La “Champagne senza bollicine”? Louis Roederer cala gli assi (biodinamici)

La “Champagne senza bollicine”? Louis Roederer cala gli assi (biodinamici)

di Andrea Gori

Che ci crediate o no sul mercato esistono già più di cinquanta vini fermi prodotti in Champagne. A livello normativo si tratta della Coteaux Champenois che impone ai produttori di utilizzare per questa AOC uve prodotte in Champagne e che potrebbero comunque essere destinate alla spumantizzazione, il che significa che per ogni prezioso grappolo che usate per vinificare “fermo” state rinunciando a qualche bottiglia di champagne molto più facile da vendere sul mercato, covid permettendo.

Questo ovviamente ha da sempre frenato dal provarci in maniera seria e solo grandi aziende lo hanno fatto in maniera ufficiale e continuativa: molti di voi avranno assaggiato il rosso di Bollinger, il cui “La Côte aux Enfants” è da tempo considerato il migliore della tipologia, oppure il bianco da Mesnil di Bruno Paillard e, tra i più piccoli, il Blanc di Roger Coulon e l’Ambonnay Rouge Cuvée des Grands Côtes di Egly-Ouriet. Infine, sempre da Ambonnay, quello di Gonet-Médeville, Cuvée Athenaïs.

Le motivazioni del proliferare di questi vini è piuttosto chiaro e il gioco si chiama ovviamente “cambiamento climatico”: maggiore maturità, acidità più basse, grande richiesta di vini di qualità del mercato di pinot nero e chardonnay che non siano Borgogna ormai fuori controllo sui prezzi e la sempre cara vecchia idea di “presidiare” nuovi mercati allargando la gamma, perchè il Covid ha dimostrato che non tutti i vini sono così antifragili alle crisi come si pensava.

Se sul discorso Borgogna e prezzi il problema non è proprio centrato perchè questi vini mediamente costano tra i 60 e i 180 euro, sul fatto della qualità e capacità di stimolare i sensi ci sono già proposte che valgono la ricerca. Perchè di ricerca si tratta quando si parla di poco più di 4mila bottiglie per tutto il mondo come nel caso di Louis Roederer.

Fedeli alla loro fama e al loro stile di lavoro che non lascia nulla al caso o all’improvvisazione, i lavori iniziano nel 2000 con le prime vinificazioni di prova  e dopo alcuni imbottigliamenti a partire dalla 2014 è con la 2018 che si arriva al prodotto degno di arrivare sul mercato.

Il nome “Camille” deriva dall’indimenticata Camille Olry-Roederer, la bisnonna dell’attuale AD Frédéric Rouzaud, una delle mitiche donne della Champagne che gestì la maison Roederer dopo la morte del marito Léon Olry-Roederer nel 1932 fino al 1975 ed è stata la vera artefice del successo mondiale del Cristal in termini di posizionamento e comunicazione.

La scelta è caduta su due piccoli appezzamenti di vigneto, ovvero, 0,43 ettari nel lieu dit Charmont a Mareuil-sur-Aÿ per il pinot nero e 0,55 ettari di chardonnay a Le Mesnil-Sur-Oger nel lieu dit chiamato Volibarts.  Il concetto per Jean Baptiste Lecaillon non è mai stato quello di fare dei cloni di Borgogna ma bensì fare quello che con le bollicine non è sempre così chiaro o semplice: esprimere il terroir in maniera fine e cristallina.

Lo Champagne non può mai prescindere dalla piacevolezza complessiva e non tutte le espressioni del territorio possono essere evidenziate nei vini. Oggi il clima rende possibile in alcune parcelle ottenere vini godibili, originali e profondamente legati al territorio che li origina, ancora di più per il fatto che sono condotti in biodinamica come quasi ormai tutti i vigneti di proprietà Roederer.  JBL dice in maniera un poco catastrofica che se un giorno il clima non sarà piu adatto a fare effervescenze, allora non servirà più a niente farle e bisognerà passare a altro trasformando la Champagne in una Borgogna del Nord anche se poi si dovrà vedere cosa si farà appunto in Borgogna, dove avrà poco senso fare vini a 15% di alcol e pretendere che abbiano la stessa freschezza di oggi.

