Una bottiglia di Collio in più per ricordarsi che il vino è anche “perdere in 30 minuti il lavoro di un anno”

di Emanuele Giannone

Mi ritengo un enofilo della domenica: quando i gioielli di famiglia acconsentono, ogni momento è buono per scoprire cantine, vigne e luoghi significativi del vino. Gente di mani e cuore grossi. Torno da una vacanza passata intersecando quella storica linea discontinua e spezzata, la vecchia frontiera, che attraversa il Collio tra Italia e Slovenia. Leggo dal sito MeteoWeb: “I violenti temporali di ieri sera hanno provocato una delle peggiori grandinate degli ultimi anni sui vigneti del Collio goriziano. Proprio su Gorizia e provincia, infatti, hanno imperversato i fenomeni temporaleschi più violenti. ‘La grandinata è durata mezz’ora – ha riferito all’ANSA Luigi Soini, titolare della Cantina Produttori Cormons – e ha coperto un’area che va da Dolegna a Capriva. Qui i vigneti sono stati danneggiati a macchia di leopardo, in un’area di circa 300 ettari ce ne sono alcuni persi per il 15-30%, altri per il 100%‘. Per capire l’esatta entità dei danni bisognerà aspettare qualche giorno: ”Le uve colpite sono bianche – ha concluso Soini – quindi bisogna aspettare che si asciughino per capire i danni. Di sicuro però ci saranno perdite sulla produzione”. Chiedo informazioni a chi conosco, un amico risponde con un messaggio di testo: “La valle a sud di Medana è un massacro…2 ettari da dimenticare per quest’anno“.

Conosco alcuni dei produttori colpiti, per lo più artigiani. La loro non è industria, sono tetragoni ai bilanci e alle mode. Chi ha nozione del lavoro che quotidianamente espletano e dell’alea che a questo va annessa, potrà intuire lo smarrimento di chi oggi vede pregiudicato in pochi minuti il sacrificio di un anno. Sentimenti che condivido. Ho un discreto novero di amici vignaioli nel Collio, dei quali seguo e acquisto felicemente i prodotti. Per condividere anche i loro rischi, nei dodici mesi a venire acquisterò più bottiglie delle loro. Senza peraltro sacrificare i vignaioli d’altre zone, che con questi amici del Collio condividono sforzi e rischi, e capiranno meglio di chiunque altro l’odierno stato d’animo. Se amate questi vini, cercate di fare altrettanto.

Emanuele Giannone

(alias Eleutherius Grootjans). Romano con due quarti di marchigianità, uno siculo e uno toscano. Non laureato in Bacco, baccalaureato aziendalista. Bevo per dimenticare le matrici di portafoglio, i business plan, i cantieri navali, Susanna Tamaro, il gol di Turone, la ruota di Ann Noble e la legge morale dentro di me.

13 Commenti

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Enrico Nera

circa 10 anni fa - Link

Ho provato sulla mia pelle la sensazione di vedere un anno di fatica andare perso in pochi minuti...Sconfortante/Avvilente/Desolante!!!

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essere

circa 10 anni fa - Link

Ho parlato proprio oggi con un caro amico produttore di Zegla, Maurizio Princic, dell'az.Ronco di Zegla, un vero artigiano del vino. Vigneto praticamente distrutto , lavoro di un anno da buttare. Sperando che si possa recuperare qualcosa nel 2012. Forza Collio!!!!!

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Gabriele Succi

circa 10 anni fa - Link

Il dolore per la perdita del lavoro di un anno è sempre fortissimo, ne so qualcosa anch'io che ho purtroppo subìto un evento del genere nel 2004 a 2 settimane dalla vendemmia.... Però pensate a come è messa ora l'agricoltura italiana: ci sono frutticoltori delle mie parti che hanno la propria frutta assicurata contro la grandine, che sperano che accada loro quanto è accaduto nel Collio perchè le pesche gliele pagano sotto il costo di produzione e di conseguenza fanno la danza della grandine così almeno non devono stare a farsi prendere per il c*** dai compratori/commercianti di frutta.... Ultime quotazioni: all'origine dai produttori pesche a 15/18 cents/kg; prezzi al mercato dai 2,5 euro in su.....avvistamenti anche a 4,5 €/kg nei luoghi di villeggiatura in riviera.... :twisted: Un grande paese l'ItaGlia.....

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anonimo

circa 10 anni fa - Link

L'assicurazione potrà anche pagarti i danni certo che si, e magari sei contento perchè prendi più del prezzo di vendita. Ma a me, consumatore compulsivo di Collio, Sangiovese, Gewu ecc..chi paga i danni?

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enrico togni viticoltore di montagna

circa 10 anni fa - Link

il problema vero non è la grandine, ma la paura che da quel giorno in poi ti affligge. in estate ogni volta che sale un vento forte, che da ovest arrivano nuvoloni neri, ti si stringe il cuore e non solo. nonostante le reti ti preoccupi, non hai voglia di vedere quello che per due anni consecutivi hai visto, è un vero strazio, nonchè una grande rottura di palle. solidarietà infinita

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marcello vigasio

circa 10 anni fa - Link

Enrico, sai sempre essere molto Valcamonico..!!

