Titoli che fanno male: “Lambrusco contro champagne: presto il sorpasso”

Titoli che fanno male: “Lambrusco contro champagne: presto il sorpasso”

di Lisa Foletti

C’è chi si fa chiamare “Lambruscologo” e scrive di vino sulla Gazzetta di Modena.
C’è chi pensa di valorizzare il Lambrusco di Sorbara paragonandolo allo Champagne e, nel confezionare questo raffronto, infila una serie di inesattezze e ingenuità da far rivoltare nella tomba il noto monaco francese.
Domenica 30 giugno è apparso un articolo dal roboante titolo “Lambrusco contro champagne: presto il sorpasso” (con la lettera maiuscola il primo e la minuscola il secondo, n.d.r.), che è riuscito nella non facile impresa di mettere d’accordo i fan delle bollicine d’Oltralpe e gli amanti del nettare emiliano, finalmente uniti nel biasimo.
In questo scritto l’autore esordisce affermando che “è  il Lambrusco di Sorbara a essere il più affine e degno competitore delle bollicine francesi”, come se l’obiettivo dichiarato dei produttori di lambrusco fosse quello di competere con i cugini francesi, o comunque di competere con chicchessia.

All’infelice incipit segue una disamina delle caratteristiche che, a detta dell’autore, conferiscono unicità ed eccezionalità allo Champagne, disamina che contiene una serie di errori grossolani: si dice che i vitigni ammessi dal disciplinare sono chardonnay, pinot noir e pinot meunier (tutt’altro che peculiari dello Champagne, peraltro) quando invece è risaputo che la legge francese ne consente 7; si dice poi che il disciplinare dello Champagne risulta uno dei più restrittivi al mondo (minimo 15 mesi di sosta sui lieviti, per i non millesimati) se paragonato a quello di altri vini “effervescenti”, quando è noto che in molti altri Paesi, tra cui l’Italia, esistono disciplinari ben più restrittivi per la produzione di metodi classici, e viene il sospetto che l’autore abbia fatto un maldestro copia e incolla dal sito www.champagne.fr, mettendo a confronto un metodo classico con metodi charmat; si cita il metodo di vinificazione come un marchio distintivo dello Champagne, quando invece tale metodo è utilizzato in quasi tutto il mondo per produrre vini diversissimi fra loro; infine, si fa solo un breve cenno al terroir, unica vera peculiarità dello Champagne insieme al – non menzionato – savoir faire centenario.

L’autore continua esaltando le caratteristiche del metodo classico ottenuto da uve Lambrusco di Sorbara, sottolineando quanto le stesse risultino sovrapponibili a quelle dello Champagne, al punto che i due prodotti possono finire per assomigliarsi e, in qualche caso, essere confusi fra loro.
Se è vero che in circolazione si possono trovare Sorbara metodo classico davvero interessanti, di grande finezza e complessità (penso ai vini di Francesco Bellei, Cantina della Volta, Cavicchioli, Quintopasso), non è certo nella loro somiglianza con gli Champagne che risiede il valore di tali prodotti. Al contrario, ciò che li rende appetibili è proprio l’unicità del vitigno e del terroir: quale produttore di Sorbara sarebbe felice di sapere che il suo lambrusco somiglia a uno chardonnay d’Oltralpe?

Personalmente ritengo che la peculiarità del Sorbara, anche con la doppia fermentazione in bottiglia, risieda nel connubio fra la grande acidità e i profumi inconfondibili di fragolina di bosco, rosa canina, lampone e agrumi, che seppur “ammansiti” dalla rifermentazione e dalla lunga sosta sui lieviti, non perdono il loro potenziale di piacevolezza e singolarità. Non a caso, i tentativi di vinificazione “in bianco” del Sorbara (si veda il 2012 di Cantina della Volta) non mi hanno mai convinta fino in fondo, proprio perché l’assenza di macerazione sulle bucce tende a privare il Sorbara di alcuni caratteri a mio parere imprescindibili.

A chi giova, dunque, questo goffo paragone con lo Champagne?

