Tutte le calorie di superalcolici, vino e birra

Tutte le calorie di superalcolici, vino e birra

di Lisa Foletti

Parliamoci chiaro: bere alcolici è prima di tutto un piacere. Indubbiamente ci sono questioni culturali, sociali, fisiologiche, psicologiche dietro al consumo di vino e di bevande alcoliche più in generale. Ma a monte di tutto c’è l’appagamento dei sensi, quantomeno in tempi moderni e in condizioni normali. Anche noi che stiamo qui a parlarne ogni giorno, a dissertare, sezionare, scandagliare, non possiamo prescindere dal godimento sotteso alla bevuta. Poi, quella stilla di piacere originario si declina ed evolve in tanti modi: c’è chi continua semplicemente a bere, chi sull’alcol costruisce una vita, e chi con l’alcol se la rovina.

Già, perché noi appassionati tendiamo a rimuovere, e i comuni bevitori spesso ignorano, che con gli alcolici non si scherza e che il corpo, al contrario della mente, se ne infischia del nostro diletto. In genere, l’edonismo non va molto d’accordo con il wellness, e neppure con il fitness.

In questa sede non mi interessa  approfondire il rapporto fra piacere e benessere fisico, o gli aspetti psicologici e sociali del consumo di alcolici; ciò che voglio analizzare è l’incidenza delle nostre amate bevande (vino, birra, superalcolici) sulla nostra alimentazione, e in parte anche sulla nostra salute.

Mi capita spesso di sentire frasi come “oh, non mangio un accidente eppure ingrasso!” oppure “faccio dieta liquida ma stranamente prendo peso!”. Ebbene, signori: le bevande alcoliche, che tanta gioia ci regalano, sono caloriche, molto caloriche. D’accordo, ma quanto? Cerchiamo di avere qualche riferimento concreto e qualche parametro di confronto.

L’alcol ha un alto potere calorico, inferiore solo a quello dei grassi (1 gr di alcol sviluppa 7 kcal, contro le 9.3 dei lipidi) e decisamente superiore a quello dei carboidrati e delle proteine (rispettivamente 3.8 e 4 kcal per grammo).

Le calorie del vino derivano sostanzialmente dall’alcol, poi c’è una piccola quota dovuta ai carboidrati (essenzialmente fruttosio), che aumenta passando dai vini secchi ai vini dolci. Per la birra, la quota derivante dai carboidrati (semplici, oligosaccaridi e polimeri brevi) è maggiore, ma solitamente diminuisce l’apporto dell’alcol, perché le birre sono di norma meno alcoliche. E i superalcolici? Data l’alta percentuale in volume di alcol, sono decisamente i più impegnativi dal punto di vista calorico, ma nella maggior parte dei casi, è la quantità di liquido che ingeriamo a diminuire sensibilmente.

Facciamo qualche esempio concreto.

Mezza bottiglia di vino secco al 14% vol. di alcol sviluppa circa 330 kcal. Più o meno quanto 80 gr di pasta in bianco, oppure 3 etti di petto di pollo, 4 uova, 1 cheeseburger, o 150 gr di gelato alla crema. Con un vino meno alcolico, tipo al 12.5% di alcol, sono circa 300 kcal anziché 330 per mezza bottiglia, quindi non un gran guadagno, in effetti.

50 ml di distillato secco al 40% di alcol fornisce circa 110 kcal, quindi 3 bicchieri di distillato (150 ml) sono circa 330 kcal, come la mezza bottiglia di vino di cui sopra.

In termini calorici, un calice di vino da 150 ml e 14% di alcol corrisponde approssimativamente a una birra da 330 ml e 5% di alcol, e a una porzione abbondante (60 ml) di distillato al 40% di alcol: circa 135 kcal. Più o meno come 200 ml di latte intero, 1 hg di prosciutto cotto, una merendina con la marmellata, o una lattina di aranciata.

C’è poi un altro aspetto degno di nota. Quando si ha a che fare con alimenti che contengono carboidrati, come ad esempio la nostra amata birra, bisogna considerare anche i fattori legati alla glicemia (sostanzialmente la concentrazione di glucosio nel sangue), cui devono porre particolare attenzione le persone diabetiche o affette da alterazioni del metabolismo degli zuccheri.

L’indice glicemico di un alimento è un valore che segnala la velocità con cui cresce la glicemia dopo aver ingerito quell’alimento. Dipende dalla velocità con cui il glucosio contenuto nel cibo viene assimilato, ed è espresso con una percentuale, da 0 a 100, rispetto alla velocità con cui la glicemia aumenta ingerendo glucosio puro, che per convenzione ha indice glicemico pari a 100.

La birra ha indice glicemico pari a 110, inferiore solo a quello dello sciroppo di mais, ed è quindi considerato un alimento a elevatissimo indice glicemico. Per capirci, la Nutella ha IG pari a 55, il miele e la pizza 60, la polenta 70, le patatine fritte 95.

Il vino, invece, ha indice glicemico pari a zero. Quindi, teoricamente, non dovrebbe avere effetti sulla glicemia. In realtà poi, per un complesso meccanismo biochimico, il vino va a incentivare la  produzione del grasso corporeo  e a diminuire la lipolisi, cioè la scomposizione del grasso a scopo energetico. Quindi la questione non può dirsi del tutto chiusa, ma certamente l’impatto del vino sulla glicemia è trascurabile rispetto a quello della birra.

