Nove Lune, i vini PIWI nella bergamasca

Nove Lune, i vini PIWI nella bergamasca

di Andrea Gori

Uno dei futuri possibili del vino passa dall’acronimo di un categoria di vitigni dal nome impronunciabile, ovvero, “PIlzWIderstandsfähige rebsorte“, altrimenti noti come PIWI che sono varietà interspecifiche resistenti alle malattie fungine. Come si può immaginare sono vitigni che si ottengono ibridando viti europee e viti americane o asiatiche e la loro caratteristica vincente e sostenibile è che permettono la viticoltura riducendo i trattamenti annuali da 20-30 fino a 2-3 e, soprattutto, permettono di produrre vino a latitudini e altitudini in genere proibitive per altre uve.

A detta dei produttori la qualità potenziale in termini di gusto e piacevolezza è assolutamente equiparabile ai vitigni tradizionali a patto che si piantino, le si allevi e le si vinifichino nel modo giusto e qui ad Intravino le stiamo assaggiando con buona continuità dopo essere forse stati i primi a recensirne uno italiano, ovvero il Vin de la Neu di Nicola Biasi, l’enologo (ancorchè giovanissimo) più esperto e titolato d’Italia in materia.

Stavolta ci è capitato di assaggiare i vini di Alessandro Sala che decide di investire il suo tempo e le sue risorse in questo progetto in quel di Cenate Sopra (BG) e con la 2015 arriva la cantina e l’impianto dei vitigni. La prima annata è stata la 2017 ma ovviamente soltanto oggi si può dire qualcosa di interessante in materia, in attesa di assaggiare lo spumante affinato in grotta.

Nove Lune 310 Solaris Bronner e Johanniter 2019
Tropicale piccante, sapido e mentolato, sorso di slancio e sottigliezza iniziale poi esplode di gusto e sapidità alpina, finale di lunghezza e intensità tra susina pesca bianca sale e camemoro. 88

Nove Lune Ruch 2019 Solaris Bronner e Johanniter
Macerato in anfora, colore ipnotico arancio zucca, note di mandarino, arancio navel e albicocca, lieve acetica e volatile, bocca con tannino e bel grip, gusto profondo tra frutta al sole e spezia, elegante il finale. 87

Nove Lune Theia 2018 passito da Solaris Helios e Brönner
Confettura di arance, papaya e guava, albicocche candite, caramella d’orzo e nocciole, sorso di energia rocciosa, specie esotiche e resina, mirra e aloe, lunghezza e aromaticità verso le tostature del caffè, originale insolito e piacevolezza con dolcezza e alcol che spariscono. 92

Nove Lune HeH Vino Bianco Ancestrale Biologico da uve Solaris 100%
Opaco e cangiante, classico per la tipologia ma anche per il vitigno il cui lato tropicale rende curiosa la bevuta di frutto bianco e floreale. Una tipologia che è sempre più di nicchia e che meriterebbe un approccio un poco più sistemico da parte dei produttori, il solaris performa né meglio né peggio di altri in queste condizioni. 83

Nove Lune Amaro Misma
Erbe di montagna, rinfrescante e davvero amaro pur nei suoi 8% alcol non perde slancio a temperature elevate ma anzi acquista un equilibrio speciale che ne allunga la fruizione a dismisura. 90

Vini intriganti ben fatti e con tocchi di classe e rusticità che appassiona ma che scontano ancora il fatto del prezzo piuttosto elevato. Ma se pensiamo ai primi vini “bio” sul mercato venti anni fa qui siamo già ben oltre l’apprendistato e, a confronto con vini “convenzionali” delle stesse zone, escono benissimo.

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

11 Commenti

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Stefano

circa 7 mesi fa - Link

Permettimi una piccola bacchettata: forse sarete stati i primi a recensire vini PIWI, ma comunque con un certo ritardo rispetto al fenomeno (ancora piccolo); in Alto Adige ne fanno (mi pare) da 15 anni (poi certo, un vino altoatesino prodotto da una famiglia belga... mi puoi dire di tutto!); molto buoni per altro. Pojer e Sandri (sempre : mi pare) producono un Solaris rifermentato in bottiglia che è una chicca; e in questo caso la palma dell'enologo più titolato in merito in Italia passa secondo me di diritto a Mario Pojer, anche per la sua formazione vicino all'enologia tedesca. Il tutto solo per mettermi un po' in mostra prima della domanda: più o meno i prezzi Nove Lune come sono? perché mi pare che in generale i vini PIWI costicchino parecchio, come scrivi tu stesso, e se effettivamente il vigneto richiede meno lavoro, forse dovrebbe essere il contrario (quest'ultima affermazione invece per mettere in mostra la mia ignoranza, che verrà certamente attaccata dagli addetti ai lavori)