L’errore di fondo, a mio avviso, è confondere la qualità di un prodotto con la sua rispondenza a canoni codificati, seppur di altissimo profilo.
Penso che l’obiettivo dei produttori di Lambrusco di Sorbara debba essere quello di innalzare l’asticella qualitativa e trovare la via per comunicare e promuovere i loro spumanti (e frizzanti) ben oltre i confini dell’Emilia Romagna.
Allo stato attuale, dubito che il Lambrusco di Sorbara abbia “messo la freccia” pronto al sorpasso, come dice l’autore dell’articolo: volendo guardare anche solo ai numeri, direi che la strada è ancora lunga.

 

 

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Lisa Foletti

Classe 1978, ingegnere civile, teatrante, musicista e ballerina di tango, si avvicina al mondo del vino da adulta, per pura passione. Dopo il diploma da sommelier, entusiasmo e curiosità per l’enogastronomia iniziano a tirarla per il bavero della giacca, portandola ad accettare la proposta di un apprendistato al Ristorante Marconi di Sasso Marconi (BO), dove è sedotta dall’Arte del Servizio al punto tale da abbandonare il lavoro di ingegnere per dedicarsi professionalmente al vino e alla ristorazione, dapprima a Milano, poi di nuovo a Bologna, la sua città. Oggi alterna i panni di sommelier, reporter, oste e cantastorie.

24 Commenti

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Franco

circa 2 mesi fa - Link

un, due, tre pensieri incasinati...il sorbara che cresce nel reggiano (senza andare a toccare le differenze tra Gargallo e Bomporto) ha peculiarità diverse da quello di Modena, per via del terroir. Però si chiama sempre sorbara... Per arrivare a dire che, forse gli esempi di sorbara in bianco fino ad oggi prodotti non sono soddisfacenti, ma ciò non vuol dire che se cambiamo terroir e manteniamo l'uva, non ne possa uscire un gran prodotto e anche peculiare della tipologia... Il paragone giova ai vignaioli e vinificatori di queste terre sfortunate e mal gestite(o ben gestite, dipende dai punti di vista -vedi sviluppo industriale contrapposto a sviluppo rurale-), che possono trarre conforto e sicurezza in ciò che fanno e sperimentano, se vedono colmarsi il gap tra il re della tipologia e uno "champagne"(inteso come metodo) qualcunque... In proposito Chiarli, ha organizzato un incontro dal titolo "perchè le migliori basi spumante, provengono da uve rosse" o una cosa del genere, rivolto agli enotecnici del distretto e presentato da questo consulente-enologo francese dell' IOC (altri sapranno spiegare meglio) per studiare i dati e i metodi di produzione dello spumante francese... per me significa che c'è un rinascimento in atto da diverso tempo, più a modena che a reggio, e questa è solo una tappa delle tante che verrranoo... a me tanto goffo come paragone non sembra, ok le inesattezze, ma il messaggio è chiaro... lavoriamo un uva che ha valori simili, non sappiamo far durare i vini e non sappiamo gestire il legno(in tutta italia a paragone con la francia)... se mettiamo a punto il processo con i dovuti accorgimenti , saremo in grado di competere nello stesso mercato(malolattica avviata assieme alla fermentazione... e chi lo sapeva?). A me spaventerebbe competere nella stessa categoria(o mercato) dello champagne, perchè l'unica arma che ho è il prezzo (e a margine il discorso autoctono)...

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Lisa Foletti

circa 2 mesi fa - Link

Caro Franco, la tua disamina è molto interessante, ma purtroppo nell'articolo menzionato non si evince nulla di ciò che hai scritto, e per questo lo ritengo un goffo e maldestro tentativo. Non è quello il modo di affrontare la questione, mentre commenti come il tuo sono i benvenuti perché stimolano la riflessione.

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Franco

circa 2 mesi fa - Link

Ciao Lisa... grazie per averlo letto e averci cavato fuori qualcosa di interessante... Capisco il tuo punto, lo condivido e ineffetti riconosco di esser partito con troppo entusiasmo... spero solo chei qualcuno si faccia viaggi simili a quelli che mi son sparato io!! Se solo eggio si svegliasse fosse anche di un 1/10 rispetto a quanto fatto a modena...altrochè sorbara! Aggiungo che, finchè si lavora per province separate con mentalità da campagnoli provinciali... non abbiamo con che competere... e in questo modena è sempre brava ad escludere reggio... che anche in questo caso, con il balsamico prima e il parmiggiano-reggiano poi dall'altra sponda, è rimasta schiacciata dall'ambizione dei vicini(questione culturale, ma basta parentesi). A perderci però siamo un po' tutti, non solo i reggiani... Guardare gli champagnisti: ci beviamo produttori qui in italia da 1000/2000 bottiglie totali, ma ci riusciamo(e loro riescono a venderele) perchè li, sul mercato ci si va insieme e con un'immagine ben chiara e condivisa. Qua vige il "chi prima arriva"

