Una corona per il re dei vini (Tom Waits docet)

Una corona per il re dei vini (Tom Waits docet)

di Nicola Cereda

“Sai, si produce più acciaio per i tappi di bottiglia che per la carrozzeria delle automobili. E’ colpa della grande sete nazionale.” (Tom Waits in un’intervista rilasciata nel 1999 in occasione dell’uscita di “Mule Variations”) 

Il problema della chiusura nasce nel momento stesso in cui l’uomo inventa il primo contenitore. Non sto a farla troppo lunga, i tappi continuano ad essere oggetto di studio, ragionamenti e accese discussioni, in particolare tra gli appassionati di vino pronti a fare d’ogni argomento una crociata. Del sughero si sa tutto o quasi. Delle chiusure alternative come i tappi a vite si conosce molto meno e soprattutto, mancando storicizzazione e sperimentazione con vini d’altissima gamma, è al momento impossibile trarre conclusioni definitive sul lungo periodo. Focalizziamoci allora su un tipo di tappo che non vanta il blasone del bouchon e che non è trendy come quello a vite: il metalmeccanico e snobbatissimo tappo a corona. Se il sughero è una proiezione del mondo artigiano-contadino e lo screw cap multipermeabile la punta di diamante dell’innovazione tecnologica, allora il tappo a corona rappresenta perfettamente la classe operaia che “la fà el so mestè” senza troppe cerimonie o lamentele.

L’INVENZIONE
Non è certo recente. E’ infatti il 1892 quando l’ingegnere irlandese William Painter deposita a Baltimora il primo brevetto dei tappi usa e getta giunti fino a noi. L’interesse è rivolto in principio al mondo delle bibite gassate iI cui padre putativo può essere considerato Joseph Priestly, chimico inglese che già nel 1767 aveva sperimentato l’aggiunta di anidride carbonica all’acqua. Ma d’acqua e soft drinks ci importa poco. L’introduzione del tappo a corona porta in pochi anni alla standardizzazione nella produzione dei colli delle bottiglie in vetro, indispensabile per la sua diffusione su larga scala. Nel 1898 lo stesso Painter brevetta la prima macchina imbottigliatrice per questa tipologia di tappatura portando di fatto alla completa industrializzazione di processo. Negli anni sessanta, sempre negli States, viene prodotto anche il tappo corona avvitabile, in grado di riassumere in un solo oggetto la tenuta della corona e la praticità della vite. Non avrà fortuna. In molti oggi preferiscono interporre la “bidule”, una sorta di ditale in polietilene, tra tappo e collo della bottiglia per favorire una miglior tenuta.

IL TAPPO A CORONA E IL VINO.
La produzione brassicola è quella che si giova in misura maggiore di questa invenzione, tanto che resta tuttora la chiusura standard utilizzata sia nella grande industria birraria che dai microbirrifici artigianali. In campo enologico l’applicazione più importante è associata alla produzione di spumante metodo classico nella fase di presa di spuma o “tirage”. Il vino base (fermo) viene addizionato con la liqueur de tirage (lievito e zucchero) e chiuso ermeticamente con il tappo a corona per l’avvio della seconda fermentazione in bottiglia, al termine della quale “riposa” per il periodo più lungo nell’intera filiera, subendo le operazioni di remuage che precedono la sboccatura e il cambio di tappo in vista della commercializzazione. Metodo classico a parte, non c’è oggi vignaiolo che possa dirsi alla moda senza un rifermentato in bottiglia nel proprio catalogo. In questa ulteriore nicchia, il tappo a corona regna sovrano tra pet-nat, ancestrali e frizzanti colfondo. Insomma c’è gran fermento eppure, almeno in Italia, non possiamo ancora parlare di “bocce ferme”. Assenti ingiustificati sono infatti i vini senza bolle se non per eccezioni comunque fuori dalla fascia alta. Al momento mi sovvengono alcune splendide anomalie quali il Nebbiolo “Sisto NA 13” di Carussin o il dolomitico “Riflesso Rosi” di Eugenio Rosi, vino rosa da taglio bordolese affinato sulle bucce di Nosiola. Le cose vanno diversamente in Francia dove, in particolar modo nell’ambito del naturale, il binomio corona+bidule è molto più diffuso anche per vini fermi al top di gamma.

