Sono stato a TerroirMarche ad ingozzarmi di Verdicchio

Sono stato a TerroirMarche ad ingozzarmi di Verdicchio

di Redazione

Francesco Morresi è autore del più grande pezzo mai pubblicato sul ciauscolo e laureato in giurisprudenza pentito. 

Prendi una manciata di vignaioli che fanno biologico e biodinamico nelle Marche, buttali in una bella location che guarda al porto di Ancona e inonda il tutto con litri e litri di ottimo vino: ecco TerroirMarche festival, manifestazione organizzata da TerroirMarche dal 16 al 18 novembre alla Mole Vanvitelliana; più un gruppo di amici che un consorzio di imprese, diciannove produttori che attraversano le Marche da nord a sud, tante facce sorridenti e tanti verdicchio incredibili. Perché sì, il verdicchio è un vino incredibile, molteplice e ubiquo, dai metodi classici alle damigiane da cinque litri, dalle carte dei grandi ristoranti agli scaffali dei discount di tutta Italia. Ma qual è il vero merito del verdicchio? Semplice, quello di mostrare le differenze dei terroir dei Castelli di Jesi, tanti castelli arroccati e protetti dalle proprie mura ma tutti parte dello stesso feudo.

Il dominio del verdicchio rivela una grande discontinuità: si passa da zone pedemontane a campagne prossime al mare, da terreni calcarei a terre argillose, il tutto a distanza di pochi chilometri e sono proprio queste differenze che con sensibilità ed empatia selvatica vanno riconosciute per dare valore a questo vitigno. Tuttavia sono pochi i produttori dotati di questa sensibilità, pochi e piccoli. Viticoltori schiavi dell’unico compromesso da fare quando si vuole fare buon vino: conoscere e rispettare il proprio suolo; questi non sono i vini dell’enologo, sono i vini di Cupramontana, i vini di Staffolo, sono i vini fatti a basse altitudini o i vini bruciati dal sole, e in tanti tra i “grandi” del verdicchio potrebbero imparare molto da questi piccoli e coraggiosi custodi delle nostre colline.

Vediamo di fare una sintesi.

Iniziamo da nord, Col di Corte, Verdicchio dei castelli di Jesi classico superiore, Vigneto di Tobia 2018. Chiariamo subito, esiste un sopra e un sotto fiume Esino per i diversi Verdicchio, la terra cambia ed il calcare lascia spazio all’argilla: profumi caldi e goderecci sopra, equilibri di elegante pulizia sotto. Sono due mondi distinti e questo vino esprime alla perfezione questa differenza. Una terra più grassa non priva di componenti sabbiose e vini con note dominanti di frutta gialla, pesca su tutte; fermentazione spontanea e almeno nove mesi sulle proprie fecce fini. Pochi compromessi e tanto attaccamento al proprio suolo: Montecarotto.

Col di Corte

Pievalta, Castelli di Jesi Verdicchio riserva DOCG classico, San Paolo 2008. Vigne nel comune di San Paolo di Jesi, castello da sempre vocato al verdicchio. Una vena di arenaria corre sotto le piante di questa parcella permettendo all’uva di mantenere una spiccata acidità anche nelle lunghe maturazioni; il risultato è un vino sempre affilato e minerale, capace di apparire vigoroso anche dopo lunghi riposi in bottiglia. Perfetta espressione della forza che questo vitigno riesce a riflettere se accompagnato dalle giuste mani, quelle di Alessandro Fenino.

Peruzzi, metodo classico dosaggio zero millesimato 2016, 100% da uve verdicchio. Azienda di Liana Peruzzi, fuori dalle denominazioni per scelta; vigne a Monte Roberto, zona non semplice per la salute dei fragili grappoli di verdicchio, terre né particolarmente alte né particolarmente ventilate e la peronospora sempre in agguato: beh, che importa, se si deve anticipare un po’ la vendemmia che sia l’occasione per fare un fantastico metodo classico! Poco più di 5000 bottiglie ogni anno per un vino eclettico e accattivante, sicuramente una delle bolle più interessanti delle marche.

