Puntay e i PeakMoments, cosa significa alta qualità in Alto Adige

Puntay e i PeakMoments, cosa significa alta qualità in Alto Adige

di Andrea Gori

La cantina Erste+Neue rilancia la propria immagine aziendale puntando tutto sulla montagna e sull’unicità del territorio e dei suoi prodotti. La parola chiave diventa #PEAKMOMENTS, in bella evidenza su tutte le nuove etichette assieme alle vette a cui si ispira.

Un concetto che vuole valorizzare l’unicità dell’esperienza in vetta e che l’enologo, Andrea Moser, cerca di declinare nei suoi vini, lavorando in direzione della verticalità del sorso, dello slancio, della bevibilità e dell’eleganza.

Gli spunti provenienti dai cugini d’oltralpe, procedono nel segno della grande tradizione altoatesina attraverso un’incessante dialettica con l’innovazione e il futuro. L’obiettivo è quello di produrre dei vini il più possibile rispondenti alle caratteristiche del territorio, nel pieno rispetto del lavoro certosino dei conferitori in vigna, come si evince chiaramente dalle parole di Moser: “il migliore enologo è quello che riesce a perdere il meno possibile nel tragitto dalla vigna alla cantina”.

Il lavoro di rifinitura in cantina, quindi, è fondamentale nella gestione di tante linee, tanti vitigni e numerose parcelle diverse, ma non vuole essere preponderante, sia a livello dei processi produttivi che dei materiali. Nel primo caso, infatti, si tende a prediligere le fermentazioni spontanee con una chiusura finale che vede la mano dell’enologo perfezionare la stessa con lieviti selezionati per ottenere esattamente il risultato desiderato.

Nel secondo caso la volontà è quella di diminuire sempre di più l’uso del legno per privilegiare l’uso della ceramica micro-traspirante dei contenitori Clayver in affinamento. Il tutto con un occhio costante alla sostenibilità ambientale, un tema estremamente importante che passa per l’utilizzo minimo di chimica in vigna e in cantina, l’uso di tappi interamente biodegradabili e di bottiglie sempre più leggere. I vini che degustiamo in questa chiacchierata virtuale con l’enologo sono tutti della linea Puntay, la linea d’eccellenza, eccetto il pinot nero che appartiene alla linea Classic.

N.b.: le degustazioni sono a firma di Andrea Gori (AG) e Alberto Muscolino (AM)

Chardonnay 2019 Puntay 
Naso un po’ chiuso ma pulito e varietale con frutta esotica e nuance di vaniglia date dell’affinamento in botte piccola. È un vino volutamente verticale e teso al palato, esile e rifinito, per niente grasso come ci si potrebbe aspettare, predilige una bevuta meno impegnativa. (AM)

Pinot Nero 2020
Anteprima ancora non in commercio di questo pinot nero di entrata che punta tutto su una piacevolezza e una versatilità interessanti. Il naso è semplice e piacevole di fragolina e lampone, di rosa su un fondo leggermente etereo. In bocca è essenziale, fresco e croccante, estremamente piacevole e ancora più promettente con qualche altro mese di bottiglia. (AM)

Erste + Neue Puntay chardonnay 2019 Alto Adige DOC
Altitudini e montagna ben presenti, sapido spigoloso e salino già dal naso, agrumi, erbe di montagna, canditi e miele fresco, gessosità, sambuco, menta piperita, scatta subito al palato e regala minuti di vero piacere pur essendo da vivere e godere in prospettiva temporale più ampia, tra 4-5 anni sarà al suo top per complessità per ora solo sfiorata. Pietra focaia nel finale insieme a frutta bianca e rossa appena matura. 90 (AG)

Erste + Neue Puntay sauvignon 2019 Alto Adige DOC
Elegante e sottile, pirazine, bosso e uvaspina sono presenti ma in sottofondo con fiore di sambuco e fiori bianchi di tiglio e robinia, erbe aromatiche, timo, senape e alloro più sulla scena di altre (più presenti su linea classica). Mela golden, susina bianca, ribes, camemoro, nota iodata e balsamica pulsante e vivacissima. L’idea di Andrea Moser è di posizionarsi tra Nuova Zelanda e Francia (ha lavorato a Cloudy bay) con annata bella ma solo per vigneti alti, quelli più in basso hanno troppo frutto e intensità. Uva bella matura con vendemmie diversificate su stesso vigneto, la sensazione palatale è decisa importante e con finale che alterna lame di sale e affumicato e calore di frutto maturo e turgido. 92 (AG)

Erste + Neue Pinot Nero Alto Adige DOC 2020
Quasi solo acciaio e un poco di legno, tono rasposo e dinamico, invitanti note verdastre ma piacevoli e suggestive, frutta di bosco, more di rovo e rose rosse, sorso di freschezza pimpante, delicato sapido e con finale di bellissima croccantezza. Davvero bello azzeccato succulento e di una piacevolezza splendida. 90 (AG)

Erste + Neue Puntay Pinot Nero Alto Adige DOC Riserva 2018
Ampio e sontuoso, ricchezza di frutta e sensazioni saporite e intense, more di rovo, confettura di lamponi e ribes nero, vetiver e pepe nero, sorso di pimpantezza e rotondità, mallo di noce e castagne, lavanda, rose damascate che emergono nel finale, si sente freschezza e si sente la territorialità ben presente, piacevolezza e nerbo ma anche dolcezza compiaciuta che appaga e lo rende godereccio. Nota calda si sente ma non occupa mai il palato con sua riserva ferrosa e sapida e fa ben sperare in futuro in bottiglia divertente entro i prossimi 5 anni. 92 (AG)

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

2 Commenti

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Nicola Michletti

circa 1 settimana fa - Link

Il livello medio delle cantine sociali in Alto Adige ormai è elevatissimo. È un vero piacere bere i loro bianchi. Rimango ancora un po’ perplesso invece sul Pinot Nero altoatesino. Salvo rari casi ho trovato spesso una interpretazione “muscolare” per i prodotti di punta, quasi che il vitigno venga considerato elegante solo per il vino “di base”, e mi pare che sia il caso anche di questa cantina dalla descrizione degli assaggi.

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Andrea Gori

circa 1 settimana fa - Link

è anche la mia idea...grandi nei pinot nero d'annata e facili , ancora in definizione per quanto riguarda quelli "de garde". Per ora sono stati spesso interpretati in maniera un po' massiccia e il cambiamento climatico non li ha certo alleggeriti. Forse serve un ripensamento o forse dobbiamo solo aspettarli di più...vedremo

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