Tenuta Mazzolino: il punto di incontro della Borgogna in Italia

Tenuta Mazzolino: il punto di incontro della Borgogna in Italia

di Andrea Gori

Si può imparare di più in un’ora di assaggio di Oltrepo’ con le persone giuste che in decine di assaggi sparsi tra Champagne e Borgogna. Succede da Tenuta Mazzolino tra uno zoom e una serata di confronto con Kyriakos Kynigopoulos, l’uomo che ha rivoluzionato la Borgogna del vino negli ultimi 20 anni. Tenuta Mazzolino potrebbe all’apparenza sembrare la classica azienda oltrepadana con collina a panettone vitata e cantina nel sotterraneo e qualche generazione di viticoltura alle spalle.

vigneti mazzolinoi

In effetti Mazzolino esiste già come produttore di vino dal’800 ma la sterzata in senso qualitativo arriva negli anni ’80 con Enrico Braggiotti, nonno dell’attuale proprietaria Francesca Seralvo, appassionato di vino e amico di Veronelli e Giacomo Bologna che furono tra i primi a indicargli la strada proprio del pinot nero in purezza, poi allargata allo chardonnay e presto alle bollicine  data la bella presenza di gesso in zona. L’approccio al Metodo Classico inizia 2007 con l’arrivo della DOCG e il primo cruasè dopo 14 anni, un progetto già molto lungo ma su scala temporale appena iniziato con prospettiva di alta qualità ancora da realizzare in tutto l’Oltrepo’.

I vigneti di Mazzolino sono disposti a 270 gradi attorno alla villa con esposizione da nord a sud ovest, con un angolino preciso di un ettaro dedicato alla bollicina non lontano dalla località Oliva Gessi (nomen omen): qui le piante sembrano davvero affogare nel calcare gessoso, perfetto per freschezza unito all’ideale esposizione nord che permette la maturazione completa e graduale del pinot nero senza fretta e senza surmaturazione nemmeno in annate in teoria caldissime. La raccolta stessa viene fatta con cura maniacale e si arriva fino a tre passaggi nella stessa parcella.

cruase mazzolino pinot nero cruase mazzolino rosa noir pinot nero mazzolino 2017 terrazze pinot nero mazzolino

Cruasè Tenuta Mazzolino Oltrepo’ Pavese Metodo Classico Rosè
Annata non dichiarata 2013 poi 60 mesi sui lieviti e dosaggio bassissimo, solo macerazione per estrarre colore, difficile fare qualità qui ma quando ci si riesce i risultati sono favolosi. Colore splendido, succo di melograno fine e provenzale, naso sontuoso, straordinario e bellissimo in ogni suo tratto, soddisfacente e sfaccettato, delicato eppure insinuante. Lunghezza e polpa bella e sostanziosa, tanta sapidità e gesso, visciole, senape, pasticceria e zucchero a velo, ciliegia marasca, rose e viole, lunghezza personalità e classe. 92

Oltrepo’ Pavese Blanc de Blancs Chardonnay 2016
Degorgement maggio 2020, dosaggio 4,5 gr/lt, note fresche piccanti che scatenano subito golosità con anice sambuco e pera Williams, arancio e mandarino, sorso freschissimo sapido di struttura ricchezza e armonia, lunghezza e agrumi splendidi che si mescolano alla sapidità iodata sempre carezzevole. 90

Camará Chardonnay 2019
Arancio giallo maturo, floreale caldo di ginestra e tiglio, bella maturità piena e dolcezza di frutto tra mela golden e susina, sorso che lascia emergere note pepate, sambuco e poi dolcezza che pare vincere ma si scioglie subito grazie a sapidità, anice e tiglio, bel finale succoso 88

Tenuta Mazzolino Blanc 2019 IGT Pavia  (anteprima)
Inizialmente esplosione di frutto misto a legno splendido, emergono poi note fumè, vaniglia, fava tonka, mandarino e peperoncino cui segue un sorso di splendida serenità e struttura. Da vigneto unito, esposto a est, sotto sabbia quasi esclusivamente, tanta sapidità di fondo su cui si avvertono note della malolattica svolta (rarissimo in Italia), quindi burro e noisette, tiglio dolce, quasi a ricordare un Mersault denoaltri. 93

barrique mazzolino

Colpisce la finezza della bollicina e viene svelata da Stefano Malchiodi, dal 2017 direttore di produzione e agronomo, la collaborazione con Dominique Leboeuf, direttore della Station Oenotechnique de Champagne, consulente per molte maison, che sostiene che la finezza della bolla dipende dal mosto e soprattutto dal rispetto delle proteine del mosto. In genere si chiarifica e si eliminano molte di queste componenti anche con filtrazioni spinte per paura che crei instabilità ma spesso si ha una eliminazione eccessiva di mannoproteine che invece hanno proprio il compito di “rivestire”  le bolle per essere morbide. Lasciare proteine  nel mosto è certamente  un rischio ma è un qualcosa che va gestito, non certo eliminato alla base.

