Quattro mini Champagne da non sottovalutare

Quattro mini Champagne da non sottovalutare

di Simone Di Vito

Anche quest’anno il cenone di Capodanno è andato, e con lui i tappi a fungo di tante bollicine che per l’occasione si stappano. Serate che per il sottoscritto sono sempre state la scusa per prendere e stappare uno Champagne, ma ormai appena il re delle bollicine varca la soglia di casa, non fa in tempo a toccare il frigo che prendo e stappo immediatamente.
Oltre a non voler attendere i fuochi del nuovo anno, stavolta per riassaggiare un po’ di craie volevo qualcosa di più articolato della solita bottiglia ad effetto: e quale migliore occasione per prendere quattro mini Champagne ampliando la bevuta?

Probabilmente le aziende che citerò non sono una novità per i tanti esperti affetti da “febbre champagnona”, ma in un mare magnum di bottiglie epiche e di cristallo da cui il mercato dello Champagne è invaso, le piccole realtà in un territorio come questo recitano comunque un ruolo concreto e di rilievo. Vignaioli e aziende che dimostrano come lo Champagne non sia solo quel prodotto dotato di classe e sfarzosità che si ama dipingere e ostentare.

In un casino di realtà nuove e/o sconosciute ho orientato la mia scelta basandomi sulle quattro famose sotto-zone (non per individuarci chissà quale terroir ovviamente), decisione che è stata poi facilitata e/o obbligata dal formato scelto (pochi vigneron producono le 37,5 cl), che se da una parte mi ha costretto a dover prendere quasi tutti vini base aziendali, dall’altra mi ha confermato ancora una volta che solo e soltanto l’entry level è il miglior biglietto da visita per una piccola azienda.

(I prezzi indicati fanno riferimento al formato 0,75)

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J.Charpentier
 – Villers-Sous-Chatillon (Vallée de la Marne) – Rosé brut (cuvée delle annate 2016 e 2017)
80% di meunier e 20% di pinot noir dai comuni di Reuil, Binson-Orquigny, Châtillon sur Marne, Villers sous Châtillon, Le Breuil, Neuville sur Seine, Ludes. Prima fermentazione in acciaio seguita da malolattica, per ottenere il colore rosato viene miscelato il vino bianco con un 8-11% di vino rosso, quest’ultimo ottenuto da vecchie viti di età media 50 anni. Dopo l’assemblaggio, affinamento sui lieviti dai 30 a 36 mesi. Dosaggio 5.7 gr/l. €35

Un peones vestito a festa, fine e perlato nel suo bell’abito rosé, a temperature basse appare scattante e spigliato, polposo e succulento tra note fragranti di lieviti e frutti rossi, ma quando inizia a scaldarsi perde brio, le perline cadono e lui getta la maschera mostrando maggior genuinità ma anche toni più rustici. Uno Champagne dall’anima meunier che spicca per particolarità in mezzo ai quattro.

Jean Vesselle – Bouzy (Montagne de Reims) – “Oeil de Perdrix” brut (da cuvée della sola 2018)
Solo uve pinot noir da parcelle situate a Bouzy, prende il nome di “occhio di pernice” proprio dal colore, ottenuto attraverso la breve macerazione diretta del base spumante (poche ore di contatto con le bucce). Affina sui lieviti dai 24 ai 36 mesi. Dosaggio 6,5 gr/l, sboccatura il 10/09/2021. €40

Rose e fragoline di bosco, un ippopotamo su le punte in una cristalleria: è grosso, morbido, esuberante, rischia di sbilanciarsi troppo e far cadere tutto, ma ha le caviglie fine e si mantiene comunque in equilibrio per tutto l’assaggio. Di roba al suo interno ce n’è eccome ma per essere al top avrebbe giusto bisogno di una dieta da cantina che gli permetta di sciogliere e levigare un po’ i muscoli. Già apprezzabile invece per gli amanti di intensità e materia.

 

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Pierre Brigandat
 – Channes (Côte des Bar) – Blanc de Noirs “Tradition” brut (cuvée 2017 + vins de réserve)
Da sole uve pinot noir poste su suolo Kimmeridgiano, con tradizionale vinificazione in bianco e affinamento sui lieviti di circa 36 mesi. Dosaggio 9 gr/l. €35

Aspetto freddo e distaccato ma comunque elegante, si concede poco fin dal principio, con i soli sentori di lieviti e note di fieno, bocca né carnosa né acida, chiudendo corto un assaggio semplice e tutto all’insegna della moderazione, che dimostra come in mezzo a questi quattro lui possa concorrere al massimo per il ruolo di comparsa. Nulla per cui perdere la testa insomma, ma se bastasse un solo assaggio a farmi bollare definitivamente un vino quanti ne avrei gettati dal ponte? Da riprovare.