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Franco

circa 2 mesi fa - Link

Come un fiume in piena... non capisco perchè poi il lambrusco di qualità pare cresca solo tra il secchia e il panaro... o è stata fatta una scala dei cru o qualcuno nelle segrete stanze di chissà quale consorzio ha deciso che doveva promuovere il vino modenese come il lambrusco "pe' d'avero", quello originale, quello più fine, quello più buono e perchè proviene dalla zona "più vocata". Facciamo delle commissioni di assaggio sulla categoria, mettiamo prima al lavoro i produttori nel reggiano per MC da lambrusco, salamino e sorbara e poi vediamo cosa succede... Una scala dei cru, sull'onda di quella del prosecco vista qui, su quella del chiaretto su altri lidi o quella del barolo/barbaresco... facciamola! Basta che non la facciano chiarli e riunite...

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Giancarlo

circa 2 mesi fa - Link

Sono due mondi diversi, sia per origine sia per destinazione. Due tipologia di vini diversi, destinati a mercati e abbinamenti diversi. Non paragonabili, Speriamo che i consumatori lo capiscano e, in caso non lo facciano, i sommelier bravi e preparati, facciano capire e apprezzare le differenza.

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Franco

circa 2 mesi fa - Link

Scusa Giancarlo, parliamo pur sempre di spumanti(e non di frizzanti) e prodotti con lo stesso metodo..... cambia solo l'uva.... Sono vini appartenenti alla medesima tipologia! La destinazione d'uso è la medesima(quando bevi mc?). Il consumatore avveduto distinguerà le differenze cui accenni, ma la media è ben lontana dal comprendere il significato di "autoctono" e poi ricercarlo...

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Giancarlo

circa 2 mesi fa - Link

Ok, Franco hai ragione, ma uno è un metodo classico, almeno 36 mesi (se ricordo bene, ma potrei sbagliarmi) sui lieviti, da uve bianche e nere (uve) vinificate in bianco ( al massimo in rosé), quindi cerco struttura e corpo ( quindi un bianco che strizza l’occhio al rosso), dall’ altra parte un vino rosso, vinificato in rosso ( a parte i tentativi molto riusciti di vinificazione in bianco e in metodo classico, lo stereotipo di lambrusco è rosso) che strizza l’ occhio alla freschezza e alla giovinezza.... Li vedo due mondi diversi....

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Andrea

circa 2 mesi fa - Link

Però, a vedere e bere i Lambruschi che si trovano sugli scaffali in commercio all'estero, si può affermare che finora hanno esportato poco più che acqua sporca. E gli stranieri, abituati a tale scarsa qualità, ormai vedono il lambrusco come un vino davvero insignificante. La fatica che facciamo a proporre al ristorante Lambrusco di ottima qualità proveniente dall'italia ne è la conferma. Ma quando lo provano, gli stranieri ne rimangono incantati. La cattiva fama del Lambrusco all'estero probabilmente è dovuta a cattive abitudini si esportazione. Il lavoro da fare per valorizzare all'estero qudato vino è grande e sarà molto duro.

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Franco

circa 2 mesi fa - Link

Non solo... l'inefficacie comunicazione all'estero è figlia della mentalità provinciale dell'italiano. Mai fa sistema se non per propria personale convenienza. (qua c'è chi esce ed entra dalle doc e lo si fa fenomeno... mo mah) Ripeto: qua beviamo champagnisti da 1000/2000 bottiglie annue... se abbiamo questa possibilità è perchè il produttore non presenta se stesso, ma un territorio, un comparto che è bello unito, non solo a parole.(vedasi i vari istituti di analisi e consulenza aperti in forma cooperativa dagli stessi produttori). E lo champagne dozzinale che poco a che fare con idee sbandierate di terroir e parcellizzazione, fa pietà anche lui... (penso all'effetto inverso... forse qui però, di cavolate, se ne sono fatte un attimo d più). -------------------------------------------------------------- Per rispondere anche a Giancarlo... si parla del lambrusco metodo classico, non stiamo parlando del tradizionale charmat o del rifermentato in bottiglia non sboccato. Stiamo parlando di un vino spumante. Che poi per fare quel vino hai diverse uve bianche e qualche rossa... pare non cambiare la sostanza. Per fare metodo classico qua, parti da uva rossa(ma anche la spergola è un decente esempio di uva bianca da cui partire) e la vinifichi in bianco, rosè e rosso. Lo stereotipo del lambrusco è quello che dici... si parla di fare un passo avanti e cominciare a produrre metodo classico; cosa per la quale pare che in questa regione si abbiano le carte in regola per farla.

