Senza Etichetta, i vini naturali a Roma

Senza Etichetta, i vini naturali a Roma

di Antonello Buttara

Il 6 giugno a Roma, presso Il Collettivo Gastronomico Testaccio, si è svolta una piccola manifestazione di vini naturali dal titolo accattivante “Senza etichetta – il vino libero, davvero” organizzata da Marco Arturi e Gabriele Merlini che hanno sfidato una giornata di tempo non proprio benevolo per la capitale ed hanno portato in scena un interessante gruppo di vignaioli. Naturalmente essendo uno dei primissimi eventi dopo un digiuno fin troppo lungo, il sottoscritto era lì bicchiere in mano per assaggiare qualcosa di buono e tornare a respirare l’aria di una fiera del vino.

Ecco quindi una breve panoramica degli assaggi che hanno catturato la mia attenzione.

Azienda agricola Caprera. Siamo a Pietranico nel pescarese ed i ragazzi hanno le idee ben chiare. Tre ettari e mezzo vitati coltivati con le uve del territorio, Trebbiano e Montepulciano. Tra gli assaggi spicca il Trebbiano d’Abruzzo “Fortuna” 2019 per facilità di beva e piacevolezza. Naso leggermente aromatico ed atipico per un trebbiano grazie alle escursioni termiche tra giorno e notte, richiami di fiori di camomilla, fieno e limone candito. Sorso snello e salato. Provato le Vasche 2020 Cerasuolo imbottigliato da pochi giorni che a dispetto dell’annata 2019 fa un breve passaggio in legno che gli conferisce una struttura maggiore ed una bevuta più appagante. Vino generoso con sentori di melograno e spezie, sicuramente da aspettare, ma la stoffa c’è e si sente.

Francesco Guccione. Vignaiolo nell’ assolata contrada di Cerasa nel territorio di Monreale. Il suo banchetto è preso d’assalto e bisogna avere un po’ di pazienza. Il vino T5/12 trebbiano 2012 vinificato e affinato per 5 anni in botte artigianale è adesso pronto da bere. Naso profondo con richiami di cera d’api, resina e agrumi canditi. Vino di una freschezza disarmante assolutamente dritto sulla schiena e con un finale saporito e avvolgente. Molto buoni anche il Catarratto ed il Trebbiano, figli della vendemmia 2017, salini e luminosi, entrambi caratterizzati da note salmastre.  Le macerazioni non sono invadenti ed esaltano le caratteristiche dei vitigni. La mano del vignaiolo si sente e gli anni passati in bottiglia aiutano i liquidi a distendersi con grazia sorso dopo sorso lasciando una delicata scia salina in bocca.

Azienda agricola Antonio Ligabue. Siamo in alta Val Camonica, micro produzione di poco più di due ettari sparsi qua e là. Tutti i vini  fermentano in botti o barrique di legno dove rimangono a maturare per anni prima dell’imbottigliamento. Petite Arvine vinificato spumante, Riesling Renano, Barbera, Merlot, Cabernet Sauvignon, ed un sorprendente Fumin. I vini hanno bisogno di tempo per esprimere le loro peculiarità.  L’uso del legno è sapiente, dona struttura e non va ad appesantire la bevibilità dei liquidi. La Barbera Minego 2007 è un piccolo capolavoro, maturato in botti da 500 litri per 31 mesi e poi tanta bottiglia. Scuro e terragno, delicati richiami mentolati, persistenza da fuoriclasse, il colpo di fulmine è scattato alla prima annusata. In bocca graffia e seduce già al primo sorso. Tra i vignaioli presenti il più solido su tutta la linea dei vini presentati.

Podere Orto Trivium. Anche in alta Tuscia, nel Lazio a cavallo tra Umbria e Toscana si producono ottimi vini. Un fulgido esempio è il loro Lazio Rosso Igt 2016, un taglio di sangiovese e grechetto rosso. Pochissime bottiglie, frutto di una rigorosa selezione massale. Un liquido elegante e succoso che emana sentori di ciliegia ed erbe aromatiche, sorso agile con un tannino appena sussurrato, affina tra contenitori di acciaio e fibra di vetro prima di essere imbottigliato. Giuliano Salesi e Simona de Vecchis guidano con passione una piccola azienda che in pochi anni si è ritagliata un nome importante fra gli appassionati e potrebbero diventare un punto di riferimento fra i giovani produttori del Lazio e non solo.

Azienda Agricola Marco Sara. Chi ha detto che per fare vini naturali bisogna per forza vinificare le vinacce a contatto con il mosto? Marco Sara per i vini a bacca bianca ha scelto di non effettuare macerazioni sulle bucce per esaltare un territorio, quello dei colli orientali del Friuli ricco di Ponca (complesso roccioso che sta alla base della geologia delle colline friulane). Erba alta 2019 è il suo Friulano da vigne vecchie che a seconda dell’andamento climatico stagionale può essere attaccato da una percentuale variabile di botritys cinerea o muffa nobile che contribuisce ad arricchire la complessità aromatica del vino. Liquido caratterizzato da un’estrema piacevolezza di beva.  Naso di ginestra e frutta esotica, sorso pieno e quasi grasso. Riposa in barrique per circa un anno.

Alla luce dei fatti, una manifestazione dove i vignaioli sono stati molto pazienti a rispondere alle tante domande di un pubblico perlopiù giovane attirato da un contesto, quello del vino naturale che soprattutto nella capitale attira frotte di curiosi che hanno voglia di capirne di più, e fa piacere constatare che il livello qualitativo (nella maggior parte dei casi) si attesta verso l’alto e questo non può che far bene ad un movimento che deve continuare a muoversi alla ricerca della qualità, vinificando uve sane, senza affidarsi a improvvisazioni o “Botte di culo” citazione fatta da qualcuno con spirito goliardico che forse alcune volte nasconde un pizzico di verità.

 

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Antonello Buttara

Romano di prima generazione, una laurea in tasca in Scienze della Comunicazione e mi ritrovo al Ministero della Difesa. Quando troppo tardi sono andato a vivere da solo acquisto una cantina che con qualcosa dovevo pure riempire. Presenza fissa in qualsiasi fiera dove si beve, divento l'incubo di alcuni enotecari della capitale e controvoglia mi diplomo Sommelier AIS per poi abbracciare la filosofia Porthosiana.

1 Commento

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Giacomo

circa 2 giorni fa - Link

Naturali, collettivo, Testaccio. Au revoir, Shosanna!

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