La vinificazione dei due vini è piuttosto elaborata con un uso del grappolo intero (raspi inclusi) per il rosso e il 60% di anfora in gres per il bianco e malolattica svolta in acciaio. Le acidità sono appena più alte più basse che per i vini base per lo champagne perchè la vendemmia viene ovviamente ritardata. I PH sono 3.45 per il rosso, e 3.15 per il bianco (mentre in genere si assestano tra i 3,2 e i 3 per le basi champagne).

Rispetto alle controparti borgognone hanno una acidità più reattiva e energica, sono meno gourmand e al contempo sono piu freschi e strutturati. Particolarmente critica la gestione del legno perchè l’acidità estrae più sostanza aromatiche e tanniche dal rovere, problema che più a sud non hanno. Dopo tante prove e tanti mix di percentuali di botti di diverse età, si è arrivati attorno al 20% di legno nuovo, barrique ma soprattutto tonneau , tutti di tostatura molto più delicata che in Borgogna.

camille rouge front

Louis Roederer Camille Coteaux Champenois AOC Rouge 2018 Charmont bott 433 di 1631
Colore e nuances che evocano profondità e carattere sanguigno, nel sottosuolo ci sono craie e argilla su medio bassa collina, si percepisce immediatamente l’estrazione leggera per avere eleganza e non troppa intensità. Floreale snello e ficcante, lamponi maturi, sandalo, china, noce di cola, ma soprattutto floreale di rosa, glicine, lavanda, fragole appena mature, mela rossa, pink lady, sullo sfondo pepe e resina appena accennata. Sorso con tannino che stuzzica, seduce e schiaffeggia al momento opportuno.

Il godimento riparte ad ogni sorso ma nel momento in cui ti aspetti dolcezza e polpa il vino pare sottrarsi e mostrare le nervature del suolo e del carattere della parcella. Cerebrale a tratti, sempre elettrico, una bevuta che lascia immaginare una evoluzione intrigante e saporita e che lascia soddisfatti, stimolati e attenti. Vino magnetico anche se non ha ovviamente la profondità di un grand cru cui immediatamente vorremmo pensare 93

roederer camille mesnil

Louis Roederer  Camille Coteaux Champenois AOC Blanc 2018 Volibarts bott 613 di 2880
Colore cristallino con toni smeraldo e una certa agrumata densità, naso di mandorle, noci, pompelmo e cedri. Al sorso sembra di addentare un limone internodato, bello acido e ficcante, molto Chablis style, dolce ma non troppo, sapido sempre e diretto. Sa di pompelmo, ananas, un lieve tocco di talco, balsamico, aneto, basilico, acidità senza morbidezza pronunciata, deciso succo di lime al sorso con risvolti burrosi intriganti ma appena accennati.

Gustato a temperatura più alta svela moltissimi riferimenti speziati e canditi che ne smorzano la solerte e apparentemente senza sbocchi freschezza. Chiude con eleganza, lunghezza fruttata e un nerbo che non cede per molti istanti rivelando istanti del suo futuro tutto da scoprire. 92

Assaggiare questi vini è come vivere in un futuro distopico dove lo Champagne viene fatto in Inghilterra e il pinot nero e chardonnay  hanno lo status di grand cru di Borgogna a Mesnil o Mareuil (una situazione simile a quella di 800 anni fa quando il vino della regione era celebre ma non certo per le bolle) mentre a Chambertin e Vosnèe Romanèe si affaccia il nebbiolo. Per i nostalgici qualche bollicina nasce ancora in Francia ma da arbanne e petit meslier. Se volete provare questi brividi, gettare uno sguardo al futuro con i piedi ben ancorati al territorio nel presente non esistono vini migliori di questi.

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

15 Commenti

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Lanegano

circa 5 mesi fa - Link

Tra i rossi la palma del migliore potrebbe anche essere il Coteaux Champenois Vielles Vignes di Egly Ouriet, Andrea: ho assaggiato il 2016 a dicembre ed era davvero eccellente. Speziato, profondo, elegantissimo e di grande bevibilità. E la nota 'verde' di tanti pinot noir vinificati in rosso in quelle zone era presente ma come 'segno distintivo' impreziosente e non, come talvolta accade, segno di uve non perfettamente mature. Non so quello di Bollinger, ma questo era davvero un grande vino.

