Skiants: più una carezza che un pugno

Skiants: più una carezza che un pugno

di Simone Di Vito

Bevo da prima dell’età legale per farlo, e i risultati forse si vedono, ma scriverne per me è sempre un evento strano: non ho una formazione specifica, nessun parente che produceva vino e non è nemmeno il mio lavoro. È solo passione, di quelle belle e coinvolgenti certo, ma che viaggi e serate a parte non sai mai dove ti porterà, forse in qualche landa sperduta ai più, che prima di un corso da sommelier ne ignoravi non solo l’esistenza ma proprio la pronuncia, o forse tra dieci anni chissà, visti i tempi se tutto va bene sei ancora qua a scrivere per Intravino (se non mi fanno fuori prima).

Mi piace approfondire e scrivere di territori dove forse altri hanno piazzato da tempo la propria bandierina del Risiko, ma quando capita, non mi dispiace nemmeno conoscere realtà con progetti particolari, sperimentali, a volte anche bislacchi per certi versi, forse perché con questo ultimo aggettivo mi ci riconosco in pieno.

Come viatico per la buonanotte stasera ho scelto Skiants, che già da nome e etichetta può sembrare un bel pugno in testa – così la smetti di fare le ore piccole! È un regalo di Matteo, che da buon marchigiano feriale acquisito, quest’estate ha voluto fortemente che lo assaggiassi, forse avrà pensato che era un vino per me, o forse per il cazzotto in testa, probabile.

Skiants visto da fuori è un aleatico, che in realtà se sei di zona chiami vernaccia rossa, ma che se invece vieni dalla Francia sembra un po’ un gamay e forse un pinot noir di Givry – aggiungo io, insomma un solo vitigno che per le diverse interpretazioni richiama tante somiglianze. Un aleatico particolare quello di Pergola, frutto di 15 anni di ricerche e studi ampelografici da parte del prof. Angelo Costacurta nel centro Crea-Vit di Conegliano Veneto, salvato dalla famiglia Tonelli di Villa Ligi, che da lì ha spinto per farne poi una doc nel 2005. Nel 2015 ne nasce un esperimento in azienda ad opera di Stefano Tonelli, sua moglie Lea Pailloncy e Mattia Donini.

L’idea era quella di fare un vino diverso dai classici aziendali, in modo completamente artigianale e utilizzando la vecchia vigna sperimentale (che comprende 4 cloni diversi con 40 anni di età media) situata a Montevecchio di Pergola(PU); semi-macerazione carbonica, pigiatura a grappolo intero, lieviti indigeni, limitatissimo utilizzo di solforosa e maturazione in vecchie barrique. L’esperimento prenderà poi il nome di Skiants, che nel gergo locale sta per schiantarsi o farsi male di cibo e vino, e infine, nel primo giorno di vendemmia 2014, una ferita al pollice della mano sinistra di Lea regala l’idea per l’etichetta.

Non troverete un granché di notizie in giro per il web, nemmeno sul sito ufficiale dell’azienda, Skiants infatti è un vino di terroir ma dall’anima artigianale e un po’ atipica, si capisce già solo vedendo il tappo che sembra tagliato a mano.

Un mazzo di rose appassite, passata di pomodoro, foglie secche, nota ematica che rimane sullo sfondo, eleganza che passa da naso a bocca a piccoli passi e in punta di piedi, sorso gentile, tannino delicatissimo condito poi da una punta di sapidità, una salivazione da bollicine sulla lingua che ricorda più succulenza che acidità, e un finale che riverbera sinuoso in tutta la bocca.
Non ti farà battere il cuore a più non posso come tanti altri mostri materiosi, ma affascina quel suo modo di essere semplice e complesso allo stesso tempo, una carezza dopo l’altra fino all’ultima goccia in bottiglia.

Se proprio devo trovargli un difetto, ne producono troppo poco(dell’annata 2018 solo 1730 bottiglie), ma in fondo è questo il bello di tali progetti, tiratura limitata e solo per pochi fortunati, ed è per cose come questa che amo scrivere di vino, ad ogni bottiglia aperta una nuova storia, che sarà solo tua o di chi la vorrà condividere.

 

 

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Simone Di Vito

Sommelier Ais, ex bassista e batterista incallito, operaio di giorno, di notte invece si trasforma in un anomalo assaggiatore; appassionato di terroir, tipicità e di tutto ciò che è autentico nel mondo del vino. Per la Borgogna ha un'ossessione, per le Langhe un sentimento; coltiva il sogno di parcellizzare tutto quel che lo circonda, quartieri di Roma compresi...

6 Commenti

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Federico

circa 1 mese fa - Link

Ciao Simone, domanda OT, ma eri tu che avevi un blog personale sul vino negli anni d'oro dei blog? ... Il nome del blog "giocava" con il tuo cognome, sempre che fossi tu! Se non sei tu, grazie comunque per il bel post (così torno in tema).

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Simone Di Vito

circa 1 mese fa - Link

Ciao Federico, purtroppo non ero io, ma grazie comunque per il complimento

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Monocasta

circa 1 mese fa - Link

Thanks for sharing the story. There is a while that i strongly believe on history and stories of the wine produced . Sometimes seems a forced storytelling by the winemakers, however in this case is beautiful to see how everything fits from the project to the limited wine production of the 1730 bottles, which puts the wine on the spot as rare. Beautiful label with the hand drawing of Lea, reminds me the Like on the facebook and i strongly believe on that association of the consumers as a good wine, wine people will like, limited product to like. Again, thanks for the article and keep going.

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Simone Di Vito

circa 1 mese fa - Link

Thank you very much Monocasta, behind skiants there's a beautiful story, which starts from the studies for the vine, up to the experiment ... And add how I got to know this wine, received as a gift from a person outside the "wine star system" , who thought of me when he first drank it

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Ale

circa 1 mese fa - Link

Dove si può acquistare questo vino?

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Simone Di Vito

circa 1 mese fa - Link

Ciao Ale, non è cosi facile trovarlo, online se non sbaglio l'ho visto su levinsauvage.it , altrimenti contatta direttamente l'azienda Villa Ligi ( il link al sito lo trovi in rosa nel post), e senti se te lo spediscono.

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