APPEAL
Il tappo a corona, ne ha da vendere. Basti pensare alla schiera di collezionisti che si cimentano nella spasmodica ricerca e catalogazione di oggetti talvolta griffati da stilisti, designer e artisti. Giusto a titolo di curiosità, pare che il maggior collezionista al mondo sia un tedesco di nome Gunter Offermann in possesso di una collezione  che supera di poco 267 mila pezzi provenienti da 227 paesi. L’artista ghanese El Anatsui, premiato nel 2015 con il Leone d’Oro alla carriera alla Biennale Internazionale d’Arte di Venezia, ha realizzato alcune tra le sue opere più note (enormi arazzi composti da materiale di riciclo) utilizzando tappi a corona multicolori, schiacciati, appiattiti e cuciti con altri oggetti a ricordare i tessuti della tradizione ghanese. E non è finita. Riflettete un istante: se i francesi (sempre loro) hanno inventato la capsula decorata (in genere col logo aziendale), ossia quel dischetto in metallo (terribilmente simile al tappo a corona) posizionato tra il sughero e la gabbietta in testa ad ogni bottiglia di spumante, evidentemente un problema estetico se lo sono posti, no? Infine provate a socchiudere gli occhi e tornare bambini per un istante. Avete la mano sinistra colma di coloratissimi tappi metallici mentre la destra stringe qualche tappo in sughero. Sarò vecchio ma i tappi a corona mi suggeriscono ancora un bel po’ di giochi. Il sughero al massimo lo posso bruciacchiare per disegnarmi i baffi Zorro a Carnevale, sai che roba…

PERCHE’ SI’?
E’ pratico, tecnicamente sicuro, garantisce massima tenuta e nessuna interazione col liquido, è teoricamente riciclabile ed esteticamente valido. Tocca ripetermi: le produzioni più longeve di metodo classico trascorrono “sur lie”, col tappo a corona, la fase più lunga dell’intero processo produttivo. Il più regale dei vini, il pregiato champagne, beneficia della sosta sui lieviti per tre, cinque, dieci anni proprio grazie alla straordinaria capacità di tenuta di questa chiusura. Di fatto, le bottiglie divengono vulnerabili dal momento del degorgement e il relativo passaggio al fungo in sughero, tanto che se ne consiglia il consumo entro 48 mesi dalla sboccatura. Ma che di che vita vivrebbero gli stessi vini ritappati e messi in commercio col tappo a corona? Pare che alcune aziende produttrici di tappi garantiscano la tenuta dell’effervescenza per sessanta e più anni (tanto chi vuoi che lo verifichi?).

PERCHE’ NO?
Le ragioni sono le solite che fanno preferire il sughero a qualsiasi altro tipo di tappo, ovvero quelle di un pubblico apparentemente incapace di rinunciare al rito della stappatura codificato secondo i canoni di un romanticismo stereotipato. Mi schiero: a me pare piuttosto assurdo.

La questione rimane sul piatto che gira sulle note di “The piano has been drinking (not me)” del vecchio Tom da Pomona, ultima traccia del primo lato di “Small Change”. Se da una parte un angioletto suggerisce che il tappo a corona è di certo la miglior soluzione possibile, dall’altra un diavoletto mi sussurra sibillino: “e secondo te come mai, dal 1892, non ci ha ancora pensato nessuno?” Boh! Resta il fatto, inconfutabile, che tra tutte le birre della mia vita, mai me n’è capitata una che sapesse di tappo!

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Nicola Cereda

Brianzolo. Cantante e chitarrista dei Circo Fantasma col blues nell'anima, il jazz nel cervello, il rock'n'roll nel cuore, il folk nella memoria e il punk nelle mani. Co-fondatore di Ex-New Centro di arte contemporanea. Project Manager presso una multinazionale di telecomunicazioni. Runner per non morire. Bevo vino con la passione dell’autodidatta e senza un preciso scopo. Ne scrivo per non dimenticare e per liberarmi dai fantasmi delle bottiglie vuote.

