986 un convegno a Greve sul “Il Vino nell’economia e società dell’ Italia del Medioevo” e più di recente ad Alghero “La vite e il vino nella storia e nel diritto”. Non scordiamoci mai che il diritto è importantissimo: negli statuti medievali si leggono tanti atti sul vino come ad esempio la data di vendemmia o sull’ubriachezza, se fosse un’attenuante o un’aggravante in caso di delitti e infrazioni al codice civile e penale.
Di certo un tempo neanche troppo lontano il vino era un alimento fondamentale della dieta calorica di un cittadino, e questo è durato secoli. Il vino è stato alimento, oggi si è aggiunto il piacere. Consumi molto diversi: prima il fiasco e sue dimensioni davano l’idea di quanto si beveva. In realtà non era mai granché… Non durava oltre un anno, prendeva “il fuoco”, e altre amenità. Si beveva in casa, in famiglia, e nelle osterie (tantissime) dove si vendeva vino al minuto. Classica pausa dei muratori, con vino a metà del lavoro. Addirittura il vino entrava nei grandi cantieri medievali e non solo per festeggiare i progressi della costruzione. Il vino lo bevevano tutti gli strati sociali, anche se con oscillazioni dovute all’economia. Altro cambiamento grosso: il gusto. Nel Medioevo i vini più apprezzati erano i bianchi, il  trebbiano della Val d’Ambra, il bianco di San Gimignano e i vini di Montecarlo, ed erano preferiti al rosso perché il vino bianco, si diceva, non nasconde nulla, non ha trucchi rispetto ai rossi ed in più il suo colore rammentava l’oro e la purezza. I rossi cominciano ad essere rivalutati dal 1800 in poi, con il progressivo affermarsi di Chianti Classico, Montepulciano, Carmignano, Valdarno e – molto più recentemente – Montalcino. Guardando indietro di certo si può affermare che la Vernaccia era molto più in auge nel Medioevo che 50 anni fa, quando era solo vino da turisti, e prodotto in quantità e qualità davvero ridotte.

Questo è l’intervento di Marco Lisi, ex sindaco di San Gimignano.

Marco ci guida in un mini percorso di ascesa, discesa e risalita della denominazione del comune che lo ha visto sindaco: San Gimignano. Pensiamo un attimo a come veniva prodotto il vino nel Medioevo (attorno all’anno mille, circa): tutta l’uva veniva messa insieme, raspi compresi. Macerazioni lunghissime dalle quali veniva fuori una matassa alcolica acida, tannica, da diluire con acqua. Il vino, però, sanificava l’acqua e permetteva di acquisire calorie utili al lavoro. Ma questo valeva per il popolo: poteva il Re o il Papa bere lo stesso vino? Certamente no, ed ecco che arriva il successo di vini più puliti, dorati, ricchi, come quelli che cominciavano a giungere dalla Grecia. La Vernaccia di San Gimignano già nel 1200, insieme ad altri bianchi d’Europa ricchi, puri e trasparenti, entra in questa categoria. E da allora comincia anche l’ascesa commerciale della città e la epoca d’oro, fino a che entrano in scena altre bevande di moda come caffè, tè e cioccolata che cominciano a rubare la scena. Declina la città dal 1600 in poi, e di pari passo anche il vino, che solo nel secondo dopoguerra torna a risalire.

E oggi, cosa ci racconta la Vernaccia di San Gimignano?

Un vino che si ritrova al centro dell’ultima moda dei bianchi freschi, sapidi, “minerali” e accattivanti, con un quasi totale rifiuto del legno e della corposità. Spesso difficili da apprezzare al primo naso ma capaci di catturare al primo sorso, e di far svuotare molto facilmente la bottiglia. Nel frattempo, mentre vengono conquistati posti importanti su carte dei vini prima inaccessibili, si vanno delineando meglio anche le tre tipologie Annata, Selezione e Riserva con interpretazioni personali e convincenti da parte di tanti produttori. Ecco i nostri assaggi, in video e per iscritto.

Vernaccia di San Gimignano DOCG Peruzzi & Puthod 2015. Acciaio e vetro, brillante fresca diretta, giallo verdolino, floreale incantevole; bocca sapida fresca e croccante come deve essere. 86

Vernaccia di San Gimignano DOCG Palagetto 2015. Acciaio e vetro, colore appena dorato, fruttato, mela e pera maturi, tocchi di miele e zafferano; bocca carnosa ma fresca e dinamica, non lunghissima. 84

Vernaccia di San Gimignano DOCG La Lastra 2015. Acciaio e vetro, naso timido e impacciato ma molto gessoso e di ghiaia appena bagnata dalla pioggia; bocca stupenda e sfaccettata che rivela note fruttate, agrumate e anche tropicali, senza perdere in compostezza e dinamicità, finale salino, vino che sorprende e appaga. 90

Vernaccia di San Gimignano DOCG Vigna Santa Margherita Panizzi 2013. Vinificazione per metà in acciaio e metà in legno, colore giovanissimo e trasparente, tocco di legno al naso che integra frutto bianco e giallo molto ben definito; bocca di sostanza che aggiunge sapidità e speziatura delicata, finale lungo e appagante con buona sapidità. 89

Vernaccia di San Gimignano DOCG Rampa di Fugnano Privato 2013. Solo acciaio ma selezione di uve, dorata e ricca di colore e al naso con tocchi di miele e zafferano oltre frutto di albicocc,a resina, mela e susina; bocca non dinamicissima ma ideale per due chiacchiere e dei salumi. 86

Vernaccia di San Gimignano DOCG Rubicini Eterea 2012. Piccolo saldo di chardonnay, acciaio e barrique, note ricche e nette di frutto maturo e sapido con legno avvertibile insieme a note tropicali di mango e ananas; bocca sapida e larga con piacevole finale ammandorlato con riserva di freschezza. 84

Vernaccia di San Gimignano DOCG Vagnoni I Mocali Riserva 2011. Fermentazione e affinamento in barrique ma legno quasi del tutto inavvertibile, se non per piccoli tocchi di classe ad arricchire un naso intrigante e sfaccettato tra gelsomino, calendula, mela golden e zafferano; bocca aperta e succosa con finale sapido molto lungo, che chiede ancora qualche tempo in bottiglia per dare il massimo. 92

Vernaccia di San Gimignano DOCG Colombaio di Santa Chiara Riserva 2012. Macerazione pellicolare sulle bucce, acciaio poi barrique per 9 mesi, naso complesso, ricco e intenso tra note di fiori bianchi, nespole, susine e ribes bianco, albicocca e mango, tocchi di legno vaniglia e tostatura piacevole; bocca giovanissima, serrata, freschissima e salata che necessita ancora di bottiglia per raggiungere il top, comunque impressionante tenuta e riserva di energia. 92+

Vernaccia di San Gimignano DOCG Mareterra Riserva 2012. Vinificazione e affinamento in barrique, molto dorata e vecchio stile quasi medievaleggiante, affascinanti note speziate; bocca non dinamicissima e ormai al top dell’evoluzione, ma ricca di sfumature e risvolti aromatici caldi e mentolati. 88

Ed infine, saliamo alla Torre Grossa da novelli Ezio Auditore in Assassin’s Creed per godere del panorama e scoprire, vento permettendo, alcune delle più belle vigne della denominazione.

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

1 Commento

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luigid

circa 5 anni fa - Link

E' per pagine come questa che leggo il vostro blog. Vino come Cultura, intesa come conoscenza, territorio, persone, e poi, finalmente, la parola al prodotto.

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