Tenuta Mazzolino Pinot Nero Terrazze 2019 IGT Pavia
Il “village” della cantina, 40 mila bottiglie sulle 120mila totali della tenuta, prodotto anche grazie alla zonazione che viene fuori che questo lembo più a ovest di Appennino che si rivela ancora una volta straordinaria per questa varietà in rosso. Un vino che deriva dall’assemblaggio dei vari vigneti su esposizione est ovest dove c’è misto di argilla e calcare molto intrigante. Niente legno, vinificazione ad acino intero diraspato, con una lieve macerazione carbonica in vasca che protegge mosto e tira fuori colore più brillante e diverse note aromatiche.

Naso di melograno, lampone, rose, viole, lavanda e tabacco, cumino, pepe nero e nota appena mediterranea, salinità sottesa che si rivela al naso, croccantezza di frutto che permane al palato, tanto frutto, lieve bubblegum (simile a quello che si ritrova in alcuni Beaujolais , marcatore della vinificazione carbonica come si impara ai corsi WSET), stile esile delicato, roccioso e scattante, beva immediata, sbarazzina ma senza dimenticare complessità. 91

Anche qui si impara qualcosa sulla questione dell’acino intero, determinante per il rinascimento della Borgogna. Gli acini interi in vasca danno più aromi ma devono essere in certa proporzioni rispetto agli altri. In vigna si sta lavorando in questa direzione nel senso che da ormai trent’anni in Borgna si stanno selezionando cloni nello stesso pinot nero che abbiano grappoli di acini di dimensioni diverse così alcuni si rompono, altri più piccoli che rimangono interi e fanno partire la fermentazione al loro interno.

Tenuta Mazzolino Noir Pinot nero dell’Oltrepo’ Pavese 2017
Questo era sogno del nonno di Francesca, prime annate 1994-95 però poi si voleva far sul serio. Il Noir viene prodotto a partre da uve con più concentrazione perchè crescono anche sull’argilla nonostante la parte finale delle radici sia immersa nel calcare gesso che si trova soprattutto nella bocca con trama tannica fitta tipica dell’argilla oltrepadana. Affina per il 20% in legno nuovo ma tostato a lungo a temperatura leggera, 12 mesi di legno non di più (MTM “medium toast minus” ovvero  arrivando a centro della doga con calore ma senza bruciatura vera e propria).

Note di ciliegia amarene, lieve fumè, sottobosco muschio, vaniglia e cacao leggerissimi, inchiostro profondo, potenza levigata, profondità, tannino, goudron lieve e leggero, sanguigno e terroso (del resto l’annata è stata calda con vendemmia partita molto preso dal 5 agosto), tannino soffice e fitto, ritmo sinuoso e tambureggiante, invade il sorso e il palato è complesso e ricco, mediterraneo, stile e personalità da vendere, un grande vino in fasce ma già godereccio e divertente. 93

La lezione che si impara sulla Borgogna grazie al Noir è certamente quella del legno e del suo uso accurato, quindi non basta banalmente  comprare le barrique più costose. È altrettanto istruttivo ricostruire il momento in cui Nonno Enrico negli anni ’90 (abitava in Francia all’epoca) legge di un giovane enologo che sta cambiando la Borgogna e con il suo fare bonariamente prepotente e deciso, una domenica mattina nel novembre 1999 chiama appunto Kyriakos Kynigopoulos fissando un appuntamento nel suo studio parigino.

Poco più che trentenne parte con la sua Peugeot da Beaune e arriva all’incontro con Enrico che non fatica con il suo carisma a portarlo in Oltrepo’ dove scatta l’amore per il territorio e la sua storia. Oggi Kyriakos lavora per 200 cantine e ha un ufficio enorme a Beaune ma allora aveva molti meno clienti ed era possibile un azzardo simile.

