Quando il vignaiolo è di un altro colore

Quando il vignaiolo è di un altro colore

di Salvatore Agusta

Più volte è capitato di soffermarmi a riflettere su una delle principali critiche che viene indirizzata al mondo del vino; mi riferisco alla sua poca eterogeneità in tema di cultura e colore della pelle. Si dice spesso, e a qualsiasi latitudine, che il mondo del vino sia in mano a persone di colore bianco e che le minoranze etniche ricoprono un ruolo marginale.

Indubbiamente è vero, e non sono qui per dimostrare il contrario, però credo anche che si tratti una riflessione sterile poiché, a ben guardare, è la vite che per sua natura predilige fasce climatiche ove la maggioranza degli abitanti sin dai tempi più antichi è di colore bianco. Quindi questo dato non può definirsi come una scelta puramente razziale, ma va letto anche alla luce di una valutazione del territorio, soprattutto nella sua natura sociale e culturale.

Una delle stanze più belle di Clubhouse, che ormai frequento da un paio di settimane, si chiama “Sunday Wine Club” ed è moderata da diversi interpreti del vino di origine africana. Molti dei partecipanti si rammaricano del fatto che il vino non sia stato un elemento della loro cultura familiare ma il loro interesse crescente e la loro presenza dimostra che c’è spazio per tutti.

Fatta la dovuta premessa, in questo breve articolo ho investigato per voi il mondo dei produttori di vino alfine di scovare qualche vignaiolo di colore.

Ho trovato tanti esempi, ma diciamo che le otto storie che seguiranno riassumono i temi principali della ricerca.

Siete pronti per questo viaggio? Let’s go!


Marie Césaire Champagne
Marie Inès Romelle nasce nella regione della Guadalupe francese e, come molte bambine del suo tempo, segue i genitori in un viaggio di emigrazione, spostandosi in Francia per andare a vivere nelle famigerate banlieue parigine.

Già a 16 anni la vita la mette davanti ad un duro colpo; viene a mancare il padre e dunque Marie deve lasciare la scuola, alla ricerca di un lavoro. Ciò che non ti uccide ti fortifica e allora si rimbocca le maniche e trova un lavoro che le cambierà la vita.

No signori, per scoprire il lieto fine dovrete attendere un po’, perché il lavoro non è proprio quello dei sogni (banconista in una gastronomia dell’aeroporto di Orly) ma uno di quelli che ti regala un sogno: scoprire lo Champagne e possedere una propria etichetta fondata da donne di colore. Torna a studiare, ottiene una laurea in economia e lavorando con un enologo la cui famiglia possiede quattro ettari di vigneto nel villaggio premier cru di Écueil, inizia il suo grande sogno. Non dimenticando nulla del suo passato e delle sue radici, Romelle usa in vinificazione la canna da zucchero biologica per il dosaggio, aggiungendo un po’ di aroma tropicale ad ogni bottiglia.


Brown Estate
Ci troviamo a Napa, in California. Qui la famiglia Brown, David e le sue due sorelle Deneen e Coral, nell’ormai lontano 1996 inaugurarono una piccola azienda vitivinicola a conduzione familiare. In precedenza, circa dieci anni prima,  i loro genitori avevano acquistato una vecchia fattoria e con il tempo l’avevano riconvertita alla produzione di vino, puntando soprattutto sullo zinfandel. Ma quest’ultimi non avevano mai osato imbottigliare il loro vino, preferendo invece la vendita a cantine più blasonate.

Sebbene la cantina sia nota ai più per il loro straordinario zinfandel,

la loro produzione dedica spazio anche ad una larga schiera di vitigni internazionali, premiando principalmente les cepages de Bordeaux.

Solo nel 2017, l’azienda ha aperto le porte alla sua prima sala degustazione, Brown Downtown, nel cuore di Napa.