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Damiano

circa 2 mesi fa - Link

Discussioni più che interessanti quelle dei miei predecessori che mi piacerebbe assolutamente approfondire in altro topi(c). Ma l'argomento posto era un po' diverso, come giustamente faceva notare l'autrice. In poche parole... da modenese, da bevitore ed estimatore di lambrusco e champagne, da amante del vero.... Beh... Il paragone su questi presupposti è assolutamente improponibile. Il tutto al netto delle inesattezze contenute nell'articolo papà di questa discussione.

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Marco Prato – il Fummelier®

circa 2 mesi fa - Link

Lambrusco e Champagne non dovrebbero nemmeno comparire assieme, in nessun testo o contesto.

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Franco

circa 2 mesi fa - Link

Salve Marco, perchè lambrusco metodo classico e champagne non dovrebbero comparire insieme? Davvero in nessun testo e contesto? Lo dico anche io al netto delle sfranzate dell'articolo di gazzetta.... che ripeto, goffo e inesatto... giova però agli ignoranti come me, che qualcosa hanno bevuto da ambo le parti e sognano di poter far meglio di almeno tutta la franciacorta unita... Che volete che vi dica... mi limiterò a fare il vino tanto odiato e bistrattato che da sempre conoscete

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Marco Prato – il Fummelier®

circa 2 mesi fa - Link

Chiedo venia Franco, ho espresso una mia opinione come affermazione assoluta. Ovvio - come per qualsiasi cosa - che ci siano estimatori e detrattori. Più che altro continuo a leggere e sentir dire - come per il prosecco peraltro, che “si hai ragione, ma a cercare bene le cantine si trovano prodotti di eccellenza”; ma io son stanco di fare il Diogene della situazione... Io ho i miei porti sicuri, fra le bollicine, e lambrusco e prosecco non rientrano fra loro. Ad ognuno la soddisfazione dei propri gusti. ;)

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Franco

circa 2 mesi fa - Link

Certo, anche io ho il mio porto sicuro e non cambierei mai Gautherot per CDV... però ecco, lasciando fuori lambrusco e prosecco charmat, quello che discuto è: perchè vini prodotti con lo stesso metodo ma uve diverse, non rientrano nello stesso paniere di beni, quello degli "spumanti"? ... la pappardella per concludere che almeno nel contesto "mercato spumanti" i due vini, champagne e lambrusco, mi sembrano oggettivamente accostabili...

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MG

circa 2 mesi fa - Link

Riprendendo il discorso di Damiano qui sopra, ma anziche fare un articolo su un articolo di un altro giornale che non ti e' piaciuto, non sarebbe meglio fare un articolo sul fermento che c'e' nella zona sui MC (e poi magari in piccolo sotto ci scappa la critica all'articolo che non ti e' piaciuto)? Che direi sia spunto molto piu' interessante di discussione. Ormai ne stanno uscendo parecchi di MC, con quasi tutti i produttori piu' importanti che si apprestano a fare uscire le loro versioni. Sarebbe bello fra 20 anni discuterne ancora e vedere che livello e' riuscita a raggiungere la zona. Al negozio dove lavoro qui in Polonia intanto abbiamo fatto la prima importazione, da grosso produttore per esigenze di prezzo, ma prima di andare su qualcosa di piu' interessante vorrei far vedere al cliente cos'e' il lambrusco vero, non quello amabile che si trova un po' dappertutto.

