Taste Alto Piemonte: 10 colpi di fulmine da bere subito

Taste Alto Piemonte: 10 colpi di fulmine da bere subito

di Giorgio Michieletto

Di Alto Piemonte si parla e si beve sempre di più. Per fortuna. Che zone! Che nebbioli! Che ci sia fermento qui nelle terre dell’ormai mitico supervulcano della Valsesia è cosa risaputa. Vini di acidità sferzanti con una tradizione centenaria e sprint moderno. I nebbioli qui crescono protetti dal Monte Rosa, emozionano, raccontano storie diversissime: ne abbiamo già scritto su Intravino e ne scriveremo.

Ma essere folgorati al primo assaggio, in una batteria di degustazione, da un vino di queste parti non è sempre così scontato: i nebbioli dell’Alto Piemonte chiedono infatti di essere aspettati, in tutti i sensi; a volte “immaginati”. Essere godibili fin da subito e già dal primo sorso non è il loro pregio più grande. A volte poi la mano del vignaiolo non riesce a riportare nel bicchiere le altissime aspettative che si creano quando conosci un territorio così incredibile e lo ami.

Trovare una tale varietà di suoli in un fazzoletto di terra è raro: il vulcano di fuoco di Gattinara e Boca, i porfidi del Bramaterra, la parte fluvio glaciale di Ghemme, Fara e Sizzano, le sabbie marine di Lessona. Poi ci sono le chicche delle valli ossolane, le colline novaresi e le coste della Sesia che è femmina…

Ma un colpo di fulmine al primo sorso può esistere anche qui? Un “mi piace” immediato: così, de botto (…ma con un senso) esiste in Alto Piemonte?

Con questa domanda in testa abbiamo assaggiato i 47 vini proposti alla degustazione tecnica della nuova edizione di Taste Alto Piemonte, al Grand Hotel Des Iles Borromées di Stresa: è stata la tappa finale dell’edizione 2021 di un appuntamento di richiamo, andato in scena con una formula diversa dal solito, ma fortemente voluto dal Consorzio Tutela Nebbioli Alto Piemonte per dare un segnale di ripartenza.

In ordine sparso, dieci pollici subito in su:

Francesca Castaldi, Fara Doc 2016: il nebbiolo fa un passo indietro, siamo sul 70% , la vespolina è una spremuta di pepe nero. Nell’insieme c’è un succo d’uva e frutta scura quasi da masticare con una chiusura lunghissima sul rosmarino.

Odilio Antoniotti, Bramaterra Doc 2017: sì è lui. È il Bramaterra. Con la B maiuscola. Sì, c’è la croatina, c’è la vespolina, c’è l’uva rara. C’è concentrazione, ma grande freschezza. Buonissimo con la b di Bramaterra.

Gilberto Boniperti, Barton 2017, Fara Doc: un altro Fara! Che non stanca mai… Un frutto maturo, ma integro, sfumature di spezie dolci e finale di mentuccia. Pepe nettissimo e foglie secche. Splendida sapidità.

Massimo Clerico, Lessona Riserva Doc 2014: chi ha tirato fuori una 2014 così non ha paura di niente. Floreale finissimo; lamponi e radici. Mentolato. Il vento e il sale del mare di Lessona.

Tenute Sella, San Sebastiano allo Zoppo, Lessona 2012: tannini già domati, piccoli frutti e floreale definito di viola e rosa, chiusura ferrosa. Di certo un vino più tecnico di altri ma che ti porta esattamente qui, in questo angolo mediterraneo dell’Alto Piemonte. A Lessona ci sono le palme attorno alle vigne; il cru di San Sebastiano con la sua villa è da cartolina.

(Parentesi: in Alto Piemonte i vigneti non li vedi quasi mai passando dalla strada, ma meritano sempre di essere cercati. Tre cose da non perdere: i tramonti a 360 gradi sul Molsino a Gattinara, una passeggiata boschi fitti del Bramaterra e i vecchi impianti a maggiorina di Boca)

Luca Caligaris, Gattinara Docg 2017: chi l’ha detto che di Gattinara non puoi berti una bottiglia da solo? Vigneti vocatissimi, polpa strepitosa. Una mano poco interventista e molto elegante.