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Alessandro Sala

circa 7 mesi fa - Link

Buongiorno Stefano sono Alessandro Sala di Nove Lune, cercherò di risponderLe direttamente. La Sua domanda è lecita e la fanno in parecchi. Vede i vini Piwi hanno un enorme valore aggiunto rispetto ai vini fatti con uve "tradizionali". Questo valore aggiunto ha un costo altrimenti lo acquisirebbero tutti. Il valore aggiunto è quello di avere vini molto più salubri e che non vadano ad impattare sull'ambiente con un vantaggio per la collettività, per le persone che lavorano in campagna e per il consumatore finale che beve vini senza o quasi residui chimici. Quali sono i costi maggiori? Premesso che chi usa viti Piwi è spesso in regime biologico oppure ha una filosofia biologica, io parlo come lavoro io ma penso che molti siano nelle mie condizioni. Non utilizzo diserbanti per curare il verde ma decespuglio tutto a mano. Diserbare costerebbe enormemente meno. Questo concetto lo si può applicare anche per tutte le altre operazioni dove non si usa la chimica, come comcimazioni, trattamenti, ecc. Le operazioni vengono fatte tutte manualmente. Ma i veri costi aggiuntivi sono dati dalla ricerca. Prima di uscire con i primi vini sono ormai passati circa 15 anni dove ho girato mezzo mondo per acquisire conoscenze su queste varietà, fatto prove in campagna e in cantina. Io stesso non sono ancora riuscito ad uscire con un vino rosso perchè ho dovuto sperimentare diverse varietà. Per provare una varietà passano almeno 4/5 anni e se la varietà non va bene perchè non è quella giusta per il tuo ambiente devi espiantare e ricominciare tutto da capo. Ricerca in campagna e ricerca in cantina. Delle varietà tradizionali si sa vite morte e miracoli, qui non si sa niente e si perdono anni solo per sperimentare. Capirà che sarebbe molto meno costoso piantare Merlot, vinificare con i protocolli ormai collaudati da centinaia di anni, diserbare, trattare con metalli pesanti vendemmiare a macchina ecc, ecc, ecc. Spero di essere stato chiaro nella spiegazione anche se ci sarebbe da parlare per molto tempo di questi argomenti. Buona giornata Alessandro Sala Nove Lune

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Stefano

circa 7 mesi fa - Link

Grazie mille! qualcosa intuivo (immaginavo anche un costo delle barbatelle più alto), ma in effetti è un argomento molto stimolante per molti altri versi. Non sono lontano da Bergamo, penso che si imporrà un passaggio a Cenate in tempi migliori.

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Alessandro Sala

circa 7 mesi fa - Link

Ti aspetto volentieri Stefano. A presto, in tempi migliori.....😀🥂

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Stefano

circa 7 mesi fa - Link

Ciao Stefano Io credo che Andrea Gori si riferisse al fatto che Nicola Biasi oltre a fare il suo Vin de La Neu fa da consulente a numerose aziende che producono PIWI. Ha vinto il titolo di miglio giovane enologo d' Italia...credo ma forse mi sbaglio il premio Gambelli e il progetto Vin de La Neu credo abbia vinto un altro premio come progetto enologico dell' anno. Nicola ci crede da sempre nei PIWI e ha fatto anche molta ricerca e sperimentazione e anche divulgazione( parte importante) Nessuno toglie dei meriti a Pojer e Sandri ci mancherebbe. Per il resto credo che ti abbia risposto in maniera esauriente il buon Sala🙂

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Andrea Gori

circa 7 mesi fa - Link

abbiamo assaggiato e recensito il solaris di Pojer &Sandri nel 2011...da allora non li abbiamo mai persi di vista. Più che l'assaggio in se però ci interessa la loro effettiva applicabilità ad un mercato più ampio sul quale restiamo scettici. La qualità oggettiva però è poco discutibile, sta crescendo tantissimo!

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Ziliovino

circa 7 mesi fa - Link

"confronto con vini “convenzionali” delle stesse zone, escono benissimo." beh, se questo doveva essere un complimento vi è uscito proprio male :-)

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Andrea Gori

circa 7 mesi fa - Link

perchè dici così? in un cieca credo che ne escano bene eccome. Prima o poi lo organizzeremo, senza paraocchi

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Ziliovino

circa 7 mesi fa - Link

escono bene in un confronto con qualche Valcalepio bianco? ti piace vincere facile peppeeepppeepppeee pepppeeeppeeeppppe

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Ziliovino

circa 7 mesi fa - Link

a parte gli scherzi, purtroppo i vini in questione non mi è purtroppo ancora capitato di incrociarli. Qualche amico appassionato me ne ha parlato entusiasticamente, altri molto meno (eufemismo)... vedremo. Per lo meno in provincia di Bergamo "qualcosa si muove".

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Damiano

circa 7 mesi fa - Link

Stiamo parlando di una zona dove, Moscato di Scanzo (relegato a quella manciata che ci crede e lo fa con una visione e non per mero edonismo) a parte, si è puntato tutta la doc su cab sauv/merlot/chardonnay/pinot bianco che dalla zona orientale a quella occidentale ci passa una moltitudine di suoli e microclimi, che si fatica a definire un'identità territoriale, che forse quei vitigni escono meglio altrove, che la nuovissima doc è 'di ricaduta' (quasi eufemismo), che ha dimenticato gli autoctoni, che nella parte orientale il Franconia esce 'a livelli dell'Austria' (cit. Alcuni vivaisti) ma sta scomparendo, etc etc... : Questo produttore è una boccata di ossigeno, tanto più i vini sono buoni, organoletticamente 'corretti' e con personalità. Solo tanta ammirazione.

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