Perché gli enosnob mi fanno attorcigliare le budella

Perché gli enosnob mi fanno attorcigliare le budella

di Samantha Vitaletti

“Si è dimenticato, il bue, di quando era un vitello”
Zapomniał wół, jak cielęciem był
(Meraviglioso ed efficace proverbio polacco che rende bene l’idea)

La passeggiata in enoteca solitamente ha su di me un effetto benefico pari a quello di un massaggio thai. Entro contenta come un bambino alle giostre, tocco le bottiglie, leggo le etichette, chiedo consigli, mi diverto, insomma. La passeggiata di qualche giorno fa, invece, è stata irrimediabilmente compromessa grazie a due fattori: la conversazione che si è svolta accanto a me e la conseguente e immediata arrabbiatura che mi ha fatto trasformare lentamente in una ficcanaso origliante il cui collo s’è allungato a dismisura per non perdere neppure una battuta dell’inaspettato intrattenimento.

Oltre a me, in enoteca, due vecchi ragazzi, o giovani signori se piace di più, guardano bottiglie e discutono sul contenuto. Capisco che sono lì per fare due acquisti con differente destinazione. Vogliono rimpinguare la cantina personale e, in effetti, mettono da parte una selezione di una dozzina di bottiglie che mi piace molto e che mi fa pensare che abbiamo gusti simili. Ma, oltre all’arricchimento cantina, i due sono lì perché ci sarà a breve una cena ed è necessario acquistare un po’ di bottiglie per l’occasione.

Mentre sono ancora nella fase pacifica del mi-faccio-gli-affari-miei, uno dei due suggerisce di proseguire l’acquisto al supermercato perché “tanto quelli non ci capiscono niente, so’ brave persone ma je poi da’ pure er Tavernello.” E lì giù a prendere in giro con parole sempre più sgradevoli questi poveri invitati che, a differenza dei due signori, non hanno frequentato corsi sul vino, non fanno parte di gruppi legati al vino, non sono membri del luccicante mondo del vino. Come se questa fosse una colpa, un’onta da pagare, in questo caso con lo scotto del vino in brik, considerato l’unico di cui possano esser degni. Beh, a me si sono attorcigliate le budella ed è partito un loop di pensieri e considerazioni.

Innanzitutto, la tavola forse potrebbe essere l’unico luogo franco per la salute mentale di un vino. A tavola ha la possibilità di starsene tranquillo senza l’agitazione per il dover essere sottoposto ad interrogatori, senza l’ansia da prestazione del dover dire qualcosa a un uditorio in attesa con taccuino, senza il tremolìo che precede un check-up in ambulatorio, senza la paura di finire su un tavolo di marmo vivisezionato da studenti curiosi o sul lettino di un analista. Penso che a tavola il vino ci debba far divertire, ci debba accompagnare nelle nostre chiacchiere nell’atmosfera che, anche scegliendo proprio lui, siamo riusciti a creare. E mi piace pensare che quando si accoglie qualcuno alla propria tavola si desideri offrirgli il meglio possibile. Che nel caso di una bottiglia, per quanto mi riguarda, non ha nulla, o non necessariamente, a che vedere con il valore economico o col nome o col prestigio. Le mie bottiglie acquistano splendore se le posso aprire con la compagnia che ho scelto.

La compagnia che ho scelto merita le mie migliori bottiglie e le mie migliori bottiglie meritano la migliore compagnia. Così funziona tutto, anche se a tavola ci sono persone che non hanno alcun interesse enosofico o enologico o enoglamour, conta che abbiano voglia di assaggiare e stare bene. È davvero così semplice? Sì, se ci scrolliamo di dosso un po’ di zavorra e proviamo a fluttuare davvero in quella leggerezza che riempie bocche, pagine e bacheche ma che, se trattata come fosse una sentenza emessa dal cartiglio del Bacio Perugina, tale resta e svanisce veloce.

Oltre a tutto questo c’è da dire che ritengo una forma palese e gretta di tracotanza quella di escludere per principio i cosiddetti non intenditori da quelle che, ognuno a proprio gusto personale, considera le più belle bevute per mano di produzione o per valore economico ma, prima di tutto, emotivo. Quelli non richiesti, ma espressi spontaneamente dopo qualche sorso, sono stati tra i più bei spunti di riflessione su un vino che io abbia mai sentito. E spesso sono arrivati proprio da chi col vino non ha legami fatti di serate, assaggi, studi. Senza voler nulla togliere alle serate, agli assaggi e agli studi il valore fondamentale che hanno, semplicemente amando ricordare che il rapporto che si crea tra chi beve e il vino bevuto, nel momento in cui lo sta bevendo, ha una pura, originale e innegabile dignità.