Bonnet-Gilmert – Oger (Côte des Blancs) – Blanc de Blancs “Cuvée de Réserve” Grand Cru brut (assemblaggio del 50% di vino riserva 2015/2014/2013 con il restante 50% di cuvée 2016)
100% chardonnay con uve provenienti dai comuni di Avize, Oger, e Le Mesnil-sur-Oger, con affinamento sui lieviti di 36 mesi. Dosaggio 7 gr/l €36

Fisico slanciato e tubino bianco contornato da perline finissime e sfumature quasi oro, ci trovi gesso, fieno, ma anche frutta bianca e fiori, che lasciavano presagire sobrietà e delicatezza, invece è come una lama stretta e appuntita, che punge lingua e palato incessantemente e in profondità fino all’ultimo sorso. Lineamenti eleganti e grazia femminile che nascondono un assassino silenzioso ma implacabile.

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Simone Di Vito

Sommelier Ais, ex bassista e batterista incallito, operaio di giorno, ma di notte invece si trasforma in un anomalo assaggiatore; appassionato di terroir, tipicità e di tutto ciò che è autentico nel mondo del vino. Coltiva il sogno di parcellizzare tutto quel che lo circonda, quartieri di Roma compresi...

9 Commenti

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vinogodi

circa 2 settimane fa - Link

...Simone , bellissima selezione , che ho la fortuna di conoscere bene , essendo in amicizia con Maurizio da tantissimo tempo ... vini puliti , apparentemente non pretenziosi ma di personalità spiccata e piacevolezza assoluta . I miei complimenti ( personalissimi...) ...

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Simone Di Vito

circa 2 settimane fa - Link

Grazie Marco, sono d'accordo al 100%

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elle

circa 2 settimane fa - Link

conoscevo già Carpentier e Vessele e confermo la piacevolezza dei loro vini. a questo punto toccherà provare gli altri...

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vinogodi

circa 2 settimane fa - Link

Brigandat e Charpentier fanno anche Champagne "base" dal prezzo e qualità commoventi , per non dire esaltanti , con buona pace di tante bolle sparse per il globo o di rapporti qualità/prezzo nostrani imbarazzanti ( detto da un nazionalista convinto...)

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Stefano

circa 2 settimane fa - Link

Piccolo disaccordo su Bonnet Gilmert, che ho trovato di stile un po' troppo ossidativo (e poi magari era un difetto della bottiglia, dovuto a sboccatura antica, che io non ho saputo riconoscere). Ma con bottiglie di quel formato finisce che bevi di più, no?

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Simone Di Vito

circa 2 settimane fa - Link

Ciao Stefano, per fortuna il mio Bonnet-Gilmert era pressoché perfetto (il mio preferito tra i 4), ma non ho riscontrato lo stile ossidativo di cui parli, e se ci fosse stato lo avrei percepito subito, in quanto non troppo amante di quello stile. Quindi si, probabilmente o aveva un problema o era oltre. Bevi di più col formato 0,375? Direi di no, è lo stesso quantitativo di due bottiglie... poi con 4 demi hai sicuramente meno possibilità di approfondire un vino ma di positivo mi ha dato la possibilità di ampliare e diversificare la bevuta. Saluti

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Giuseppe

circa 2 settimane fa - Link

ciao a tutti, scusate se intervengo solo per una curiosita` "pratica", per questi formati come funziona in cantina? Nelle mie (ammetto poche) visite non le ho mai viste stoccate, deduco che il vino passi tutta la sua vita dentro un formato piu` grande e poi venga imbottigliato nel piccolo solo all'atto della commercializzazione? C'e` qualcuno che opera diversamente? Grazie e buona giornata a tutti

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Andrea Gori

circa 2 settimane fa - Link

La maggior parte delle seconde fermentazioni in champagne avvengono in bottiglie da 750 o magnum poi si usa il metodo del trasferimento ovvero si mette il contenuto di queste bottiglie (senza averle sboccate) in un contenitore (tank) grande, si filtra per togliere i lieviti quindi si dosa con lo zucchero desiderato. A questo punto dal tank si riempiono le bottiglie dei formati desiderati, dalle .375 di Simone fino ai mega formati da decine di litri. Si può anche operare degorgiando le bottiglie prima di metterle nel tank e in quel caso ovviamente non hai bisogno di filtrare prima di dosare. Il tutto ovviamente viene fatto in condizioni isobariche per non perdere la pressione ottenuta durante la seconda fermentazione in bottiglia!

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Giuseppe

circa 2 settimane fa - Link

Grazie Andrea in effetti come immaginavo anche se non conoscevo i dettagli dei vari passaggi che hai cosi` bene illustrato nella tua risposta, grazie ancora

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