Una maratona di Barolo da Virna Borgogno

Una maratona di Barolo da Virna Borgogno

di Simone Di Vito

Se per qualche “strano” motivo siete capitati nel territorio delle Langhe, fin da subito vi sarete resi conto dell’enorme quantitativo di aziende che incontri girovagando per i vari comuni. La cosa che più mi colpisce però sono i cognomi che si moltiplicano, argomento che mi porta poi a pensare al turista inesperto di turno, e la confusione che potrebbe avere in un’eventuale scelta.

Tra i tanti cognomi ridondanti nell’area del Barolo, uno piuttosto importante è quello dei Borgogno, non solo per la storica azienda della famiglia Boschis (dal 2008 di proprietà di Oscar Farinetti), qui in zona infatti troviamo anche Serio e Battista, Francesco, Rivata, ed infine Virna Borgogno.

Negli ultimi anni, in cui è sempre più numerosa la presenza di produttrici nel mondo del vino, la scelta di mettere il proprio nome al fianco di quello dell’azienda può passare ormai per una logica scontata, ma che invece assume importanza se pensiamo a trent’anni fa; nel 1991 infatti, Virna, oltre a prendere in mano l’azienda di famiglia, è stata la prima donna in Italia a conseguire il diploma in enologia con 70/70 e lode(allora si trattava di diploma universitario europeo, prima che diventasse laurea breve). Immaginate i pregiudizi e le difficoltà nello studiare e fare vino per una donna in quegli anni, rapportandolo ad oggi varrebbe tranquillamente un 330 e lode.

Le origini di questo “ceppo” di famiglia Borgogno risalgono addirittura al 1780, mentre l’azienda fu fondata dal nonno Enrico e dal padre Lodovico nel 1950,  che negli anni 60/70 etichettavano il vino come Borgognot, il soprannome con cui venivano chiamati nel dialetto locale, ma che a detta di Virna, era forse un riferimento alle probabili origini francesi di questa schiera di Borgogno. Dal 91 ad oggi, Virna conduce l’azienda al fianco della sorella Ivana, che ci dicono sia l’assaggiatrice più critica in famiglia e che si occupa in prima persona di visite e parte commerciale. La proprietà comprende circa 10 ha di vigneti tra nebbiolo, dolcetto e barbera, nei comuni di Barolo, Monforte, Novello e La Morra.

Dopo un giro tra i  filari di Cannubi, adiacenti alla grande cantina di vinificazione, in compagnia di Virna, abbiamo dato uno sguardo alla bottaia, dove trovano dimora diversi tipi di tonneau e le grandi botti in rovere di slavonia, successivamente abbiamo visto l’area dedicata ad affinamento e imbottigliatura, ed infine, tornati in sala degustazione, abbiamo dato fuoco alle polveri.

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Cannubi

Gli assaggi

Breve riscaldamento e stretching a base di barbera e nebbiolo, per poi partire con una carambola di assaggi baroleggianti. Con le tante degustazioni dei giorni precedenti avevamo fatto un discreto palato dell’annata 2016, che anche nei vini di Virna si conferma un’ottima annata.

Inizio con il Barolo Noi(uve provenienti da La Morra, Monforte e Novello), per poi passare a quello del comune di Barolo, assemblaggio di vigne Sarmassa 15% e Preda 85%, l’ennesimo blend Barolo old style assaggiato in questi giorni, che mi hanno portato a riflettere molto sull’idea di MGA  proprio io che sono un malato di parcellizzazioni; naso scuro di more, rosmarino e liquirizia, bocca abbastanza morbida e potente, fresca, con tannini giusti ma leggermente acerbi, e un finale medio-lungo, da attendere ancora, si completerà. Siamo passati poi al Sarmassa 2016, un vino dal gran potenziale, talmente carico che alla cieca può sembrare di Serralunga; materia e intensità, beva lunga e pastosa,  alcol e tannini da impatto ma troppo irruenti, bisogna attendere ancora un po’, di stoffa ce n’è. Non ha bisogno di attesa invece il loro Cannubi 2016; un naso intrigante, floreale e speziato, poi amarena, funghi e tostature di tabacco da sigaro; elegante e profondo, fresco, sapido e dal tannino fine e levigato, migliorava man mano che si apriva, mi è rimasto in testa, che bel vino.

Siamo passati poi alle stesse bottiglie ma di annata 2015, millesimo decisamente più caldo che si è tradotto in vini un po’ meno eleganti ma pronti e succosi, anche per via dell’anno in più di bottiglia. A beneficiare dell’annata calda è proprio il Sarmassa, dove a differenza della 2016, qui è già in forma; frutta rossa matura e chiodi di garofano su un naso mentolato, beva larga e masticabile, caldo, con tannini carichi ma ben integrati, lungo nel finale, mi piace! Il Cannubi 15 mostra le unghie con un tannino più pronunciato, ma rimangono finezza e profondità riscontrate nella 2016; mentre il blend del comune di Barolo, ci appare un vino già bello e fatto rispetto all’anno seguente, probabilmente l’annata calda addomestica i ruggiti del Sarmassa, in questo caso facendo risaltare la percentuale superiore di Preda, a beneficio di maggior equilibrio e bevibilità.

Arrivati a questo punto, Virna ci ha regalato altri spunti nel momento in cui ci ha fatto scendere di qualche anno, con un Cannubi Boschis 2014, frutta scura e sottobosco, corpo medio, bevibile e immediato; il Barolo Riserva 2013, che sfornava note eteree a raffica, con polvere da sparo e lacche per capelli, corposo, e con un futuro davanti; la matura 2011, prima annata del loro Barolo di Barolo; per poi finire con la 2006, il precedente assemblaggio di Preda e Sarmassa al 50%, soppiantato dal 2010 proprio da quello del comune di Barolo; annata strana per loro, per anni infatti è risultata incompleta, ma oggi ormai, dopo 10-11 anni di bottiglia mostra finalmente un buon risultato, e forse ha altrettanti anni davanti.

Le annate meno recenti ci hanno dato una cronologia più completa della produzione, ma aldilà del fatto che parliamo di millesimi più fortunati, il livello di qualità espresso nei suoi 2015 e 2016 è sembrato di un gradino superiore rispetto alle precedenti.

Da questa interminabile serie di assaggi, è emerso che Virna produce il suo vino con tutta l’energia e la passione che ha mostrato nel raccontarcelo, dando la possibilità alle sue uve di esprimere bene il carattere di annata e territorio, con il suo stile ma senza alcuna forzatura; i risultati del suo lavoro si vedono, anzi si sentono, meriterebbe solo un po’ più di attenzione.

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I Barolo assaggiati:

-Barolo Noi 2016
-Barolo del comune di Barolo 2011, 2015, 2016
-Barolo Sarmassa 2015, 2016
-Barolo Cannubi 2014, 2015, 2016, 2017 (campione da botte)
-Barolo riserva 2013
-Barolo Preda-Sarmassa 2006

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Simone Di Vito

Sommelier Ais, ex bassista e batterista incallito, operaio di giorno, di notte invece si trasforma in un anomalo assaggiatore; appassionato di terroir, tipicità e di tutto ciò che è autentico nel mondo del vino. Coltiva il sogno di parcellizzare tutto quel che lo circonda, quartieri di Roma compresi...

1 Commento

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Sancho P

circa 12 mesi fa - Link

Senza entrare nel merito, a palato mio, tra i Barolo più concentrati della denominazione(annata 2000 e 2004 del Cannubi Boschis per esempio).

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