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Franco

circa 2 mesi fa - Link

Emigrato? sei tu? Condivido parte del discroso e aggiungo che per me l'articolo è strettamente collegato alle considerazioni che ho fatto. Anche se "l'argomento posto" era in principio diverso... però se con così poco stimoliamo un dibattito sul tema, ben vengano post in apparenza poco attinenti con le considerazioni dei lettori. -------------------------------- Piuttosto mi piacerebbe che qualcuno condividessa l'idea degli emiliani di mentalità provinciale, mai davvero assieme come gli champagnisti... se lambrusco oggi non è accostabile minimamente allo champagne come qualcuno sostiene, lo attribuisco al fatto che qui si ragiona per singole teste. Guardate solo quante sono le grandi aziende e quante sono le piccole... a partire dall'agricoltura, abbiamo un +80% di coltivatori che hanno a disposizione meno di 1 ettaro coltivato.... ribadisco, se si facessero le cose insieme per davvero, ecco che l'accostamento champagne-lambrusco avrebbe un senso. Oggi ne ha poco, se non per alcuni valori di base condivisi col vino cugino... ma manca tutta l'impalcatura fatta di disciplinari, storia, zonazione.... Esempio franciacorta insegna: quando gruppi di persone capaci si mettono d'accordo per non correre da soli, tirano fuori da una zona sfigata un vino da cena stellata... e chi l'avrebbe mai detto che il franciacorta sarebbe stato accostato allo champagne?

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MG

circa 2 mesi fa - Link

Esatto, Emigrato :) Bobbisolo? :) d'accodo con te in generale su tutta la linea. I produttori devono comunque crederci sulle poissibilita' di questo vino di diventare qualcosa di piu' perche' le potenzialita' ci sono, ma come hai detto manca tutta l'impalcatura che c'e' dietro. A loro favore andrebbe detto che comunque qualcosa sta uscendo: per dire che su un wine study group che seguo dove di solito si parla di vini piu' conosciuti o internazionila sono usciti di recente post sul lambrusco, uno che riprende proprio un blog di Lini sul loro sito statunitense.

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Franco

circa 2 mesi fa - Link

Che occhio! :) Ciao! Grazie per la segnalazione sui wine-study-group, realtà che proprio non conoscevo; riesci a mandarmi qualche riferimento per favore? ( olini32@gmail.com )

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M/M

circa 2 mesi fa - Link

Interessante discussione Sig. Franco. Qui nelle Langhe sta più o meno succedendo la stessa cosa con l'Alta Langa, per quanto si tratti di un prodotto diverso e di realtà molto molto diverse (prima che qualche enoesperto mi "fucili"). Nessuno lo dichiara apertamente ma il sogno di avvicinarsi ai francesi é chiaro. Persolamente, per quanto apprezzi "il vostro" (come "il nostro") entusiasmo, trovo sarebbe un eccellente risultato arrivare a livelli di qualità/prezzi/mercato del Franciacorta, ed il percorso è ancora lungo per raggingere i bresciani anche qui in Piemonte (sempre riferito al Franciacorta chiaramente). Riguardo il fare gruppo credo sia un problema proprio di noi Italiani, ci sarà sempre quello che vuole fare per conto suo perchè "la sa più lunga"..

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Franco

circa 2 mesi fa - Link

Grazie M/M per aver letto e aver speso qualche parola. La strada è lunga vero, ma non partiamo così indietro... bevete il rosè di della volta e tiratemi fuori un franciacorta migliore. E con spocchia aggiungo, che arrivare ai livelli di mercato-chenon conosco- e sicuramente dei prezzi del franciacorta ci vorrà tempo... per la qualità... mi spiace molto per loro :) Vedi alla fine... anche io sono un inguaribile provincialotto che tanto critico... madre mia