Il gusto, l’immediatezza, l’impressione, il gradimento, l’emozione, sono tutti mari che anche chi non ha preso la patente da sommelier può navigare senza paura. Di più: con grande piacere.

E quindi, signori eruditi, ché erudito è diverso da cólto, accogliete pure i vostri ospiti con un Tavernello, siete liberi di scegliere cosa mettere sulla vostra tavola. Mi permetto solo di farvi notare che probabilmente a quella tavola sarete seduti anche voi (occhiolino). Ma io vi auguro che lo strazio duri poco e che veniate presto voi invitati alla tavola del vostro enoguru preferito, quello che davvero ne capisce, e che per qualche ignota ragione decida di mettere sul piatto quel vecchio disco del karma, sai com’è, magari anche lui si sta già preparando per accogliervi.

Io l’ho incontrato stamattina, tra gli scaffali del Conad.

26 Commenti

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vinogodi

circa 2 mesi fa - Link

...divertente ed ironico , con ironia giusta , quella che ti fa riflettere...

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Fabrizio

circa 2 mesi fa - Link

D'accordissimo, articolo corretto e decisamente ironico :)

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vinogodi

circa 2 mesi fa - Link

..però a pensarci bene , la customizzazione del vino a tavola non è aberrazione culturale così evidente . Ho grande rispetto per i miei ospiti, amando invitare : tanto da indagare, dove la conoscenza non è così puntuale o data da amicizie di lunga data, sui gusti degli ospiti stessi , sulle loro aspettative , se si odia o si ama sensorialmente qualche tipologia. Non è una questione di censo, ma di percorso personale, a volte, che indirizza la scelta . Senza disprezzare alcun prodotto , Tavernello compreso che ha una destinazione d'uso precisa in contesti precisi dimostrato dal suo successo commerciale, il divertente è proprio interpretare i gusti dei commensali per renderli più soddisfatti ( e felici) possibile . Non importa la bravura tecnica o lo status sociale , la democrazia del gusto vige sovrana nel clan degli appassionati non sempre cultori indefessi del berealto ... a volte è sufficiente una grande passione di base e un percorso di conoscenza adeguato e la grande bottiglia quasi si ... stappa da sola...

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Eugenio Amato

circa 2 mesi fa - Link

L'ironia è uno dei sali della vita e lo scritto me lo sono gustato. Però il suo articolo mi ha tirato la coda di paglia che ho. Che sia anch'io un enosnob? Po'esse. Mi sono rivisto in quei 2 signori come traslazione speculare di quando io e mia moglie invitiamo i nostri più cari amici a cena e dobbiamo decidere che vino aprire (visto che loro non lo portano sapendo bene che siamo degli "enofighetti intolleranti", e meno male che non lo portano aggiungo). In decine e decine di cene abbiamo provato e aperto più o meno grandi bottiglie in loro onore. E per pari volte ne siamo rimasti delusi. Ricordo il miglior commento ad un Poggio di sotto Brunello 2004 di uno dei miei amici: "buono... un po' fortino... io di solito vado di bollicine che ci stanno su tutto". O ancora meglio dopo aver aperto un bellissimo Vosne Romanée 1er CRU di Bruno Clavelier: " Ecco, questi sono i vini che mi piacciono; leggeri come il lambrusco". Vi risparmio gli altri commenti. Ecco, pensate pure ciò che volete, ma quando gli invitiamo a Cena facciamo più o meno gli stessi di scorsi di quei 2 signori. Andiamo all'Esselunga e prendiamo 2 bocce decenti (non Tavernello, no) che possiamo, con un minimo di sofferenza e tolleranza bere pure noi. Loro di solito son più contenti, e noi più sereni.

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Franco

circa 2 mesi fa - Link

Le mie bottiglie acquistano splendore se le posso aprire con la compagnia che ho scelto. La compagnia che ho scelto merita le mie migliori bottiglie e le mie migliori bottiglie meritano la migliore compagnia. Sottoscrivo. Ecchisene frega se quel vino lo trovo buono solo io e le guide... evidentemente c'è qualcosa di sbagliato. "dopo aver aperto un bellissimo Vosne Romanée 1er CRU di Bruno Clavelier: " Ecco, questi sono i vini che mi piacciono; leggeri come il lambrusco"" Direi la stessa cosa e non mi sembra abbia tutti i torti, anzi! Evviva il lambrusco!!! Non si vive solo di cros parantoux ...