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Lanegano

circa 5 mesi fa - Link

O Ambonnay Rouge che dir si voglia....

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Andrea Gori

circa 5 mesi fa - Link

si si infatti l'ho nominato. Rispetto a Ouriet o BOllinger qui siamo in un tipo di vino molto diverso, è molto più magro ed elettrico questo pinot nero . Secondo me sposta non tanto l'asticella più in alto ma proprio in un altro campo che può anche non piacere se uno cerca quella dolcezza finale che ci fa spesso amare i Borgogna rossi. Il bianco invece si inquadra bene in un contesto stile Chablis.

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Lanegano

circa 5 mesi fa - Link

Però se qualcuno vuole convincermi del contrario e farmi assaggiare il rouge di Bollinger sono dispostissimo a cambiare eventualmente idea... :)

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Marcovena

circa 5 mesi fa - Link

...e aggiungerei Charles Dufour che ha iniziato a firmare anche delle grandi espresisoni di vino bianco vinificato in pieno stile borgognone. Ha scelto l'uva a cui è più affezionato il Pinot Blanc per elaborare un vino decisamente goloso... "Gourmand"!

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franco

circa 5 mesi fa - Link

Ci sono esempi di pinot nero vinificato in bianco e fermo? grazie

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Andrea Gori

circa 5 mesi fa - Link

esiste un misto chardonnay pinot nero in bianco ovvero François Secondé, Sillery NV Coteaux Champenois ma non è tra i migliori della situazione... Esiste poi quello rarissimo di Drappier ovvero Perpétuité Blanc de Pinot Noir NV Coteaux Champenois che dicono essere buonissimo ma non ho mai assaggiato Questa sarebbe una strada in linea con la tradizione di DOm Perignon...che era appunto specialista del vinificare in bianco le uve rosse

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Stefano

circa 5 mesi fa - Link

Conosco solo il rosso di un piccolo produttore fortunosamente importato da un'enoteca della mia città: Ciristian Senez; piacevolissimo! (ma la macerazione carbonica ci mette un po' troppo del suo...); ho visto i prezzi in cantina: 2 euro in meno del loro - per altro ottimo - blanc de noirs (qui in Italia invece i prezzi sballano completamente)

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Gilberto Colangelo

circa 5 mesi fa - Link

Le acidità sono appena *più basse* che per i vini base per lo Champagne, no?

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Andrea Gori

circa 5 mesi fa - Link

Le acidità sono circa 0,2, 0.4 ph inferiori per la basi spumanti

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Gilberto

circa 5 mesi fa - Link

Esatto, pH inferiori vuol dire acidità più alta. Nella frase dell'articolo non cita il pH, ma solo l'acidità e dicendo che questa è maggiore perché le uve sono state vendemmiate più tardi. Cosa che non ha molto senso.

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Andrea Gori

circa 5 mesi fa - Link

ho corretto il testo così è più chiaro, grazie!

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BT

circa 5 mesi fa - Link

scrivo qui perché non so dove altro farlo. dott gori ho aperto e bevuto una bottiglia di mumm cordon rouge base credo del 1998. non ci crederà ma era ancora bevibile. pazzesco. ahimè un po’ di terziari e odore dolciastro al naso si sente. in bocca pare un po’ acidulo ma sempre champagne è. ma come é possibile?!?!

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vinogodi

circa 5 mesi fa - Link

... BT ...magari comprato all'origine al supermercato sotto casa dopo tre anni di esposizione alla luce sullo scaffale e temperature prossime ai 25 gradi? Un bel mistero ...

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Andrea Gori

circa 5 mesi fa - Link

a volte sono misteri, si! ma è anche vero che gli champagne degli grandi maison spesso sono "condizionati" in maniera da funzionare anche dopo essere stati trattati malissimo. In ogni caso alta acidità e bel dosaggio aumentano resistenza e longevità di molti vini

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