Antoniolo, San Francesco, Gattinara Docg 2015: da solo no, questa devi condividerla almeno con un amico per parlarci sopra tutta la sera: c’è di tutto. Frutta sotto spirito, ginepro, fiori appassiti, tanto pepe. Ematico, quasi salmastro. Complessità da perderci la testa, ma anche un’incredibile energia e freschezza che trascina il sorso.

Tiziano Mazzoni, Dei Mazzoni 2017, Ghemme Docg: amarene, more e noce moscata, tostature e spezie dolci: complesso e molto lungo. Primo sorso un po’ rotondo, ma poi esplode un sottobosco di gran fascino. Continua a cambiare: cadono le foglie anche in estate…

Podere Ai Valloni, vigna Cristiana 2012 Boca Doc: cesellato. Un ricamo balsamico e agrumato. C’è la potenza del vulcano, l’acidità trascinante, ma anche un ricordo di pini e olive, timo, quasi un vento nel bosco: voglia di vacanza.

La Capuccina, Opera 32, Colline Novaresi Nebbiolo Doc 2016: l’outsider. Fuori dai territori più rinomati, a Cureggio. Il primo naso e il primo sorso sembrano subito seducenti. Bocca possente, ma non stancante: floreale e cioccolato con scorze di arancia amara. Bella scoperta.

 

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Giorgio Michieletto

Giornalista professionista: ieri cronaca nera, oggi rosa. Ieri, oggi e domani: rosso, bianco & co. Varesino di nascita e cuore, milanese d'adozione e testa. Sommelier Ais. Se c'è una storia la deve raccontare.

8 Commenti

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Marco

circa 4 mesi fa - Link

Ottimi suggerimenti. Grazie per il post senza fronzoli e le convincenti descrizioni dei vini.

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Sancho P

circa 4 mesi fa - Link

Vigna Cristiana 2012, godibilissimo già oggi. I primi cenni di evoluzione lo arricchiscono di sfumature. La leggera vena agrumata, rinfresca una beva comunque agile. Il Gattinara 2016(la 2017 ancora non l ho bevuta) di Calligaris io l ho trovato un pelino sporco, ma mi è piaciuto molto il Coste della Sesia. Secondo me, il San Sebastiano allo Zoppo, rimane tra le perle assolute dell'Alto Piemonte. Saranno i vecchi ceppi di Nebbiolo e Vespolina, saranno le sabbie marine del Lessona ed il pH acidissimo del suolo, sará la pulizia di esecuzione, ma il San Sebastiano allo Zoppo, rimane un vino con cui vale la pena confrontarsi. Strepitoso il 2011. Su Antoniolo, come hai scritto, la complessità è da perdere la testa. Vini da provare. Soprattutto perché si possono comprare ancora a prezzi accessibili.

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Giovanni

circa 4 mesi fa - Link

Folgorato di qui, folgorato di la. Ne ho lette fin troppe di folgorazioni dovute a un assaggio di un calice di vino. Un termine arci abusato che detesto. Un giorno dovreste spiegarci di tutte queste improvvise illuminazioni eh!

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mariazzo

circa 4 mesi fa - Link

Quali sono le chicche delle valli ossolane? L'anno scorso ho cercato invano, ma ho trovato solo 2 produttori. Bei prodotti indubbiamente, ma solo 2 produttori.

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Mara Toscani

circa 4 mesi fa - Link

Se vuoi assaggiare qualche chicca Ossolana sei sempre il benvenuto in cantina. A presto!

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mariazzo

circa 3 mesi fa - Link

Grazie. segnato :)

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Giorgio Michieletto

circa 4 mesi fa - Link

In Ossola c'è grande voglia di fare e un bel potenziale di crescita con la riscoperta del Prunent: Cantine Garrone continua a essere il punto di riferimento. ti consiglieri di assaggiare il Ca d Mate – nebbiolo e croatina - e il loro prunent , appunto. Parlando sempre di questo clone del nebbiol ho trovato molto tipico anche il vino di Ca Da L'Era. I produttori di prunent comunque in sono in tutto 6: oltre ai due citati, Edoardo Patrone, Casa vinicola Eca, Villa Mercante, La cantina di Tappia

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mariazzo

circa 3 mesi fa - Link

Grazie mille. io appunto conosco solo Garrone e Tappia. Mi segno tutti gli altri ;)

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