Quanto costa una bottiglia di Cognac di 258 anni?

Quanto costa una bottiglia di Cognac di 258 anni?

di Thomas Pennazzi

Non capita tutti i giorni che una Casa d’aste offra tra i suoi lotti una bottiglia di cognac di oltre duecento anni fa.

Da Sotheby’s succede. Il fatto è assai raro, e non solo perché si tratta della bottiglia più antica mai venduta ad un’asta, ma pure di quella che ha raggiunto la più alta somma in aggiudicazione.

Cerchiamo di approfondire l’argomento oltre il sensazionale.

La scarsità di queste bottiglie è estrema: di cognac pre-fillossera se ne trovano ancora, a prezzi (quasi) umani; ma quando si arriva ai cosiddetti cognac napoleonici, cioè del periodo compreso tra il 1800 ed il 1815, che qualche produttore della regione custodisce gelosamente nel proprio Paradiso, ci si compra, a poterselo permettere, non solo qualcosa di principesco, ma di trascendentale. Figurarsi per i pochissimi esemplari pre-rivoluzione francese.

La bottiglia in questione appartiene ad una terna della stessa annata e della stessa Maison, la Gautier, del millesimo 1762, quindi vecchia di 258 anni; una, chiamata Petit Frere, ha realizzato € 48.000 in un’asta del 2014, l’altra, detta Petite Soeur, è stata riacquistata dalla Maison, che è tuttora operante, e tra le più antiche esistenti a Cognac. Quella venduta in questi giorni, il Grand Frere per le sue maggiori dimensioni, è la bottiglia dei record: ben 134.000 euro!

La storia di queste tre bottiglie è curiosa: il lotto, assieme a tante altre, venne dato ad un uomo che lavorò dal 1870 al 1880 per la Maison Gautier, fondata nel 1755, quindi più antica di Hennessy di un buon decennio. Ma dopo l’insorgenza della fillossera, e la conseguente devastazione delle vigne, la crisi fu così grande che pure le aziende più strutturate non furono in grado di pagare gli stipendi se non in natura, e dovettero licenziare il personale. Così a questa persona furono date le tre bottiglie, già allora centenarie, che vennero poi custodite dai suoi discendenti con amorevole cura per ulteriori 140 anni fino alla vendita dei nostri giorni.

Il cognac si è conservato straordinariamente bene, dicono gli esperti osservando il livello alto del liquido nella bottiglia, in considerazione della sua età veneranda, e quindi fa presumere bene della sua bevibilità. Ma una simile rarità si apre?

L’interrogativo è lecito, ma inutile. Aprire una bottiglia distillata mentre iniziava la costruzione del Petit Trianon di Versailles, e che è sopravvissuta nell’ordine a: bevitori, rotture, una rivoluzione, almeno quattro guerre rilevanti, ed a svariati re e repubbliche, significa azzerarne all’istante il valore. Chi acquista un oggetto del genere lo facon spirito da investitore, nella speranza di poterlo rivendere fra qualche tempo con profitto, a meno che si tratti di un mafioso russo: loro aprono e bevono tutto senza rispetto, così mi si racconta a Cognac, quando li vedono calare, con valigette imbottite di biglietti viola come nei film. Il fortunato e anonimo aggiudicatario asiatico, probabilmente un miliardario cinese o giù di lì, se ne guarderà bene.

Soltanto in rarissimi casi è possibile avere il privilegio – perché di privilegio si tratta – di sorseggiare un cognac d’alta epoca, con la garanzia della sua autenticità e della sua conservazione. Il bartender italiano Salvatore Calabrese, chiamato The Maestro, ne è stato il pioniere, servendo al tempo della sua gestione al Duke’s di Londra, grandi cognac di antiquariato alla sua facoltosa clientela. Un altro tempio mondiale dei distillati, dove trovare meraviglie da collezione si trova a Tokio: il Bar Doras. Nakamori Yasutaka ne è il gran sacerdote, un giramondo sempre a caccia di alcolici raffinatissimi; ma non vi basterà pagare per entrare nelle sue grazie.

