Petra 2017 e l’eleganza maremmana possibile

Petra 2017 e l’eleganza maremmana possibile

di Andrea Gori

Ci può essere eleganza in Maremma? Ci sono altre zone oltre Bolgheri dove i bordolesi possono dare eccellenza e qualità assoluta in Toscana ? Dal 1997 il gruppo Terra Moretti cerca di rispondere a queste due domande e le risposte sono state per lo meno ondivaghe e ambigue con un commitment alla causa della Val di Cornia non sempre all’altezza della sfida.

Se la critica (italiana) ha sempre premiato i vini di Petra e almeno sulle etichette più abbordabili come Hebo c’è stato un discreto riscontro di pubblico, la cantina è sempre stata più nota per la sua immaginifica architettura di Mario Botta (un vero e proprio landmark della Toscana della costa) che per i vini stessi. Tanti enologi e tante impostazioni diverse hanno portato a risultati altalenanti soprattutto per il grand vin Petra, situazione a cui l’attuale enologo piemontese Beppe Caviola ha cercato di mettere rimedio negli ultimi anni. Già dalla 2014 è stato ben percepibile un cambio di passo e di definizione ma in effetti soltanto con la 2016 e questa ultima 2017 i risultati sono diventati percepibili.

Negli anni ’90 Attilio Scienza realizza la mappatura di questi ettari e in particolare si sono trovati suoli adatti al merlot con  argille simili a quelle del Pomerol che reggono bene la siccità  e permettono di  maturare gradualmente senza stress fino a maturazione fenolica perfetta e così per il cabernet, mentre il sangiovese si è sempre dimostrato certo perfetto per vini di pronta beva e un poco meno per vini da lungo affinamento e struttura.

In una orizzontale nel lontano 2009 il sangiovese ne esce così: “In zone meno vocate (come la Maremma, ndr) si possono sì ottenere comunque grandi vini ma a costo di perdita di rusticità e piacevolezza del vitigno. La qualità nel bicchiere è simile ma i risultati in bocca diversissimi quindi la comunicazione difficilmente potrà vertere sul sangiovese come vitigno con alcune caratteristiche determinate. Volendo estremizzare, a parte amarena liquirizia e tabacco, ben pochi sono gli elementi del sangiovese che si ritrovano ovunque che però conferma la grande variabilità intraspecifica messa in evidenza da Attilio Scienza e la delicatezza dei vini da questo vitigno in condizioni enologiche un po’ spinte, ovvero è facile che la mano dell’enologo guidi molto il risultato”.

Tornando a Petra inteso come “grand vin”, il sangiovese sparisce dal 2010 nel blend e si punta decisamente su cabernet e merlot in varie percentuali a seconda delle annate fino ad assestarsi su un 70% cabernet e 30% merlot. Altro aspetto importante in esame oggi è l’annata 2017 che è tosta e impegnativa come poche, un’annata definibile non così calda come dicono tutti, semmai siccitosa o comunque con inverno mite e primavera calda all’inizio poi aprile bruschi abbassamenti di temperatura e gelate occasionali che annullano anticipo di vegetazione e fioritura.

Segue una estate con massime e ondate di calore importanti ma 35-36 gradi sono ormai normali anche in Piemonte, figuriamoci in Maremma dove almeno le notti sono quasi sempre fresche. Oggi Petra è, nelle intenzioni di chi lo produce, un vino di struttura ma  anche grande equilibrio. meno alcol, più fragranza e croccantezza il tutto raggiunto usando una macerazione prefermentativa di  3-4 giorni a bassa temperatura poi fermentazione alcolica di 20-25 gg a temperatura non oltre i 25 gradi per preservare aromi.

Petra IGT Toscana 2017  70% cabernet 30% merlot alc 14,5% ac tot 5,2 gr/lt  ph: 3,57
Note di frutta scura e pepata, sontuoso carattere mediterraneo, garrigue, ligustro menta, sandalo, mallo di noce, senape e zenzero, carrube, nocciole, miele di melata ed eucalipto. La sensazione di brezza balsamica più che di frutto accompagna tutto il sorso e il bicchiere fino in fondo, bicchiere che si svuota in maniera sorprendentemente veloce. Sorso di sostanza e potenza che ricordano il Petra di un tempo ma l’estrazione tannica e il garbo stilistico sembrano in effetti più moderni e centrati, soprattutto capaci di unire gusto moderno per verticalità senza asciugare un frutto che è per forza di territorio sontuoso ed opulento. Finale di bella lunghezza ed eleganza per un vino che racconta una Maremma vivida pulsante e ferrosa (siamo poi in fondo sulle colline metallifere, zona di miniere dai tempi degli Etruschi), di originalità e non solo “banale” eccellenza qualitativa. 93

[Photo credit: Irene Forni]

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

5 Commenti

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Stefano

circa 10 mesi fa - Link

Ti stai imminchiando con i bordolesi? Secondo me più a sud della Val di Cornia fanno bene, per esempio a Scansano. Col di bacche fa ancora il Cupinero? Ricordo una bomba... se no, ci vediamo a Napa valley

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Andrea Gori

circa 10 mesi fa - Link

in zona forse il migliore e più costante è il Saffredi! Sull'ultimo The world of fine wine viene fuori benissimo. Cupinero pure interessante ma un poco eccessivo e in ogni caso con tirature microscopiche

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Alberto

circa 10 mesi fa - Link

A me pare che difficilmente Petra raggiunga i livelli di Rocca di Frassinello...

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Marco Meneghelli

circa 10 mesi fa - Link

Vi siete dimenticati di mettere all'inizio dell'articolo "sponsor post" ;)

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Andrea Gori

circa 10 mesi fa - Link

La sua stupida insinuazione si commenta da sola. Ma approfondiamo: come argomenta questa grave diffamazione nei nostri confronti? Mi faccia capire che son curioso.

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