Qualcosa di dolce, qualcosa di sardo

Qualcosa di dolce, qualcosa di sardo

di Antonia Maria Papagno

La Sardegna è la mia terra del ricordo: la scia bianca e fragorosa del vecchio traghetto delle Ferrovie dello Stato, la piccola isola di Tavolara all’orizzonte che ti avvisa che è ora di sbarcare, i profumi di elicriso, mirto, rosmarino e lentisco che ti svegliano all’alba come la migliore colazione di una caffetteria di Arzachena.

La mia memoria si fa strada attraverso le finestre di casa aperte su campi verdi e pecore al pascolo, tra i sughereti e le curve della Gallura interna fino ad arrivare all’eremo di San Nicolò e San Trano alto, solitario e sperduto. Il caldo, il fuoco degli sterpi, le feste di paese, il pane carasau condiviso, le danze e il vino dalle botti, il cielo stellato di notte mentre qualcuno ti dice che è proprio qui che il cielo incrocia il paradiso.

Comprendere pienamente la felicità, la meraviglia, la beatitudine nel senso stretto della parola (fare pace con se stessi e con il mondo) non è facile se non ci sei mai stato.

Bisogna andarci, bisogna camminare tutta l’isola che ha confine con se stessa e il mare, occorre mandare a memoria i ginepri e le querce da sughero piegate al maestrale, il vermentino con i malloreddus o filu e ferru da perdersi nelle sere d’estate, la seadas, la vernaccia e gli ayò!, le consonanti doppie con gerundio annesso (Ayò, parlando mi stai?), le donne vestite di nero e le spiagge corallo, orizzonti infiniti e uomini rocciosi scolpiti nell’orgoglio.

Terra che sa di Spagna, di Medioriente e continente.

E quando il calice di vino incontra l’anima sarda, comincia la degustazione. Ho scelto per voi la dolcezza e l’incanto.

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Festa Noria – Santadi  (vino liquoroso rosso Vol . 17.00%)
Santadi, in Sardegna, riscopre le sue origini nel giorno de “Sa Festa Manna” tra riti pagani e gesti ancestrali che si perdono nella notte dei tempi.

Festa Noria è il vino che celebra la cultura della sua terra in un viaggio tra presente e passato conservandone la memoria.

Lo versi nel calice e ti immergi tra i banchetti di una sagra zeppi di scatole di fichi secchi ripieni di miele e noci, dolci di farina e zucchero e biscotti al cacao, confetture di frutti rossi, fili di caramello dorato, stecche di vaniglia, cannella e noce moscata nei barattoli da drogheria. Bottiglie di vino distillato impilate e oli essenziali di rosmarino, elicriso e mirto che ubriacano i vicoli.

Una voragine temporale ti smarrisce nell’armonia dei suoni e dei colori, tra dolcezze e gusto inimitabile.

Ed è una festa lunghissima, come il tempo di una notte o di un calice di Festa Noria.

Latinia – Santadi – 2015 (vino da uve stramature. Vol. 14%)
La luce che scalda i ginepri e corbezzoli, il vento che soffia leggero e trasporta fragranze di mirto, freschezze e ricordi di giovinezza. Latina è essenza di natura incontaminata, avvolta dal mare verde smeraldo e misteri.

È un vino sorprendente. Seduce il suo bouquet di fiori gialli secchi, ginestra, miele, arancia candita, albicocca disidratata, frutta secca ed erbe mediterranee essiccate. È denso, dolce e avvolgente con i suoi ritorni di agrumi, miele e mandorla tostata. Caldo e lunghissimo, ideale per le torte di pere e cioccolato.

Moscato di Sorso-Sennori doc-2017-Nuraghe Crabioni(vol. 13.50)
Siamo in Romangia, la parte dell’isola che si affaccia sul golfo dell’Asinara, dove le piante respirano e la terra si muove (cit.). Il moscato di Sorso si alleva tra brezze marine e colline che riparano le vigne dai venti caldi del sud e il risultato è oro nel calice con aromi che si alternano tra l’albicocca matura, agrumi canditi e miele di corbezzolo. Mediterraneo allo stato puro. La sapidità dona carattere e la nota fresca assicura agilità in equilibrio totale con la sua dolcezza. Un fine pasto da godersi in riva al mare.

Mentre bevo mi tornano in mente De Andrè, poi David Lawrence, Levi e Grazia Deledda e solo dopo un architetto, un certo Andreas, che ho conosciuto proprio in quei luoghi sperduti e magici tanti anni fa e che descrisse la Sardegna così:

Terra antichissima e forte dove tutto ha contorni netti e puliti, dove tutto è definito, colori, forme, amicizie, dove ancora esistono i valori umani, dove l’uomo si sente uomo, e dove la natura ci fornisce a piene mani la più ricca collezione di scultura forgiata e scolpita dal genio universale. La Sardegna è un amore che entra sotto la pelle.”  Andreas

8 Commenti

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Paolo

circa 2 mesi fa - Link

Bellissimo articolo! La srdegna, che bellissima terra! Grazie!

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Roland

circa 2 mesi fa - Link

Ma è salutare credere alle fesserie sulle presunte qualità dei sardignoli? “amicizie, dove ancora esistono i valori umani, dove l’uomo si sente uomo” Si odiano tra simili, e sparare da dietro un muro a secco alle spalle quale valore è? Sono come gli altri, non peggio ne meglio.

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Raffaele

circa 2 mesi fa - Link

Pensieri in penuria i suoi... I sardi (ed io lo sono) fortunatamente hanno una visione dell'uomo e della natura ben lontana dalla sua stoltezza, insignificanza e becerità nutrita di odio acido e stereotipato. Quoto felicemente il sig. Tomacelli!

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Roland

circa 2 mesi fa - Link

La sua risposta da suprematista sardo, contraddice se stesso e da ragione al mio ragionamento.

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Raffaele

circa 2 mesi fa - Link

Che becero!

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Loop

circa 2 mesi fa - Link

Avrei puntato su un'altra sardegna del vino, più vera

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Antonio Tomacelli

circa 2 mesi fa - Link

Che questa non sia la vera Sardegna è un'opinione tutta sua che non ci trova d'accordo, ma comunque cercando nel box di ricerca ci troverà tutta la Sardegna che vuole, da Olbia a Cagliari passando per Mamojada.

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Roland

circa 2 mesi fa - Link

Ecco un altro commento di un produttore di vino naturale sardo che crede di essere più naturale di tutti gli altri naturali.

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