Terroir a Milano, ultimo avamposto di realtà

Terroir a Milano, ultimo avamposto di realtà

di Graziano Nani

Tra le piccole e grandi difficoltà della pandemia e di questi mesi complicati, molti hanno dovuto affrontare la sfida non banale di mantenere un contatto con la realtà. Per chi ha avuto l’opportunità di lavorare in smart working, si è organizzato in casa con l’esercizio fisico e ha delegato agli acquisti online buona parte delle spese, tenere un collegamento con l’esterno è stata ed è impresa non banale. Passeggiare nel circondario, infatti, soprattutto nei mesi peggiori, rappresenta non tanto il piacere di riscoprire per un attimo il proprio mondo, quanto l’amarezza di ritrovare una sinistra realtà parallela, fatta di serrande abbassate e passanti schivi e bardati di cui sbucano a malapena gli occhi.

Tra i rari momenti di pseudo-normalità a cui ci siamo aggrappati, la spesa è forse uno dei più importanti. Non quella al supermercato, però, almeno non per me. Le grandi catene non hanno mai rappresentato il miglior spaccato di realtà, o meglio, ne hanno sempre proiettata una tutta loro, fatta di luci gelide e corridoi dove i prodotti sugli scaffali si rincorrono in una composizione seriale alienante. Una realtà parallela dove non esiste il contatto con gli altri avventori, e alle casse gli operatori sono talmente di fretta che non hanno fisicamente il tempo di scambiare mezza parola. Nella migliore delle ipotesi puoi beccare il responsabile del reparto salumi che è in vena di chiacchiere e riesce a infilare due battute prima di servirti il tuo pacchetto, fine.

Il discorso però cambia radicalmente se non parliamo del supermercato, ma di un piccolo negozio di quartiere come Terroir a Milano. Per noi in questi mesi è stato il più solido ancoraggio alla realtà. Un piccolo negozio di generi diversi, principalmente alimentari, di grande qualità, con una selezione maniacale dei prodotti fatta direttamente da Gabriele Ornati, il titolare. Eccellenza assoluta delle proposte, grandissima genuinità nell’approccio. Tutto è così semplice da farti pensare: perché nessuno ci era arrivato prima? Perché questo tipo di negozio è più unico che raro?

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È proprio grazie a Terroir che abbiamo potuto strappare un pezzo di normalità al blob della pandemia che giorno dopo giorno si mangia la nostra vita. Varchi la soglia e la prima cosa è il saluto di Gabriele, “Come state?”. Attenzione, non il solito “come va” buttato lì con il pilota automatico, ma un sincero “state tutti bene per davvero?”. Gabriele va e viene con ritmo sostenuto, ma la sua priorità sono le persone. Parla con tutti, a costo di far accumulare un po’ di fila alla cassa, e si prende il suo tempo. Così quando sei lì ti viene da fare lo stesso, e rallenti. Prima dell’era covid ci si poteva persino accomodare nell’angolo con tavolino, per assaggiare uno degli specialty coffee preparati al momento, o magari un kombucha, un tè o un bicchiere di vino.

Ah, il vino. Una selezione di vini naturali contenuta e spettacolare. Un orticello di etichette coltivato con amore, ma senza l’approccio verticale dell’enoteca dove sei circondato solo da vini ed è complesso non farsi prendere dall’iper-specializzazione. Qui le bottiglie, in mezzo a salumi, formaggi e verdure, riacquistano magicamente la loro spontaneità. E il vino, invece che radiografato, viene normalizzato. “Questo è fatto in una zona di mare”, ti racconta il titolare, “questo è rustico, quello molto aromatico”. Quattro parole e via. Se poi capita il nerd di turno, Gabriele è comunque preparatissimo, anche perché conosce di persona praticamente tutti i produttori e può fornire ogni informazione.

Svariate le chicche che ho scoperto grazie al reparto vini, dalla siciliana Gaudioso alla spagnola Microbio, di cui ho provato l’ottimo Correcaminos prodotto con uve verdejo. A Nieva, venti minuti da Segovia, Ismael Gozalo raccoglie un’eredità di cinque generazioni per dare vita a vini schietti ed espressivi. Correcaminos in particolare, appunto, che nasce da viti a piede franco, sprizza vivacità da tutti i pori, ricordando le sensazioni di un buon kombucha o di un tè freddo.

Difficile non incrociare qualcuno da Terroir. Oltre a Luca, che è una presenza fissa, in tempi non pandemici si possono incontrare spesso i familiari di Gabriele. Francesco, il padre, abile conversatore che bazzica spesso il negozio condividendo le sue storie con i clienti. Oppure Gen, fondatore di Ciotto, ottimo ristorante poco lontano. O ancora qualche altro titolare di attività, o semplicemente appassionati gourmet che magari si fanno tutta la città pur di scegliere tra questa selezione di primizie. Su alcuni fronti in particolare, infatti, il negozio è davvero imbattibile. Ad esempio quando si parla di cioccolato, con tavolette da tutto il mondo di qualità altissima, tanto da farti rivalutare tutti i tuoi assaggi precedenti e quello che hai sempre considerato buono. Per non parlare dei pack, così belli da trasformare il bancone in una micro-galleria d’arte dove è piacevole anche soltanto passare il tempo a guardare i vari incarti. Carni, salumi e formaggi sono di altissimo livello, così come i prodotti da forno e in particolare i “Taralli di Zio Pasquale”, per cui a casa abbiamo una vera ossessione.

A guidare ogni avventore con delicatezza c’è sempre Gabriele, che si è formato al Centro Botanico di Milano e ha un’enorme esperienza nell’ambito dei prodotti biologici e naturali. È questa la vera specializzazione del negozio, raccontata sempre con grande semplicità e senza gli atteggiamenti di superiorità che a volte accompagnano queste tipologie di proposte. Proprio l’approccio genuino è uno dei tasselli fondamentali che rende questo posto il varco spazio-temporale perfetto per respirare una decina di minuti di normalità. Ancora oggi, per tutta la settimana aspettiamo il momento magico del sabato, quello della spesa da Terroir. E insieme ai suoi prodotti compriamo anche un biglietto di andata e ritorno per quella che, nonostante tutto, ci ostiniamo a chiamare realtà.

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Graziano Nani

Frank Zappa con il Brunello, Hulk Hogan con il Sassella: per lui tutto c’entra con tutto, infatti qualcuno lo chiama il Brezsny del vino. Divaga anche su Gutin.it, il suo blog. Sommelier AIS, lavora a Milano ma la sua terra è la Valtellina: i vini del cuore per lui sono lì.

2 Commenti

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MP

circa 10 mesi fa - Link

Carino, conosco, concordo. ...ma su Microbio provate a mettervi d'accordo (faccina) http://www.intravino.com/primo-piano/la-musata-finale-del-degustatore-il-caso-tenta2/

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Emanuele

circa 10 mesi fa - Link

Concordo, veramente un bel negozietto carino e ben fornito, si percepisce molta passione frequentandolo!

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