Frichette Winery
Greg e Shae Frichette non nascono in una famiglia di viticoltori, non hanno alle spalle una tradizione legata ad un territorio né una carriera universitaria legata allo studio della viticoltura. Sono semplicemente una coppia di sposi che hanno virato verso un cambio strutturale nella loro vita, abbandonando uffici e riunioni aziendali per investire tempo e risparmi in un progetto che a detta di Shae (l’ideatrice di questa avventura) ti porta in un costante stato di apprendimento e scoperta di te stessa, dei tuoi limiti, del territorio che ti circonda e della gente che viene a trovarti. Con sede nella Red Mountain AVA (American Viticultural Area) dello Stato di Washington, la cantina Frichette inaugura la sua prima annata nel 2011 e nel 2013 l’attività di famiglia della coppia si è ampliata con l’apertura della loro prima sala degustazione. Ora la famiglia produce circa 2000 casse di vino con le etichette Frichette e Sashay. Anche in questo caso, l’attenzione è stata riservata ad una esclusiva selezione di varietà bordolesi per via della compatibilità climatica.

Volete sapere una cosa interessante? Salvo per il caso in cui andiate a visitarli in cantina oppure decidiate di unirvi al loro wine club, questi vini non sono reperibili nel mercato. Vengono allocati in modo strategico solo nelle mani di pochissimi affezionati.


Maison Noir Wines
Questo progetto nasce da un’intuizione di André Hueston Mack, divenuto famoso poiché rappresenta il primo afroamericano a vincere il premio come miglior giovane sommelier in America. Si tratta di un progetto duplice che sposa sia la vinificazione sia la creazione di un marchio di abbigliamento. Anche Mark, dopo una carriera nella finanza, decide di abbandonare la scrivania per il calice e, nell’arco di pochi anni, è divenuto capo sommelier presso Per Se, ristorante pluristellato a New York, di proprietà di Thomas Keller, che ne è anche lo chef.

La cantina si trova in Oregon e i vigneti sono sparsi un po’ in tutte le aree principali (Eola-Amity Hills, McMinnville e Dundee Hills). Le etichette sono veramente accattivanti e i vini decisamente buoni.


Cape Dreams
Si tratta di una delle società appartenenti alle Black Economic Empowerment, il movimento nato dopo la transizione dall’Apartheid.

In questo contesto, Bunty Khan e il marito Whaled intraprendono questa nuova iniziativa avvalendosi dell’aiuto della Robertson Winery e motivati dalla loro filosofia: “Il Sud Africa è conosciuto come la Nazione Arcobaleno in quanto riflette le diverse culture del paese che sono state unite creando una democrazia, come i diversi colori dell’arcobaleno che abbelliscono i cieli con un uguale grado di ispirazione e speranza.

La libertà è ora una realtà che porta con sé una rinnovata speranza per un futuro pieno di sogni.”

Ho una buona notizia per voi, questi vini sono presenti in Italia e facili da trovare.


Bodkin Wines
Anche questo progetto vede un interprete che non nasce in un friendly wine setting e che scopre il vino solo in età adulta. Chris Christensen dice dei suoi vini: “Easy drinking and approachable – my wines pair well with sunny days and live music, pretty much the best stuff life has to offer.”

Nasce in Iowa (che ancora oggi non saprei manco dirvi dove si trova) da una famiglia fortemente cristiana con la massima repulsione per ogni forma di alcol (ma non era il sangue di Cristo? Si ma non per loro).

Si sposta nell’east coast per ragioni di studio, diviene uno dei massimi esperti in tema di storia medievale (ecco spiegato il motivo di quelle etichette) e però si innamora così tanto del vino che con l’aiuto di un paio di amici enologi decide di lanciarsi in questo progetto veramente unico, dedicato principalmente a varietà bianche aromatiche.


Il Palazzone
Il nome chiaramente italiano ci lascia presagire che si tratti di un’azienda presente nel nostro territorio. Il Palazzone è infatti una piccola cantina in Montalcino che produce vini da tre vigne di proprietà. Questa storia un po’ si discosta dalle precedenti, poiché il suo protagonista Richard Parsons non è proprio l’ultimo arrivato.
Amico di Nelson Rockefeller, che lo ha iniziato alla passione del vino, durante il tempo della presidenza di Obama, Mr. Parsons ha ricoperto il ruolo di consigliere economico per la Casa Bianca. Sue testuali parole: “beviamo tutto quello che possiamo e poi vendiamo il resto”; l’1% lordo dei vini venduti viene donati a One Percent for the Planet, un’organizzazione dedicata alle cause ambientali.