A Mazzolino porta la “tradition” francese che vuol dire non solo “tradizione” in senso italico. E’ intervenuto in cantina spesso con tecniche semplici ma basilari come uso di legni non invadenti ma soprattutto applicando la tecnica dell’acino intero non toccando come si lavora in campo sul pinot nero come si è sempre fatto in Oltrepo’, non avrebbe infatti senso cambiare perché è troppo diverso il clima e il suolo rispetto alla Francia.

L’acino intero regala al vino un frutto più puro ed elegante ma soprattutto un mix di note giovanili e fresche ad altre più ricche e rotonde dagli acini che fermentano in maniera tradizionale. In cantina ci fanno sapere che giacciono pronte anche diverse bottiglie delle vecchie annate di Noir: l’idea di una verticale si fa strada e sarebbe un bel modo di capire la grandezza di questo territorio sempre troppo concentrato sul concreto e pratico e poco dedito al racconto delle meraviglie che racchiude.

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

8 Commenti

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Stefano

circa 2 mesi fa - Link

Scusa Andrea, ma nei Borgogna che fanno vendage entière, anche in percentuali importanti, io non sento quella bubblegum lì ; sarà perché non li ho bevuti giovanissimi? però non me li ricordo nemmeno dagli assaggi da botte (che sono comunque per me molto difficili, con quantità di variabili che non ho l'esperienza per controllare); quando me l'hanno spiegata, son rimasto stupito, perché mi attendevo tannini piuttosto verdi, e invece ho trovato morbidezze e tannini ben svolti. Toccherà che mi inviti alla verticale a Corvino San Quirico... Peraltro ero studente a Pavia negli anni 90 e Mazzolino sui rossi lavorava già molto bene, spanne sopra altri.

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Andrea Gori

circa 1 mese fa - Link

Il bubblegum si sente solo nelle versioni più leggere e delicate, nel Noir e in genere in tutti i Borgogna al di sopra dei village non lo ritrovi perchè è coperto da altre note più importanti. Per la verticale non c'è problema , Stefano ha detto "porta chi vuoi". Se ne pentirà!!!

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BT

circa 1 mese fa - Link

credo sia la prima recensione di una cantina i cui vini si trovano anche presso una certa GDO (qui a milano che é in zona) Il Pinot Nero Terrazze l’ho preso almeno un paio di volte ma per qualche ragione non mi ha mai colpito. Forse troppo lo paragono con il solito Franz Haas che ha molto omologato il mio gusto in termini di PN. Comunque lo riproverò e proverei volentieri il cruasè che però non si trova invece mai da nessuna parte. e non solo il loro ma proprio tutti i cruasè vorrei sapere dove li vendono.

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Andrea Gori

circa 1 mese fa - Link

Franz Haas costa quasi il doppio... il Terrazze è piacevolissimo ma ovviamente ha meno ambizioni di altri PN. Cruasè è fatto in pochissimi bottiglie, in effetti difficile da trovare!

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Giovanni Meloni

circa 1 mese fa - Link

Quindi Andrea, con uno Champagne di medio livello siamo sui 102 punti, con un Civettaja 99 e con un Les Beaux Monts 105? Senza polemica ovviamente... Volevo capire la scala ed inoltre avere qualche delucidazione sulla fava tonka che citi spesso ;-)

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Andrea Gori

circa 1 mese fa - Link

gli Champagne di medio livello sono tra 84 e 89 punti, civettaia tra i 90 e o 94 a seconda dell'annata Les Beau Monts può anche arrivare a 97-98. Rispetto ad altri colleghi di Intravino ho una scala più tarata verso l'alto ma le gerarchie sono chiare, credo. Ricordati che tra un 95 e un 96 o un 94 e un 95 c'è molta più differenza che tra un 88 e un 89 o un 92 e un 93.

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thomas pennazzi

circa 1 mese fa - Link

Rispondo da profumiere dilettante al quesito di Giovanni Meloni: la fava Tonka è il frutto di un alberone sudamericano, il cui estratto ha un caratteristico profumo tra il vanigliato e il mandorlato, decisamente intenso. La fava Tonka si usa come succedaneo del ben più costoso baccello di vaniglia. Il principio aromatico si chiama cumarina, dal nome locale dell'albero, e ha proprietà tossiche, favorendo le emorragie se usato in (improbabili) alte dosi.

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Claudio Brigada

circa 1 mese fa - Link

Il PN Terrazze è un vino di grande qualità a un prezzo strepitoso. L'ultima annata che ho assaggiato era la 2018 e mi aveva davvero entusiasmato. Ora sono curioso di assaggiare la 2019! E già che ci sono il Cruasè

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