Failoni, Marche bianco IGT, 2018, ecco Staffolo e Antonio, paese e vignaiolo, sembrano fatti uno per l’altro. La zona è molto calda e forti escursioni termiche la colpiscono d’estate, inoltre le vigne stanno a fondovalle, tutte esposte a sud. Poco importa che questo vino sia stato recentemente declassato, “troppo giallo e squilibrato, mi sta bene, sono squilibrato anche io!” è stata la risposta di Antonio. Un vino muscolare, ricco e pieno di colore. Che aggiungere, terroir puro!

Fattoria Nannì, Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC, Classico Superiore, Origini 2018. Tre bicchieri da Gambero Rosso per questo vino, perfetta fotografia dalla contrada Arsicci nel comune di Apiro. Espressione inconfondibile di un verdicchio fatto a quasi 600 metri di altezza, profumi asciutti e definiti, eleganza e verticalità in bocca. Da Apiro non si vede il mare ma questa bottiglia con la sua gioviale freschezza è un inno alla cucina di pesce, estremamente gastronomico!

Cupramontana, 500 metri sul livello del mare, sole e un’ottima ventilazione limitano i ristagni di umidità mantenendo sani i delicati grappoli di questo vitigno. La Marca di San Michele, Verdicchio dei Castelli di Jesi, DOC, Classico Superiore, Passolento 2016. Vigneti nella contrada di San Michele, spesso considerato il “grand cru” del verdicchio, terreni calcarei con predominanza di argille, una vendemmia precoce ed un ritorno alla tradizionale fermentazione spontanea in grandi botti di legno conferiscono a questo vino un meraviglioso dualismo, acido con una punta amarognola che ne richiama il sorso successivo. Grande bevibilità e curiose note caramellate.

Terroir Marche

Chiudiamo con un outsider. A Castelcolonna, fuori dalla zona di denominazione per appena un paio di colline, sta l’azienda dei fratelli Tomassetti, nei pressi di Senigallia. Tomassetti, Marche Bianco IGT, Cercanome 2018, 100% da uve verdicchio fermentate spontaneamente in vasche di cemento. Ed ecco la natura di un verdicchio di mare, di un verdicchio pelagico. Suoli adriatici e basse escursioni termiche compongono questo particolare terroir, l’argilla porta il sale alla pianta e dona a questo vino decise sensazioni tattili al palato. Maestoso e masticabile nel suo cuore salmastro, un’onda sullo scoglio, che bella sapidità!

Francesco Morresi

3 Commenti

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Sancho P

circa 4 mesi fa - Link

La San Michele che piacevole.scopertaa. Li aspetto ad Enotica . Spero vengano anche alla prossima. Pievalta, sembra che manchi sempre qualcosa. Forse un po' di affinamento sue lie a, darebbe al domine' e al San paolo una maggiore complessità (parere da cliente).

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Sancho P

circa 4 mesi fa - Link

Scusate "le sgrammaticature" ma scrivo dal treno"

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Umbertì

circa 4 mesi fa - Link

Fattoria Nanni e la Marca i migliori. Dire che il Verdicchio si basa sulla sensibilità solo dei piccoli produttori è una enorme boutade. La fortuna (non commerciale, perchè purtroppo sono lontani i numeri del periodo d'oro del Verdicchio) della denominazione è proprio il livello qualitativo medio, il buon rispetto del varietale, che si può riscontrare sia nei piccoli che nei grandi produttori di Verdicchio. Basta assaggiarli con la bocca e non con la testa. Ed è un gran bene, per tutti. Non voglio fare nomi, ma alcuni dei verdicchi presenti sarebbero stati più godibili se li avesse fatti qualche "enologo"...

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