Personalmente, continuerò a bere alcolici per il piacere di farlo, ma in maniera più consapevole. E almeno, se ingrasserò o mi schizzerà la glicemia alle stelle, saprò a chi dare la colpa.

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Lisa Foletti

Classe 1978, ingegnere civile, teatrante, musicista e ballerina di tango, si avvicina al mondo del vino da adulta, per pura passione. Dopo il diploma da sommelier, entusiasmo e curiosità per l’enogastronomia iniziano a tirarla per il bavero della giacca, portandola ad accettare la proposta di un apprendistato al Ristorante Marconi di Sasso Marconi (BO), dove è sedotta dall’Arte del Servizio al punto tale da abbandonare il lavoro di ingegnere per dedicarsi professionalmente al vino e alla ristorazione, dapprima a Milano, poi di nuovo a Bologna, la sua città. Oggi alterna i panni di sommelier, reporter, oste e cantastorie.

6 Commenti

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Giacomo

circa 8 mesi fa - Link

La mera contabilità delle calorie per il controllo del peso è roba sconfessata da almeno un decennio, ci sarà ancora giusto il prof Calabrese che la sostiene in tv, ma si è laureato il millennio scorso. Attività metabolica (strettamente legata all'attività fisica), segnale biologico, qualità dei nutrienti, microbiota sano e poi, giustamente osservato, la calma insulinica, evitando appunto picchi glicemici. Affermare poi che il vino ha indice glicemico zero fa pensare che si sarebbe dovuto non fermarsi ai primi link proposti da google.

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Lisa Foletti

circa 8 mesi fa - Link

In questa sede non si intendeva esaurire l'argomento. Che l'indice glicemico del vino sia prossimo allo zero, almeno secondo la documentazione visionata, è dovuto alla presenza quasi esclusiva di fruttosio residuo, in assenza di altri tipi di carboidrati. Ma sarò felice di leggere altre informazioni a riguardo

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Maurizio

circa 8 mesi fa - Link

Come detto da Giacomo un conteggio calorico secco di questo tipo non ha la benché minima utilità o senso, se non a livello di mera statistica.

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Marco Prato – il Fummelier®

circa 8 mesi fa - Link

Quindi due persone con gli stessi valori metabolici, la stessa attività fisica, lo stesso peso di partenza, a parità di tipologia e qualità di alimenti, insomma due persone simili dal punto di vista di questi fattori e parametri, avranno la stessa oscillazione di peso se il primo ingerisce 1000 kcl al giorno e il secondo 10.000; interessante. E io che continuo a pensare che se consumo 2000 (sommando metabolismo basale, attività fisica, etc.) e ingerisco 2000 mantengo il peso, se ingerisco 1500 dimagrisco e se ingerisco 5000 ingrasso. Mah...potevo bermi 3 bottiglie di vino al giorno e una di whisky ogni sera senza ingrassare e non lo sapevo. :)

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marcow

circa 8 mesi fa - Link

Anche il wiskhy ha un IG bassissimo come il vino contro il 110 della birra. La spiegazione, da quel che ho capito, è quella data da Lisa Foletti. _____ Ora esprimerò delle opiniioni personali, di un NON ESPERTO. E quindi che possono essere sbagliate. Correggetele se vi sembrano errate. _____ L,'IG è stato "mitizzato" negli ultimi anni. Mentre è stata data meno importanza al CARICO GLICEMICO, che tiene conto dell' IG ma , attenzione, in rapporto alla QUANTITÀ dell'alimento ingerito. E allora diventa importante il discorso che ha fatto Lisa Foletti sul CALCOLO DELLE CALORIE che lei, giustamente, ha messo a confronto trai diversi alcolici considerando le diverse quantità in rapporto alle stesse calorie. ______ Per sintetizzare e concludere : Occorre distinguere chi non ha malattie e chi invece ha patologie (es diabete) che richiedono una maggior attenzione. Ma la regola generale, secondo me, è di non eccedere, di essere dei MODERATI... almeno quando si beve a tavola. Seguire soltanto.. . il mitico IG... può portare a conclusioni e comportamenti errati._____ Ne abbiamo già parlato. È evidente che di fronte all'assunzione di alcolici le differenze genetiche hanno una rilevanza notevole. Tutti vorremmo essere dei Churchill(anche per la sua oratoria per quel che mi riguarda). Ma, purtroppo, non è così. Il PIACERE del Vino, di cui si parla nell'articolo, è per l' 80% nell'ALCOL contenuto. Noto per la sua azione psicotropa. L a RETORICA CONTEMPORANEA sul vino cerca di nascondere questa semplice verità.... esaltando altri parametri... legati... al Metodo di Degustazione Dominante(almeno per il momento). (e chi ssà, forse, un giorno il metodo di Nicola Perullo lo sostituirà). _____ A ciascuno la sua dose "ideale".... che procura piacere... senza fare del male.

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Gurit

circa 8 mesi fa - Link

Finalmente un post con contenuti tecnici (qui son tutti pronti a bacchettarti se sbagli un accento, ma non se confondi la solforosa libera con la totale), grazie.

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