Non si parla mai abbastanza dei vini naturali: Vini Veri 2019, per esempio

Non si parla mai abbastanza dei vini naturali: Vini Veri 2019, per esempio

di Sara Boriosi

Ogni volta che capita di incontrare Giampiero Bea, presidente del Consorzio Vini Veri e mio conterraneo, mi becco una strapazzata coi fiocchi: ce l’ha con chi parla di vino, ed è convinto che si parli poco e in modo approssimativo di quello naturale. Ma Bea è così, incarna perfettamente tutte le peculiarità di questa regione poco accessibile: dapprima prende le misure esponendosi con durezza, poi si apre e accoglie con generosità. Perciò, per senso di fedeltà alle caratteristiche citate, sono stata invitata alla manifestazione Assisi ViniVeri 19 da Bea in persona, concedendomi una chance per dimostrare che sì, forse si parla poco dei vini naturali, ma quando si tratta dei vini veri dei consorziati, quasi sempre non c’è gara.

È con questa forte dose di ansia da prestazione che mi sono presentata alla manifestazione ViniVeri 2019 che si è tenuta ad Assisi, a confermare l’entusiasmo raccolto durante la precedente edizione.

Quest’anno però, a segnare l’evento è stata un’assenza più chiassosa di tante presenze che giravano tra i banchi di assaggio senza incrociare lo sguardo obliquo e scanzonato di Citrico; fortunatamente la mela non cade lontana dall’albero, e la carismatica Marta Rinaldi – schiena dritta e sorriso aperto – ha saputo condurre gli assaggi della sua cantina con scrupolosità e disinvoltura.

Ho deciso dunque di affacciarmi ai banchi di assaggio con pigrizia, scegliendo cioè di segnalare i vini che mi sono piaciuti nell’immediato, diretti e comprensibili senza doverci ragionare e cercare di capirli, come si fa con certi fidanzati sfuggenti che tengono sulla soglia della loro vita senza permetterne l’accesso. Ecco una carrellata di etichette che hanno solleticato le mie fantasie pigre:

Slavček Rebula Riserva 2013.
Macerato, non chiassoso, una ribolla semplicemente grande. Fatto di erba, miele, resina e sale. Profumi meravigliosi che annunciano un sorso potente e profondo, salino come ci si aspetta da certi vini. Sarà che in Umbria manca il mare, ma ciò che mi colpisce e che cerco in certi vini sono sempre queste note saline in equilibrio con la morbidezza delle sfumature balsamiche. Attenzione: quella di Slavček non è una salinità caricaturale, volutamente ricercata; la sua nota distintiva è la precisione con cui bilancia il sapore di macchia mediterranea e la balsamicità, definendo un sorso fresco e imponente. Lascia il segno.

Vodopivec Solo MM15.
Vitovska pura che passa dall’anfora alla botte grande. Un vino che non ha bisogno di essere interpretato, né da me che ho deciso di affrontare gli assaggi con pigrizia, né da  chiunque si voglia togliere lo sfizio di provare la macerazione in anfora quando non viene eseguita come esercizio stilistico del produttore, ma come naturale destino di un’uva coltivata in terre aspre e generose. Vino esplicito eppure misterioso, in questo assaggio ho ritrovato il Carso come lo ricordo: intenso e tenace, di terra e di sale. Indimenticabile.

Mlečnik Merlot 09.
Nel quaderno degli appunti ho scritto semplicemente buono da tirarsi i capelli. Ed effettivamente è un merlot che al naso si apre con parecchia grazia mentre in bocca si assesta croccante e succoso, polpa e acidità corrono per presentarsi al meglio nel calice di chi stapperà questa bottiglia tra qualche anno. Ma anche i pigri come me, che non hanno pazienza di aspettare, possono godere di grande soddisfazione.