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Eugenio Amato

circa 2 mesi fa - Link

Franco, in amicizia, solo un dubbio: non è che stai confondendo leggerezza con eleganza come ha inconsapevolmente fatto il mio amico? Poi giusto per non essere fuorvianti: Vosne Romanée 1er cru les beaux mont = 134,00 euro (alla mia enoteca) Cros Parantoux (che non mi sono mai potuto permettere e quindi non ho mai bevuto) da 700,00 eurini a salire se non erro Per il resto sono d'accordo con te, ad essere miliardari, Cros Parantoux a fiumi con tutti gli amici, parenti, conoscenti e visite occasionali... tutti i giorni finché non ci si stanca.

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Orst

circa 2 mesi fa - Link

Può essere, ma può essere anche che stia utilizzando leggerezza come accezione per indicare un tratto anche tipico dell'eleganza, no? Non vorrei sottovalutare il tuo amico che è stato così gentile da paragonare il "povero" lambrusco ad un 1er di vosne.... Scherzi a parte... penso che, da vecchia volpe che non arriva all'uva, non sia così entusiasmante bere cros parantoux tutti i giorni anche potendo... però se potessi lo offrirei agli amici ( poi oh, si spera che questi amici, se tali sono, colgano o meglio sappiano quali siano le nostre passioni e le rispettino... la battutina ci sta... ). Però il punto è: perchè il lambrusco fa sempre la parte del paragone sfortunato? Ce ne sono tanti ormai davvero buoni e lontani dall'immaginario collettivo(leggeri e si, anche eleganti)... e anche lui ha la sua destinazione d'uso(in aperitivo, a tavola e nel dopo pasto) e non è così in basso come un tempo

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Franco

circa 2 mesi fa - Link

Ciao Eugenio. Avevo scritto un commento che intravino mi ha moderato(perchè?). Purtroppo non l'ho salvato come mio solito e non ho voglia di riscrivere. Scusami. Grazie intravino per il supporto!

Franco, dovrei averlo recuperato, è questo qui sopra a nome "Orst"? Non so perché era finito in moderazione. (jacopo)

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Franco

circa 2 mesi fa - Link

grazie mille Jacopo... si vede che con quel nome ho trascorsi interessanti per la moderazione :)

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MG

circa 2 mesi fa - Link

Onestamente un po' li capisco, a volte portare qualcosa di veramente buono se si deve dividere una boccia per 10+ persone e magari spenderci di tuo perche' " tanto sei te quello che ne capisce di vino e il vino lo porti te" non sempre vale la candela. Certo come dice Marco Vinogodi ci sono dei gruppi di persone che invogliano a portare qualcosa di almeno decente anche per vedere come reagiscono, altri invece a cui meglio non portare il vino :D Tante volte invece basta che ci sia anche solo una persona che ne capisca per sbizzarrissi. Al battesimo di mio figlio col padrino e mio zio sommelier si sono stappate tante belle cose, anche se in piu' di 20 solo noi 3 abbiamo questa passione :)

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ErreCi

circa 2 mesi fa - Link

Spesso non si possono scegliere solo amicizie affini, beato chi ci riesce. Purtroppo, capita di dover invitare ad aperitivi/cene/feste/momenti di convivialità, insieme a tre o quattro amicizie "affini", un certo numero (sempre superiore alle amicizie) che col vino c'entrano come le biciclette coi pesci. Mi riferisco alle persone che mescolano acqua e vino "sennò è troppo forte" o che ti chiedono l'aranciata per fare un bel mischione o, ancora, quelli che portano la bottiglia senza etichetta, fatta da zio o da nonno o in proprio e si aspettano che venga stappata e bevuta subito "perchè è tanto buono". In simili situazioni, a me infastidisce aprire bottiglie da 200€, ma anche da 30€, perchè so già che sarebbe 1) fonte di arrabbiatura (almeno per me) 2) spreco di buoo/ottimo vino e di soldi. Quindi, capisco chi va al supermercato a prendere qualche bottiglia "bevibile", soprattutto dopo aver visto mettere chiedere e mettere aranciata in un bicchiere di Conterno Cascina Francia...

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Alesio Piccioni

circa 2 mesi fa - Link

Personalmente non mi ritrovo affatto in questi due signori, quando invito qualcuno o sono invitato e porto delle bottiglie le scelgo sempre ottime, semplicemente perché ci sono io a berle e a me piacciono quelle. Chi mi frequenta e conosce sa benissimo che il vino lo scelgo sempre e solo per gratificare e gratificarmi, amicizia a parte, se trovo vini del supermercato a tavola bevo serenamente acqua!

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Cristiana Lauro

circa 2 mesi fa - Link

L’enosnob si sente garante dell’enoverbo. Figura irritante. E comunque, cara Samantha, erano proprio due cafoni. A casa mia si beve bene comunque, dal momento che diffondo un invito mi occupo di fare stare tutti meglio che posso. Brava, pezzo ironico e piacevolissimo.