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Gradnik Neda

circa 10 anni fa - Link

abito da una vita a Plessiva,non ho mai visto niete di simile, ho perso tutto il raccolto 2011 come la maggior parte delle aziende del mio circondario, cmq siamo forti e ci riprenderemo come abbiamo sempre fatto, anche se nessuno ci aiutera' con dei contributi come mi e' stato riferito oggi

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Gabriele Succi

circa 10 anni fa - Link

Gradnik, esprimo tutta la mia solidarietà a voi produttori del Collio. La tua frase "cmq siamo forti e ci riprenderemo come abbiamo sempre fatto" sintetizza ampiamente la scorza dura di noi viticoltori....ci si piega ma non ci si spezza. Mai. D'altronde lo sappiamo prima i rischi che corriamo e, a tutt'oggi, se l'uva non viene assicurata contro la grandine nessuno dà niente. C'è una legge europea che, in caso di calamità naturali eccezionali (ad es. gelate tardive), che prevede un piccolo aiuto, ma mai nulla in confronto a quanto si perde....

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Franco Ziliani

circa 10 anni fa - Link

quando si pensa che questa ottusa Europa comunitaria continua ad erogare contributi per la distillazione ad intere zone che producono uva destinata esclusivamente a questo fine e non prevede un solo centesimo di contributo ai viticoltori colpiti dalla grandine o dal maltempo in genere, allora viene proprio da chiedersi che razza di Europa sia questa... la mia solidarietà ai viticoltori del Collio così duramente colpiti dalla violenta grandinata di qualche giorno fa..

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marcello vigasio

circa 10 anni fa - Link

Sono assolutamente dell'idea che ci vorrebbe maggior impegno.. e ascoltare anche più spesso le persone che ogni giorno dialogano con le mani sui vigneti

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Alessandro

circa 10 anni fa - Link

Grandissimi danni anche nel Canavese (Piemonte) in cui i vitigni di Erbaluce sono stati distrutti all'80%! Si salva solo Caluso

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bacillus

circa 10 anni fa - Link

Qualche precisazione. Quella che è stata colpita (il giorno dopo ho avuto modo di constatare personalmente i danni) è senza dubbio una delle più prestigiose zone viticole italiane e naturalmente non posso che dispiacermi per quanto è successo. Tuttavia è bene ricordare che quella zona ha da sempre goduto di una particolare attenzione in termini di agevolazioni fiscali e sostegni allo sviluppo. Bravissimi quegli imprenditori, ma diciamo anche che certe cose si fanno meglio se ci si trova in situazioni particolarmente favorevoli. Ricordiamo inoltre che da tempo le istituzioni hanno cercato di "stimolare" (guarda cosa tocca dire) gli imprenditori ad accollarsi il rischio d'impresa legato alle calamità naturali, in contrasto con l'abitudine tutta italiota di farsi risolvere i problemi dallo Stato. Pertanto, così com'è in ogni sano sistema economico, a fronte di un possibile rischio, ci si assicura; si sceglie la compagnia che meglio risponde alle proprie aspettative, la scelta è molto ampia. Ma non è finita qui. La cosa è tanto più giustificata dal fatto che il pagamento del premio è abbondantemente sostenuto dal denaro pubblico, in misura che supera anche il 50%. Detto questo, mi auguro che gli imprenditori del nostro amato Collio evitino di piangere il morto (o comunque lo facciano con dignità) e si rimbocchino le maniche impiegando almeno una piccola parte del patrimonio che hanno accumulato in questi anni. Semplicemente perché la cosa fa parte del gioco. Poi, sia chiaro, in netto contrasto con quanto ho detto prima, vedrete che una leggina regionale per stanziare qualche milione di euro in favore delle aziende colpite arriverà di sicuro...

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Emanuele

circa 10 anni fa - Link

E' un punto di vista critico e - cosa rara - compostamente polemico. Richiede una precisazione che qui faccio molto volentieri. Nel commento di bacillus si fa uso del termine "imprenditore". I vignaioli che ho personalmente visitato non operano certo nel settore del non profit, ma faticherei a circoscriverne la pratica nel contesto fortemente connotato e in questo caso limitativo, suggerito dall'accezione di imprenditore. Posso a ragione perorarne la causa: non sono mossi dalla ricerca del profitto, o se questo è tra gli scopi del loro lavoro viene collocato in posizione marginale. Per intenderci, parliamo di produzioni da poche decine di migliaia di bottiglie l'anno. Ovvero, per citare un grande e antico, di persone che dalla finestra di casa riescono - talvolta non solo metaforicamente - ad abbracciare con lo sguardo l'intera estensione della proprietà. Questi sono casi nei quali la misurazione della perdita subita non si può ridurre all'aspetto meramente finanziario, o alla sicurezza personale e aziendale rappresentata dalle polizze stipulate a copertura dei rischi. Si tratta, infatti, di donne e uomini che vivono "col" vino, più che "sul" medesimo. Pensando, d'altro canto, a realtà aziendali di maggiori dimensioni e che conosco, dubito che la loro visione ammetta ammiccamenti assistenzialisti. Trattiamo qui di imprenditori in senso proprio, che certamente si curano di alimentare fondi rischi e assicurarsi contro gli accidenti d'ogni sorta. Certo, non esiste distretto vitivinicolo in Italia immune da rappresentanti del "chiagne e fotte": possiamo, cionondimeno, lasciarci avendo chiarito che non a loro mi riferivo e, a maggior ragione, che non raccomanderei l'acquisto supplementare di uno dei loro strange brews?

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