15 Commenti

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franco

circa 1 mese fa - Link

Il sughero ha il suo fascino, come ben dici... se fossero i vini al vertice a dotarsi per primi di queste chiusure, il mondo penso seguirebbe a ruota. (Dico una banalità e la scrivo tra parentesi : molto meglio raccogliere i successi/fallimenti del primo e agire da secondo con molti meno rischi ed esborsi... vedere ad esempio in altro settore la storia di yahoo e google) Domanda sugli spumanti: quali produttori di quali luoghi consigliano il consumo entro 48 mesi dal degorgio ? Forse lo consigliano solo per una gamma di prodotti più "semplice" ?

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TULLIO PALTRINIERI

circa 1 mese fa - Link

Pierre Frick docet

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ANDREA PIALORSI

circa 1 mese fa - Link

In effetti tutto è limitato dalla consuetudine e da una certa ritualità, eppure è vero che tale "usanza" perdura nel tempo. A volte è bello a mio avviso mantenere il vecchio parallelamente al nuovo, il primo non pregiudica il secondo e viceversa. Bell'articolo in ogni caso.

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Walter

circa 1 mese fa - Link

Anche con il tappo a vite sono già state fatte sperimentazioni e verticali con entrambe le tipologie di tappo (sughero vs stelvin) e il tappo a vite n'è sempre uscito vincitore, tant'è che già notevoli produttori coraggiosi lo adottano: Jermann, Franz Haas, Sergio Mottura... tra l'altro lo trovo anche elegante. Quindi non c'è dubbio che il tappo Stelvin sia migliore del sughero in termini di tenuta, resta il problema commerciale.

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manuel barbone

circa 1 mese fa - Link

Che Dio ti benedica!!!

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vinogodi

circa 1 mese fa - Link

CITO da Walter : "Quindi non c'è dubbio che il tappo Stelvin sia migliore del sughero in termini di tenuta" RISPONDO (umilmente) : ...ho sempre invidiato, tanto, chi vive di certezze . Che è tipico di filosofi e umanisti. Chi vive di scienza dubita a prescindere fino a certezze assolute difficili da raggiungere. Purtroppo l'evidenza oggettiva da sperimentazioni personali (ultimi vent'anni su campioni di Chardonnay trentino e Chianti Classico ) mi direbbe esattamente il contrario , nei campioni dopo rispettivamente 10 e 15 anni . Nei primi tre anni quasi l'inverso , MEGLIO IL TAPPO STELVIN. Quindi ritengo corretto come chiusura perfetta in termini di ermeticità e sicurezza scevra da difetti di cessione , il tappo a vite come CHIUSURA sicura al 100% nel breve periodo (guarda caso anche molti produttori tedeschi usano questa logica , infatti tanti Trocken e base usano Stelvin) , meno sull'evoluzione nel lungo periodo ( infatti da Auslese in su , tutti tappi sughero). Dove , nel lungo periodo, si notano una "imbalsamazione" e sensazioni di ridotto decise all'apertura e una evoluzione anomala , forse alla quale non siamo abituati . PS: come leggerete il resoconto di una verticale storica di Bordeaux su DW , aperti due Château Latour ,di recente per verticale storica, del 1919 ... ho preferito decisamente la versione con il tappo di sughero rispetto al tappo a a vite , quindi ho recensito quella (risatina ...)

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vinogodi

circa 1 mese fa - Link

...prima messo in moderazione poi sparito un mio intervento: non c'erano né offese né parolacce , censura 'ddeché ...

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Walter

circa 1 mese fa - Link

Dove l'hai trovato uno Chateau Latour del 1919 con tappo Stelvin che è stato sviluppato negli anni 60?

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Nic Marsél

circa 1 mese fa - Link

Peccato che a Bordeaux si siano dimenticati di tenere da parte qualche boccia col tappo a corona ;-)

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vinogodi

circa 1 mese fa - Link

...ma come ... le prime prove le fecero allo Château su mia indicazione nel 1879 ... evidentemente la parentesi a fine post e riferita allo stelvin Latour ... ( "risatina") , non essendoci emoticon, non è stata ben interpretata... ma era ironico come per far intendere l'impossibilità di verificare in vini di non lungo, ma lunghissimo invecchiamento l'influenza di una chiusura alternativa rispetto al tappo (buono) tradizionale... chi si assume la responsabilità di fare sperimentazione su vini che berremo fra un centinaio d'anni e come fare opera previsionale e predittiva sugli effetti sensoriali ?