La fête du rosé
Donae Burston è un esperto di vini pregiati che ha ricoperto ruoli di prestigio in diverse aziende blasonate, come ad esempio la casa di champagne Armand de Brignac. Da sempre si è sentito una sorta di minoranza nel mondo dell’elite francese del vino e dopo diversi anni ha maturato l’idea di creare un brand destinato a rappresentare un passo verso il tema  dell’inclusività nel mondo del vino.

Ha scelto un rosato, il più tipico, ovviamente un provenzale, come categoria per esprimere il suo concetto.

I vigneti sono localizzati nella zona antistante Saint-Tropez, dunque immaginerete la ragione per cui si tratti di una festa! Ma c’è anche una motivazione più stretta che lega il marchio al concetto di festa; il produttore immagina la vita come una grande festa dove tutti sono amici e i colori non sono poi così importanti, tranne il rosa.


Zafa Wines
Fondata nel 2018 a Isle La Motte, nel Vermont – Zafa rappresenta uno dei pionieri del revival del vino “New American”, concentrandosi quasi del tutto sulle uve ibride nel Vermont.

La produzione dedica spazio solo a metodi non convenzionali secondo la più stretta interpretazione del concetto di less is more.

Si producono vini, sidri, co-fermentazioni e miscele di mele e uva, utilizzando lieviti indigeni per fermentazioni spontanee; utilizzando solo frutta biodinamica e biologica, comprese le varietà di uva ibrida e le mele selvatiche.

L’azienda è di proprietà femminile al 100% e ha intenzionalmente mantenuto almeno l’85% di personale femminile. Dicono di loro “siamo molto espliciti sulle nostre intenzioni di fornire opportunità prima di tutto a persone qualificate emarginate”.

Ovviamente per questi vini ci sono delle waiting list impressionanti.

Dunque, sebbene le ragioni per cui ognuno di questi produttori abbia deciso di intraprendere la strada del vino siano abbastanza distinte, in generale possiamo dire che le loro storie offrono una conferma alla nostra conclusione iniziale: nel mondo del vino c’è spazio per tutti, perché in fin dei conti a deciderlo è principalmente il consumatore.

Voi cosa ne pensate?

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Salvatore Agusta

Giramondo, Francia, Lituania e poi Argentina per finire oggi a New York. Laureato in legge, sono una sorta di “avvocato per hobby”, rappresento uno studio di diritto internazionale negli Stati Uniti. Poi, quello che prima era il vero hobby, è diventato un lavoro. Inizio come export manager più di 7 anni fa a Palermo con un’azienda vitivinicola, Marchesi de Gregorio; frequento corsi ONAV, Accademia del Vino di Milano e l’International Wine Center di New York dove passo il terzo livello del WSET. Ho coperto per un po’ più di un anno la figura di Italian Wine Specialist presso Acker Merrall & Condit. Attualmente ricopro la posizione di Wine Consultant presso Metrowine, una azienda francese in quel di New York. Avevano bisogno di un italiano ed io passavo giusto di là. Comunque sono astemio.

2 Commenti

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Stefano

circa 7 mesi fa - Link

Bellissimo pezzo! in fondo, il colore dell'epidermide come scusa per raccontare storie interessanti. Mi rimane la curiosità di capire come tu le abbia scovate.

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SALVATORE AGUSTA

circa 7 mesi fa - Link

Ciao Stefano, Grazie per aver letto il mio contributo. Quotidianamente mi trovo davanti a progetti del genere. Io vivo nel cuore di quella che viene chiamata la seconda "Harlem Renaissance" e per ragioni legate sia alla natura sociale del territorio che mi circonda sia al vino, spesso vengo a contatto con delle realtà appartenenti al mondo del mio ultimo articolo. The Harlem Renaissance was a golden age for African American artists, writers, and musicians. It gave these artists pride in and control over how the Black experience was represented in American culture and set the stage for the civil rights movement.

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