Azienda Agricola Francesco Marra.
Assaggiato per la prima volta a Fornovo durante la passata edizione, e mi sento in imbarazzo a parlarne solo ora; due le etichette: Negramaro e Primitivo, tutti e due nell’annata 2016. Colpita dalla bontà immediata e pulita di questi vini, ho riconfermato l’impressione ricevuta in precedenza: vini godibilissimi, per niente ruffiani, energici e succosi, dotati di un’eleganza che mi ha sorpreso; un po’ distanti dalle bombe di frutta che ci si aspetta di trovare. Il Negramaro mi è rimasto un po’ più nel cuore per il vigore e la personalità, il che mi manda in confusione perché mai avrei pensato di innamorarmi di vini tanto franchi.

Azienda Agricola Valter Mattoni.
Quest’uomo ha un solo grande difetto: è amico di Alessandro Morichetti. Difetto che si perdona per le notevoli mani, giganti e fortissime, con le quali armeggia bottiglie e tirabouchon, e grazie alle quali produce il Rossobordo’ 15. Una grenache notevole, di discreta eleganza e dal tannino di velluto, grande freschezza e bell’allungo. Sta mano poesse fèro o poesie piuma. Con il Rossobordo’ è stata una piuma, sicuro.

Crocizia.
Approdo al loro tavolo con la necessità di idratarmi. Basta vino, mi dedico al sidro. Ne assaggio due. No, non è vero che li assaggio: me li bevo proprio. Ho sete e la giornata è lunga. Lady Perry, sidro di pere, molto gustoso, più delicato e composto, meno irruente del Ciderpunk fatto con mele. Sarà stata la necessità del momento, sarà che di sidro non ne so molto, ma ne sono completamente catturata. Break corroborante necessario, siamo a gennaio ma eleggo con largo anticipo il sidro di Crocizia in tutte le sue declinazioni, bevanda dell’estate 2019. Sono così pigra che alle cose buone ci arrivo con il postale, con mesi di ritardo.

Philippe Pacalet Nuits-Saint-Georges 2016.
Difficile trovare difetti a questa bottiglia (e grazie tante, è NSG, mica cotiche), se non l’età – ammesso che la gioventù sia un difetto. Questo puledro di razza si muove sinuoso tra frutti rossi, sottobosco, freschezza e tannino vivace. Ci vorrà ancora un po’ di tempo per apprezzarne completamente le doti già così evidenti, e come recita l’adagio, cavallo giovane va con cavaliere anziano. Vino da palati allenati. Il mio consiglio non richiesto è di farne scorta, se possibile. Forse l’assaggio più entusiasmante della giornata.

Chiudo la giornata di assaggi stanca e soddisfatta: ho incontrato facce amiche e rimpianto le grandi assenze, comunque presenti; l’Umbria è privilegiata dal punto di vista logistico, anche per gli indolenti come me. La sua centralità sia la spinta che mantiene e promuove manifestazioni di questa portata. Evviva il vino, lunga vita ai ViniVeri.

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Sara Boriosi

Da sempre vive come un’estranea nella provincia denuclearizzata, precisamente a Perugia. Bevitrice regressiva, inizia a interessarsi al vino seriamente dopo l’interruzione di una storia con il proprio cavallo. Beve per ricordare, e il suo cuore appartiene ai vini del Carso. Dotata di una vena grottesca con la quale osserva il mondo, più dei vini le piace scrivere delle persone che ci finiscono dentro; lo fa nel suo blog e pure per Intravino. Gestisce un'enoteca della sua città, e lo fa piena di sensi di colpa.

2 Commenti

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Alex

circa 2 mesi fa - Link

occhio che cantina Slavcek è nella valle di Vipava in Slovenia. Gente vera, genuina ed accogliente, stato più volte da loro.

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Nic Marsél

circa 2 mesi fa - Link

Il Negroamaro di Francesco Marra è davvero un gran vino così come pure il "Rossobordò" di Mattoni che però ha il difetto del prezzo ben poco "garagista" :-(

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