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gianluca

circa 1 mese fa - Link

Vorrei fare delle riflessioni intorno alle chiusure premetto che sono un “appestato” vendo sugheri ma non penso di poter fermare il mondo!!!! 1. come mai Jermann essendo stato il primo a mettere plastica , pardon , non vorrei offendere nessuno , materiale alternativo , oggi sponsorizza il tappo a vite?????2. come mai integerrimi guru del vino convinti e convincenti uomini di mondo hanno paura di non vendere il loro prodotto per via della chiusura???? 3.Come mai stregui difensori della natura fanno delle letterali crociate a sfavore di quello che di piu naturale esiste come chiusura cioe’il sughero????

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vinogodi

circa 1 mese fa - Link

...Gianluca , il problema non è il sughero di per se stesso, quanto , ormai, la difficoltà di trovarne in adeguata quantità e qualità per tutto il vino prodotto , anche di basso profilo organolettico e di pretese di "vino da desco quotidiano" , senza il compromesso , assai poco ecologico e sostenibile , del tetrabrik (come poliaccoppiato plastico alluminato , tutt'altro che ecosostenibile) . Se si dovesse (e potesse) fare una scelta, meglio quindi indirizzarlo per i grandi vini da invecchiamento , mentre per i base , che non sopportano , inoltre, lo sforzo economico di sugheri selezionatissimi, il pericolo di fallanze è ormai talmente alto da ricercare , e giustamente, chiusure alternative . Cosciente di ciò e confrontandomi di continuo con amici produttori e i loro problemi , ma anche come consumatore ormai propenso a frequenti/issime imprecazione per percentuali di "tappo" sempre più elevate nei vini acquistati e bevuti .

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Nic Marsél

circa 1 mese fa - Link

Il problema non è solo l'evidente TCA ma tutte le anomalie evolutive dovute a una qualsivoglia cattiva tappatura. Quando apro una bottiglia fallata tenuta in cantina 10-15 anni, non mi importa di rivalermi sul produttore, il danno è ormai irreparabile. Pierre Frick (già citato in un commento sopra) pioniere del naturale passato ai tappi a corona fin dal 2002, diceva in un'intervista: "Un amico sommelier mi suggeriva un lavoro all’origine, una cultura in biodinamica di querce da sughero, non produttivistica, che potrebbe ridurre le influenze del sughero. L’idea è interessante, tuttavia noi non abbiamo, anche collettivamente, la forza di influenzare l’ambiente. La domanda di sughero è molto più forte dell’offerta: il giorno che si invertirà questa situazione, i cambiamenti potrebbero suggerire una filiera di quel tipo".

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Walter

circa 1 mese fa - Link

Personalmente non sono molto interessato alle varie dietrologie commerciali tra produttori e venditori di vino e tappi, così come alla discussione sul naturale: molti grandi vini "costruiti" che di naturale hanno ben poco sono tappati con sughero e continuerò a berli perché mi piacciono. Da consumatore spero di continuare a bere buone bottiglie chiuse a vite, a corona o con sughero sperando di trovare il tappo intatto e che il vino non sia, come dicono i francesi: bouchonné. Salute 🥂😉

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GIANLUCA

circa 1 mese fa - Link

Scusate ,mi sembra di aver capito che non avete letto bene i miei tre punti.Non parlo del danno del tappo come pure della scelta di chiusure alternative.Parlavo del fatto di chi a cominciato con la plastica e' finito con il vite .Del fatto che qualcuno ,in barba alle proprie convinzioni sulle chiusure, ingoia il rospo non avendo le palle di cambire strada rispetto ad eventuali abbattimenti delle vendite!!!!!!Del fatto che chi difende la naturalita' del proprio prodotto ,coerentemente, dovrebbe montare sughero a rischio di qualche imperfezione visto che e' il piu naturale delle tre proposte,invece fa l'esatto opposto facendo la crociata contro p.s. il sughero c'e' per tutti non preccupatevi la balla della rarefazione non esiste.

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