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Damiano

circa 2 mesi fa - Link

I punti interessanti sono tali e tanti che non so dove pigliare... comunque parto con le mie. Innanzitutto un remind allo sciagurato articolo genesi della discussione...se non sbaglio non si parlava dell'elaborazione lambrusco in MC ma bensì del lambrusco sui generis... E se così è ancora meno punti di contatto. Confermo (per i miei/edimieiamici gusti) la presenza sul mercato di diversi MC a base Sorbara di indubbio interesse... Oltre a questi stessi produttori ma con altri uvaggi (es Chardonnay) hanno realizzato ulteriori prodotti interessanti. Ritengo che allo stato attuale si possano bere bocce un po' più che discrete di lambro nella soglia dei 5 euri, se si raddoppia si beve a mio parere già bene. Sul discorso "fare sistema" io me lo auguro, ma ci vuole tempo. Un po' perché siamo tutti imperatori in patria (la mia categoria di mestiere, non enologica, non fa assolutamente eccezione) ed un po' per esperienza... non dimentichiamo che nemmeno tanti lustri or sono il lambrusco genericamente era qualcosa di improponibile e se ci voltiamo indietro...beh...direi che non ci si possa lamentare. Poi colgo dei segni, degli spunti... Vedo che qualcosa (timidamente) si fa o si prova a fare... Ma secondo me la strada è giusta seppur lunga. Sul discorso sistema Franciacorta non mi viene in mente proprio come "il" fare sistema... Anche quello mi dicono essere un percorso travagliato con tanto di attraversamenti di foreste dei pugnali volanti.... E poi infine una provocazione... Ma perché bisogna per forza scimmiottare lo champagne? Un conto è cercare di copiare (perché no) il "come", un conto è bullarsi accanto al più grande e grosso.... Sì prendono dei sonori sberloni!!! Quindi (e vale anche x l'ottimo Franciacorta): createvi una vostra dimensione, un vostro spazio... Tanto se lavorate bene c'è spazio x tutti... Anche per i fantastici MC di Sorbara!

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Franco

circa 2 mesi fa - Link

Ti rispondo subito poi integro appena posso. L'articolo non parla del lambrusco sui generis, parla del lambrusco di SORBARA essere il più affine e degno competitore dello champagne.

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Franco

circa 2 mesi fa - Link

A grandi linee concordo con te, Damiano, stiamo girando intorno agli stessi argomenti ma con parole e "background" diversi... La provocazione è giusta e sensata...provo a rispondere: Non si tratta di scimmiottare lo champagne, si tratta di utilizzare lo stesso metodo in una zona potenzialmente vocata(?) e di riuscire a distinguersi sul mercato, quando saremo inseriti entrambi nella stessa categoria e valutati come tali,, quella degli spumanti. Non si tratterebbe quindi di bullarsi di essere migliori, ma di avere un'alternativa ben riconoscibile/distinguibile sul mercato, parimenti soddisfacente. Na parola....... :) -------------- Infine citavo la franciacorta, non come esempio morale, ma come possibile via per sviluppare un prodotto dal nulla, con mentalità da industriale navigato. Non sono certo loro l'esempio di cooperazione e altruismo... ma ecco in 30 anni che han tirato fuori, dal nulla(?)...

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Damiano

circa 2 mesi fa - Link

Ciao Franco, Sai che secondo me già la soluzione allo "avere qualcosa di distinguibile..." In realtà c'è già? O meglio... Nella categoria degli spumanti (MC, ca va sans dire) ci si è già con i vari Della Volta, Bellei, Cavicchioli, Paltrinieri, ecc. (mi perdoni chi ho dimenticato) e - per gusto personale - anche molto felicemente con prodotti, sapori, ed anche spazi di mercato belli distinti. Forza di luoghi unici (parlo di Sorbara, anche se i miei amici vorrebbero farmi la pelle con i loro Graspa o Salame) e lavoro bello tosto. Poi tanto c'è ancora da fare ed un ulteriore balzo occorre dallo appunto fare sistema...senza il quale non si andrà mai oltre la staccionata del buono o molto buono. La vera scommessa sarà vedere se questa zona avrà le potenzialità del terreno e delle persone per diventare un simbolo di assoluta eccellenza "come" (e sempre il distinguo è d'obbligo) il vinello francese con tante bollicine. Intanto godiamoci un prodotto standard che come qualità/prezzo ha pochi rivali ed altri MC per me molto molto interessanti e particolari. Non mi riferivo direttamente al tuo intervento ma dei fiumi e fiumi di parole spesi sulla scorta del "Franciacorta lo champagne italiano" o "sul lago d'Iseo meglio che la Francia"... Un attimo signori, un attimo... tu cerca di fare il più buon Franciacorta che puoi e non lo Champagne dei poveri... ma questo deve entrare nella zucca del consumatore (non penso che i produttori siano così poco attenti) che non devono cercare un "vorrei ma non posso" bensì un "posso bere una ottima boccia diversa". Franciacorta giusto per prendere un esempio ma potrei estendere anche ai vari Trento Doc, ecc ecc.

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