Una gita sul Garda

Una gita sul Garda

di Davide Bassani

Dopo settimane in zona rossa – di cui almeno un paio per colpa di non meglio calcolati dati regionali, e questo negli anni del boom dell’intelligenza artificiale* – avevo bisogno di aria, di vini semplici e giocosi – non banali, di freschezza; intesa proprio come acidità e voglia di allungare la beva – non so perché ma è salita così: le voglie si assecondano, mica si comandano.

Dicevo: dei vini beverini, buoni, di compagnia. Non potendo uscire dai confini regionali armo auto e bagagli e parto verso il Garda. Il programma prevede Vittoriale, lago di Valvestino, quello che si riesce a visitare tra Salò, Moniga e Padenghe: son riuscito a godermi solo Salò ed il suo delizioso lungolago, il resto è rimandato a data da destinarsi; ho dedicato la maggior parte del tempo alla gita godereccia nella cantina Pietta di Muscoline (BS) ed ho sforato. Buon segno. Questi i miei assaggi – prendetene e godetene tutti:

Rismen (90% Riesling, 10% Incrocio Manzoni): il cavallo di razza ed il meticcio. Affilato come la lama Miracle Blade dello chef Tony (esisterà ancora?), fruttuoso e sapido, finanche gastronomico e aperitivesco (dal mio dizionario personale). Me lo vedo bene con del pesce di lago cucinato acomelofannoqua ma anche come accompagnamento a secondi di pesce di altre latitudini, magari oceaniche. A parte gli scherzi, buono ma forse ancora troppo acerbo. Abbisogna di diverso tempo in bottiglia ma le premesse per un bel bianco ci sono tutte. Ed è questo che conta, il Garda non è solo in rosa confetto. Annata 2019 per 13.5°.

Cassaga (100% Chardonnay): la star globale dei bianchi. Morbido e pronto, anzi, prontissimo. Mi si dice che questo sia il vino della cantina pensato per la clientela a stelle e strisce, concepito per la visione barricadera (nel senso di barrique) degli yankees. Io la barrique (6 mesi non di primo passaggio), non ce la sento tanto: sarà che l’hanno saputa usare a mano leggera o sarà che ho avuto troppa fretta nell’assaggiarlo e non gli ho dato il tempo di aprirsi perché, con il tempo che passa e la temperatura che sale, lui timido timido si apre e si concede. Meno sapido del collega precedente, fresco e con tutti i descrittori dello Chardonnay al posto giusto ed una giusta dose di boisé. Il terroir esiste anche qua e parla una lingua comprensibile. Che piace. Annata 2017 per 13.5°.

Chiaretto (Sangiovese, Barbera, Groppello): la bella ragazza che conoscono anche nei paesi attorno. Avete presente bevibilità e piacevolezza ai massimi livelli? Eccovela presentata. Ha tutto per essere il vino dell’estate ma anche dell’inverno e dell’autunno ma pure della primavera (abbondiamo). Da bere a galloni con una bella pasta alle cime di rapa (oggi va così, abbino in libertà) ma pure da solo e sempre a galloni. Ha tutto per farsi voler bene; non è solo una sventola, è pure simpatica. Annata 2019 per 12.5°. E provate a farlo affinare un pochino: in cantina garantiscono sorprese.

Balzemì (100% Marzemino): Vinoso, fruttato, piacione. Effluvi di ciliegia e mora, tannino ben in mostra ma gentile ed educato. Bel colore rubino intenso. Come per i bianchi anche lui gode del terroir dando prova di moderata alcolicità. Non mi sovvengono abbinamenti estrosi, forse lo spiedo bresciano, data la zona di provenienza, ma anche un primo piatto a base di ciccia o pasta ripiena, cose così. Piacevole nella sua misura è vino perfetto già ora: dà tanto con poco. Buono.

*: lo avete capito che sono lombardo?

1 Commento

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Pacchi S.

circa 3 mesi fa - Link

L'eccellenza. Sempre.

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