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Umberto

circa 2 mesi fa - Link

A mio parere i veri “enosnob” sono altri. Questi invece sono atteggiamenti abbastanza ricorrenti tra le persone che hanno beneficiato di un po’ di cultura sul vino. Ormai tirare in ballo il Tavernello per dire che uno beve di tutto è un luogo comune. La pratica dello snobismo è più vera ad alti, anzi altissimi livelli, esempio tra chi snobba il Brunelleschi Banfi perchè considerato troppo commerciale e vuole cenare a base di Case Basse Soldera... oppure evita il Franciacorta perché plebeo in confronto allo Champagne.... E chi più ne ha più ne metta....

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Umberto

circa 2 mesi fa - Link

Scusate, ovviamente Brunello e non Brunelleschi.... dannato correttore automatico!

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Divino

circa 2 mesi fa - Link

Concordo Umberto. Da considerare anche che da sempre il vino è uno status simbol, tale quale le automobili, i vestiti ecc. ecc.

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Orst

circa 2 mesi fa - Link

Da considerare il fatto importantissimo che forse il franciacorta è davvero in assoluto meno buono dello champagne... ma che ci vuoi fare? É solo preconcetto :)

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Umberto

circa 2 mesi fa - Link

La qualità assoluta del vino non è un fattore determinante per lo snobista. La moda del momento, il prezzo, il nome, l'appeal, sono fattori che influenzano lo snob.

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Arcitaliano

circa 2 mesi fa - Link

Quei due sbagliano solo a circondarsi di persone poco dionisiache

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Denis Mazzucato

circa 2 mesi fa - Link

Vorrei capire una cosa, quindi quei due pure di non "sprecare" buoni vini con chi non se ne intende, bevono vini non buoni? Mi sembra quello che per fare un dispetto alla moglie...

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Dario De Caro

circa 2 mesi fa - Link

STUPENDO, nient'altro da aggiungere

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Davide Bruni

circa 2 mesi fa - Link

Ma siamo sicuri che il Tavernello sia così pessimo?

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Eugenio Amato

circa 2 mesi fa - Link

Si!

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Cristian

circa 2 mesi fa - Link

Salve a tutti, leggendo l articolo mi son venute in mente molti ricordi riguardo a cene molte diverse fra loro.. infatti anch io personalmente se mi trovo a fare cene "di livello" con persone che capiscono di vino ovviamente mi piace fare bella figura con certi vini di qualità, però sono dell' idea che anche quando mi è capitato di fare cene con gente che effettivamente non ne capisce niente cerco sempre di portare qualcosa di buono, che magari costa molto meno ma cmq che mi dia spunti per parlarne e dimostrare la bontà di quel prodotto.. portare il Tavernello sarebbe proprio un offesa, anche perché dovrei berlo anch io.. ovvio, ci sono bottiglie che tengo per me, bottiglie che tengo per la compagnia (soprattutto magnum) e bottiglie da portare a cena con chi non conosce.. ma se il vino è buono lo apprezza chiunque.. ;-)

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Avize

circa 2 mesi fa - Link

Trovo questa contrapposizione tra "La Tache per tutti" e "agli incompetenti Tavernello" un po' stanca. Tanti e tali i fattori in gioco che non esiste risposta. Noto però che ci si ferma soprattutto a una questione di gusto, ma no, io non credo che il vino sia solo una questione di gusto - ricordiamoci che anche il bistrattato Tavernello, alla cieca e fuori contesto, ha ingannato più di un palato fine - ma più profonda. Stappare e godere di un vino è sempre un'esperienza complessa, legata al momento, alla storia della bottiglia, alla storia del vino e non solo al sapore. Tutti questi fattori danno senso e piacere alla condivisione, che dovrebbe essere il primo obiettivo. Allora beviamo cose comprensibili e condivisibili in funzione della compagnia. Perché fare un dispetto stappando una boccia di Salon a chi beve solo vini rossi, versiamo magari un Etna di medio cabotaggio e soprattutto raccontiamo una bella storia. Anche il più incompetente scoprirà qualcosa di nuovo e si ricorderà di quel vino, forse al punto di incuriosirsi e alzare l'asticella delle bevute, e, a quel punto, potremo dire missione compiuta!

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Cristian

circa 2 mesi fa - Link

concordo pienamente.. tanti miei amici che bevevano solo birra tutt' ora mi chiedono bottiglie di Brunello e barolo.. la soddisfazione in questi casi è veramente grande.. condividere la propria passione è un impegno e una gloria alla fine...

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