Anche a Cognac può capitare di berne, una volta nella vita, e pure gratis, se le congiunzioni astrali vi sono benigne. A me è successo, e devo essere sincero, mi è corso un brivido lungo la schiena: non tanto per l’insolito gusto di quell’acquavite, ma al pensiero che stavo centellinando qualcosa che era stato distillato nel’anno in cui Cecco Beppe saliva al soglio austriaco, e nasceva il mio bisnonno paterno. Quasi non sembra vero!

Ma ne vale la pena, di lasciare uno stipendio sul bancone per assaggiare un calice di simili cognac? Se siete appassionati, probabilmente risponderete di sì. L’enorme differenza dei distillati pre-fillossera rispetto ad un venerando cognac dei nostri tempi la fa il vitigno, la Folle Blanche a piede franco, tutta floralità e finezza; all’opposto il neutro Trebbiano di oggi, là detto Ugni Blanc, sa dare acquaviti potenti e complesse, che devono però molto del loro carattere alla lunga permanenza nelle botti. Perché gli invecchiamenti di allora erano sì maggiori di quanto prescrive il disciplinare di oggi, ma di rado superavano i trent’anni.

Il fil rouge che lega i cognac di ieri e di oggi ma datati almeno di un mezzo secolo, e che troverete (di rado) anche in altri distillati, è ciò che gli anglofoni chiamano Old Bottle Effect, o OBE. Si tratta della lentissima micro-ossidazione che avviene nella bottiglia nei decenni attraverso il tappo, e che dona al liquido un caratteristico ed indescrivibile aroma, tra il sottobosco ed il frutto candito, talmente appagante che una volta assaggiato, rifiuterete sdegnati qualunque stupefacente di sintesi vi verrà proposto.

Chi di voi avrà bevuto un Porto di almeno cinquant’anni, oppure ancora meglio dei Madeira vetusti, gli unici alimenti prodotti dall’uomo insieme al cognac che si permettono il lusso di sfidare i secoli migliorandosi, sa di cosa parlo.

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Thomas Pennazzi

Nato tra i granoturchi della Padania, gli scorre un po’ di birra nelle vene; pertanto non può ragionare di vino, che divide nelle due elementari categorie di potabile e non. In compenso si è dedicato fin da giovane al suo spirito, e da qualche anno ne scrive in rete sotto pseudonimo.

3 Commenti

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vinogodi

circa 1 anno fa - Link

...grazie Thomas , emozione pura ... PS: riferendoti ai Porto ... so di cosa parli... aperto da poco (pre COVID) con amici appassionati un Ferreira 1895 e un Quinta do Noval 1880 e ancora ho la pelle d'oca ...

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Nic Marsél

circa 1 anno fa - Link

Thomas, ho un'amica che è diventata bravissima a usare il Coravin. Si può provare con una bottiglia del genere? Giusto per un assaggino. Chi vuoi che se ne accorga! Si puo' sempre giustificare come la parte degli angeli :-) A un'asta di Sotheby's ci sono stato (non è che mi capiti tutti i giorni) ma dovevo solo presenziare. Ho ancora i sudori freddi. A un certo punto ha cominciato a prudermi la testa e non osavo grattarmi per il timore (terrore) che il mio gesto venisse interpretato come un rilancio. Manco fossi in un film di Stanlio e Ollio! Una vera tortura.

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Ruggero Romani

circa 1 anno fa - Link

verso gli anni 90 del secolo scorso , vidi in vendita in un enoteca di Roma una bottiglia di Cognac del 1807 per 26.000.000 di lire, all'epoca era il costo di un auto di alta gamma. mi posi alcuna domande: chi la comprerà la berrebbe? cosa succederebbe se uscito dal negozio cadesse e rompesse la bottiglia?

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