Sentirsi una rock star al Tennessee Campus di JackDaniel’s

Sentirsi una rock star al Tennessee Campus di JackDaniel’s

di Andrea Gori

Ci vuole il fisico da barman (possibilmente giovine) per reggere i ritmi del Tennessee Campus di JackDaniel’s, il tour itinerante che racconta le meraviglie della distilleria più famosa d’America e, certamente, il più grande successo del mondo degli spirits: qualcosa come 2 milioni di botti da 212 litri messe a dimora in affinamento su 89 palazzine da 7 piani a Lynchburg, Tennessee. Chi non si è mai preso una sbornia con il Jack, magari nella sua versione miscelata con una Cola? Personalmente non riesco mai a dimenticarmi l’immagine di Axl Roses con la bottiglia di Jack come accessorio indispensabile e anche l’ultimo The Dirt sui Mötley Crüe ci indugia parecchio facendolo assurgere a quinto membro della band, ma guardando alla storia della musica americana sono tantissimi gli artisti devoti (spontaneamente o pagati non si saprà mai) a questo marchio.

motley cru jack daniels

Da Frank Sinatra a migliaia di artisti country, assommano a quasi 300 le canzoni in cui viene nominato. Canzoni che ti vengono sparate in sottofondo mentre assaggi la gamma al completo, chicche comprese:

Old n.7 Jack Daniel’s
Il blend storico, note di caramello, tanta banana matura e mandorle, poi vaniglia e tostatura di quercia, liquirizia ed erbaceo. Finisce con sentori di cracker salato, burro e toast bruciacchiato. Riassaggiarlo è un colpo al cuore che ti proietta indietro nel tempo in tour con la tua band, insieme a tutte quelle sgallettate di groupies che ti si infilavano nei camerini ogni sera, ed è sempre piacevolissimo (pure con la Cola in un cuba libre yankee style).

Ma la gamma nel frattempo si è allargata come ci racconta Francesco “Ciuciu” Spenuso , formatore barman e collaboratore Jack Daniel’s

Gentleman Jack
Una parte del blend appositamente selezionato che finisce la sua maturazione al quinto piano dei capannoni dell’azienda e che subisce una filtrazione doppia di cui una classica goccia a goccia e una a pressione con carbone vegetale che toglie anche un po’ di colore. Qui oltre il classico sentore di banana matura ho pera e mela, vaniglia, caramella mou e quercia tostata. In bocca è dolce sulle note di pera, mela, banana, ciliegie e finisce su cannella, coriandolo e pepe ma soprattutto è secco e preciso. È il Jack in una dimensione più aristocratica e raffinata che è piacevole sorseggiare da solo ma, in realtà, interessante nella miscelazione, dove ha carattere meno marcante del fratello minore. Ai nostri tempi non c’era, ma non ne sentivamo la mancanza.

Single barrel Jack Daniel’s
Da botti singole poste al settimo piano con angel’ share ancora maggiore. Ovviamente ha una potente concentrazione di aromi, stile più raffinato e meno dolce. Naso affumicato ma più secco con note extra di dattero, fico e scorza di cedro. Ogni bottiglia riporta il numero di barile, numero magazzino e data imbottigliamento. Nonostante tutto, l’impatto è molto dolce di olio di mandorle, vaniglia, dattero, legno di cedro. In bocca è meno alcolico, poi è secco e affumicato, di miele, dattero e ciliegia. Chiude su cedro, anice, cannella, chiodi garofano, pepe e cuoio. Un Jack al quadrato che in effetti risulta forse ancora più piacione e meno stucchevole allo stesso tempo. Da bersi solo nelle date del tour nelle grandi città, ecco.

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Old 27 Gold Jack Daniel’s
Prodotto nato di recente (che in un’azienda che si affanna a dire che non cambia mai nulla). Le botti dove affina stanno su al settimo e ultimo piano dei capannoni. “Subisce” due filtrazioni goccia a goccia che lo rendono costoso e particolare. Naso morbido con note extra di acero e noci, in quattro anni perde il 30% in botti di rovere e il 20% in nove mesi in acero. Dei 100 lt iniziali, ne restano la metà. La metà che resta non ci fa impazzire, considerando anche il prezzo, ma capiamo che serva un prodotto “premium” al giorno d’oggi per chi ama qualcosa di più elegante ma secondo noi meno caratteristico. Di certo in tour con la band non l’avremmo portato o ce l’avrebbe requisito il nostro producer.

Honey liquor Jack Daniel’s
La gamma dei liquori mostra lati ancora più commerciali del brand ma questo è davvero una chicca e un dirty pleasure godereccio. Seguendo la scia dei liquori che imperversano nella mixology di oggi  è, appunto, un liquore con la base del Jack classico N.7 con  aggiunta di miele d’acacia e arancia più note di caramello, sciroppo, fumo e castagna. In bocca è stucchevolmente morbido con un palato di arancia in confettura, mela pink lady e finale su zucchero bruciato. Da bersi molto fresco nella Lynchburg lemonade, l’unico cocktail che riusciamo a imparare a fare nel corso della serata. Le groupie lo avrebbero adorato, cavolo.

Single barrel Rye Jack Daniel’s
Si tratta del primo Tennessee rye whisky americano con un 70% segale che sopravanza il 18% mais (più 12-% di orzo maltato). Il tutto aggiunge una nota dolce importante ma anche note speziate tra sandalo, liquirizia, cereali dolci e pepe nero. Accattivante e ruffianissimo, nasce pensando alla mixology e nei cocktail preparati dai barman nella competition spopola e si capisce subito il perchè.

Dopo il tasting di rito parte la gara sotto l’occhio vigile e l’entusiasmo di Stefano Righetti e il barman formatore Francesco “Ciuciu” Spenuso. I ragazzi del centro Italia si raggruppano in squadre e preparano due cocktail a testa pescando tra i Jack Daniels e altri prodotti di Amaro Montenegro più angostura, frutta fresca, sciroppo d’acero e tanto altro. La squadra che vince ha il cuore del Ruggine a Bologna. Curano sia i cocktail che la presentazione e l’affiatamento raggiunto in pochi minuti ha del prodigioso. Presentano i loro miscelati al microfono con una sicurezza che colpisce anche La Vale di Radio Deejay in giuria e in effetti (li assaggiamo anche noi) hanno un mix pericoloso di piacevolezza ruffiana e intransigenza acida e fresca che sorprende a metà bevuta. Ci piacciono eccome, anche se ci manca il fisico per accompagnare i festeggiamenti finali in un tripudio di alette di pollo e costine condite con la salsa al profumo di Jack Daniels. Staremo a vedere come se la caveranno il 1 aprile nella finale italiana del Campus: chi vince va in Tennessee e non ci saranno prigionieri.

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

1 Commento

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Riccardo

circa 4 settimane fa - Link

Il "Jack" è un vero must! Un racconto fantastico :)

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